Dal laboratorio del globalismo mondiale (l’Italia), una minaccia ai globalisti (che delocalizzano)? In Sardegna il latte del caseificio che ha delocalizzato in Romania assaltato e sversato in strada da ignoti (armati)…

Leggiamo oggi, nel giorno della sessione elettorale regionale isolana, del trasporto latte diretto al caseificio sardo dei fratelli Pinna assaltato da ignoti armati e sversato deliberatamente in strada. Perchè succede questo? Cerchiamo di capirci qualcosa.

Oggi i pastori sardi sono in ginocchio perchè il latte viene loro pagato solo 50 cents di euro al litro o poco più; dunque i pastori locali fanno la fame. Infatti i costi di produzione e della vita in Sardegna, sebbene meno elevati che la media italiana, non sono comunque al livello dei paesi del terzo mondo/paesi meno sviluppati, ad es. i paesi dell’est Europa; ossia, fatta la tara per tutti gli oneri, tasse, costi, obblighi di legge ecc. la Sardegna ha dei costi impliciti di produzione – e della vita – relativi ad un sistema mediamente abbiente come quello italiano, che assorbono gran parte degli incassi dei pastori. Altra storia sarebbe se il latte fosse prodotto in paesi dove gli adempimenti di legge sono molto più laschi (ed i costi della vita sono molto più bassi) ossia con costi di produzione molto meno onerosi (…).

QUANDO L’ITALIA FINANZIA LA PRODUZIONE DEL LATTE OVINO IN ROMANIA. LA NECESSITA’ ASSOLUTA DI TRACCIARE LA FILIERA ED EVITARE INDUSTRIALI FURBI

Ecco spiegate le proteste delle scorse settimane dei pastori in terra sarda, proteste che fino a quando sono pacifiche e nel rispetto della legge hanno tutto il mio personale supporto (…). Parallelamente va ricordato – fatto ben spiegato dall’amico Guido da Landriano di scenarieconomici.it alcuni giorni fa –  come il caseificio F.lli Pinna abbia in passato delocalizzato la produzione di latte ovino e/o di pecorino dalla Sardegna all’est Europa, con celebrazione renziana a supporto (si, Matteo Renzi ha festeggiato l’apertura di uno stabilimento del caseificio Pinna che occupa gente straniera).

E questo pur anche avendo allo stesso tempo – lo stesso caseificio – importato pecorino prodotto in Romania in Italia (vedasi articolo al LINK), in presenza di una situazione di indigenza generalizzata in Sardegna, in primis dei pastori, che invece – forse anche a causa della concorrenza – sono alla fame proprio perchè messi in concorrenza con produzioni non italiane anche per il mercato internazionale (chissà se quanto sopra può essere collegato a qualche forma di “italian sounding”, leggasi prodotti che sembrano italiani ma vengono prodotti all’estero, … [?]).

Formaggio Formaggio grana Gran Moravia: tipico esempio di formaggio che sembra italiano…. ma non lo è! [Notasi: i produttori NON sono stranieri ma ITALIANISSIMI! (JV)]

Una guerra tra poveri insomma: i rumeni guadagnano poco più di prima, rispetto a quando i Pinna producevano solo in Sardegna, magari anche per il mercato internazionale; i sardi invece – magari/sebbene in modo non necessariamente collegato – si trovano a dover abbassare i prezzi di produzione a livello rumeno, probabilmente al di sotto dei livelli di sopravvivenza locali (ma senza poter abbassare i costi di riduzione sistemici, adempimenti, stipendi, tasse ecc.); essendo dunque i pastori locali vittime predestinate dell’ “arbitraggio” (così si chiama) perpetrato a norma di legge EU da uno dei più grandi produttori italiani di pecorino sardo e nonappunto, la Flli  Pinna -, azienda di persone sarde. Con l’obiettivo – come da leggi economiche e comunitarie – di abbassare il prezzo di vendita del latte locale il più possibile, ad un livello da far concorrenza anche ai rumeni (se possibile)

Senza dimenticare che i costi associati (ad es. degli adempimenti di legge, oltre che degli stipendi) in  Romania sono certamente più bassi di quelli italiani, visto che ad es. uno stipendio medio in tale paese dell’est Europa è meno della metà di quello italiano. In tutto questo gli unici a guadagnarci sembrano i F.lli Pinna, che a norma di legge approfittano della differenza di prezzo tra i due paesi per fare lauti guadagni con prodotti se non uguali certamente molto simili.

Questo, in sintesi, è il globalismo, esempio da manuale. Globalismo ormai sfrenato.


Lungi da me approvare comportamenti criminali come obbligare con minacce allo sversamento di latte di proprietà di terzi, nel caso di proprietà dei fratelli Pinna, qualsiasi sia la ragione: lo sversamento di cui si è visto oggi sui media resta un comportamento criminale, senza se e senza ma. Comportamento che chi scrive condanna, senza deroghe.

