Le mistificazioni interessate sulla salita del PIL italiano al 5% sbandierate dai media. In attesa della tara inflattiva, accuratamente evitata dai supporter di Draghi (inflazione che purtroppo esiste…) Un breve sunto

Come abbiamo evidenziato negli ultimi mesi l’inflazione si fa sentire, in EU ed in Italia. Forte. E’ inflazione esogena, da energia e materie prime, oltre che da carenza di semilavorati provenienti dall’Oriente, bloccati dal tappo di bottiglia dei containers (bloccati in USA) e dei noli alle stelle.

Tale inflazione aumenta i costi, prima alla produzione e poi quelli al consumo, ossia finalmente fa decollare l’inflazione ISTAT. Stante che la crescita del PIL viene calcolata come – facendola semplice – crescita nominale del PIL meno inflazione, visto che ad oggi viene usata l’inflazione stimata dall’OCSE attorno all’1% o qualche surrogato, quando i prossimi numeri di inflazione aggiornati verranno vaticinati dall’ISTAT la crescita dovrà scontare tale aumento inflattivo. in riduzione della crescita del PIL. E lì saranno dolori, rischiando di andare in recessione nel primo trimestre 2022. Altro che crescita!

Ma l’aspetto intrigante è l’attenzione dei media ad evitare di spiegarvi tale aspetto.


“Il PIL del 2021 potrebbe crescere «più del 5,8%» indicato dagli ultimi calcoli dell’Ufficio parlamentare di bilancio in attesa dei nuovi dati Istat. …”

Il sole 24 ore (LINK)


Prima di tutto, l’inflazione non è qui certo per colpa nostra ma perchè tutto è aumentato come costo, da un anno, ossia dalla elezione contestata di Biden (che sta diventando uno zimbello, più o meno come Carter nella crisi degli ostaggi, ndr). Anche i prezzi del ristorante salgono, dove i ristoratori stanno cercando di recuperare i costi dei lockdown. E nel carrello della spesa, oltre che nelle bollette, che botte!

Fate mente locale, paragonate, spesa, ristorante, caffè al bar, combustibili e bollette in arrivo dal IV trimestre e saprete in cuor vostro se i vostri costi famigliari ed aziendali sono saliti o meno, non siamo noi a dovervi convincere.

Aggiungete la salita dell’energia, bloccata in parte dall’ultimo aggiornamento dell’ARERA, ovvero in attesa di una salta delle tariffe del power e del gas a doppia cifra, direi rischiando anche un 15-20% di crescita, e capite che la faccenda si fa seria.

Si, perchè le bollette sono aggiornate trimestralmente. E pesano. Come i combustibili auto. Sebbene si possa ritardare per 6 mesi la revisione al rialzo (bollette), per motivi diciamo anche politici.

In tale contesto, se come ci aspettiamo, le prossime rilevazione ISTAT dell’inflazione saranno attorno al 4%, finalmente le stime di crescita andranno ridotte di circa il 3%. Ossia il 5% sbandierato scenderà al 2% o giù di lì dal prossimo trimestre o da quello dopo; e poi riviste per ogni trimestre.

Parimenti la crescita al 5% dovete sapere che è di fatto gonfiata in quanto sconta un valore di PIL trimestre su trimestre, ossia II trimestre 2020 vs II trimestre 2021; ovvero con riferimento iniziale quando era tutto chiuso causa lockdown (+17,3%). Ci voleva poco per crescere, nel II trimestre 2020 era tutto fermo.

Nel III trimestre la salita 2021 è invece circa (solo) del +2.7%, ben lontana dal 5% o dal 17,3% sbandierato in questi giorni.

Appunto, se l’inflazione andrà verso il 4%+ tra il IV trimestre 2021 ed il I trimestre 2022, l’Italia rischia di andare in recessione, o meglio avere in PIL negativo per un trimestre entro 6 mesi.


Perchè vi diciamo questo?

Semplicemente perchè l’unico modo per far deflagrare l’EU e soprattutto l’euro, oggi, è vedere una sostenuta e perdurante salita inflattiva. Notasi che non ci vuole una salita eccessiva dei prezzi, come vedrete oltre…

I tedeschi su Die Welt la scorsa settimana hanno già chiarito il loro terrore in riguardo: “abbiamo l’inflazione più alta dell’Italia“, hanno urlato! Ma forse solo perchè i prezzi dell’energia in Germania entrano in circolo più velocemente di quelli italiani.

E poi la solita litania: “la BCE deve smettere di finanziare i paesi eurodeboli” più o meno ha detto il commissario olandese alla BCE, facendo eco a Die Welt.

Insomma, i tedeschi odiano l’inflazione e non sono disponibili a concedere nulla, nè all’euro nè all’EU, una costante da quasi 100 anni.

In fondo a Berlino vorrebbero fare lo stesso che ha fatto la Svizzera negli scorsi mesi, scongiurando la salita dei prezzi – che può erodere i patrimoni, impensabile nel luogo di conservazione, tutela e custodia dei maggiori capitali della terra – con l’aumento del franco svizzero su euro da 1,12 a 1.08.

Secondo noi siamo alla vigilia della deflagrazione di questa EU, che non può permettersi nè un euro più caro per combattere l’inflazione lato paesi eurodeboli, Francia inclusa; nè può far salire i tassi per far salire la valuta per fare challenge inflattivo, in quanto ucciderebbe – encore – i paesi eurodeboli, Francia inclusa.

