A quando far pagare – anche solo in termini di carriera – i soldi sprecati in indagini che si risolvono con “il fatto non sussiste”? Lo scandaloso caso di Ignazio Marino, da manuale

Sapete bene che considero la sinistra la radice dei mali italici, almeno a partire dal 2011 quando- per bramosia di potere, affossando il Paese – avallò di fatto un golpe contro un primo ministro democraticamente eletto facendo arrivare Mario Monti (le conseguenze delle scellerate azioni montiane ce l’abbiamo davanti). Nonostante questo non riesco a non essere obiettivo: il sindaco Marino, bistrattato dalla Stampa prima della conferma della condanna, messo alla berlina come venduto, ladro ecc. è stato assolto per le sue supposte malefatte perchè “il fatto NON sussiste”.

Briatore nel 2011 voleva entrare in politica con Berlusconi. Anche per lui si scopre dopo anni che per il reato – per cui i media lo avevano già incriminato – “il fatto non sussiste”…

Ossia qualche giudice inquirente ha perseguito Ignazio Marino per qualcosa che poi non si è dimostrato reato. Non insufficienza di prove, no, proprio il fatto non sussiste. Ossia il reato non era reato, nada, nulla, niente.

Procuratore che fece filtrare informazioni alla stampa su un caso mediaticamente molto sentito: licenziato (negli USA)

In un paese civile, in cui la giustizia non sia funzionale alla politica, il giudice inquirente che ha sperperato una così enorme mole di soldi nell’indagine (oltre ad aver messo alla berlina Roma ed il soggetto sotto indagine, di fatto mettendolo fuori gioco per molti anni) finirebbe a fare il giudice di pace, se non verrebbe direttamente licenziato dal procuratore distrettuale. In Italia no, è sempre lì. E magari fa anche carriera, non escludo proprio perchè “si è asservito” ad una causa persa. Una giustizia al contrario.

Cosa Succede negli USA, una traccia: “Gli assistenti del procuratore eletto (che rappresentano la stragrande maggioranza degli avvocati nella maggior parte delle giurisdizioni) sono generalmente dipendenti che possono essere licenziati dal procuratore eletto per non aver svolto le proprie funzioni nel modo scelto dal pubblico ministero. Un pubblico ministero che fallisce costantemente nel vincere casi che si aspettasse di vincere sarà probabilmente licenziato. I pubblici ministeri che raccomandano abitualmente di sottoporre a giudizio i casi deboli, invece di denunciarli o di cercare altre disposizioni alternative, disciplinano il rischio nell’ambito della loro attività lavorativa, inclusi sia la retrocessione che la cessazione. È uno spreco di risorse governative per perseguire casi innegabili, e sia il canone di etica che la generale prudenza come amministratore di risorse pubbliche richiedono che gli avvocati non perseguano procedimenti giudiziari che non credono di poter vincere

SACROSANTO quanto evidenziato sopra (negli USA, di fatto non in Italia, vedasi oltre…)

Ho chiesto ad un esimio amico americano cosa sarebbe successo negli USA in caso di cotanto errore, un sindaco di Washington messo alla berlina; la risposta è stata che l’inquirente del caso avrebbe avuto difficoltà anche ad esercitare la professione di avvocato in tutti gli States dopo una toppa del genere.

I dettagli del Corriere della Sera sull’arresto dei genitori di Renzi che (forse) ricordano il metodo Tangentopoli. La magistratura comunque va riformata

In Italia invece abbiamo che il procuratore capo di Roma, quello dove è stata fatta l’indagine fallace su Marino – Pignatone – arrivato nel mezzo della seconda Tangentopoli italiana ossia durante la deposizione forzata di Berlusconi, ha addirittura affermato, dovutamente registrato dal Sole 24 Ore (ascoltatelo al LINK, minuto 22:42) che purtroppo “succede” che il sistema inquirente se non può distruggere qualcuno gli getta fango addosso, lo “sputtana” in gergo. Sembrerebbe quello accaduto ad Ignazio Marino. Ex sindaco di Roma che guarda caso durante il suo mandato tentò di fare pulizia in Comune. Infatti fu azzoppato/fermato in malomodo. Notate che è stata proprio la Procura di Roma diretta da Pignatone a perseguire Marino, con i risultati di cui sopra. Ca va sans dire che Pignatone è ancora lì, dove è, inamovibile.


Sarebbe semplice – solo a volerlo fare – cambiare le regole; ossia se un giudice inquirente che ha perseguito un soggetto, in modo aggravato se con gogna mediatica, per un reato che poi viene riconosciuto nella forma de “il fatto non sussiste”, tale soggetto dovrebbe essere bloccato nella successiva progressione di carriera. Fermato lì (ho chiesto al mio amico americano come si potrebbe fare per innovare il sistema giudiziario italiano come è negli USA; dopo averci pensato un attimo mi ha risposto che mi farà sapere).

Questo si chiama in tutto il mondo MERITOCRAZIA”, ossia gli errori si pagano, soprattutto se gravi. Fino a quando l’Italia premierà i leccaculo e non i competenti non si andrà da nessuna parte, sappiatelo.

Un saluto rispettoso all’ex sindaco di Roma che per primo ha denunciato le corruttele romane, cercando di cambiare il sistema.

Glielo riconosco (ora i 12 miliardi di debito della Roma della bella vita li pagano 54 milioni di italiani).

Mitt Dolcino

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