Israele sta indagando sui casi di infiammazione al cuore nelle persone che hanno ricevuto il vaccino Pfizer

Redazione naturalnews.com

In questi giorni, Israele sta indagando su una serie di reazioni avverse subite da alcuni cittadini che hanno ricevuto il vaccino Pfizer/BioNTech.

Le autorità del paese mediorientale hanno detto di aver identificato, negli israeliani vaccinati, più di 60 casi di infiammazione del rivestimento del cuore e del muscolo cardiaco.

Israele ha somministrato due dosi di vaccino mRNA a gran parte della popolazione.

L’emittente Channel 12 ha riferito che il governo israeliano ha identificato 62 casi di miocardite o pericardite, sulla base di uno studio del Ministero della Salute israeliano. La condizione si sarebbe sviluppata in uno su 100.000 israeliani vaccinati.

Due persone sono morte a causa di questa reazione avversa, mentre le altre si sono riprese.

I funzionari sanitari israeliani stanno esaminando se gli incidenti siano effettivamente collegati alle due dosi di vaccino.

Lo “zar del coronavirus” del Paese, Nachman Ash, ha confermato l’indagine durante un’intervista del 25 aprile alla stazione israeliana Radio 103FM. Ha detto alla stazione radio:

“Sembra che il beneficio del vaccino sia così grande – che anche se troviamo una connessione tra alcuni dei casi e il vaccino, non sarà giustificato prendere alcun provvedimento”.

Ash ha aggiunto che le informazioni riguardanti i casi sono state inoltrate alla Pfizer. La casa farmaceutica, nel frattempo, ha confermato in una dichiarazione, che è a conoscenza dei rapporti sulla miocardite in Israele. Tuttavia, l’azienda ha insistito che “non c’è alcuna prova che la miocardite sia un rischio” legato al vaccino a due dosi.

“Non abbiamo osservato un tasso di miocardite superiore a quello che ci si aspetterebbe nella popolazione generale. Un legame causale tra infiammazioni cardiache e vaccino non è stato stabilito”, ha detto la dichiarazione di Pfizer.

Nel frattempo, il Ministero della Salute israeliano ha anche risposto alle domande riguardanti i casi di infiammazione al cuore. Ha detto che il suo studio “non dimostra con certezza” che ci sia un tasso di mortalità più elevato o una maggiore prevalenza di miocardite o pericardite con il vaccino.

Le segnalazioni di infiammazione cardiaca dopo la vaccinazione si aggiungono ai pericoli associati al vaccino Pfizer/BioNTech

Il direttore della Scuola di Salute Pubblica della Ben-Gurion University of the Negev (BGU) Nadav Davidovitch ha appoggiato la posizione di Ash riguardo al vaccino Pfizer/BioNTech. Ha detto che, anche se una correlazione tra i casi di infiammazione cardiaca e il vaccino fosse stabilita, non si dovrebbe comunque sospendere la vaccinazione.

“In un’analisi provvisoria, sembra che il rischio di ammalarsi a causa del COVID-19 sia molto più alto che per gli eventi avversi del vaccino. Il rischio di pericardite o miocardite dopo il vaccino è basso e temporaneo”, ha osservato Davidovitch.

Tuttavia, ha riconosciuto che “è una situazione che dovrebbe essere esaminata”.

Le segnalazioni di pericardite e miocardite sono stati seguiti da uno studio preoccupante che afferma che il vaccino potrebbe non essere in grado di fornire protezione contro il Coronavirus.

Un team di ricercatori israeliani ha scoperto che due cosiddette varianti avevano una maggiore possibilità di infettare le persone vaccinate rispetto a quelle che non lo erano.

I ricercatori dell’Università di Tel Aviv (TAU) e il fornitore di servizi sanitari israeliano Clalit Health Services hanno esaminato 800 risultati di test COVID-19 positivi per il loro documento. La metà dei risultati proveniva da israeliani vaccinati, mentre l’altra metà proveniva da non vaccinati. Hanno scoperto che la variante sudafricana B1351 era otto volte più diffusa nelle persone che hanno completato due dosi del vaccino Pfizer/BioNTech rispetto ai non vaccinati – il 5,4% contro lo 0,7%.

I ricercatori hanno anche scoperto che la variante britannica B117 aveva una maggiore prevalenza in coloro che hanno ricevuto solo una dose del vaccino Pfizer/BioNTech. Ma la prevalenza del ceppo britannico in coloro che hanno completato due dosi non era diversa dalla sua controparte sudafricana. Gli autori dello studio hanno osservato che il ceppo B1351 ha costituito circa l’uno per cento dei casi di COVID-19 che hanno esaminato.

Il ricercatore principale e professore della TAU Adi Stern ha detto: “Abbiamo trovato un tasso sproporzionatamente più alto della variante sudafricana [B1351] tra le persone vaccinate con una seconda dose, rispetto al gruppo non vaccinato.

Sulla base dei modelli, nella popolazione generale, ci saremmo aspettati un solo caso della variante sudafricana – ma ne abbiamo visti otto”.

Stern ha commentato che lo studio del suo team ha suggerito che il ceppo B1351 potrebbe bypassare l’immunità indotta dal vaccino “in una certa misura”.

(Nota finale: La variante sudafricana B1351 del coronavirus colpisce i pazienti vaccinati più facilmente dei non vaccinati, avvertono i ricercatori israeliani).

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Link Originale: https://www.naturalnews.com/2021-04-29-israel-probing-heart-inflammation-cases-pfizer-vaccine.html

Scelto e tradotto da l’Alessandrino