Contemporaneamente – anche al fine che tale comportamento criminale non si ripetasiamo tutti tenuti a comprendere il motivo che lo ha generato: forse alla base esiste un sospetto abuso, sebbene a termini di legge? La conclusione potete trarla dagli articoli sopra, in sequenza.


Resta però la logica sottostante: pur anche ipotizzando il pieno rispetto delle leggi italiane ed EUropee da parte del produttore caseario euro-sardo – come leggiamo sia il caso -, un soggetto locale italiano come la F.lli Pinna di fatto come impresa è portata ad approfittare a termini di legge EUropea di sistemi di mercato differenti in seno all’EUrozona; di fatto, eventualmente, come conseguenza,  anche impoverendo i propri conterranei sardi delocalizzando la produzione – nel caso – in Romania, con il fine ultimo di guadagnare più soldi (per altro tale approccio imprenditoriale è stato sponsorizzato dalla politica italiana, vedasi la visita di Matteo Renzi a nome del PD nel loro stabilimento rumeno, da scenarieconomici.it, sopra).

Legalmente, assolutamente lecito, certo.

Eticamente, non so cosa dirvi (l’etica non va necessariamente a braccetto con gli interessi).

Comportamento sostenibile? Ai posteri l’ardua sentenza…


In tutto questo, bisogna chiedersi se ci sono dei correttivi a tale innegabile deriva. Anche perchè, una volta sdoganato a livello di opinione pubblica tale comportamento criminale/reazionario atto a criminalmente sversare il latte per strada come metodo per combattere la delocalizzazione – non intendo a livello giudiziario naturalmente – il passo è breve verso qualcosa di simile al disastro sociale e civile.

Fonte: vedasi LINK

Dunque, per comprendere i meccanismi impliciti di tale logica di mercato – dalle conseguenze tutte da valutare – il primo passo è verificare se esistono casi simili in altri paesi occidentali, possibilmente EUropei. E qui ho da proporre un caso emblematico, che conosco molto bene: io da circa un decennio anni vivo con la mia famiglia straniera all’estero, in Svizzera. Dovete sapere che nella Confederazione esiste un esempio che calza a pennello con il misfatto sardo; esempio che porta con se – come spesso accade nella Confederazione –  anche una soluzione pratica, ossia reale, tuttora applicata a nord di Chiasso. Dovete sapere che la carne svizzera è di qualità eccelsa, un po’ come il latte ovino sardo. Riconoscendo la qualità – e l’interesse primario di uno Stato ad avere la propria produzione alimentare, soprattutto se di qualità –  l’importazione di carne estera oltre la franchigia di 1 kg di carne al giorno per  persona, è soggetta ad un pesante dazio (17 CHF/kg fino a 10 kg, poi 23 CHF/kg). Stessa cosa per il burro o crema di latte: nel caso, oltre alla franchigia di 1 kg, il dazio è di 16 CHF/kg. Sottolineo che la carne, il latte ed il formaggio svizzeri sono  di ottima qualità per cui, personalmente, escluso il cotechino o il culatello che qui non trovo “come piace a me“, la carne di norma la compro in loco.

Nel latte alimentare l’Italia NON è autosufficiente. Ovvero, nell’EU, bisogna continuare ad importare latte pur avendo disponibilità locale? (LINK)

Dunque, ragioniamo: la Svizzera, paese certamente NON colonialista NE’ tanto meno colonizzato, mette dei dazi – che per altro nessuno discute, anzi tutti li considerano giusti, per proteggere le produzioni locali – a protezione della produzioni locali. In tale contesto, secondo voi, la Svizzera è un Paese completamente folle? Direi di no, anzi, la Svizzera ha tutte le ragioni di imporre limiti all’importazione; non solo per preservare le proprie industrie ma anche affinché le Alpi non si spopolino, se il prezzo del latte ossia del formaggio fosse troppo basso le baite non sarebbero piene di mucche, che dite? O anche, che è la stessa cosa, i dazi servono – alla fin fine, assolutamente nulla di male, anzi, … – per evitare di mandare in rovina migliaia di famiglie locali. Parimenti, viene garantita una qualità del prodotto di norma superiore.

