Siamo veramente sicuri che i gilet gialli siano nati spontaneamente? O magari c’è dietro un’attenta organizzazione? Le imbarazzanti previsioni dell’Economist

Io amo le fattualità. Forse anche per questo sono stato abbonato all’Economist di Londra per una ventina d’anni. L’Economist, quello lungimirante, informato, serio: di solito non ci azzecca quasi mai sui mercati (e fa specie come sbagli quasi sempre, basterebbe quasi fare il contrario per prenderci, ndr), ma nei suoi messaggi subliminali resta imbattile, letteralmente. Mi sono imbattuto recentemente nella copia della “World Currency” prevista per il 2018, interessantissimo, ci siamo quasi.

Prima ancora nel famoso titolo “Zero Inflation”, che si è avverato (incredibilmente). Recentemente ho valutato le previsioni di fine anno per il 2017, datate dicembre 2016, che mi hanno turbato alquanto. Prima di tutto deve essere chiaro che azzeccare le tempistiche non è cosa di questo mondo, ossia se è vero che spesso l’Economist ci prende nelle sue macro view, spesso sono sfalsate di qualche anno. Però a guardar bene a fine 2016 è accaduto qualcosa di imbarazzante.

Tra tutte le illustrazioni a forma di tarocchi sulla copertina, molte delle quali obiettivamente lugubri e anche fonte di preoccupazione, vorrei rimandarvi in particolare all’immagine che segue, che segue il contesto indicato nel titolo:

Già da sola l’immagine fa riflettere, un esercito di protesta vestito di giallo che dice no ai trattati commerciali ossia no alla globalizzazione. E soprattutto no all’EU. Onestamente destabilizzando come preveggenza, soprattutto per i dettagli riportati. Se poi ci aggiungete anche che, in base alle stelle indicate – sembra la costellazione del leone – sembrerebbe (sottolineo il condizionale) ci sia corrispondenza con l’inizio dicembre 2018, beh, allora la cosa si fa anche preoccupante. O sbaglio?

Di getto mi viene in mente una mia precedente considerazione ossia il dubbio latente che i gilet gialli non siano poi  così spontanei, magari c’è qualche “piano” dietro che non sappiamo. Molti aspetti soprattutto organizzativi restano inspiegabili.  Nessuno infatti ci ha mai spiegato come si organizzano, come si coordinano oltre a come si sono agglomerati. Non è una cosa facile. Certo, avendo accesso/controllo a Twitter e Facebook e canalizzando ed enfatizzando determinati messaggi si potrebbe effettivamente canalizzare la protesta dando un minimo di organizzazione al sentimento di protesta, che dite? Come nelle primavere arabe, ad esempio. E tutto questo alla faccia delle recenti accuse ai russi – immancabili -, di aver messo lo zampino nella protesta francese….

Notasi, nessuno qui sta dicendo che effettivamente esista tale organizzazione non apparente, sia ben chiaro. Resta il fatto che nessuno ci ha ancora spiegato come sia possibile che una protesta possa capillarmente esplodere contemporaneamente in varie parti di Francia coinvolgendo centinaia di migliaia di manifestanti, facendole convergere in modo abbastanza organizzato – ed anche ordinato direi – nei punti critici delle città.  E senza che tali proteste siano bloccate sul nascere dalle autorità. Direi strano, nell’internet age

Sorge dunque il dubbio che ci sia qualche forma di organizzazione di cui nessuno ci ha parlato; organizzazione di cui però non possiamo – lo sottolineo – provare l’esistenza. Certo, il tarocco dell’Economist fa induce a dare un peso a tale dubbio, peso che forse prima era marginale.  Giusto come dato di cronaca, ricordo a tutti che il principale azionista del settimanale londinese fa riferimento alla famiglia Agnelli/Elkann (…).

Di seguito, tanto vale che vi dia dettaglio anche degli altri tarocchi dell’Economist, almeno i più significativi: ad esempio in quello che segue sembra essere pronosticato che, nella ruota della fortuna, a perdere – fulminata – sarebbe stata Angela Merkel, mentre quelli non pescati (a questo giro) sarebbero i sovranisti Le Pen e Wilders (ai tempi Salvini non esisteva ancora). Qui mi fermo, evitando di scomodare l’eredità di soggetti come Albert Pike e magari anche del suo collega Giuseppe Mazzini, sempre filo-anglosassoni (ricordando che a Londra è basata l’amata Regina d’Inghilterra, ndr).

Chi ha suggerimenti nell’interpretazione può lasciare commenti, magari c’è qualcosa che mi sfugge.

Mitt Dolcino

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