Palladio, il trade del secolo? Cosa si nasconde dietro la tremenda salita del metallo bianco, che vale più dell’oro (siamo oltre ai catalizzatori-auto, temo…)

Premetto che questo intervento non vuole essere un consiglio su cosa comprare tra le merci regolamentate citate e non citate di seguito, ossia anche in termini di prodotti finanziari e affini, di qualsiasi tipo. Infatti lo scopo è solo quello di dare una spiegazione su cosa di strategico si nasconda dietro la salita del metallo bianco industrial-prezioso più ricercato del decennio.

Prima di tutto va detto che dal 2005 il palladio è salito di 8-10 volte. Mica male come boom. Anche dal minimo del 2008 siamo a circa 8 volte, facendo impallidire la salita dei prezzi di borsa (drogati dalle banche centrali post crisi subprime, ndr). Ne avevamo già parlato mesi fa .

Il palladio rappresenta infatti il caso da manuale del il “limite della finanziarizzazione”; ossia impossibile manipolare il prezzo se il metallo è intrinsecamente raro e molto ricercato, oltre che non stoccato a riserva. A maggior ragione se serve per usi specifici oltre che per investimento. L’oro invece, storicamente, negli ultimi 2500 anni, è stato un bene di mero investimento di “value storage“. Sebbene secondo chi scrive non si cerchi mai di capire il vero motivo di tale “preziosità”, che si perde nella notte dei tempi, tra 4000 e 9000 anni or sono (…, la scarsità dell’oro gioca a suo favore ma temo che non sia tutto). Ma questa è un’altra storia, che magari approfondiremo in futuro, storia che passa per l’indegradabilità e la stabilità intrinseca del metallo giallo, oltre che – specialmente – per la sua lucentezza (…).

Il palladio ha altri hatù. E’ molto malleabile, ha una bella apparenza ma nulla di speciale rispetto al platino, suo diciamo “cugino”. Infatti viene estratto di norma in miniere di platino e nickel. Sono i white metals, o meglio il Platinum Groum Metals (PGM) [Iridio, Platino, Palladio, Rhodio, Rhutenio, Osmio]. Ci sono solo tre regioni dove si produce, di cui due in abbondanza: la Russia, il Sud Africa e il Nord/America-Canada; il nord America ne produce sì, ma in quantità estremamente limitate. Fin qui, notate, vi sto dando informazioni che bene o male potete trovare anche su altre fonti, mi direte alla fine (…).

Occhio alle date….

Tra gli usi del palladio che sembrano giustificarne la ricercatezza citiamo certamente le auto ibride, soprattutto a benzina, che hanno nel palladio il catalizzatore principe per i gas di scarico, indispensabile a valle degli scandali del Dieselgate tedesco. Chimicamente/fiscamente la sua ricercatezza è data dalla porosità, quasi come una membrana porosa anche al suo interno, dove le forze  derivanti dell’estensione del modello di Poisson-Boltzmann estrinsecano i loro incredibili effetti (una delle cose più difficili da comprendere della mia intera carriera universitaria, ai tempi mi fu offerto un Ph.D per fare ricerca sull’argomento, …).

Ma non è tutto. Il problema è che il mercato del palladio è in deficit da anni, ossia non ce ne è a sufficienza per soddisfare i consumi. Ripeto, da svariati anni (pensate che il consumo è pari a circa 330 tons/anno, ma le riserve sui future COMEX ammontano a circa 42’000 once Troy, ossia circa 1,25 tons!!! Come paragone il deficit secondo Reuters nel 2017 fu di circa 24 tonnellate/787k once Troy, ….). Inoltre, notate, i prodotti finanziari “al palladio” su cui speculare quasi non esistono (leggasi, tradotto, da usare da parte dei vari paesi per manipolare il prezzo; ad esempio, come nell’oro, quando le banche centrali comprano sul mercato il prezzo dell’oro scende, come ora, quando venderanno -se mai venderanno – sarà l’opposto, …).

Inoltre l’assenza di stoccaggi, ed anzi il forte deficit di metallo diciamo ad uso industriale, causano l’impossibilità di manipolare il prezzo “di carta”, ad esempio spingere il prezzo al ribasso quando serve che crolli, per comprare. O magari solo per speculare. Questo sta succedendo da anni con l’argento e l’oro, in parte anche col platino. La scarsità intrinseca, unita al trend in atto votato all’auto elettrica ed ibrida – ossia verso auto a benzina ibride – comporta un’enorme domanda futura. Bingo, avete capito. Da qui la salita, sia prospettica che di attuale, base deficit.

