Per la prima volta da quando perdura l’affaire atomica-Iran, meno di una settimana fa abbiamo letto una intervista trascritta (Al LINK) del presidente dell’IAEA, l’ente internazionale indipendente per l’energia atomica basato a Vienna, intervista trasmessa sulla CBS americana. Ripeto, una intervista trascritta, ossia senza riletture interessate dei media.
Rafael Grossi ha confermato la scorsa settimana che l’Iran ha clamorosamente barato, avendo prodotto uranio al 60% in quantità elevate; e probabilmente anche oltre come concentrazione, non è dato sapere.
Ricordiamo infatti che mentre ci vogliono anni per passare dallo zero virgola qualcosa di uranio 235 naturale a pochi punti percentuali, poi la concentrazione procede esponenzialmente: per passare da 60% a 90% ci vuole al massimo un mese di lavoro, con tutti i processi necessari. Vedasi oltre.
Tempo di equilibrio della cascata (transient/equilibrium time)
Durante questo periodo la cascata opera inizialmente in total reflux (riciclo totale) e la concentrazione sale gradualmente fino al valore desiderato.
- Valore tipico per centrifughe a gas moderne: da poche ore a 1-2 giorni per l’intera cascata.
Per la sezione ad alto arricchimento (60% → 90%): simulazioni dettagliate su cascate realistiche (es. con centrifughe di tipo P1, quelle più studiate per proliferazione) danno 3,5-4 giorni per raggiungere il 90-91% a regime, partendo da feed pre-arricchito. Il 90% viene superato già dopo circa 3,5 giorni nella fase transitoria.
In simulazioni con cascate dedicate (tipo “P1-044” per l’ultimo stadio), il prodotto raggiunge il target 90% dopo ~3,5 giorni; l’equilibrio completo si ha in ~4 giorni.
In altri modelli di cascata riconfigurata per HEU, la concentrazione supera il 90% già dopo 6 ore e si stabilizza al 94% in 12 ore (con hold-up tipici di 10 g di uranio per centrifuga).
Manuali di formazione NRC/ORNL indicano per le centrifughe un tempo di equilibrio generale di ~1 ora (molto più veloce della diffusione gassosa, che richiede 10-40 giorni). Per le sezioni ad alto arricchimento il tempo sale leggermente perché i flussi sono ridotti.
Come capite ormai il dado è tratto: l’uranio arricchito al 60%, come confermato da Rafael Grossi, è già nella disponibilità dell’Iran. Passare al 90% è agevole ormai (90%+ è il quantitativo richioesto per una bomba atomica, nota di redazione).
Per vostra informazione, quantitativo minimo per una bomba atomica equivale, base massa critica, a circa 50 kg circa, con un design semplicissimo e tradizionale, design Fermi et al., Los Alamos (1945), per intenderci (la massa critica determina l’esplosione, dunque basta si resti appena sotto tale massa critica, poi una esplosione tradizionale fa il resto dell’ordigno, per compressione)(…).
La IAEA considera invece come massa critica 25 kg, con riflettori di neutroni: ma design più moderni prevedono che anche soli 8 kg di uranio arricchito al 90%+ siano sufficienti (…). Una quantità risibile, in grado di cancellare o quasi Israele di fatto, viste le piccole dimensioni dell’area popolata in oggetto, parlo delle città israeliane.
Facciamo presente che l’uranio per fini civili è arricchito a MENO del 20% (arrivare al 60% e oltre serve solo a fare armi atomiche).