Il problema in tutto questo è che i soldi del Recovery Fund – che stanno alla base delle speranze governative di crescita –  arrivano dall’EU. Dunque se l’EU e/o l’euro si rompe, addio RF!

Inoltre, ricordate che siete prossimi all’avvio dei licenziamenti bloccati per oltre un anno in Italia, a settembre (ossia, ora!), alla cd. ripartenza. Licenziamenti che saranno immani se l’economia si dovesse fermare, ad es. causa aspettative negative.

Parimenti, come state ascoltando in queste ore, il problema delle prossime settimane e mesi sui media sarà la stagnazione dei salari, ovvero meno consumi a causa di una contrazione dei soldi in tasca ai dipendenti causa taglio dei costi, chiusura aziende decotte post lockdown incertezze future sull’economia ecc. Aggiungeteci l’inflazione e il problema salari, ovvero i soldi intasca alle famiglie, che a breve diventerà deflagrante.

Tradotto: la debolezza economica dei prossimi trimestri determinata da una debolezza economica generalizzata – anche e soprattutto dei consumi – nel primo mondo in aggiunta alla Cina, che dopo decenni sembra annaspare, rischia di coincidere con l’inflazione in ascesa in Occidente. Ed in parallelo ad una Germania che vuole rafforzare l’euro per limitare i danni patrimoniali di una salita dei prezzi, salita che rischia di andare fuori controllo. Ovvero far salire i tassi di interesse in EU.

Capite che non esiste soluzione per chi è eurodebole: se l’inflazione permane, l’EU va in mille pezzi. Ecco perchè noi tifiamo per l’inflazione.


RATIO, repetita iuvant: i paesi con valuta sovrana andranno post COVID verso la stagflazione; quelli senza valuta sovrana – in primis l’Italia, eurodebole per eccellenza nell’euro – avranno la depressione inflattiva, ndr


Ah, dimenticavo, qualche stolto/interessato potrebbe dirvi: “si, ma c’è deflazione“. O, “ma l’inflazione è bassa…“.

In effetti questi ragionamenti restano stolti o anche “da bar” in quanto non è importante quanto noi o voi riteniamo siano alti i tassi di inflazione; infatti restando nell’euro tutto dipende da come li considerano oltregottardo!

Sulla deflazione che sarebbe presente invece non commento: stante il fatto che deflazione significa “una diminuzione del livello generale dei prezzi[1], che genera un incremento del potere d’acquisto della moneta“, andate a far la spesa, fate il bilancio mensile dei costi famigliari/aziendali e saprete darvi da soli la risposta.

Un ultimo appunto: il tarocco inflattivo in arrivo…

Nel caso che il governo italiano volesse nascondere l’inflazione taroccando i numeri – scuola Argentina, “inflacion dibujada” avallata anche dall’ FMI, per poi essere additata pubblicamente di causa del collasso del Paese a fatti ormai avvenuti, evidentemente l’FMI era connivente nel voler affossare Buenos Aires, ndr -, per celare il proprio fallimento politico, ossia il fallimento di Draghi (che non è Mandrake, ndr) la semplice considerazione da fare è che, appunto, ad agire in tal guisa si finirebbe come l’Argentina. Con una classe media che si impoverisce senza spiegare pubblicamente il motivo. Che poi è, encore, non avere i soldi necessari per pagare il costo della vita a fine mese, costringendola a vendere i propri assets per poco o nulla (…).

E se per caso si volesse lato governo draghiano che le imprese nazionali (soprattutto pubbliche) assorbissero gli extra costi inflattivi, è lo stesso: poi tali aziende si rifarebbero sui dipendenti abbassando i costi del lavoro per recuperare gli extra costi non incassati causa imposizione governativa, se l’inflazione permane.

Immaginate: un’azienda, che so, chimica, che pagava il gas mediamente nel 2020, 10 eur/MWh, oggi lo paga tra 40 e 50. Che farà tale azienda? Aumenterà i prezzi di vendita? Non salderà le fatture? Licenzierà i dipendenti? (E se aumenterà i listini, come fa a non esserci inflazione?)

O chiuderà?

Come capite non ci sono soluzioni.

In tal contesto la sordina messa alla realtà inflattiva dal governo farà solo in modo che il risveglio sia più brusco.

Mettetevi il cuore in pace, non ci sono soluzioni: se i costi di materie prime, energia, noli e mercanzie provenienti dall’oriente continueranno a salire per i prossimi 6 mesi – non se ne vede la fine, della salita – l’euro si rompe (non vi dico se causa eventi atmosferici/geopolitici ci dovesse anche essere una salita dei prezzi del cibo e/o dei fertilizzanti, prendete nota, …).

Draghi in tal caso – speriamo di no, ben inteso – verrà ricordato precisamente come diceva il saggio Cossiga, il liquidatore dell’Italia. Ma non solo economico, anche morale, sociale ed etico….

Si rischia un’implosione a tutto tondo insomma, a tutto tondo, non solo un semplice crack finanziario. Noi riteniamo sia meglio che voi lo sappiate. O preferite il panem et circensis?

MD

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Image: Thanks to Fernando Távora, https://unsplash.com/s/photos/argentina

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