L’euro e la nuova eucarestia

Salvatore A. Bravo per l’Interferenza

“L’euro è irreversibile”. Con tale affermazione Draghi svela l’integralismo antidemocratico dell”’Europa della Finanza”.

L’irreversibilità dell’euro materializza i propositi della nuova religione della finanza.

La storia si conclude con l’annuncio di Draghi: ciò che verrà dopo è irrilevante perché l’euro decreta lo spartiacque tra il passato e il presente eternizzato.

Siamo i fedeli ai piedi dell’altare dell’euro, dogma ideologico dell’infallibilità della finanza: “l’euro non è una moneta, ma un progetto totalitario che non può essere discusso”.

Ogni totalitarismo si è presentato come l’”eterno in terra”, come la trascendenza realizzata e conclusa nell’immanenza.

Il tempo nell’ideologia totalitaria è sempre eguale, è un tempo consumato nella pienezza del presente.

Il tempo dell’euro è il tempo del silenzio, in cui i poteri forti usano le Istituzioni Democratiche per svuotarne il senso.

Draghi ha sentenziato nel Parlamento che l’euro è un’indiscutibile verità ontologica.

Alla nuova divinità ci si può solo adeguare.

Perché l’euro viva bisogna liberarsi dalle attività economiche in difficoltà, affondate dalla pandemia e dal lockdown da loro decretato e gestito.

Eucarestia del denaro

Le affermazioni in Parlamento seguono le polemiche sulla selezione naturale delle attività in difficoltà.

Lo scopo è di evitare le insolvenze perché è il denaro che deve guidare il mondo, dev’essere raccolto, difeso e adorato, malgrado le sofferenze dei perdenti. 

La nuova “eucarestia” è tra di noi, nessuna particola va persa, ma dev’essere contenuta nel calice delle banche.

Pertanto, i potenziali insolventi vanno lasciati al loro destino: in fondo, chi fallisce è anche colpevole.

Riappare la religione della colpa, i dannati che scontano la pena in terra sono i deboli, coloro che non sono stati abbastanza forti da resistere alla lotta per conquistarsi una porzione di mercato.

Calvinismo perverso e mondano che decreta il nuovo tempo dell’apocalisse economica senza escatologia, perché per i perdenti ed i falliti non c’è presente e non c’è futuro.

Sono i nuovi esodati dell’euro, sono i nuovi dannati colpiti dall’indifferenza dei vincenti e dal timore di coloro che vivono nella zona grigia, già descritta da Levi, che temono di essere associati ai perdenti.

Il distanziamento sociale è parte del disegno “euro”: s’insegna la distanza emotiva, si sclerotizzano le emozioni per poter praticare il transumanesimo economico e tecnologico.

La distanza abitua a considerare l’alterità come un ostacolo sul percorso della propria sopravvivenza biologica ed economica.

Il Liberismo, la digitalizzazione delle relazioni sono organiche a un unico disegno sociale: realizzare il transumanesimo economico.

Ogni limite umano dev’essere superato.

Nel trascendere i limiti si struttura una nuova società governata da potentati tecnocratici che divorano i più deboli, li usano e ne determinano il destino e le scelte.

Euro senza tempo

L’euro nasce, come direbbe Marx, “grondante di sangue e sudiciume”. Ma possiamo aggiungere che domina nel tempo e sul tempo.

Poiché è irreversibile, tacita il linguaggio e trasforma le parole nelle sentinelle del presente. Le parole della democrazia sono sostituite dalla contabilità senza teleologia.

L’euro occupa ogni spazio e ogni tempo.

In tal modo il futuro è fuorigioco, non resta che la malinconia di un presente senza fecondità.

Gli Europei sono chiamati a un mistico silenzio dinanzi all’euro che s’innalza ed incombe come il fato a cui niente e nessuno può sfuggire.

Terrificante è la complicità dei “rappresentanti del popolo” che ancora una volta hanno stracciato il mandato elettorale “in nome dei superiori interessi” della nazione.

L’interesse principale in uno Stato Democratico è la Democrazia, ma l’interesse del popolo non è mai stato preso in considerazione.

Il popolo non ha votato l’euro che quest’uomo della finanza ha dichiarato “irreversibile”.

Oggi le oligarchie festeggiano il vuoto politico ed etico in cui navighiamo, che ha permesso il loro radicarsi.