Quello che Rafael Grossi ci dice in sostanza, per punti, è che:
– Teheran ha barato, ovvero ha ottenuto uranio per l’atomica deliberatamente, senza permesso;
– Tale uranio è in bombole come gas fluorurato e di fatto, nascoste sotto il sito delle esplosioni di qualche mese fa, tali bombole restano a disposizione di Teheran;
– la bomba atomica iraniana è questione potenzialmente di giorni a partire da tale gas uranico fluorurato arricchito al 60%, diciamo un mese a voler procedere in modo normalmente spedito;
-Obama ha di fatto avallato tale sviluppo, ai tempi, con bassi controlli (Grossi implica che si è sempre saputo di tale sforamento in concentrazione di Uranio 235 da parte di Teheran, ma con Obama si chiuse deliberatamente un occhio)(…)
-Sotto Obama ci sono state lacune enormi nei controlli all’Iran (memento il pagamento di centinaia, forse miliardi di dollari in contanti agli Ayatollah, spediti in bancali, a suggello di tale accordo con Teheran, cosa mai vista, nemmeno dove tali dollari siano finiti in realtà, …)
*****
Quanto sopra purtropppo non è stato riportato sui giornali di Davos in termini acritici, intendiamo la trascrizione dell’intervista di Grossi non è comparsa sulla stampa europea purtroppo. Ve la proponiamo noi, la trovate in calce, tradotta.
Sono invece comparse illazioni deliberatamente false sui media europei, soprattutto nei titolo, frutto di una rilettura interessata dei fatti atta a screditare il vero motivo dell’attacco all’Iran, attacco in corso.
Ad esempio citando l’illazione secondo cui nel report del capo del DNI USA Tulsi Gabbard si sarebbe detto che non esisteva scorta di uranio 235 sufficiente per fare armi atomiche, essendo il ciclo di produzione stato distrutto nei bombardamenti dell’anno scorso.
La verità è che vi hanno mentito: infatti l’ufficio del DNI di Tulsi Gabbard scrive nel report che la produzione di nuovo uranio arricchito è stato”obilterated“, distrutta, dunque nessun nuovo uranio 235 in accumulo. Ma all’inizio specifica pure che l’Iran sta preparandosi, con missili anche nucleari in costruzione, ad attaccare paesi alleati degli USA. Ossia implica che, anche se di uranio nuovo in via di concentrazione non ce ne è più, esiste una scorta di uranio 235 al 60% sufficiente per convertirla in una o più bombe atomiche. Precisamente quanto dice Rafael Grossi.
Chiaro, quello del DNI è un report tecnico, ossia militare. Che però i giornali di Davos vi hanno tradotto come diavolo volevano loro, non per quello che c’è scritto.
In conclusione: gli USA sono intervenuti in Iran per evitare che gli Ayatollah si dotassero della bomba atomica. In quanto esiste la possibilità concreta, materiale, e prossima alla concretizzazione di una bomba atomica in mano all’Iran sulla base dell’uranio impoverito al 60% già processato e conservato in bombole in Iran, di fatto già nelle mani di Teheran. Sappiamo infatti che l’Iran ha come mission esistenziale quella di cancellare Israele dalla faccia della terra (…).
Oltre a sapere, è sul libro di storia solo a volerlo leggere , che mai l’Iran ha condannato in modo chiaro e netto le tragiche gesta di Hitler, essendo sempre stata Teheran alleata dei nazisti, sia durante la WWII che dopo (vedasi il nazista, ex ministro del Reich e fu banchiere centrale di Hitler, H. Schacht al servizio di Mossadeq nel dopoguerra).
Dunque non è vero che l’attacco all’Iran sia stato perpetrato senza ragioni, il motivo c’è ed è spiegato bene sopra.
Poi, i lettori possono valutare se ciò sia motivo sufficiente per una guerra in Iran o meno.
Altri potranno anche – forse, sigh – tifare per la distruzione di Israele, magari i nipoti della R.S.I. (certamente quelli non siamo noi).
Ma vi ammoniamo comunque sulle conseguenze: se dovesse esserci un attacco nucleare ad Israele, anche come bomba sporca, l’Iran come retaliation verrebbe raso al suolo con armi nucleari, coinvolgendo chiaramente nei danni generalizzati anche i paesi vicini oggi produttori di petrolio.
Chiaro dunque cosa accadrebbe dopo nei paesi avanzati: fine del progresso umano, uno stop di 25-50 anni. E qui torniamo all’interesse preminente dei gerarchi per definizione europei di Davos, ossia dell’Europa, a fermare lo sviluppo umano, come brillantemente riassunto nel “Problema dei Tre Corpi”, nella conclusione, libro che vi consigliamo di leggere attentamente (…)..