Faccio notare che i più grandi produttori di palladio si contano sulle dita di una mano; i primi tre sono Norilsk Nickel (Russia), Anglo American Palladium, Impala Platinum (Sud Africa). Tutti questi hanno confermato che fino al 2025 non arriverà nuovo palladio sul mercato. Lasciando perdere forse le aziende russe, di norma influenzate da aspetti diciamo politici, le altre tre beh, sembrano aziende in fortissimo trend.

Impala Platinum: lontanissima dai massimi del 2008

Lasciando per un attimo da parte il fatto che la carenza di tale metallo bianco potrà certamente rappresentare un freno allo sviluppo del settore auto-elettrico in chiave ibrida, i conti sembrano comunque non tornare appieno.

Nota a latere dell’autore: meno male che il palladio è scarso, questo aiuterà a mettere in luce l’assurdità e le bugie che stanno dietro al basso impatto ambientale delle auto elettriche; auto elettriche che con la tecnologia attuale inquinano anche più di una macchina sportiva di grande cilindrata, quanto meno questa è la conclusione dell’autorità di Singapore in termini di emissioni di CO2 di Tesla – e senza tener conto dello smaltimento futuro delle batterie, un futuro salasso, … -. 

Premesso che quanto sopra sembra abbastanza per giustificare una futura ulteriore salita del palladio, va detto che i catalizzatori automobilistici dei gas di scarico a base palladio, di norma per i motori a benzina (per il diesel di norma si usa il platino) potrebbero essere sostituiti da catalizzatori appunto al platino, previa re-ingegnerizzazione: quando si costruirono le prime auto catalitiche di moderna generazione si scelse il palladio in quanto costava da 3 a 4 volte meno del platino, oggi il palladio costa il doppio. Da qui l’attesa di uno switch prossimo venturo tra palladio e platino (quest’ultimo è metallo in surplus). Notasi che oggi la leva del palladio sul COMEX tra Open Interest e magazzini registrati ed eligibili (…) e è di oltre 60 volte, ca. dieci volte di più dell’oro e ca. 20 volte di più dell’argento (ossia, di palladio non ce n’è!).

Fonte: al LINK

Difficile capire perchè non sia ancora successo tale switch: chiediamoci, perchè i produttori auto non hanno ancora operato uno switch tra palladio e platino? Nonostante prezzi tanto differenti? A parte che, fatte tali considerazioni, avere in portafoglio (come ammetto il sottoscritto ha, da anni, produttori di palladio) oggi sembra essere come sparare nel barile: se il sostituto del palladio è il platino ed i produttori di palladio producono anche platino, beh, avete capito che alla fine l’epilogo sarà lo stesso, idem per le aziende che li estraggono/raffinano.

L’informazione come educazione: l’intervista al prof. Giuliano Preparata del 1998 (chiedetevi perchè il prezzo del palladio negli ultimi 10 anni è aumentato di 8 volte)

Ma il punto è un altro. Il motivo per cui chi scrive ha accumulato azioni di produttori di palladio per anni dipende dal fatto che crede fermamente nella realtà della fusione fredda. Ossia è dimostrato, test scientifici alla mano, che tale fusione fredda (che usa un catodo di palladio, ndr) produce più energia di quella immessa, anche solo in modo grezzo come in test di laboratorio. Ho avuto infatti il privilegio di conoscere membri del team del prof. Preparata, oltre ad avere abbastanza dimestichezza di relazioni internazionali per capire che il futuro stava già lì 30 anni fa, semplicemente non era ancora il momento.


Oggi, con il declino degli USA che i media Europei e cinesi vorrebbero farci passare come reale, qualcuno in Europa e Medio Oriente sembra voler togliere il velo – meglio detta, fare uso – della tecnologia che soggiace alla fusione fredda. Temo anche in ambito militare (…)

Con una differenza: i paesi che hanno un apparato e perchè no, un armamento nucleare tutto sommato evitano tale sviluppo, vi vedete la Francia mettere da parte tutte le sue centrali nucleari, si sparerebbe nei piedi. La Germania invece che le sue centrali atomiche le sta chiudendo… Aggiungeteci il fatto che le armi nucleari all’uranio impoverito, cugine della tecnologia della fusione fredda al palladio, furono scoperte dagli scienziati nazisti 75 anni fa; ossia il cerchio si chiude (…). Tradotto: chi non ha armi atomiche e non ha centrali atomiche e/o avrà bisogno in futuro di molta energia è il primo candidato all’utilizzo ed allo sviluppo della fusione fredda, a tutto tondo. Soprattutto se le sue aziende (automobilistiche?) avranno bisogno di energia a basso prezzo in futuro (non vi dico se vorrà per caso dotarsi di armi nucleari, …). Non ci vuole molto ad esempio ad immaginare che il catalizzatore segreto che stava alla base dell’ECat di A. Rossi, opportunamente finito fuori dai radar (…), fosse proprio il palladio (…).

