La UE soffocherà la ripresa dell’Europa

Agli stati Europei è stata offerta una miseria in cambio di cessioni sempre maggiori di sovranità.

Thomas Fazi per spiked online

La pandemia ha costretto numerosi Governi e altrettante “istituzioni internazionali” a far ricorso a drastiche misure economiche che, soltanto un anno fa, sarebbero state un tabù.

Nell’Unione Europea e nell’Eurozona non rappresentano più un’eccezione. All’inizio del 2020 l’UE ha sospeso le sue infami regole fiscali per rendere possibile l’accesso ai “fondi d’emergenza”.

Allo stesso tempo, la BCE ha lanciato il suo programma d’acquisto di titoli per 1 trilione di euro, per aiutare i Governi a finanziare (e in certi casi a coprire completamente) i loro debiti.

E infine, l’estate scorsa, l’UE ha avallato il tanto sbandierato “Recovery Fund” da 750 miliardi di euro, conosciuto come “Next Generation EU” (NGEU).

I soldi saranno raccolti sui mercati direttamente dalla Commissione Europea.

Molti commentatori credono che queste misure eccezionali rappresentino una rivoluzione di lungo termine nella struttura dell’Eurozona — un “momento Hamilton”, paragonabile all’accordo del 1790 tra Alexander Hamilton e Thomas Jefferson sul “debito pubblico”, fondamentale perché gli Stati Uniti diventassero una Federazione.

In quest’ottica, l’UE sta muovendosi verso un maggior “federalismo fiscale” mentre, allo stesso tempo, i Governi si sono liberati dalle costrizioni economiche del passato.

Qualcuno ha persino dichiarato che questo cambiamento “ha potenziato la condizione degli stati-membri dell’Eurozona dando loro, seppur temporaneamente, una ‘sovranità monetaria’, perché gli stati-membri possono spendere tutto quello che vogliono”.

Ma io sono fermamente convinto del contrario. I membri dell’Eurozona non hanno riottenuto alcuna “sovranità monetaria”.

Se la tua moneta è emessa e controllata da un’Istituzione esterna al tuo Stato, come nel caso dell’Eurozona, allora non sei proprietario della tua valuta, anche se chi emette moneta — in questo caso la BCE — fa bene il suo lavoro.

Quello che definisce la “sovranità monetaria” è il rapporto gerarchico che c’è tra il Governo e la Banca Centrale.

Nelle nazioni che ce l’hanno, la Banca Centrale è dipendente dal Governo o dalle Istituzioni che lo rappresentano — anche se la Banca Centrale può essere formalmente “indipendente”, come nella maggior parte dei Paesi.

Come disse una volta Ben Bernanke, ex Governatore della Federal Reserve: “La Fed farà tutto quello che il Congresso le dirà di fare.”

I Governi dell’Eurozona, al contrario, dipendono dalla loro Banca Centrale.

Come preconizzato nel 1992 dal grande economista Wynne Godley: “Il potere di emettere [la propria] moneta, di fare progetti perché si ha la [propria] banca centrale, è il punto cardine che definisce l’indipendenza nazionale. Se un Paese cede o perde questo potere, diventa una colonia”.

L’esperienza dell’Euro ha provato che queste preoccupazioni erano fondate.

Ho mostrato numerose volte come la BCE abbia fatto un uso arbitrario e illegittimo dei suoi poteri, monopolizzando il controllo della moneta, con l’intento di obbligare i Governi a conformarsi all’agenda politica ed economica dell’UE e delle sue lobby.

Questo include:

— il ritardo nel rispondere alle “crisi europee del debito sovrano”, dal 2009 al 2012;

— la firma al programma di salvataggio dell’Irlanda con la Troika del 2010;

— l’estromissione di Silvio Berlusconi e la sua sostituzione con il “tecnocrate” Mario Monti nel 2011;

— la chiusura del sistema bancario in Grecia nel 2015;

— la turbolenza del mercato dei bond che accompagnò la formazione del governo Lega-M5S in Italia, dal 2018 al 2019.

Infine, gli eventi dell’ultima decade hanno mostrato il vero volto della BCE: un organo politico a tutti gli effetti, con il potere di mettere in ginocchio gli stati-membri.

Le nazioni europee hanno già pagato a caro prezzo la rinuncia alla “sovranità monetaria”, al punto che possiamo legittimamente chiederci se i Paesi dell’Eurozona possano ancora essere considerare “Democrazie”. 

Vogliamo veramente credere che tutti questi problemi siano spariti solo perché le Istituzioni europee hanno deciso di sospendere temporaneamente le loro restrizioni di spesa?

Certo che no.

La temporanea sospensione del “Patto di Stabilità e Crescita” e del supporto esteso e incondizionato a tutti i Governi dell’Eurozona potrebbe dare l’impressione che questi siano liberi di spendere tutto quello che vogliono, anche se solo “per il momento”.

La realtà dei fatti è che l’architettura dell’Euro, per sua vera natura, continua a limitare tale possibilità.

Questa è la ragione per cui i Governi Nazionali capiscono perfettamente che a un certo punto il supporto della Banca Centrale verrà ridotto e le regole fiscali saranno ripristinate.

E, una volta che questo succederà, non hanno intenzione di essere puniti per un eccesso di debito in valuta straniera (conseguenza del fatto che non hanno il controllo sulla loro divisa e che non possono né fissare i tassi di interesse né ridurre il debito con l’emissione di nuova moneta).

Questo spiega perché la risposta economica alla crisi dell’Eurozona è stata molto più lenta rispetto a quella degli altri Paesi avanzati, che hanno la loro sovranità monetaria.

Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, il Canada, l’Australia, il Giappone e la Nuova Zelanda — e anche altre Nazioni emergenti — hanno messo in campo soluzioni fiscali che andavano dal 10 al 20pc del loro Pil.

Ma lo stimolo fiscale dell’Eurozona — che include Paesi colpiti molto duramente dalla pandemia, come l’Italia e la Spagna — ammonta per ora al 5pc (o addirittura meno) del Pil di ogni nazione coinvolta.

La Germania è l’unica eccezione, con una risposta fiscale del 10pc rispetto al suo PIL.

Nonostante la pandemia non sia stata del tutto contenuta e che l’economia non sia ancora su un percorso di pieno recupero, tutti i Paesi dell’Eurozona hanno già annunciato che ridurranno il loro deficit il prossimo anno.

Gli stati membri sono convinti che il cambio di mentalità e felle politiche fiscali dell’UE e della BCE siano solo misure temporanee. E hanno ragione.

Questo non è solo un caso di sola testardaggine ideologica. La realtà è molto più inquietante.

Le èlite europee sono consapevoli che la logica della disciplina e della punizione siano a rischio.

Perché, se le nazioni avessero il permesso di “auto-sovvenzionare” il proprio debito permanentemente, senza essere costantemente minacciate con il rialzo degli interessi o con procedure causate dal debito eccessivo, i cittadini potrebbero capire che i soldi vengono creati dal nulla dalle Banche Centrali e che le nazioni, quindi, è impossibile restino senza soldi.

Di conseguenza, la Reuters ha riportato che fonti interne alla BCE siano preoccupate del fatto che l’attuale gestione della moneta possa generare il rischio di rendere le linee di credito europee ufficiali, come ad esempio il “Meccanismo di Stabilità Europeo” (MES) e il “Next Generation”, “meno attrattive per gli stati membri”.

Questi due strumenti finanziari avrebbero delle condizionalità molto severe in stile Troika.

L’ex membro del Direttivo della BCE, Yves Mersch, era anche preoccupato del fatto che i vari Paesi “potrebbero preferire l’emissione di debito nazionale”, che sarebbe implicitamente supportato dalla BCE.

E questo fatto “eluderebbe le misure che sono state create a livello europeo”.

L’insistenza che i paesi-membri debbano prendere denaro attraverso queste strutture, praticamente un cappio sul collo delle nazioni, non è chiaramente motivata dalla “solidarietà europea”.

Nonostante lo sfoggio del “Recovey Plan”, del pacchetto “Next Generation” e della “grandissima somma di denaro” che questi progetti si propongono di muovere, la verità è tutto questo denaro è “macro-economicamente irrilevante”, come Wolfgang Munchau ha detto con notevole chiarezza.

Per quanto 750 miliardi possano sembrare una cifra enorme, questa somma copre a malapena il 5pc del Pil europeo, a fronte a una perdita che si aggira sul 15pc solo nel 2020.

In più, il Fondo verrà distribuito nel corso di sei anni e il risultato, nel migliore dei casi, sarà un’espansione economica media di ca. l’1pc del Pil totale tra il 2021 e il 2024, secondo le stime della BCE.

In più, gran parte dei fondi saranno concessi solo attraverso prestiti.

Anche i cosiddetti “contributi a fondo perduto” saranno indirettamente ripagati dai “beneficiari” attraverso gli oneri economici cui saranno sottoposti gli stati-membri.

Ad esempio, per l’Italia questi Fondi equivarranno a quattro miseri miliardi l’anno. Questa somma non si avvicina nemmeno lontanamente ai 160 miliardi di Pil persi nel solo 2020.

In cambio di questa miseria, gli stati-membri saranno soggetti a condizionalità molto stringenti. 

Il “Next Generation” presenta condizionalità, quali l’osservanza alle infami raccomandazioni della Commissione che, nel passato, hanno costantemente preteso che gli stati-membri tagliassero la spesa pubblica — ed in particolare le pensioni, la sanità e l’assistenza alla disoccupazione.

Ecco, quindi, che cos’è il Next Generation: un maggior controllo di Bruxelles sulle politiche economiche dell’Eurozona e il rafforzamento del regime tecnocratico e autoritaritario della UE.

Direi, quindi, di lasciare Hamilton dov’è che si trova.

Alla luce di quanto abbiamo detto, ritengo che l’intenzione delle èlite europee sia quella di tornare il prima possibile alla situazione precedente, laddove l’acquisto di titoli presuppone che gli stati-membri sottomettano le loro politiche economiche al controllo di Bruxelles, ad esempio firmando accordi per l’utilizzo di strumenti quali il MES e il Next Generation.

Possiamo quindi aspettarci che, a un certo punto, la BCE riduca progressivamente gli acquisti di titoli nazionali appellandosi al fatto che la fase d’emergenza sia finita, non lasciando alcuna scelta a quei paesi che hanno un alto deficit e che sono gravati di debiti (a cui sono ricorsi per avere le linee di credito ufficiali della UE), come condizione per continuare a ricevere il supporto della BCE.

La famigerata frase del famoso scrittore italiano, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore del Gattopardo dice tutto: “tutto deve cambiare perché tutto resti com’è”.

Questa citazione riassume l’atteggiamento delle èlite che continuamente riorganizzano l’ordine sociale esistente per mantenersi al potere. 

La UE è l’esempio più chiaro di questo atteggiamento.

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Link: https://www.spiked-online.com/2021/02/25/the-eu-will-choke-off-europes-recovery/

Scelto e tradotto da l’Alessandrino