L’accordo BRI con la Cina visto da Pechino e Washington: speriamo lato italiano non sia frutto di “facilitazioni” (leggasi, consulenze)

Analizzando con attenzione l’accordo BRI si scopre qualcosa di molto interessante, ossia che è più nell’interesse cinese che italiano. Parimenti sembra chiaro che gli USA vedono e soprattutto vedranno come fumo negli occhi tale mossa italica.

Prima di tutto chiariamo un concetto: Tangentopoli e golpe del 2011 sono stati “troppo” anche per un alleato supino come l’Italia, ossia non bisogna sbeffeggiare così un paese amico, soprattutto se strategico. Per chiarire, entrambi i casi (1993 e 2011) furono avallati – se non direttamente voluti – da Washington, DIETRO PRESSIONE DEI PAESI CHE SAREBBERO DIVENTATI EU-DOMINANTI (Francia, Germania, Gran Bretagna).

Stiamo aspettando da mesi che vengano pubblicati lumi sulle vere cause di Tangentopoli (…).

Come faceva un console USA a Milano a sapere in anticipo le mosse di Mani Pulite: la verità è davanti a tutti noi, basta volerla guardare….

In realtà a fare le pulci alle contingenze scopriremmo che oggi Roma se la sta prendendo contro chi non c’entra nulla: se l’accordo BRI firmato con Pechino è frutto di una reazione alla latitanza statunitense, va anche riconosciuto che i problemi italiani da Montecassino in avanti sono coincisi con presidenti USA di estrazione Dem; rilevando che invece oggi c’è un Trump-Repubblicano alla Casa Bianca.

Inoltre lato straniero la domanda che tutti invece si pongono è come sia possibile che non solo i politici italiani ma anche gli italiani stessi NON si siano ribellati a derive chiaramente contrarie all’interesse nazionale, parlo del 1993 e del 2011. Ossia, furono proprio gli italiani ad avallare tali vergogne, non difendendo il loro Paese ai tempi ancora decisamente abbiente. Ricordo che, tranne pochissime eccezioni, tutti i media erano a favore dei giudici di Mani Pulite nel 1993 anche se utilizzavano metodi da paese dittatoriale (non democratico, vedasi custodia cautelare in carcere, cfr. Justice Antonin Scalia). Parimenti nel 2011 nessuno si mise dalla parte di Berlusconi sebbene l’ex Cavaliere cercasse comunque di difendere l’interesse nazionale, che non coincideva con l’euro (unitamente alla sua sopravvivenza politica). Mi chiedo quanti dei lettori di questo sito fossero schierati a favore del governo democraticamente eletto durante i fatti del 2011, che portarono il liquidatore EU  Mario Monti al governo.

Detto questo, la Cina sembra – anche per quanto sopra riportato – la prima interessata a rompere il fronte occidentale, ossia enucleando Roma dal fronte capitanato da Washington.

I motivi sono molteplici. In primis la geografia italiana nel Mediterraneo: si sappia che il prossimo scontro per le risorse sarà in Africa e dunque poter aver accesso alle infrastrutture italiane del Meridione permetterà di ostacolare “dall’interno” le attività americane, ad es. dalle basi siciliane. In tale contesto la posizione di Mattarella pro-Cina sembra inconcepibile, proprio lui che con i nostri oriundi di Castellamare del Golfo ha un legame di sangue (…).

Parimenti l’EU, la stessa che da lustri vuole approfittarsi dell’Italia sottraendole asset e ricchezze con il meccanismo diabolico della moneta unica unita all’austerità che certamente non porterà all’uscita dalla crisi – anzi -, resta “fregata” dall’accordo BRI. Faccio infatti notare che basta avere un solo paese sufficientemente significativo che ceda l’accesso strategico alle proprie infrastrutture, tecnologie e finanza per mandare a carte quarantotto i piani pluriennali incentrati su una nuova EU-Vichy, ossia sdoganando l’accesso cinese in seno all’intera EU. Pensate ad es. a una ENI co-partecipata da Sinopec, chi avrebbe il coraggio di sfidarla? Ossia, l’EU di Vichy ha oggi imparato una grande lezione di geopolitica: il paese più importante non è quello più potente ma quello che ha miglior accessi strategici.

Per altro non va dimenticata la flotta navale italiana, da sempre di livello. A cui secondo chi scrive i cinesi puntano molto (…).