Oltre a quanto sopra esposto esiste un altro problema, di ordine superiore, a supporto dell’esistenza dei dazi in importazione: un Paese come la Svizzera, intrinsecamente povero di risorse, non può ne potrà permettersi di “uccidere” le proprie aziende di produzione di carne e latte (ossia di formaggi) ed alimentari in genere in quanto ciò significherebbe essere ricattabili nel medio termine. Ad es. non avere produzione di carne locale, di verdure locali, di latte locale sebbene più cari come costo di produzione significherebbe, accettando le leggi EU e quindi importando da paesi EU che possono vantare economie di scala migliori (ad esempio frutto di consumi maggiori, vedasi le enormi produzioni di latte tedesche), correre il rischio, una volta smantellate le produzioni locali, di essere ricattati dall’estero. Della serie, tu prima compravi latte e verdure dall’estero ad un prezzo (sebbene, nel caso, di qualità inferiore), ma da domani il prezzo viene quintuplicato…. Nel mentre tu hai perso la  tua produzione locale…. Alla fine così si affama un popolo! Sappiate che avendo come vicino la Germania cose del genere non sono assolutamente da escludere, anzi, la storia insegna…


Dazi pre-Trump sulle auto: Berlino approva dazi dove le conviene, ad esempio i dazi sulle auto USA in EU sono 4 volte più alti dei dazi USA….

Si sappia comunque che intra-EU i dazi NON sono permessi….


Or dunque, quali sono le conclusioni che possiamo trarre da quanto sopra? Da una parte il globalismo inevitabilmente fa ricchi solo coloro che vendono il prodotto finito. Parallelamente impoverisce soprattutto i paesi che la subiscono, soprattutto se sono produttori ad alto costo di produzione (ossia, nel caso l’Italia/in Italia). E intanto i paesi in via di sviluppo vedono solo marginalmente crescere i salari locali (la Romania, nel caso specifico). Or dunque, visto che le imprese verticalmente integrate verso il consumatore finale, aziende di grande distribuzione in primis, si stanno concentrando nei paesi centro Europei (Francia: Carrefour, Casino, Auchan/Iper; GermaniaAldi, Lidl, Metro, REWE Penny; Olanda: Ahold ecc.) ad avvantaggiarsi della globalizzazione intra-EU nel lungo termine sono e soprattutto saranno sicuramente Francia, Germania ed i loro satelliti; tutti gli altri dovranno necessariamente perderci (…).

In tale contesto l’Italia, un paese che ha le tasse per i miliardari più basse del mondo occidentale (vedasi la legge sul rientro dei Paperoni, voluta dallo stesso partito di sinistra, il PD, che ha beatificato la delocalizzazione dei F.lli Pinna in Romania), vede quasi materializzarsi il sogno dei globalisti: la gente locale non miliardaria si impoverisce e non si ribella allo status quo, parlo a livello democratico. Ossia nel Belpaese la gente comune accetta di pagare tasse altissime, sebbene ai miliardari italiani rientrati dall’estero venga permesso di pagare praticamente quasi nulla; sappiate per altro che gran parte dei miliardari italiani che vivevano fino a due anni fa in Svizzera ed UK stanno tornando in Italia protetti dalla legge della sinistra (?) italiana che permetterà loro di non pagare NESSUNA imposta patrimoniale, imposta invece straordinariamente addebitata ad tutti gli impiegati ed operai locali, per un ammontare approssimabile al 10-15% degli averi di ciascuno – ne stanno discutendo da mesi, restando nell’euro è praticamente certo che tale imposta patrimoniale verrà implementata -.

La prima flat tax l’ha fatta il PD! Oltre a Serra, che magari anche Carlo De Benedetti, tessera n. 1 del PD, è rientrato in Italia utilizzando la stessa legge….?

A termine di legge, ossia di leggi EU, viene certamente protetto lo schema ideato dalla sinistra italiana di cui all’asimmetria di tassazione tra miliardari e classe media,a svantaggio di quest’ultima. Ossia a danno della classe media locale. E proteggendo i miliardari italiani, ben sapendo che in seno all’EU vale la stessa duplice trasposizione, ossia quello che vale a livello personale (le persone fisiche miliardarie pagano poche tasse mentre la gente diciamo normale invece paga tasse altissime), varrà anche a livello di Paese (leggasi il Paese dominante – l’asse franco-tedesco – prospera a danno dei paesi eurodeboli).

Certo, l’Italia è bella. Almeno fino a quando la pace sociale potrà essere garantita (non è che l’esempio di cui al latte deponga diversamente, mi verrebbe da dire….?)-. Infatti, in tale contesto, mi sembra che iniziamo a vedere una protesta mirata ad un simbolo locale della delocalizzazione: secondo voi, c’è da preoccuparsi?

Speriamo non finisca a schiaffoni!

Chi scrive non crede nel centralismo ed anzi è un supporter irriducibile dello spirito del libero mercato del fu Adam Smith. Precisamente quello che l’EU – con le sue leggi asimmetriche – sta uccidendo, deliberatamente, a vantaggio delle elites Europee di sempre. Le stesse che hanno fatto scoppiare ben due guerre mondiali.

Mitt Dolcino

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