Cosa si nasconde dietro l’immortalità di Carige: non fallisce mai seppure venga data per finita da anni. Ed anzi c’è gente che nel dissesto ci investe pure 400 milioni di euro…. (no, non sono pazzi!)

Non sono mai stato particolarmente attento alle banche fallite e/o in via di supposto e/o probabile fallimento in Italia: visto che non ci lavoro tutto sommato me ne frego abbastanza (anche perchè – per mia convinzione – mai e poi mai lascerei più di 100 euro in un conto corrente italiano). Detto questo in molti mi hanno bombardato nel recente passato sull’incomprensibilità del battage mediatico su Carige, sulla resilienza dell’istituto genovese, sull’interessamento – prima volta in assoluto per l’Italia – della BCE che l’ha commissariata, sui 400 milioni incredibilmente – occhio ai dettagli… – investiti da una famiglia genovese, i Malacalza, per una quota azionaria apparentemente senza valore….

Qualcuno dei miei lettori, che io cerco di abituare ad usare il cervello (credetemi che ho notato che molti hanno capito di averlo, un successo per me), mi ha sollecitato a rispondere ad una domanda semplice: ma perchè tanto interesse mediatico per Carige, apparentemente una banca “finita”? Cosa c’è dietro?

In effetti, en passant, alcuni amici mi diedero in passato diritte da insider: dicevano che che, sostanzialmente, Carige non sarebbe mi stata fatta fallire veramente. Il motivo risiedeva nei “diritti storici” della banca genovese (che storicamente prestò i soldi a tutti i regnati del mondo, ndr) ereditati ancora dalla Repubblica di Genova poi confluita nel Principato di Savoia. E dunque frutto della successiva entrata dalla porta principale nell’Italia Unita, con tutto quello che ciò comportava.

Or dunque – mi si diceva – che ci sarebbero una serie di diritti, portuali, doganali, locali ecc. (non ben definiti al sottoscritto) di fatto non esercitati dall’Istituto che però possono dare titolo a future richieste di indennizzo, potenzialmente di valore estremamente rilevante (…). Fate conto che la Carige è una banca la cui nascita data dal 1483, diventò sabauda solo successivamente, addirittura Monte di Pietà nel 1846 (con tutti gli annessi e connessi, …), passando per la fine della Repubblica di Genova nel 1815. Ossia a scavare di “diritti storici non rivendicati” dentro Carige ce ne possono essere un’infinità.

Chiaramente l’Unità d’Italia comportò la tacitazione di ogni rivendicazione. Parimenti, è certo che l’eventuale fine dell’Italia come ente unico ed autonomo in senso di Stato potrebbe dare la stura alle rivendicazioni storiche (…); lascio agli esperti indagare, avendo io la certezza della mia fonte (eh eh eh).

Guarda caso a poche settimane dallo “strano” commissariamento della Carige da parte della BCE ecco emergere dettagli importanti. Ossia, a valle della proposta di legge intentata da Borghi (Lega) – vedremo se andrà avanti – per chiarire una volta per tutte che l’oro della Banca d’Italia è di proprietà – come logico – dello Stato italiano e dunque dei suoi cittadini (infatti l l’oro attuale venne accumulato dall’Italia soprattutto come obbligo di Bretton Woods durante il boom economico, quando l’Italia aveva una bilancia dei pagamenti in forte attivo, ndr) ecco emergere che Carige avrebbe diritto ad una quota parte del valore dell’oro italiano ben superiore a 3 miliardi di euro, in riferimento alle riserve auree della Banca d’Italia, se questa venisse considerata di proprietà privata (???) e non pubblica.

Anche la Regina Elisabetta II guarda da sempre con attenzione all’oro italiano…

Si perchè la madre di tutti i furti a danno degli italiani rischia di essere quello conseguente alla legge sul riordino della Banca d’Italia del 2014, legge di stampo PD chiaramente indirizzata dall’EUropa, emanata nel mezzo del governo montiano-lettiano-renziano che – penso non a caso – nulla chiarisce sulla titolarità dell’oro detenuto dalla BdI. Di fatto, visti i tempi difficili, fu una legge chiaramente voluta dall’EU (io ritengo per poter mettere a termine le mani sull’oro italiano).

A parte che Borghi dovrà secondo me fare attenzione alla salute (…), ecco che comprendiamo quale sia il primo diritto che Carige potrebbe esercitare, a maggior ragione in caso di caos istituzionale italico: la titolarità della sua quota di oro della Banca d’Italia. Così si comprende meglio perchè un soggetto molto “parsimonioso” ovvero genovese come la famiglia Malacalza abbia deciso di buttare al vento 400 milioni per Carige. Per approfondimenti vi prego di leggere questo bell’articolo de Il Sussidiario, secondo chi scrive ottima fonte di informazione abbastanza indipendente.

La verità nascosta in tutto questo è però di maggiore portata: i miliardari locali, le elites globaliste, evidentemente – visto che hanno ottime fonti – hanno ben già ben chiaro il piano che mira a far implodere l’Italia. E dunque si stanno posizionando, per portare via tutto il possibile quando succederà l’evento, di cui non conoscono ancora la data precisa. Incluso l’oro, passando per Carige. E probabilmente molto di più.

Mitt Dolcino

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