E palese per altro che la stampa di Davos, ossia EUropea, subcontinente senza petrolio, tifi per l’atomica all’Iran.
Occhio voi che ci leggete, se e per chi tifare: un grande disastro ad esempio nucleare renderebbe più giustificabile il Reset 2030, che di fatto implica la depopolazione dell’Europa prima di tutto. Ossia prima di tutto la vostra depopolazione, non quella dei don Rodrigo, che morirebbero comunque ma solo dopo, di peste Manzoniana (…).
Ci aspettiamo comunque che, i 50 milioni di allenatori, diventati 49 milioni di virologi, poi 48 milioni di trader gas, dunque 47 milioni di strateghi di guerra ed ora 46 milioni di fisici nucleari, avranno certamente da eccepire, è certo, la tuttologia applicata lo richiede. Ricordategli solo che, poi, alla fine, non si può scendere a patti con la realtà, la realtà bisogna comunque accettarla per quella che è.
MD
***
Trascrizione (AI) dell’intervista a Rafael Grossi, direttore IAEA, 22.03.2026 (CBS)
Vedasi: https://www.cbsnews.com/news/rafael-grossi-iaea-face-the-nation-transcript-03-22-2026/
MARGARET BRENNAN: E ora ci colleghiamo con il Direttore Generale dell’AIEA, Rafael Grossi. È un piacere averla qui.
DIRETTORE GENERALE RAFAEL MARIANO GROSSI: Grazie. È un piacere essere qui.
MARGARET BRENNAN: Stiamo vivendo un periodo molto difficile, soprattutto per lei e per il suo incarico. Può spiegare al nostro pubblico se le ambizioni nucleari dell’Iran possono essere distrutte solo attraverso un’azione militare?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Beh, certo, sono già stati fatti molti danni. L’anno scorso, la Guerra dei Dodici Giorni è stata, in questo senso, piuttosto efficace. Se posso usare questa parola, questo tipo di parola. In termini di distruzione fisica in tre delle principali strutture – o meglio, in più complessi, perché ci sono molti edifici che sono stati colpiti – Fordow, Natanz e Isfahan, di cui ci siamo occupati. Questa volta, credo che l’obiettivo della campagna non sembri essere specificamente quello delle strutture nucleari, anche se ci sono stati alcuni colpi a Natanz e Isfahan e anche in un altro luogo vicino a Parchin, che in passato era una struttura più legata agli sforzi di armamento, ma risale ai primi anni 2000. Quindi, ci sono stati alcuni colpi, ma direi che sono stati relativamente marginali se si considera la natura complessiva della campagna militare finora. Quindi, tornando alla sua domanda, c’è stato un grande impatto sul programma. Non si può negare che questo abbia davvero rallentato considerevolmente il programma, anche se, sapete, sono molto scettico riguardo a queste metriche, giorni, minuti, mesi, perché tutto è relativo. Ma la mia impressione è che una volta terminato lo sforzo militare, erediteremo comunque una serie di problemi importanti che sono stati al centro di tutto questo. Uno, in particolare, è la scorta di uranio arricchito al 60%, che è molto vicina al grado necessario per costruire una bomba, che rimarrà sostanzialmente invariata.
MARGARET BRENNAN: –Sotto le macerie.
DIRETTORE GENERALE GROSSI: –Sotto le macerie, e in alcuni casi senza macerie. E alcune… da qualche parte sotto. E inoltre, cosa importante, alcune strutture, infrastrutture, attrezzature, che molto probabilmente sono sopravvissute ad alcuni degli attacchi, anche se potrebbero essere danneggiate, gravemente danneggiate, ma questo è qualcosa che potremo accertare solo quando i nostri ispettori torneranno. Quindi–
MARGARET BRENNAN: Parliamone. Da quello che ho capito, l’Iran aveva un programma di armi nucleari che, secondo l’intelligence statunitense, è stato interrotto nel 2003. Ma, come sapete, c’è un dibattito in corso sul fatto che il programma nucleare iraniano avesse effettivamente ambizioni di sviluppo di armi nucleari. Non siete mai stati in grado di dare una risposta definitiva, né affermativa né negativa.
