Clamoroso: la strategia “America First” di Trump era già stata delineata pubblicamente 30 anni fa! Ossia, il Presidente è in buona fede

Lasciamo parlare i fatti. Oggi vediamo  Trump scagliarsi contro i nemici del proprio paese, con un occhio di grande riguardo a preservare gli interessi soprattutto economici della propria gente. Questa è l’essenza del MAGA – Make America Great Again.

Nei primi due anni di mandato presidenziale abbiamo quasi solo letto sui media globali di un’indagine – eterna – sul Russiagate, che dopo 2 anni è riuscita solo a punire pochi soggetti legati all’entourage trumpiano non per tradimento o altri gravissimi reati simili ma per mera evasione fiscale. Ossia, nessuna accusa contro il Presidente è stata formalizzata.

Certo, le continue sfide mediatiche che lo riguardano hanno fatto sorgere il dubbio sui reali motivi per cui Donald J. Trump stesse facendo quanto tutti vediamo, per la sua aggressività, per il suo dirigismo. facendo sorgere anche il dubbio che fosse diventato presidente per propri interessi personali.

Fattualmente: nulla di tutto questo!

Il mio discorso fino ad ora è stato assolutamente cartesiano.

Ora, andiamo alle prove di cui al titolo, che spiegano la ia affermazione esclamata. Pochi si ricordano un documento direi quasi inedito, nel senso che in troppi fanno finta che non esista. Lo leggete sopra, datato 1987, scritto da Donald J. Trump e pubblicato su New York Times e Boston Globe, oltre che su altre testate, comprando una pagina di giornale pagandola di tasca propria.

Leggetelo con calma. Interessante vero?

Chiedetevi, da allora cosa è cambiato? Quasi nulla: l’oggetto del contendere è sempre il petrolio medio-orientale, in solide mani USA. E soprattutto il benessere americano. In più oggi gli States sono diventati il primo produttore di petrolio al mondo, ossia in caso di guerra nelle zone petrolifere arabe non avrebbero problemi di approvvigionamento energetico (…).

Il nemico di allora invece è cambiato, prima era il Giappone (che come oggi la Cina, nel 1987 si stava arricchendo a dismisura con l’export verso gli States); attualmente sono invece Cina e Germania. I motivi dell’invettiva sono invece praticamente gli stessi.

Ai tempi, 30 anni fa, Tokyo si rese conto che il suo export qualcuno doveva pur comprarlo e quindi scese a miti consigli con gli USA di allora, permettendo di fatto una condivisione della ricchezza accumulata (…).

La stessa, precisa, identica richiesta è oggi mutuata da Donald J. Trump nei confronti di Pechino e Berlino, che però fanno orecchie da mercante. Ed – ad esempio – non permettono una svalutazione del dollaro.

Infatti quello che bisogna indagare è cosa sia cambiato oggi rispetto ad allora, ossia perchè due paesi, in rappresentanza di importanti aree continentali, oggi si rifiutino di collaborare con Washington, ossia col paese che alla fine dei conti coi suoi consumi sostiene gli esportatori globali.

La risposta è ormai chiara: Berlino e Pechino puntano a sostituirsi agli USA, chiedendo una condivisione del dominio mondiale. E, soprattutto nel caso cinese, ricordando i famoso testo “L’Arte della Guerra”, se lo fanno è perchè pensano di poter vincere la sfida. Appunto, se nel contesto la rivendicazione cinese sembra giustificata dalle dimensioni relative e dalla possenza dell’apparato, vista anche la relativa lontananza geografica e culturale dall’Impero USA basato sul dollaro, quella di Berlino in veste EU è totalmente inaccettabile per Washington: un paese, la Germania, che ancora oggi tecnicamente può essere considerato un paese occupato, con decine di basi militari USA disseminate sul suo territorio (e centinaia nel Vecchio Continente), che si risollevò solo grazie agli aiuti USA, che non venne annientato dai vincitori nonostante si fosse macchiato di una enormità di reati contro l’umanità, oggi vorrebbe bellamente tradire l’alleanza con gli anglosassoni e farsi un veicolo proprio, l’EU, con cui sfidare gli USA. Questa è la sostanza delle cose.

Gli USA inevitabilmente NON lo permetteranno. Facciamo riferimento nelle nostre conclusioni al saggio del tedesco Heinrich Kissinger, ex national security advisor della Casa Bianca e diplomatico di lungo corso, che per altro crebbe nella Germania nazista: nel suo celeberrimo testo universitario di geopolitica “Diplomacy” chiarisce senza mezzi termini che c’è di fatto un solo motivo per cui gli USA devono entrare in guerra, anche nucleare. Ossia per evitare che si formi un asse tedesco-russo in Europa (infatti gli USA maturarono la convinzione di entrare in guerra a seguito del patto Ribbentrop-Molotov, ndr).

Qui mi fermo, chiedendo a voi di collegare i puntini.

Alla fine possiamo dire che Trump sembra parte di una esigenza USA “a tutto tondo” atta a preservare il proprio titolo di dominus oltre al benessere delle proprie genti, con la consapevolezza del proprio enorme potere non solo negoziale (ma anche militare); ossia la presidenza di Trump non è venuta fuori a caso, nonostante potenze straniere – che si annidano probabilmente nel cd. mondo globalista – abbiamo con grande probabilità fomentato le reazioni interne ed esterne oltre che mediatiche contro un presidente in rotta di collisione con gli interessi occidentali “non americani”.

Da sempre tutti i dominus che si rispettano non accettano i declino. La differenza con oggi sta nel tradimento di un alleato, la Germania, decisamente inferiore in termini di forza relativa (anche militare). E soprattutto nella disponibilità generalizzata di armi atomiche, con cui inevitabilmente verrà combattuta la prossima guerra.

Come andrà a finire temo lo scopriremo presto.

MD

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