Le Elezioni in Turingia preludono alla spaccatura politica della Germania

Tom Luongo per Strategic Culture

È difficile non enfatizzare l’importanza dei risultati elettorali dello scorso fine settimana in Turingia. Il crollo dei due Partiti centristi, il CDU di Angela Merkel e lo SPD, sembra un presagio di quello che accadrà a breve termine nella politica tedesca.

La maggioranza degli elettori della Turingia — governata dalla CDU dall’inizio degli anni ’90 fino al 2014, quando il Die Linke prese il potere assieme ai Socialdemocratici e ai Verdi — ha appena votato contro i Merkelisti, una grande coalizione che rappresenta sia il globalismo che una più stretta integrazione nell’UE.

Die Linke e Alternative for Germany (AfD) hanno ottenuto, assieme, oltre il 54% dei voti totali.

Il Die Linke — quello che resta del Partito Comunista della Germania Orientale — e l’AfD — il nuovo volto dei tedeschi contrari all’immigrazione e fiscalmente responsabili — hanno preso il primo e il secondo posto davanti alla CDU della Merkel.

Se nel 2014 il Die Linke riuscì a formare un Governo con lo SPD e i Verdi, oggi non lo può più essendo scesa di 4 seggi, con i Verdi che a malapena hanno superato la soglia del 5%. Se così non fosse stato, i calcoli per formare una coalizione sarebbero stati irrisolvibili.

Ma il voto è altrettanto negativo per la Merkel e il CDU, perché rifiutano categoricamente di allearsi con l’AfD. Non esiste, quindi, un percorso facile per dare un Governo alla Turingia.

Il percorso è altrettanto ostico nel Brandeburgo, che ha votato a settembre.

In entrambi i casi, per formare una maggioranza saranno necessarie coalizioni formate da almeno quattro Partiti, perché tutti hanno rifiutato di collaborare con l’AfD.

La Bassa Sassonia manterrà probabilmente la sua attuale coalizione — composta da CDU, SPD e Verdi — dopo le elezioni del mese scorso.

Questi risultati evidenziano come stanno andando le cose in Germania, conseguenza dell’eredità lasciata dalla Merkel: fare promesse a tutti salvo poi rinnegarle.

Come ha sottolineato Alexander Mercouris nel “The Duran” dell’altro giorno, il principio operativo della Merkel è di mantenere la barra dritta sullo status quo, indipendentemente dai cambiamenti che si stanno verificando attorno a lei.

Ciò ha creato un ambiente meta-stabile che in superficie sembra non perdere mai ma che, in realtà, collassa sempre di più ad ogni nuovo sviluppo della situazione.

La Merkel ha seguito questo principio in tutte le principali decisioni politiche degli ultimi cinque anni, cercando disperatamente di tenere in strada il progetto europeo.

Ma, nel tentativo di tenere le cose così come stanno, a casa sua le ha lasciate andare verso l’inferno. Potrebbe finalmente essere giunto il momento, per Angela Merkel, di lasciare la scena politica.

Le elezioni locali di quest’autunno, in Germania, sono state per lei a dir poco disastrose. Basti pensare all’autunno del 2017 e a quanto le fu difficile mettere assieme una coalizione.

A quel tempo, decretai prematuramente la fine del Merkelismo [https://tomluongo.me/2017/11/20/end-merkel-germany-nigh/]. I problemi che sta affrontando adesso, in effetti, erano altrettanto acuti anche allora. Ma lei scelse d’incartarli con l’ennesima disastrosa coalizione con i Socialdemocratici.

In quel momento fu facile vedere il collasso dello SPD. Era già in una caduta libera che è continuata fino ad oggi, avendo ottenuto solo l’8% in Turingia.

Nel 2017 perse la maggioranza nella roccaforte della Renania-Vestfalia — e quello fu il presagio delle cattive notizie che sarebbero arrivate a livello nazionale.

Quello che è chiaro è che le opinioni politiche sul futuro della Germania si stanno facendo sempre più dure e comunque distanti da quello che la Merkel aveva “venduto” — e che esploderà in un prossimo futuro.

Lo SPD celebrerà il suo Congresso a dicembre e, con questi risultati elettorali (giunti ai sondaggi nazionali che vedono la crescita dei Verdi), possiamo dire fin d’ora che la Merkel sta presiedendo un Bundestag di zombi, che non rappresenta l’opinione popolare Tedesca più di quanto lo facciano i Parlamenti Italiani e Britannici.

[Nel Regno Unito ci sono voluti sforzi erculei, da parte di Boris Johnson, per ottenere finalmente le Elezioni Generali attraverso lo schifoso miasma delle classi politiche britanniche ed europee, che non vogliono una vera Brexit più di quanto gente con un po’ di decenza voglia vedere Hillary Clinton come prossimo Presidente degli Stati Uniti].