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Beh, perché non siamo analisti o persone che esprimono opinioni. Siamo l’AIEA. Quindi, ogni volta che diciamo qualcosa, deve essere basato su ispezioni reali. Ma siamo stati il più precisi possibile nel descrivere ciò che stavamo osservando. E una conclusione importante è stata, e credo di averlo ripetuto, alla luce delle narrazioni contrastanti che circolano, soprattutto qui negli Stati Uniti, dove si dice che ce l’hanno, che non ce l’hanno, e in particolare, le persone tendono a preferire una parte di una frase che pronuncio all’altra, o a dimenticarle entrambe. E il punto è, e continua a essere, sì, come dici tu, sì, non abbiamo visto un programma sistematico come il piano Ahmad, con uffici, persone che riferiscono ad altre persone e una serie di luoghi in cui si svolgono le attività. Ma c’erano molte, moltissime cose preoccupanti, molte domande senza risposta, e soprattutto dal 2019, 2020, quando sono diventato – più o meno, quando sono diventato direttore generale, dove sì, nel 2015 nel 2016 quando il JCPOA, l’accordo precedente, ricordate–
MARGARET BRENNAN: L’accordo sul nucleare dell’era Obama–
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Esattamente. Quando si è iniziato ad applicare, l’Iran si stava conformando a una serie di cose, ma abbiamo iniziato a vedere cose nuove. Abbiamo iniziato a vedere e a ricevere nuovi elementi che hanno destato preoccupazione, e ne abbiamo parlato con l’Iran. Mi avete visto molte volte andare a Teheran, firmare dichiarazioni e vedere impegni da parte loro. E poi è arrivato un punto, un punto molto importante, in cui ho detto, sapete, alla luce di ciò, devo dire che non sono più in grado, non sono più in grado di dire che tutto è in ordine–
MARGARET BRENNAN: Perché stavate trovando uranio in luoghi dove non avrebbe dovuto esserci, perché non vi permettevano un accesso illimitato. Non potevate dire con certezza, in un senso o nell’altro.
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Esattamente.
MARGARET BRENNAN: Torniamo su questo punto. Io, secondo quello che sapevate e che siete stati in grado di dichiarare in questi rapporti dell’AIEA, l’Iran aveva uranio arricchito fino al 60%, che, a quanto ho capito, è adatto per le armi nucleari con un grado di arricchimento del 90%.
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Sì.
MARGARET BRENNAN: E se quel materiale rimanesse in Iran anche dopo la fine dei combattimenti, il Paese conserverebbe comunque le capacità nucleari, se disponesse del materiale arricchito e delle centrifughe?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Beh, ricorderete, e per questo vorrei citare, o almeno fare riferimento in parte a cose che sono state dette in Iran da iraniani. Ricorderete funzionari molto importanti che dicevano: “Abbiamo tutti gli elementi del puzzle”. Lo ricorderete. Quindi, naturalmente, e non detto da un giornalista o da un giornale, da persone importanti che avevano lavorato al programma. Quindi, quando veniva detto questo, noi dicevamo loro: “Questo non è utile, o almeno dovreste spiegare cosa significa”. È un programma vasto, d’accordo, e quindi, nonostante la distruzione fisica che è stata operata, attuata su queste strutture, c’è molto in corso. E non dimentichiamo una cosa, Margaret. Quando parliamo di centrifughe, quando parliamo di questo tipo di strutture, questa è un’attività che può essere relativamente, non direi facile, ma è molto possibile ricostruire questo sforzo in metallurgia, è una lavatrice sofisticata. Se posso dirlo così, ci sono i timoni. Ci sono timoni, mantici, ma si tratta di metallo, della capacità di curvare il metallo in un certo modo, della capacità di saldarlo in un certo modo, della capacità di farlo ruotare ad alta velocità, delle membrane. Non è niente… voglio dire, e non puoi disimparare quello che hai imparato.
MARGARET BRENNAN: Esatto, non si può distruggere la conoscenza con le bombe. Quindi quella capacità esisterà anche dopo il combattimento.