Per tale ragione ritengo che il palladio sarà assolutamente strategico come materiale diciamo fissile, sebbene certamente non per scopi militari. Or dunque, ecco perchè ritengo che ci sia “qualche altro motivo” per cui i mercati non prezzano ancora lo switch palladio-platino nei catalizzatori auto (…). Nel senso che anche se tale switch dovesse esserci la domanda rischierebbe di rimanere robusta per gli anni a venire, per motivi diciamo strategici.

Faccio notare che, come ben spiegato dal compianto prof. Emilio del Giudice, il freno allo sviluppo della tecnologia della fusione fredda è stato solo militare, in quanto avrebbe permesso la proliferazione nucleare (…). Oggi che la sfida agli USA è chiara – e tale sfida dovrà necessariamente passare in via economica per l’annichilimento del petroldollaro, chiamiamola “Grande Transizione” – il palladio diventa cruciale per fini energetici. Ossia si vuole spodestare gli USA dal ruolo di dominus superando l’era del petrolio magari grazie a tale nuova tecnologia, anche se tale transizione è assai prematura (…); da qui le recenti “dichiarazione d’amore senza contestualizzazione numerica” in relazione all’ambiente partite guarda caso dal paese – la Svezia – che, storicamente, ha meglio conservato l’identità che fu vicina al nazismo, di fatto ai tempi alleata del Reich Millenario [durato in verità pochi anni] (sebbene teoricamente neutrale). Mi riferisco alle manifestazioni pro ambiente ed anti-petrolio (che in realtà sono pro-auto elettrica tedesca) partite grazie ad un’abile propaganda mediatica incentrata su Greta Thunberg, la ragazza svedese pro ambiente (non ci è però stato detto che le auto elettriche con la tecnologia attuale inquinano molto più di quelle diesel ad esempio, certamente in termini di CO2; infatti l’elettricità in Germania oggi si produce in larga parte col carbone e sempre più col gas).

Ovvero,  Manifestazioni pro-ambiente = Lotta per spodestare gli USA dal ruolo del dominus globale.

Fonte: da chi conosce l’Olocausto, ossia – Oops –  il principale media, Israeliano vedasi LINK

In tutto questo splendido marasma, la palma dei più improvvisati spetta di diritto agli italiani: sempre in prima linea pro-ambiente ma senza mai pensare alle conseguenze, non si fanno i conti in tasca.; ossia gli italiani, oltre a non voler valutare la realtà dei fatti che – come ben dice l’Autorità di Singapore – l’auto elettrica inquina come e più di un’auto di grossa cilindrata a benzina, nemmeno arrivano a capire che i terzisti dei produttori tedeschi sono soprattutto le aziende metalmeccaniche italiane. Che dalla rivoluzione elettrica ne usciranno con le ossa rotte, visto che la componentistica attuale delle auto tradizionali è soprattutto metalmeccanica: quando si accorgeranno che le fusioni in ghisa, i circuiti di raffreddamento, le pompe, i radiatori ecc. in un’auto elettrica sono inesistenti o marginali, beh, sarà ormai troppo tardi…


Parimenti, dietro a tale tecnologia i paesi che vorranno dotarsi di armi nucleari che magari non le erano state permesse in passato (non ho detto la Germania, no, non l’ho detto…; infatti avrei anche potuto dire Iran!) ritengo saranno i primi a considerare tale tecnologia, per i risvolti possibili anche in ambito bellico (…).

La domanda da porsi, al di fuori dei driver chiari che soggiaciono alla domanda attuale e futura di metallo bianco vs. ridotta disponibilità, è però un’altra: gli USA, assieme ai produttori di petrolio (tra cui la Russia) permetteranno che tale “Grande Transizione” avvenga? Impunemente?

Ai posteri l’ardua sentenza (meglio detta, a noi stessi, fra qualche tempo…)

Mitt Dolcino

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