Iran: la centrale nucleare di Natanz spaventa il Medio oriente (e – aggiungiamo noi – non solo)

Redazione:

ofcs.it è un sito sempre molto attento all’argomento, vista anche la sua specializzazione in sicurezza e difesa. E fa bene! Parlammo in passato anche noi sulla pericolosità non solo delle centrifughe atomiche di Natanz, ma anche dell’accumulo di acqua pesante in mano iraniana. Un’eventuale bomba atomica, di qualsiasi tipo, in mano ai medio-orientali (alleati di Berlino fu nazista da un secolo, l’Iran) è nell’interesse del mondo? Anche perchè, immediatamente dopo, se ciò fosse permesso, anche la Turchia vorrebbe fare o stesso (alleata di Berlino fu nazista da oltre un secolo). E’ questo che volete, cari lettori? Certo, se succedesse Roma potrebbe davvero essere conquistata dal Califfato, tempo qualche anno, come diverse scritture suggeriscono…

Buona lettura!

Iran: la centrale nucleare di Natanz spaventa il Medio oriente

PREPARATIVI PER L’ARRICCHIMENTO DELL’URANIO OLTRE IL 60%, IN BARBA ALLE SANZIONI

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La centrale nucleare iraniana di Natanz continua a occupare le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Dopo gli “incidenti”dello scorso mese di luglio e quello di due giorni fa, il regime degli ayatollah fa sapere di aver quasi completato i preparativi per arricchire l’uranio al 60 per cento, una soglia che supera abbondantemente quella consentita dagli accordi sul nucleare.

L’Iran ha “quasi completato i preparativi” per iniziare ad arricchire l’uranio fino al 60 per cento in un impianto fuori terra a Natanz e prevede di aggiungere 1.024 centrifughe IR-1 di prima generazione sottoterra, ha dichiarato ieri dall‘Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea).

“L’Agenzia ha verificato oggi (ieri, ndr) che l‘Iran ha quasi completato i preparativi per iniziare a produrre UF6 arricchito fino al 60 per cento di U-235 presso l’impianto di arricchimento del combustibile pilota di Natanz”, ha affermato l’Aiea in una nota, in riferimento all’esafluoruro di uranio, la forma nella quale l’uranio viene immesso nelle centrifughe per l’arricchimento. In precedenza il presidente dell’Iran, Hassan Rohani, parlando alla sessione dell’esecutivo di Teheran, aveva dichiarato che la decisione annunciata ieri di avviare l’arricchimento dell’uranio al 60 per cento e il lancio di nuove centrifughe Ir-6 rappresentano una risposta al sabotaggio effettuato nei giorni scorsi nell’impianto nucleare di Natanz (fonte Agenzia Nova).

“Il popolo iraniano deve sapere che se alcuni cospirano contro la nostra nazione risponderemo – ha proseguito Rohani – Se i sionisti agiranno contro di noi, risponderemo. Hanno avuto la prima risposta. Se create un problema per le centrifughe Ir-1 lanceremo le Ir-6, per farvi rendere conto che non potete bloccarci”. “Le nostre attività nucleari saranno puramente e decisamente pacifiche, e sotto la supervisione dell’Agenzia (internazionale per l’energia atomica, Aiea) – ha detto ancora Rohani – il nostro arricchimento al 60, 20 e 3 per cento è pacifico e sotto la supervisione dell’Agenzia. Siamo chiari e diciamo che gli Stati Uniti devono ritornare alle condizioni del 2015, e appena gli Usa soddisferanno i loro impegni e noi lo avremo verificato ritorneremo a rispettare i nostri”.

L’arricchimento con esafluoruro di uranio fino al 60 per cento sarà “effettuato in due cascate di centrifughe Ir-4 e Ir-6 a Natanz”, ha annunciato ieri sera su Twitter Kazem Gharibabadi, rappresentante permanente dell’Iran presso le organizzazioni internazionali a Vienna. “La modifica del processo è appena cominciata e ci attendiamo di accumulare il prodotto la prossima settimana. Ciò migliorerà significativamente sia la qualità sia la quantità dei prodotti radiofarmaceutici”, prosegue il tweet.

Ieri il viceministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, aveva annunciato l’inizio dell’arricchimento dell’uranio al 60 per cento nell’impianto di Natanz, recentemente colpito dal sabotaggio attribuito ad Israele. Araghchi si trova attualmente nella capitale austriaca Vienna, per partecipare ad un nuovo ciclo di colloqui della Commissione mista per il controllo del Piano globale d’azione congiunto (l’accordo sul nucleare iraniano). Citato dall’agenzia di stampa iraniana “Mehr”, Araghchi ha dichiarato che altre 1.000 centrifughe, con una capacità di arricchimento superiore del 50 per cento a quelle attualmente in uso, verranno aggiunte all’impianto di Natanz, oltre a sostituire quelle danneggiate dal sabotaggio dell’11 aprile scorso.

Le diatribe tra Gerusalemme e Washington richiedono che Israele si prepari a fermare in solitudine la corsa dell’Iran alla bomba nucleare. 

L’Iran non ha atteso molto dopo l’attacco all’impianto nucleare di Natanz attribuito a Israele, iniziando una serie di risposte all’attacco, il primo dei quali è stato l’attacco nell’area navale.

La nave Hyperion Ray, di proprietà dell’uomo d’affari israeliano Rami Unger, è stata attaccata, apparentemente da un missile iraniano, al largo delle coste degli Emirati Arabi Uniti nella zona di Al-Fujira. La nave che trasportava auto è stata leggermente danneggiata, e non ci sono state vittime. Questa è la seconda volta che la nave di Unger viene attaccata dagli iraniani, la prima volta circa due mesi fa nella zona della Baia di Oman.

Una situazione in evoluzione che palesa da una parte lo scollamento della storica alleanza Usa-Israele, dall’altra parte una convinta ripresa della “strategia della tensione” da parte di Teheran.

Proprio oggi a Vienna, “la commissione congiunta dell’accordo sul nucleare iraniano riprenderà i suoi lavori in formato fisico”, riferisce il servizio di azione esterna della Ue. La “commissione mista sarà presieduta a nome dell’alto rappresentante dell’Ue, Josep Borrell, dal vice segretario generale e direttore politico del Servizio europeo per l’azione esterna, Enrique Mora. Saranno presenti rappresentanti di Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito e Iran – precisa la nota –  partecipanti continueranno a discutere la prospettiva di un possibile ritorno degli Stati Uniti nell’accordo sul nucleare e come garantire la piena ed effettiva attuazione dell’accordo da tutte le parti”.