DIRETTORE GENERALE GROSSI: –Esattamente, ed era molto sofisticato. Non dimentichiamo, ancora una volta, il JCPOA. Il JCPOA si basava su un tipo di centrifuga molto primitivo. Ora l’Iran ha la macchina più sofisticata, veloce ed efficiente che esista, e sanno come costruirle, lo sanno. E in più, potrebbero esserci dei posti là fuori che non sono siti nucleari. Quindi, voglio dire, potrebbero esserci officine, decine di officine che esistono. E loro… questa capacità esiste. Ecco perché, quello che dico è che dobbiamo ancora trovare un quadro, un quadro concordato, che ci fornisca la necessaria visibilità e la chiara idea di dove si trovano e dove vogliono arrivare.
MARGARET BRENNAN: Perché questa guerra non distruggerà le ambizioni nucleari dell’Iran–
DIRETTORE GENERALE GROSSI: –qualsiasi guerra–
MARGARET BRENNAN: –e capacità.
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Direi che qualsiasi guerra–
MARGARET BRENNAN: –Qualsiasi guerra.
DIRETTORE GENERALE GROSSI: –a meno che non si tratti di una guerra nucleare e si punti a una distruzione inimmaginabile, cosa che speriamo, ovviamente, non accada mai.
MARGARET BRENNAN: Bene, mi parli delle opzioni che sappiamo essere attualmente in discussione negli Stati Uniti. Il presidente Trump e Israele hanno parlato della possibilità di inviare forze speciali per mettere in sicurezza parte di questo materiale arricchito. Lei è stata a Isfahan, ha visto alcuni degli impianti sotterranei. Quanto sarebbe difficile spostare questi cilindri pieni di sostanze chimiche?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Ascolti, certo, non sono un esperto militare e non so che tipo di capacità potrebbero esserci là fuori, e non ho dubbi che, considerando l’efficienza delle operazioni militari che gli Stati Uniti hanno condotto quest’anno, in particolare dall’inizio dell’anno, forse ci sono modi in cui possono farlo, e non entrerò in quella valutazione. Ma devo dire che stiamo parlando di bombole contenenti gas di esafluoruro di uranio altamente contaminato al 60%, quindi è molto difficile da maneggiare. Tanto che, ad esempio, in termini di questa negoziazione, potremmo forse discuterne un po’, ma non ha portato a nulla. Una delle cose di cui stavamo discutendo era la diluizione a bassa concentrazione a causa della sua difficoltà in termini di gestione nello scenario, ad esempio, di una nave fuori dal materiale, esfiltrando il materiale. Quindi è molto difficile. Poi, ovviamente, immagino che ci saranno diversi diversivi, diversi cilindri e materiali diversivi, il che renderebbe l’operazione molto difficile. Non dico che sia impossibile. So che qui ci sono incredibili capacità militari per farlo, ma sarebbe sicuramente un’operazione molto impegnativa.
MARGARET BRENNAN: Per un’operazione speciale, per un’operazione militare da condurre. Dopo la fine dei combattimenti, il ministro degli Esteri iraniano, intervenuto in questo programma la settimana scorsa, ci ha detto che il loro materiale nucleare si trova sotto le macerie e che sarebbero disposti a trattare con la vostra agenzia. Proprio come stavano negoziando prima che gli Stati Uniti iniziassero i bombardamenti. Avete parlato con la Casa Bianca di questa possibilità che i vostri ispettori possano entrare, raccogliere quel materiale e portarlo via?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Stiamo valutando queste opzioni, naturalmente. Il nostro rapporto con l’Iran si basa su un obbligo sancito da un trattato, perché anche nel contesto di questa guerra e della situazione in cui ci troviamo, l’Iran è firmatario del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, quindi ha l’obbligo contrattuale di consentire l’ingresso ai nostri ispettori. Naturalmente, è una questione di buon senso. Non può succedere nulla mentre cadono le bombe. Ma sì, ho avuto importanti conversazioni qui alla Casa Bianca, e anche con l’Iran. Ci sono alcuni contatti e speriamo di poter ristabilire quel canale di comunicazione.
