Dopo il 2023 l’azienda estrattiva francese Orano è fuori dal Niger: accordi revocati, Somaïr nazionalizzata (giugno 2025), permesso In Azaoua passato questa settimana a una società statale nigerina (TSUMCO). Circa 1.000 t di concentrato restano bloccate in contenzioso. E’ esproprio anticolonialista, sebbene con arbitrato.
Il 21–24 agosto Niamey ha riassegnato i titoli della miniera di Azaoua mentre rinegoziava Madaouela con un gruppo australiano. Messaggio: l’uranio c’è, i francesi no.
Il tentato (e fallito) golpe francese in Niger
Dunque il tentativo di l’altro ieri notte a Niamey. Maldestro: soldati da Ouallam, Téra, Dosso contro palazzo, TV e Base 101/aeroporto; TV staccata un’ora; la giunta (Mody) già a mezzogiorno parla di «contenimento». Non è un golpe riuscito. È una crepa nella giunta Tiani, tre anni dopo Bazoum, con jihadisti che quest’anno hanno già colpito due volte lo stesso aeroporto.
Il nesso con Parigi è reale.
Il golpe di ieri entra così nell’equazione. Non serve che Parigi l’abbia montato (la giunta accusa Macron da mesi, anche sugli attacchi jihadisti all’aeroporto: è il copione). Basta che Niamey sia instabile. Una giunta che perde il palazzo per una notte, o che si spacca, riapre il dossier miniere. Chiunque salga può rivendere i titoli — alla Russia, alla Cina, a un occidentale non francese, o di nuovo a Orano a prezzo politico.
Per questo un tentativo goffo a Niamey, lo stesso fine settimana in cui Ratcliffe è a Mosca e Bessent chiude l’Iran, non è folklore africano: è un pezzo dello stesso ritiro della leva francese. Uranio e «volenterosi» europei stanno sullo stesso asse: risorse che Parigi/Londra non controllano più e guerre che non riescono più a scatenare.
Notate che la giunta nigerina accusa Parigi da anni (attacchi all’aeroporto gennaio e giugno 2026, presunto documento “Operation Phoenix”, “terzo attacco in preparazione”).
Le conseguenze dell’assenza di uranio a basso prezzo per Parigi
Le implicazioni tecniche dell’assenza di uranio a basso prezzo per Parigi sono enormi. A parte aver difficolta per mantenere funzionanti le bombe atomiche, c’e’ il problema EDF, con i suoi 57 reattori e l’energia elettrica forse non più a basso costo.
EDF non si spegne domani senza il Niger. Ma il parco francese compra ~7.000 t/anno, fonti diversificate (la Francia compra uranio anche da Canada, Kazakistan, Australia, e — dato imbarazzante per Bruxelles — anche Russia/Uzbekistan in sostituzione del nigerino). Stock pluriennali. AFP ha già smontato la versione «reattori fermi per mancanza di yellowcake da Arlit». Orano nel 2025 ha prodotto quanto nel 2024 senza export nigerino.
Quindi: non blackout, perdita di un fornitore a basso costo e sotto controllo politico. Basso costo si intende circa 1/20-1/20 del prezzo di mercato o giu’ di li.
Ipotizzando un costo elettricità del parco EDF con uranio a basso nigerino a basso prezzo di 40 euro.MWh, possiamo ipotizzare un sostanziale aumento dei costi di produzione di EDF, forse fino a sfiorare UN RADDOPPIO DEL COSTO DI PRODUZIONE (unitamente alla lievitazione dei costi generali degli ultimi anni, costo del debito incluso, …).
Ovvero fine del vantaggio nucleare francese, un crack competitivo del paese all’orizzonte. Un altro disastro addivenire.
Infatti il nucleare francese non è solo combustibile: è EDF come debito, come prezzo dell’elettricità, come ultimo residuo di «potenza».
Uranio nigerino = rendita coloniale residua (prezzo, logistica Benin, leva su Niamey).
