Marco Rubio straccia l’Italia per il suo desiderio “d’ingraziarsi i cinesi”

Il Senatore Marco Rubio stigmatizza il desiderio italiano di voler aderire all’iniziativa “Belt and Road” [BRI] della Repubblica Popolare Cinese, dichiarando a Breitbart News che l’apertura degli italiani al programma del Partito Comunista Cinese è “sorprendentemente” ingenua.

I commenti di Marco Rubio arrivano sulla scia delle notizie secondo cui l’Italia sta per aderire alla BRI e che potrebbe firmare l’accordo in occasione della visita di fine mese del Presidente cinese Xi-Jinping, che renderebbe l’Italia la
prima  nazione  del  G-7  ad aderire al programma:

Il dichiarato desiderio italiano d’ingraziarsi il Governo Comunista Cinese, approvando allo scopo la BRI, è incredibilmente ingenuo. L’obiettivo della Cina è molto semplice: indebolire la concorrenza straniera rubando le proprietà intellettuali e i segreti commerciali, sostenendo artificialmente le società cinesi guidate dallo Stato a spese dei suoi ‘partner’.

Come stiamo ben imparando negli Stati Uniti, i rischi a lungo termine sulla sicurezza economica e nazionale superano di gran lunga qualsiasi aumento degli investimenti esteri cinesi o delle esportazioni verso quel paese. Fino a quando il Governo cinese non modificherà radicalmente i suoi obiettivi e i suoi metodi, gli Stati Uniti e i loro alleati dovrebbero essere diffidenti dal prendere impegni economici più stretti”.

La BRI è lo sforzo strategico di Pechino per costruirsi un’influenza economica, culturale e politica attraverso l’Eurasia, ovvero dall’Asia continentale fino al Medio Oriente e dall’Africa fino all’Europa.

Il Financial Times ha diffuso la notizia di questo desiderio italiano citando Michele Geraci [Sottosegretario allo Sviluppo Economico Italiano], che ha affermato che Roma intendeva firmare a breve termine un protocollo d’intesa con Pechino sulla BRI:

Il negoziato non è ancora giunto a termine, ma è possibile che si concluda in tempo per la visita in Italia del Presidente Xi. Vogliamo essere sicuri che i prodotti del ‘Made in Italy’ possano essere maggiormente esportati  in Cina, che è il mercato al mondo con la crescita più rapida.

I funzionari della Casa Bianca non sono rimasti molto contenti della mossa pianificata dall’Italia. Il portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Garrett Marquis, ha dichiarato al Financial Times che:

Consideriamo la BRI come un’iniziativa fatta dalla Cina per la Cina. Siamo scettici sul fatto che l’approvazione del Governo italiano possa portare importanti benefici economici al popolo italiano e, anzi, potrebbe finire con il danneggiare, sul lungo periodo, la reputazione globale dell’Italia”.

L’Unione Europea è stata altrettanto critica nei confronti della mossa italiana, ma lo sono stati anche alcuni membri dello stesso Governo italiano. Nello stesso articolo, infatti, il Financial Times ha scritto che:

Considerazioni critiche sulla BRI sono emerse anche all’interno dello stesso Governo italiano. Subito dopo aver letto sul FT della disputa fra Washington e Roma, Guglielmo Picchi [Sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale] e un Parlamentare della coalizione di destra hanno chiesto ‘ulteriori riflessioni’ all’interno del Governo.

“In questo momento non penso che si debba procedere con la firma”, ha scritto Picchi su Twitter, rifiutandosi di commentare ulteriormente.

Geopoliticamente, lungo l’“Asian Pacific Rim” questa firma potrebbe significare da un lato dei guai più grandi per l’Occidente e, dall’altro, un vantaggio in più per la Cina, che potrebbe rivendicare che una potenza europea del G-7 è fra i firmatari della BRI.

Inoltre, la continuità dell’indipendenza e della democrazia a Taiwan, nonostante le rivendicazioni della Cina Continentale, dipende in gran parte dalla continuità delle relazioni con il Vaticano, che si trova a Roma. Il Vaticano è una delle poche nazioni al mondo – e forse la più potente – che mantiene relazioni diplomatiche con Taiwan e non con Pechino.

La Cina rifiuta da generazioni di negoziare con i paesi che hanno legami diplomatici ufficiali con Taiwan – e quindi anche con il Vaticano.

La Repubblica di Cina – ovvero la democrazia di Taiwan – è nient’altro che il vecchio Governo che si era rifugiato a Taipei nella metà del 20° secolo quando Mao Zedong, alla guida della rivoluzione comunista, instaurò il comunismo a Pechino e sulla terraferma.

Nazioni come il Vaticano, che mantengono legami diplomatici ufficiali con Taiwan, considerano quest’ultimo paese come l’autentica Repubblica di Cina, il legittimo Governo cinese, e non hanno legami diplomatici ufficiali con Pechino.

La Repubblica Popolare Cinese, ovvero il Governo Comunista Continentale con sede a Pechino, ha cercato per decenni di prendere il controllo di Taiwan per la sua importanza strategica, che le permetterebbe di controllare il Mar Cinese Meridionale e le rotte marittime lungo il Pacifico.

La Cina, come ha spiegato Marco Rubio in una precedente intervista esclusiva a Breitbart News, sta lavorando per ribaltare le relazioni diplomatiche di una serie di Paesi per farli passare da Taiwan a Pechino.

I Comunisti Continentali ci sono riusciti con parecchi paesi, fra i quali Panama, la Repubblica Dominicana e altri in tutta l’America Latina, ma il Vaticano è rimasto per ora il più forte alleato di Taiwan.

Ma, con Roma che considera la possibilità di aderire alla maggiore iniziativa strategica di Pechino, ci sarebbe una pressione sul Vaticano ancora più forte di quella già in atto perché faccia marcia indietro su Taiwan.

Per ora il Vaticano resta impegnato con Taipei. Ma, secondo quanto ci è stato riferito, Papa Francesco è aperto a collaborare con Pechino per la questione dei Vescovi, che in Cina devono essere approvati dallo Stato, esortando i fedeli alla “lealtà” verso il regime, arrivando a dichiarare che i cristiani non devono temere di apparire come “comunisti”.

Rubio, in una precedente intervista a Breitbart News, aveva spiegato che i cinesi stanno tentando di “soppiantare” gli Stati Uniti sulla scena mondiale con modalità che il mondo intero non aveva mai visto prima:

Lo sforzo cinese di soppiantare l’America non ha precedenti. L’Unione Sovietica voleva soppiantarci in senso ideologico e quindi era un concorrente geopolitico che cercava principalmente di rovesciare i Governi e d’installare il comunismo. Ed era anche un concorrente militare. Ma non è mai stata un concorrente industriale o economico e, quando si è avvicinata a noi, lo ha fatto in modo franco e aperto.

Lo sforzo dei cinesi per soppiantare l’America è innanzitutto profondamente radicato nella sua visione della storia, secondo cui la Cina è destinata ad essere il paese più potente sulla Terra, con gli ultimi cento anni da considerare come un’aberrazione da sistemare al più presto.

In secondo luogo, si deve tatticamente far credere all’America e all’Occidente che la Cina sia un paese povero e in via di sviluppo, che aspira solo ad essere come noi. Per un ventennio e più abbiamo preso decisioni politiche sulla base di questa ipotesi, che ora sta tornando indietro per morderci le caviglie”.

Matthew Boyle per Breitbart News

https://www.breitbart.com/politics/2019/03/08/exclusive-marco-rubio-rips-italy-for-desire-to-curry-favor-with-chinese/

Scelto e tradotto da Franco

 

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