MARGARET BRENNAN: Pensi che si possano riattivare alcune parti di quell’accordo che erano in fase di definizione prima dell’inizio dei bombardamenti, in cui l’Iran avrebbe diluito le sostanze? Voglio dire, il Ministro degli Esteri dell’Oman in questo programma ha detto che l’Iran aveva accettato di non accumulare scorte, che aveva accettato di inviare quel materiale e di diluirlo, di diluirlo.
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Sì.
MARGARET BRENNAN: C’era davvero la possibilità di un accordo? Perché solo poche ore prima dell’inizio dei bombardamenti ci aveva detto che la pace era possibile.
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Finché ci saranno delle trattative, ci sarà sempre la possibilità di un accordo. Non possiamo negarlo.
MARGARET BRENNAN: Ma lei credeva davvero che l’Iran stesse offrendo un’opzione?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: C’è stata una discussione, ma non si è raggiunto un accordo.
MARGARET BRENNAN: Quel venerdì non c’era ancora un accordo sull’inizio dei bombardamenti. Il ministro degli Esteri omanita disse di aver bisogno di altri 90 giorni. Sarebbe stato possibile raggiungere un vero accordo?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Beh, forse, penso… lodo i suoi sforzi. Lo rispetto enormemente. Penso che si sia impegnato davvero molto, molto, e abbiamo avuto lunghe discussioni. Mi ha invitato, naturalmente, insieme ai due belligeranti di oggi. Quindi abbiamo avuto discussioni molto franche e molto approfondite. Non si può negare la nobiltà dello sforzo di chi cerca di prevenire una guerra, e lo applaudo come diplomatico e come cittadino. Ma a quel punto non c’era accordo. Tanto che… ricordate, ricordate che avevamo concordato di tenere una riunione tecnica il lunedì dopo il fine settimana in cui è iniziata l’operazione. Questo dovrebbe farvi capire che c’erano disaccordi molto significativi, se non proprio un allineamento su cosa… cosa significassero realmente molte delle cose discusse. Ed è per questo che mi sono offerto e ho detto: beh, facciamo… per quanto riguarda la parte tecnica, mandatemi i vostri uomini a Vienna. Esamineremo la questione e vedremo cosa questo o quello possa significare.
MARGARET BRENNAN: Volevate continuare a parlare per evitare un intervento militare?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Beh, ho ritenuto che fosse mio dovere. Sono stato invitato a fornire il mio supporto tecnico.
MARGARET BRENNAN: Bene, parliamone. Perché, come sapete, l’Iran nega di avere un programma di armi nucleari, ma ha un programma nucleare, che include un reattore di ricerca a Teheran per isotopi medici. Il presidente Trump ha detto ai giornalisti che si trattava di “un pretesto completo e falso per nascondere il fatto che stavano accumulando materiale lì”. Si riferiva al combustibile nucleare. L’AIEA monitora quel sito. È questo che stava facendo l’Iran, accumulando segretamente materiale?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Cerchiamo di chiarire, di fare un po’ di chiarezza, perché vedo molta confusione nel descrivere cos’è il reattore di ricerca di Teheran e cosa sta succedendo lì. Il punto rilevante per questa negoziazione e per quello che sarebbe potuto accadere è che questo reattore di ricerca, e in generale i reattori di ricerca, richiedono per il loro combustibile un livello di arricchimento del 20%.
MARGARET BRENNAN: Il che era consentito dagli accordi esistenti.
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Sì, ma… sì, in generale è consentito. Il punto è che eravamo nel bel mezzo di una trattativa che partiva dal presupposto che non ci sarebbe stato alcun arricchimento.