L’euro irreversibile è la dimostrazione della verità a cui ci si è abituati, ovvero che il denaro e il potere non sono mezzi per un fine, ma il fondamento di un sistema nichilistico.

Sono perseguiti in sé stessi, come fossero il bene supremo.

La tragedia etica dell’Occidente è tutta in questa feroce verità che pone le condizioni per il Transumanesimo, per l’abbandono dell’Umanesimo blandamente citato dal Presidente del Consiglio, il quale non rammenta che il centro dell’Umanesimo è la dignità dell’essere umano e non certo il tintinnio minaccioso della moneta unica a cui corrisponde il pensiero unico (*).

Con l’obbligo ad accettare l’euro come irreversibile ogni maschera è caduta.

Ora sta ai popoli, e non solo a quello italiano, difendere la Democrazia dalla tracotanza delle oligarchie che si sentono al sicuro, perché la paura pandemica associata a decenni di vuoto politico e comunitario hanno rafforzato la certezza dell’intramontabilità del loro potere.

Sta al popolo rialzarsi, sta a noi capire e cambiare percorso rispetto ai diktat del nuovo potere totalitario.

L’arte può venirci in aiuto più delle parole, dovremmo cominciare a pensare e a guardare con intensità “Il quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo, per rompere la fosca nube della rassegnazione che si estende minacciosa sulle nostre speranze.

*****

(*) Canfora Zagrebelsky, “La maschera democratica dell’oligarchia” Laterza Bari 2013 pp. 4 e 5

Ora, che l’oligarchia assuma le forme della democrazia non è senza significato.

Che ci si trovi in una democrazia oligarchica o in un’oligarchia democratica, al netto della contraddizione sostanziale, significa pur sempre qualche cosa.

Non dobbiamo pensare che si tratti di un puro inganno: l’oligarchia che per affermarsi ha bisogno di forme democratiche quanto meno non può adottare strumenti di violenza esplicita per supplire al deficit di consenso, e deve mantenere ferme le procedure democratiche, sebbene cerchi di svuotarle di senso dall’interno.

E se le procedure restano ferme, c’è sempre la possibilità di rianimarle, di ridare al guscio il suo contenuto.

È comunque significativo che, parlando delle oligarchie nel nostro tempo e nel nostro paese, si possa e si debba aggiungere «oligarchie in forma democratica» (non direi oligarchie democratiche, perché questo creerebbe una contraddizione).

Passando all’oligarchia come concentrazione del potere, chiediamoci che cosa è oggetto del potere, oggi. Qual è la materia della politica oligarchica nel nostro tempo.

A mio parere, la materia della politica oligarchica è costituita dal denaro e dal potere, e dal loro reciproco collegamento: il denaro alimenta il potere e il potere alimenta il denaro.

L’uno è strumento di conquista, di garanzia e di accrescimento dell’altro.

Vorrei richiamare l’attenzione su questo punto che, secondo me, è il segno più caratteristico dell’epoca in cui viviamo.

In altri tempi si poteva dire che potere e denaro fossero mezzi, non fini.

La politica serviva ad altre cose, per esempio a rovesciare i rapporti di classe o a equilibrarli, a promuovere la cultura, ad alleanze e guerre di espansione, alla conquista di altri paesi e alla «civilizzazione» del proprio o di altri popoli.

Il denaro, a sua volta, veniva considerato uno strumento (“La maschera democratica dell’oligarchia”) per cose buone o per cose cattive, ma in ogni caso era finalizzato a qualcos’altro.

Gli Stati drenavano denaro con il prelievo tributario per fare guerre, per espandere i confini, per la gloria delle case regnanti, per alimentare lo splendore delle corti regie, e così via.

Il denaro che produce denaro, come accade tipicamente nell’usura, è stato nei secoli oggetto di condanna o, almeno, di sospetto.

Ma con la finanziarizzazione dell’economia, per di più in dimensione mondiale, il meccanismo del denaro che produce se stesso, il denaro investito al fine di produrre altro denaro, come nell’albero degli zecchini di Collodi, ha finito d’essere un mezzo ed è diventato un fine.

Siamo in pieno in un circolo vizioso. Viviamo stretti da un serpente che si morde la coda, l’uroboro del mito che, per sopravvivere, fa terra bruciata attorno a sé”.

*****

Link Originale: http://www.linterferenza.info/attpol/leuro-la-nuova-eucarestia/

Scelto e pubblicato da Franco