La Brexit ha i suoi rischi. Ma restare nell’Unione Europea è impensabile

Perché critichiamo i politici britannici quando è Bruxelles la causa del nostro supplizio?

Redazione: The Spectator è un periodico britannico conservatore, liberale e senza pulsioni populiste. Apprezziamo la determinazione con cui appoggia la Brexit — a questo punto no-deal — e il PM Boris Johnson, verso il quale non è mai stato troppo tenero.

Considera irreversibile la prima e insostituibile il secondo. Imperdibili, nel prosieguo, le registrazioni “rubate” ai negoziatori dell’Unione Europea.

A titolo di curiosità, nel caso di Brexit no-deal il Presidente Macron ha già messo le mani avanti: vuole soldi dall’UE. Trattandosi della Francia, li otterrà:  https://www.express.co.uk/news/uk/1175914/Brexit-News-Macron-France-EU-no-deal-Boris-Johnson

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William Shawcross per The Spectator

Questa è una settimana cruciale per la moderna storia britannica.

Abbiamo un Primo Ministro e un Gabinetto che comprendono perfettamente qual’è la posta in gioco in termini d’indipendenza futura.

Ma le forze che combattono la Brexit sono ciniche e temibili. Ci sono dei forti rischi nel portarla avanti, ma sono molto maggiori quelli che si correrebbero nell’abbandonarla.

Questa crisi senza fine ha portato a critiche molto diffuse nei riguardi dei politici britannici, alcune delle quali del tutto giustificate.

Troviamo profondamente sgradevole, ad esempio, vedere dei Conservatori di alto livello complottare con l’opposizione per far cadere il Primo Ministro.

Ma all’Unione Europea sono state rivolte critiche molto minori — la qual cosa è piuttosto strana perché è Bruxelles la causa delle nostre sofferenze, presenti e passate.

Il voto sulla Brexit sarebbe andato in un altro modo se a suo tempo l’UE avesse avuto l’arguzia di concedere a David Cameron quello che egli chiedeva.

Ma è l’imperialismo la vera natura dell’UE. I burocrati europei intendevano inviare un messaggio: “Bruxelles non risponde alle pressioni democratiche”.

Il popolo britannico ha ricevuto quel messaggio ….. e ha votato per andarsene.

L’UE avrebbe dovuto essere sgomenta per la perdita della sua più antica democrazia e del suo secondo maggior contributore.

Il nostro voto è in effetti un’accusa durissima per il modo in cui l’Unione è stata gestita.

Avevamo chiesto riforme, ma l’UE ha rifiutato. Ci ha lanciato la sfida del voto per potercene andare, e noi l’abbiamo raccolta.

Ma piuttosto che imparare la lezione e negoziare in buona fede un accordo per la Brexit, ha mostrato un cinismo senza pari, esposto nel documentario della BBC “Brexit: Behind Closed Doors”, in cui abbiamo potuto ascoltare le conversazioni private dei negoziatori dell’UE, determinati a ritardare l’accordo e a non concedere nulla alla controparte britannica, che viene addirittura presa in giro.

Al telefono Michel Barnier ha detto a Guy Verhofstadt che: “Parlando francamente, fra te e me, non c’è alcuna ragione per discutere delle future relazioni tra l’UE e il Regno Unito. Riguardo i suoi debiti, domani glie lo dirò brutalmente, con calma ma in modo chiaro, che non sono negoziabili”.

Dopo un incontro al n. 10 di Downing Street, Verhofstadt ha detto ad un collega: “Non stanno andando da nessuna parte. Sono bloccati”.

In un’altra occasione i due sono stati visti mentre brindavano e si congratulavano l’un l’altro, concludendo con malcelata soddisfazione che: “Stiamo insieme ormai da due anni – yeah! E poi ci sarà il periodo di transizione che durerà per almeno altri tre anni”.

L’accordo di recesso concluso con Theresa May era pieno di assalti clandestini alla nostra sovranità.

È stato descritto come “un boomerang, una trappola, un biglietto di sola andata per tornare nell’UE a condizioni molto peggiori di quelle attuali”.

Di conseguenza, è stato respinto per ben tre volte dalla Camera dei Comuni.

Dopo quel rifiuto, perché i diplomatici dell’Unione desiderosi di un compromesso non hanno proposto emendamenti per consentire alla May di concludere l’accordo? Per il bene dell’unità europea? Assolutamente no.

Ora vogliono costringerci ad accettare quel testo originale, peraltro già rifiutato. O, in alternativa, nessun accordo.

Tutta questa sofferenza era stata prevista nel libro, “The Missing Heart of Europe”. Già il titolo, da solo, rivela il problema centrale dell’UE.

La Francia ha un cuore, ce l’hanno anche la Germania e la Gran Bretagna. Ma non l’Unione Europea.

Altrettanto toccante è la storia dell’autore.

Thomas Kremer era un ebreo ungherese che fuggì da Belsen e alla fine s’innamorò della Gran Bretagna e delle sue libertà. Pubblicò il libro sopra citato nel 2004.

È un “cri de coeur” contro l’assurda uniformità imposta ad ogni paese, in particolare alla Gran Bretagna, dalla classe dirigente senza cuore di Bruxelles.

Egli ha scritto che: “I leaders politici hanno chiesto al popolo britannico d’indebolire, se non di rinunciare, a quei diritti, poteri decisionali, istituzioni, leggi, consuetudini di autogoverno che garantiscono un grado di libertà individuale goduto da pochissimi altri paesi al mondo”.

All’ultimo vertice dell’UE Bruxelles ha ribadito la sua intenzione di marciare verso un’unione sempre più stretta. Ma la Gran Bretagna non potrebbe mai accettarlo.

Se gli oppositori dell’attuale Governo ci costringeranno a restare nell’UE, è mera fantasia pensare che ci sarebbe permesso di rimanere a condizioni che non siano punitive.

Dovremmo inghiottire quei progetti che abbiamo sempre cercato di respingere: un più stretto allineamento normativo, entrare nell’euro ed infine un esercito europeo per sostituire la NATO.

Ci verrebbe negata, soprattutto, la possibilità di un voto democratico per potercene andare.

E’ questo il motivo per cui il Primo Ministro deve essere coraggioso e sfrontato. Perché, semplicemente, non c’è altra possibilità.

I colloqui sulla Brexit hanno messo in luce la vera natura di questo club al quale troppo a lungo siamo stati legati.

In una scena del documentario della BBC sopra citato possiamo ascoltare due negoziatori del team dell’UE mentre ridono del popolo britannico: “Ci siamo sbarazzati di loro. Li abbiamo buttati fuori. Alla fine li abbiamo trasformati in una colonia — e questo era il nostro piano sin dal primo momento”.

Questo è ancora il loro piano. Ma non può essere il nostro.

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Link Originale: https://www.spectator.co.uk/2019/09/brexit-has-its-risks-but-staying-in-the-eu-is-now-unthinkable/

Scelto e tradotto da Franco

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