MARGARET BRENNAN: Arricchimento zero?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Zero o qualcosa di molto, molto limitato. Quindi, quando si parla del 20%, si supera tale quantità. Lasciamo perdere se ci fosse o meno una riserva. Il concetto, ed è questo che vorrei che il vostro pubblico capisse, è che se si opta per un accordo che presuppone di poter avere il 20%, questo è tre o quattro volte di più di quanto consentiva il JCPOA. Ricordate, il livello di arricchimento concordato nel JCPOA era 3,6. In generale, l’arricchimento–
MARGARET BRENNAN: Ma c’erano delle eccezioni per questi problemi medici… dovrei solo chiarire. Ho detto il presidente Trump. Intendevo che i funzionari del presidente Trump, i suoi rappresentanti, lo hanno detto. Ma per quanto riguarda lei, lei aveva delle domande su questo reattore di ricerca di Teheran. Lo sollevo perché questi funzionari di Trump continuano a indicare l’AIEA come fonte di informazioni che li hanno portati a dire: “Aspetta un attimo, l’Iran non sta dicendo la verità”. È questo che stava dicendo agli Stati Uniti?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Non si tratta di onestà o disonestà. Ciò di cui discutiamo sono le capacità tecniche e ciò che tali capacità consentono di fare o meno. Le intenzioni vengono legittimamente discusse a livello nazionale e non entrerò in quella discussione perché ogni Paese, gli Stati Uniti e il Presidente degli Stati Uniti hanno tutto il diritto di credere di voler fare qualcosa o di avere un’intenzione. Il mio lavoro è diverso: spiegare, sulla base delle tecnologie disponibili, cosa può accadere e quale impatto ha sulla negoziazione che si sta cercando di ottenere. E il 20% è un arricchimento considerevole.
MARGARET BRENNAN: Quindi, era corretto affermare, da parte di quei funzionari dell’amministrazione Trump, che l’agenzia, la vostra agenzia, ha fornito agli Stati Uniti informazioni secondo cui l’Iran non ha mai utilizzato quel materiale per produrre nemmeno un singolo farmaco, e che tutto ciò che veniva fatto lì era una copertura per quello che poteva essere un programma nucleare?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Bene, qui state usando parole che si riferiscono alle intenzioni. E io non entro nel merito della copertura o cose del genere. Quello che posso dire è che questo è un reattore che potenzialmente potrebbe essere utilizzato per la produzione di radioisotopi. L’uso era molto, molto limitato. Stavamo ispezionando questo impianto. Lo stiamo ispezionando, in realtà. Quindi l’uso era limitato. Naturalmente, l’Iran ha tutto il diritto di dire: no, avremo un grande programma per i radioisotopi, sapete, questo è ciò che viene utilizzato per rilevare e talvolta curare il cancro. Quindi è un [incomprensibile].
MARGARET BRENNAN: Ma l’AIEA è l’ONU, dovrebbe limitarsi a giudicare le cose come stanno, come diciamo qui, a giudicare da come le vedono?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Sì.
MARGARET BRENNAN: Secondo la tua opinione, l’Iran potrebbe aver barato?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Credo, ancora una volta, che per giungere a un giudizio, dobbiamo avere delle certezze. Quello che noi – e torno a ciò di cui discutevamo all’inizio della conversazione, Margaret – erano molte domande senza risposta, molti fatti preoccupanti. E quello che chiedevamo all’Iran era: dateci la chiarezza di cui abbiamo bisogno. Se dite di avere una fatwa che proibisce al Paese di sviluppare armi nucleari, beh, lasciatecelo verificare. Se non avete nulla da nascondere, e questo è, tra l’altro, ciò che diciamo a tutti nell’AIEA, diciamo, non avete nulla da nascondere? Mostratecelo.
MARGARET BRENNAN: Esatto, e voi volete, volete quell’accesso ora. Il direttore dell’intelligence nazionale statunitense ha dichiarato ieri al Congresso che il programma di arricchimento dell’uranio iraniano è stato annientato e che gli Stati Uniti non hanno riscontrato alcun tentativo di ricostruire la loro capacità di arricchimento. Siete d’accordo con questa valutazione? Avete qualche indicazione che il nuovo leader supremo desideri un programma di armamenti?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Beh, non sono in disaccordo. Non vediamo attività di rilievo, il che è logico, perché c’è una campagna militare in corso, o qualcosa del genere, non si può certo iniziare a portare gru e operai…
MARGARET BRENNAN: –ma, secondo il Segretario di Stato, non lo facevano nemmeno nel periodo precedente alla guerra.