Tolta quella, restano: import più cari e meno governabili, Orano in tribunale, EDF già un buco di Stato. Senza il Sahel Parigi non «si ferma»; diventa un’utility sovraindebitata che deve comprare commodity sul mercato come gli altri. Per un sistema che ha costruito l’identità energetica sull’Africa francofona, è affanno strutturale, non un titolo di giornale.
Capite?
Il coinvolgimento USA e (indirettamente) dell’Italia nelle decolonizzazione del Niger
Pochi anni fa gli USA hanno ceduto la loro base militare ai russi. O meglio:
• Gli USA hanno lasciato Air Base 101 (Niamey, luglio 2024) e Air Base 201 (Agadez, 5 agosto 2024, base da 110 milioni di dollari). Le basi sono tornate sotto controllo nigerino, non sono state firmate a Mosca.
• I russi (Africa Corps / istruttori) sono arrivati da aprile 2024, anche a Base 101 mentre gli americani c’erano ancora (compound separato). Dopo il ritiro USA riempiono il vuoto di sicurezza insieme alla giunta. Notasi: “Cedere la base ai russi” è una sintesi politica, non la formula giuridica del passaggio.
Tre C-130H dell’aeronautica nigerina sono ex USAF donati dagli Stati Uniti (programma avviato nel 2015, consegne 2021–gennaio 2023, quindi in parte ancora sotto Bazoum). Notate che, sebbene in teoria approntati da Sabena, tali mezzi vengono di norma revisionati in Europa da Leonardo, che ha partnership storiche con gli USA (…).
L’Italia ha donato elicotteri AB-412 (quattro, ex Guardia di Finanza). Resta inoltre la missione MISIN (addestramento; contingente ridotto ma ancora presente) dell’Aeronautica Militare Italiana, la’.
USA e Russia assieme per decolonizzare il Niger
Il fatto clamoroso e geopolitico accaduto in Niger, verificato, sta pero’ nelle pieghe degli eventi.
Nella primavera 2024, a Air Base 101 (aeroporto di Niamey), c’erano contemporaneamente:
• contingente USA ancora in ritiro
• istruttori / Africa Corps russi, arrivati ad aprile
Lloyd Austin lo confermò: i russi erano nello stesso complesso nigerino, compound separato, senza accesso a uomini e mezzi americani. Poi gli USA hanno chiuso AB 101 (luglio 2024) e AB 201 Agadez (5 agosto 2024). Le basi sono tornate al Niger; i russi sono restati nel paese come partner della giunta.
Non è “Washington ha firmato la base a Mosca”. È molto peggio, in termini di segnalazione strategica: due potenze avverse hanno convissuto per settimane sulla stessa base africana, mentre Parigi era già fuori.
Forse dunque si intuiscono i veri motivi della missione diplomatica di Ratcliffe a Mosca degli scorsi giorni, molto probabilmente per evitare un disperato false flag franco-inglese a danno di Mosca, false flag da attuare in Europa sembrerebbe (..). False flag diremmo addirittura necessario per difendere – sigh – i privilegi delle elite ex-coloniali europee in crollo verticale sotto i micidiali colpi dell’amministrazione Trump (Trump di fatto sta completando il progetto di decolonizzazione europea iniziato da Roosevelt).
In calce, l’Italia vs. Francia
L’Italia ha tenuto una linea più pragmatica della Francia verso la giunta (migrazioni, antiterrorismo, presenza residua). Parigi è la potenza coloniale espulsa; Roma non è in conflitto aperto con Niamey. Ma Parigi dovrebbe smetterla di infiltrare i black blocs in Valsusa o far trovare nel porto di Bari missili terra terra da guerra in mano a “strani” soggetti francesi (tali fatti di cronaca li avete letti sui principali giornali italiani negli scorsi giorni/settimane).
Cosi forse si spiega il contemporaneo blocco di Schengen dell’Italia con la Spagna e, contemporaneamente, stesso giorno, anche di fatto con la Francia (…). Ricordando che a fine luglio Roma ha rimesso i controlli in Valsusa dopo i disastri dei black bloc (molti francesi) e, nelle stesse ore, ha sospeso Schengen verso la Spagna per Ceuta.
MD
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