Lato industriale italiano bene è specificare come Trump abbia ragione a temere la pressione cinese a far produrre tutti in Cina facendo leva sui costi bassi, con il fine occulto di copiare tecnologia. Non so se siete coscienti del fatto che se volete approfittare del basso costo – e della alta industriosità – cinese, voi che volete impiantare una fabbrica in Cina dovete avere un socio al 51% che sia cinese. Che poi facilmente vi copierà i vostri prodotti. Ossia, che Pechino basi il proprio sviluppo futuro sulla ricerca altrui è un dato di fatto, solo questione di tempo di tempo prima che le Università EUropee e USA rimandino a casa i ricercatori dell’impero celeste.


In tale grande caos il rischio che l’Italia corre è di diventare nemica in un sol colpo dei due contendenti occidentali, ossia dell”EU di Vichy (di cui era già nemica) e degli USA (che consideravano Roma propria alleata contro l’EU, ma senza vedersi concesso più di tanto, giusto tenendola in vita). Caso esemplare la Libya: Washington si era offerta più volte di intervenire per ristabilire gli equilibri pre-2011 di fatto rotti con avallo di Obama ma alla fine – al momento dei fatti – si è sempre tirata indietro. Da ieri Roma ha preso una posizione chiaramente anti-stallo e di fatto anche anti-EU, costringendo Washington a fare qualcosa se non vuole che nel giro di qualche anno un container con strumenti di disturbo radio vengano piazzati nei pressi di ogni sua base militare in Italia (…).

“Con la caduta dei dominus anglosassoni oggi l’Italia insiste in un uogo dove non dovrebbe esserci un’Italia. Unita” (LINK)

Si dice che Pechino, giustamente, abbia messo sul piatto un’enorme quantità di denaro per assicurarsi la firma del Trattato con l’Italia. Ossia molto probabilmente i facilitatori italiani sono stati tanti e persistenti, così come le consulenze (…). Se mai emergerà che qualche soggetto italiano politicamente esposto dovesse essere stato pagato, anche indirettamente, state certi che sarà una deflagrazione. In tale evento certamente l’Italia intera salterebbe per aria (…).

In conclusione, chiaramente USA ed EU sono i veri perdenti nelle more della mossa italica. Parimenti Pechino esce vincente. Per l’Italia purtroppo rischia di essere una vitoria di Pirro: con tutte le basi militari USA sul suo territorio, pensare di trovare un altro partner strategico senza concordarlo con Washington sembra pura follia. Infatti trasformare Roma in Caracas non dovrebbe essere troppo difficile, solo a volerlo.


Il vero rischio di Roma è infatti di aver moltiplicato i nemici.  Portando  alla rottura dell’Italia…

Chi scrive ritiene che la separazione dell’Italia in più tronconi sia oggi molto più vicina,come conseguenza della firma del trattato BRI. Dovessi scommettere anche su futuri attentati in Italia direi di sì, da oggi diventano molto più probabili. Non fosse altro che prima nessuno aveva interesse a destabilizzare più di quanto già fosse la Penisola (avete per caso visto attentati in Grecia durante l’austerity che progressivamente l’ha messa in ginocchio?).

Se poi qualche fazione politica italiana, anche passata, si fosse arricchita con accordi “a cotè” con Pechino, fidatevi che in tale evenienza Tangentopoli sembrerà una passeggiata di salute.

Come sapete ho ben poca fiducia nella presente classe politica gialloverde, che considero impreparata come nessuno. In generale l’ho però sempre considerata onesta, soprattutto lato M5S. Vedremo, sarei felicissimo di avere innanzi finissimi strateghi, al pari di Mazzarino, Mercurino Benvenuti ed Andreotti. La partita giocata dai gialloverdi è veramente sul filo del rasoio.

In ultimo permettetemi un commento di merito: chi scrive NON ha nulla contro i cinesi che anzi rispetta enormemente come grandi lavoratori, sono molto simili a noi in questo. Ma, essendo italiano, seppur oriundo – ossia con gli esempi stranieri innanzi a me, mio figlio è straniero, per inciso – tengo prima di tutto al mio Paese il quale, nonostante i politici sfaccendati con ambizione mai repressa di poltrona parlamentare, ancora ha una quinta colonna semi-occulta di persone che sanno cosa significa creare valore.

Questo lo dico soprattutto in merito a chi recrimina il mio essere eccessivamente filo-USA, e ci mancherebbe che non lo fossi: mio nonno, il mio bisnonno e gran parte della mia famiglia ha combattuto contro gli stessi nemici negli ultimi 120 anni ed oltre, nemici che non sono americani. Lato cinese posso solo dire che rispetto le genti con cultura millenaria. Solo che, fino a quando ne avrò il passaporto, devo pensare prima di tutto all’interesse – ossia al futuro – degli italiani. Dunque è mio compito essere scettico almeno inizialmente, ben sapendo che i politici romani – la storia insegna – si vendono per due lire.

Mitt Dolcino

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