Ciò che è successo a Jack Ma è un avvertimento per chiunque voglia fare affari con la Cina

Dennis Santiago per Red State

È un thriller: uno degli uomini più ricchi della Cina, uno dei suoi volti più conosciuti, scompare per mesi alcune settimane dopo aver criticato il Partito Comunista Cinese (PCC) e dopo essere stato convocato dal Governo per un “incontro”.

Non si presentò alla registrazione del suo programma TV, “Africa’s Business Heroes” e, da quel momento, non conoscemmo più i suoi movimenti.

Si susseguirono irrefrenabili voci di corridoio sul destino dell’illustre miliardario.

Che sia rinchiuso in una prigione di massima sicurezza e che abbiano buttato via la chiave?

O, nel migliore dei casi, che sia agli arresti domiciliari in una prigione dorata per aver parlato male del governo di Pechino?

E se fosse fortunosamente fuggito a Singapore o in Thailandia?

Stiamo parlando dell’eccentrico Jack Ma, fondatore del gigante dell’e-commerce Alibaba e del conglomerato tecnologico Ant Group Co.

Da Wall Street a Wuhan, il miliardario cinese ha fatto molto parlare di sé.

E poi, dal nulla, il cinquantaseienne miliardario che, nel settembre 2019, lasciò la guida di Alibaba per compiere opere di bene, è stato visto giocare a golf al Sun Valley Golf Resort.

Così, come se nulla fosse successo. O forse no?

Così facendo, il PCC ha sistemato un bel problema che minacciava di ostacolare il suo piano per la conquista economica del mondo.

Come riportato da Bloomberg all’inizio del mese, ci si aspetta che nelle prossime settimane venga dichiarato un progetto di “ristrutturazione”.

Questo progetto sarà indice di quale sarà la prossima mossa della nuova leadership da quando, tre mesi fa, le Autorità bloccarono l’iniziale IPO del colosso finanziario-tecnologico, solo alcuni giorni prima del “via” alle borse di Hong Kong e Shangai.

Sarebbe stata la più grande IPO nella storia della Cina.

Tuttavia, il futuro di Alibaba rimane incerto — come il fatto che Ma potrebbe essere nei guai, a dispetto del suo atteggiamento tranquillo sul campo da golf.

Un mistero che inizia lo scorso ottobre subito dopo che Jack Ma, nel suo discorso al Bund Summit di Shangai, aveva condannato le “Autorità di Regolamentazione Finanziaria”, accusando il “sistema bancario” di comportarsi come un “usuraio” con richieste antiquate, tra garanzie e controgaranzie, per l’ottenimento dei prestiti.

Di lì a breve, il noto miliardario scomparve e le autorità preannunciarono un riassestamento di Ant e un’ispezione antitrust per il colosso Alibaba.

Dalla sua riapparizione, la settimana scorsa, alcuni analisti hanno suggerito che Jack Ma abbia mantenuto un “basso profilo”, mentre si stava investigando sugli intrecci finanziari e le autorità effettuavano le loro richieste.

Comunque, vista la loro inclinazione per il potere e le loro passate performance nell’ostracizzare chiunque si stesse ingrandendo troppo, è impossibile esserne sicuri.

La lista delle purghe è lunga.

Soltanto cinque anni fa la Shanghai Metersbonwe Fashion & Accessories — nota società di fast-fashion — venne obbligata a bloccare temporaneamente le vendite per alcune preoccupazioni derivanti dal fatto che il suo fondatore (il miliardario Zhou Chengjian, allora cinquantenne) fosse sparito.

China Daily, un giornale di proprietà statale, riportò che era stato arrestato dalla polizia per manipolazione di mercato e aggiotaggio.

Una settimana dopo tornò al lavoro.

Poi c’è il caso di Xiao Jianhua, un miliardario sino-canadese che venne rapito dalla sua stanza d’albergo, a Hong Kong, all’inizio del 2017 e da quel momento non è più stato visto.

Tuttavia, non ci fu alcuna dichiarazione ufficiale da parte del PCC, del quale Jianhua era un membro devoto.

I giornalisti asserirono che fosse stato trattenuto per manipolazione dei mercati e dei futures e che, allo stesso tempo, avesse “offerto delle mazzette a membri delle istituzioni”.

Un altro caso è quello del cosiddetto “Warren Buffet cinese”, il cui vero nome è Guo Guangchang, che scomparve nel 2015.

Quando riapparve, l’uomo d’affari disse che stava “assistendo a certe investigazioni” per ordine delle autorità cinesi.

Quello stesso anno, il miliardario Yim Fung scomparve per un mese.

Più recentemente, lo scorso marzo, il magnate dell’immobiliare Ren Zhiqiang scomparve dopo aver pubblicato online un testo che accusava il PCC di mala gestione della pandemia.

Nonostante non avesse fatto il nome del Presidente Xi Jinping, si riferì esplicitamente a lui, definendolo un “pagliaccio”.

Orrore!

Ma il vero orrore fu per quelli che lo amavano di più che, per mesi, non ebbero alcuna notizia del loro caro.

Infine, a luglio, il PCC dichiarò ufficialmente che Ren era stato espulso dal Partito Comunista e che le sue proprietà erano state sequestrate.

Non venne accusato di aver pubblicamente criticato il Presidente, ma di una serie di crimini minori, quali corruzione e abuso di potere.

E, tuttavia, Ren potrebbe essere stato uno dei più fortunati.

A Natale, il trentanovenne magnate dei videogiochi, Lin Qi, venne avvelenato a Shanghai. Non è ancora stato trovato il colpevole.

Ogni caso ha il suo movente (che, probabilmente, non sarà mai ufficialmente scoperto) e gli esperti pensano che ci sia un chiaro messaggio dietro tutta questa violenza.

“Il PCC governa la Cina con pugno di ferro e probabilmente tenterà di estendere il suo potere sul mondo” — così ha detto Carsten Pfau, Direttore Generale di Agri Terra e analista politico — “Il PCC sta mettendo in chiaro una cosa: non importa quanto tu sia ricco o potente, devi essere fedele al Partito, o sei finito. Criticare apertamente la leadership del Partito, o elogiare i paesi occidentali, è percepito come una mancanza di lealtà da punire severamente”.

Negli ultimi anni Xi Jinping ha provato a rafforzare il controllo del PCC sulle aziende private cinesi mettendo sempre più “agenti del partito” dentro queste società non controllate dallo Stato, aumentando le autorizzazioni cui devono adeguarsi e proibendo l’accesso al credito a chi non si adattasse.

Tuttavia, bisogna vedere quanto tutto questo danneggi gli investitori stranieri che vogliono fare affari in Cina ostacolando, di conseguenza, le ambizioni economiche cinesi.

“Nessuno può avere successo in Cina senza la benedizione del Partito. Se vuoi fare affari, devi essere dalla parte del PCC” — ha aggiunto Pfau — “Con Biden sarà sicuramente più semplice rispetto agli anni di Trump. Questa è una buona notizia per le società che vogliono fare affari con la Cina, ma non così buona per i lavoratori americani. Per aver successo in Cina devi imparare a elogiare il Partito e devi tacere quando ti è richiesto”.

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Link Originale: https://redstate.com/dennis_santiago/2021/02/19/the-strange-case-of-jack-ma-offers-a-stern-word-of-warning-for-anyone-doing-business-in-china-n329411

Scelto e tradotto da l’Alessandrino