Nel 2017 lo SPD non voleva formare un’altra coalizione con la Merkel ma, dopo la Turingia, metterà probabilmente fine all’associazione con la Merkel una volta per tutte.

Con tutto questo sullo sfondo, nuove Elezioni Generali non potrebbero essere molto lontane. Ma il problema è che, sfortunatamente, in Germania non c’è una grande volontà di tenerle. Semplicemente, i Tedeschi non sono abituati a questi tumulti politici.

Inoltre, nessuno nella classe eurocratica vuol vedere la Merkel scendere dal palco con una sconfitta così umiliante. Un’enorme pressione, quindi, sarà esercitata sulla leadership dello SPD perché resti con la Merkel — la stessa pressione che fu applicata alla fine del 2017.

Ma, con l’entrata in recessione della Germania, la Merkel ha già segnalato che, se proprio si dovesse tornare alle urne, sarebbe pronta ad un accordo con i Verdi, viste le sue recenti concessioni in tema non solo di energie rinnovabili.

Gli attuali sondaggi, tuttavia, vedono i Verdi in ribasso. Dopo aver raggiunto il picco del 25% nelle ultime Elezioni Europee, stanno ora registrando un calo al 22%.

Inoltre — e come sempre — l’AfD è più forte a livello regionale di quanto lo sia a livello nazionale.

Nel frattempo lo SPD, a livello nazionale, naviga attorno al 14%, analogamente all’AfD. Più a lungo lo SPD resta al di sotto del “magico” livello  del 16%, più probabile è che affondi nell’irrilevanza, com’è successo in Turingia.

Di conseguenza, se lo SPD staccasse la spina alla coalizione, i risultati di un’Elezione Generale tenuta all’inizio del 2020 non sarebbero probabilmente più conclusivi di quella precedente. Più probabile di una nuova Elezione, quindi, è che la coalizione provi a zoppicare fino al 2021.

Ma la realtà è che il sistema finanziario globale sta barcollando sull’orlo dell’abisso.

Banche Centrali come la Fed e la BCE si stanno facendo prendere dal panico, dando luogo ad importanti movimenti di liquidità prima ancora che qualsiasi vera minaccia sia entrata nei titoli di testa.

E perché mai, a meno che le cose non stiano davvero molto peggio di quanto chiunque sia disposto ad ammettere?

Quanto manca al collasso della Deutsche Bank?

Tutto quello che in questo momento stiamo aspettando è un qualcosa che faccia da catalizzatore [alla crisi]. Per rassicurare i mercati, la BCE deve gestire senza problemi il cambio al vertice [Lagarde – Draghi].

Ma segni di gravi problemi sono ovunque, basterà una scintilla.

Perché tutte e tre le ultime elezioni locali hanno evidenziato l’enorme divisione fra quelle che furono la Germania Est e quella Ovest, durante la Guerra Fredda — e questa scissione del pensiero politico non farà che peggiorare, fino a quando non sarà espressa dal Governo al potere.

Se la Merkel continuasse a porre ostacoli, ad un certo punto verrà investita dalla forza della storia.

Sia Die Linke che AfD condividono importanti e fondamentali critiche all’UE e alla politica estera della Merkel.

Entrambi sono sostenuti da elettori che vogliono fortemente il ritiro delle truppe statunitensi dal loro paese. Entrambi si oppongono strenuamente alla politica dell’immigrazione di massa della Merkel ed entrambi, infine, vogliono la normalizzazione delle relazioni con la Russia.

Con il completamento del gasdotto “Nordstream 2” e l’accettazione da parte dell’Ucraina della “Formula Steinmeyer” per la risoluzione dei conflitti nel Donbass [https://www.rferl.org/a/what-is-the-steinmeier-formula-and-did-zelenskiy-just-capitulate-to-moscow-/30195593.html], sta aumentando la pressione politica contro le sanzioni dell’UE [alla Russia] — sullo sfondo del tramonto della Merkel, la leader che più si è impegnata a mantenerle fino a quando non ci fossero state le giuste condizioni.

Per cercare di salvarsi, prometterà di revocarle a breve termine. Il palcoscenico dovrebbe essere pronto per il 2020.

Ma non vedremo mai un’alleanza euroscettica fra AfD e Die Linke, come abbiamo visto lo scorso anno in Italia.

Con le condizioni economiche che in Germania si stanno deteriorando e con la Merkel che ne viene giustamente accusata, queste aree di accordo politico stanno comunque gettando le basi per uno strappo drammatico alle cuciture del tessuto politico tedesco.

————

Link Originale: https://www.strategic-culture.org/news/2019/11/04/thuringia-foretells-the-fracturing-of-germany/

Scelto e tradotto da Franco