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Forse. A proposito, abbiamo immagini satellitari, d’accordo? Quindi almeno l’AIEA, e forse anche altri, hanno altri mezzi tecnici o personali per verificare cosa sta succedendo. Per quanto ci riguarda, non abbiamo visto attività. Ma come dicevo, molto è ancora sopravvissuto. Hanno le capacità, hanno le conoscenze, hanno la capacità industriale per farlo. Ecco perché dobbiamo tornare al tavolo delle trattative. Sarà necessario.
MARGARET BRENNAN: E gli Stati Uniti hanno bombardato due volte in nove mesi nel corso della diplomazia. Chi ha la credibilità per guidare i negoziati ora? Pensi che debba essere un dialogo a livello regionale?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Non credo che un dialogo regionale sarebbe… tutto può succedere, e l’AIEA aiuterà. Ma qui si tratta di un programma nazionale su una questione di sicurezza nazionale estremamente delicata, come un programma nucleare. Quindi, non vedo come una conferenza o un dialogo regionale potrebbero essere più efficaci di quanto necessario. Abbiamo bisogno degli Stati Uniti, ovviamente, e dell’Iran al tavolo. L’AIEA può aiutare, forse, non lo so. Il progetto omanita potrebbe essere rilanciato, non lo so, non è una mia questione, è una questione politica. Ma non credo che nessuno sarebbe in disaccordo, nemmeno qui a Washington, sul fatto che, per una soluzione duratura e a lungo termine, dovremo ritrovarci a sederci di nuovo attorno a un tavolo.
MARGARET BRENNAN: E l’Iran vi ha contattato? Il loro ministro degli esteri ha detto di essere interessato a un negoziato?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Non lo direi, sarebbe ingiusto nei suoi confronti. Ma ci sono dei contatti.
MARGARET BRENNAN: Vorrei chiederle un’altra cosa. Ha detto che circa metà del materiale nucleare si trovava nei dintorni di Isfahan.
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Beh, è un po’ di più. C’è… ma la maggior parte del materiale è lì. E questo non è un segreto, perché ho visto molto clamore al riguardo. Ne abbiamo parlato nei nostri rapporti. La stragrande maggioranza è lì. Ce n’è anche un po’ a Natanz e in altre zone.
MARGARET BRENNAN: L’attenzione si sta concentrando su queste altre strutture non dichiarate menzionate dal presidente Trump. C’è, ad esempio, una struttura chiamata Pickaxe Mountain. Lei è preoccupata per queste altre?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Beh, avremmo dovuto… avremmo dovuto visitarli. Non erano operativi. Ecco perché non l’abbiamo fatto. Ricorderete forse che alla vigilia della campagna del giugno 2025, l’Iran annunciò di avere un nuovo impianto di arricchimento a Isfahan.
MARGARET BRENNAN: Sì.
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Lo stesso giorno ho emesso una richiesta di ispezione urgente, che è stata accolta, e gli ispettori erano lì, ma la mattina in cui… o, sapete, la tarda notte in cui sono avvenuti gli attacchi. Quindi non abbiamo mai potuto vedere il posto. Dovremo andarci prima o poi.
MARGARET BRENNAN: Ma un’ultima considerazione. Pensi che il Presidente Trump appoggi quello che ho capito da te, ovvero che una campagna militare non può distruggere il programma nucleare iraniano e che l’unico modo per capire cosa stiano realmente facendo è essere sul posto per ispezionarlo, cosa che nemmeno le forze armate statunitensi possono fare completamente?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Beh, penso… non so se lui… se lo approverebbe o meno, ma ha anche detto che, naturalmente, la diplomazia è l’opzione preferibile. Penso che sia incoraggiante, e abbiamo avuto una conversazione molto costruttiva in passato, e lo stiamo avendo anche ora. Quindi…
MARGARET BRENNAN: Gli hai parlato?
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Non al presidente, no. Non ho avuto l’onore. Ma ho parlato con persone con cui ho già parlato in passato. E continuiamo, continuiamo questo, questo impegno. Credo che l’essenza di tutto ciò sia che, anche nei momenti più bui, non dobbiamo mai perdere la speranza.
MARGARET BRENNAN: Direttore Grossi, grazie per il suo tempo.
DIRETTORE GENERALE GROSSI: Grazie mille.
MARGARET BRENNAN: Torniamo subito.









