Perché l’UE e la Germania stanno perdendo la battaglia per il controllo dell’Europa del Sudest

Redazione di Voci dalla Germania: Alla débacle sui vaccini, fa da pendant la grave sconfitta geopolitica di Bruxelles e Berlino nell’Europa del Sudest, che ha lasciato sempre più spazio alla Cina, diventata la principale potenza economica della regione.

Nei “palazzi del potere europeo” c’è molta preoccupazione e il sempre ben informato  German Foreign Policy ci racconta gli ultimi sviluppi.

Il format “17+1”

Da quando fu lanciato, nel 2012, il format “17 + 1” ha portato significativi benefici economici ai 12 Paesi dell’UE e ai 5 Paesi non UE dell’Europa Orientale e Sudorientale che vi prendono parte insieme alla Cina.

Da allora, il volume del commercio fra questi Paesi e la Repubblica Popolare è aumentato in media dell’8% annuo per un volume complessivo, lo scorso anno, pari a 103,45 miliardi di dollari — nonostante la crisi da coronavirus che, in altri ambiti, ha causato un crollo anche peggiore dell’economia.

Ci sono cifre variabili sugli investimenti diretti cinesi nella regione.

Secondo il berlinese Merics (Mercator Institute for China Studies), tra il 2010 e il 2019 ammonterebbero a 8,6 miliardi di euro solo nei 12 Stati UE.

Ci sono, inoltre, progetti finanziati e prestiti erogati per un valore di diversi miliardi di euro.

In Grecia, il Porto del Pireo — da quando è stato rilevato dalla China Ocean Shipping Company (COSCO) — è passato al 4° posto (dal 17°) fra quelli europei: ora è il più grande porto europeo per container sul Mediterraneo.

In Ungheria, le imprese cinesi stanno lavorando, ad esempio, sulla linea ferroviaria ad alta velocità fra Budapest e Belgrado.

Il terzo paese più importante

Anche i 5 Stati non UE dell’Europa sud-orientale (Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia Settentrionale, Albania) stanno cooperando in maniera particolarmente stretta con la Cina nell’ambito del format “17+1”.

La Serbia, ad esempio, è stata oggetto d’importanti investimenti cinesi.

Nel 2016, lo Hesteel Group (uno dei più grandi produttori di acciaio al mondo) ha acquistato la vecchia acciaieria di Smederevo, una delle più grandi aziende serbe.

L’acciaieria, precedentemente di proprietà della U.S. Steel, era andata in crisi accumulando pesanti perdite, ed era stata venduta dal gruppo americano.

Già ad inizio 2019 le cronache raccontavano che la Hesteel non solo stava portando l’impianto fuori dalla crisi, ma lo stava trasformando nell’acciaieria più redditizia d’Europa.  

In ogni caso, ci sono molte polemiche sulla presenza della Hesteel a Smederevo: da qualche tempo i residenti protestano per i danni ambientali causati dall’acciaieria.

Le proteste vengono attualmente utilizzate dal Deputato Verde Reinhard Bütikofer e dalla sua “Alleanza Interparlamentare sulla Cina” (IPAC) per fomentare il sentimento anti-Pechino.  

La Repubblica Popolare sta comunque espandendo la sua influenza in Serbia e negli Stati non UE della regione.

Un recente studio dell’”European Council on Foreign Relations” (ECFR) ha concluso che la Cina è “diventata il più importante paese terzo” in quella regione.

L’ECFR, attualmente, sta lavorando su questo tema insieme alla Commissione Europea.

Pressioni da Bruxelles e Washington

Allo stesso tempo, i Paesi del “17+1” devono affrontare la massiccia pressione di Bruxelles (ma anche di Washington) perché ridimensionino la loro cooperazione con Pechino, abbandonando quel format.

Tale argomento viene respinto dai “17+1”, i quali fanno notare che gli Stati più potenti dell’Europa Occidentale — e soprattutto la Germania — stanno già cooperando in modo indipendente con la Cina.

Ad esempio, l’ex Ministro degli Esteri polacco, Radosław Sikorski, ha recentemente affermato che: “Gli europei occidentali hanno relazioni commerciali di lunga data con la Cina, ma non permettono ai Paesi dell’Europa Centrale di parteciparvi”. 

Se il format “17+1” dovesse essere abbandonato, allora anche “il resto dell’UE” dovrebbe smetterla di muoversi da solo.

Ma questo colpirebbe soprattutto la Germania!

La pressione di Bruxelles e Washington, inoltre, è diretta anche contro i singoli progetti cinesi in Europa Orientale e Sudorientale.

La Croazia, ad esempio, ha recentemente dovuto annullare la gara d’appalto per l’unico Porto con acque profonde del Paese, perché le aziende cinesi avevano buone possibilità di vincerla.

In Romania, inoltre, il Governo ha deciso di escludere le Imprese della Repubblica Popolare dalla costruzione di strade e collegamenti ferroviari.

Anche la partecipazione cinese alla costruzione di un tunnel da Helsinki alla Capitale dell’Estonia, Tallinn, viene aspramente osteggiata.

L’iniziativa dei tre mari

Nella lotta per l’influenza sull’Europa Orientale e Sudorientale, le grandi potenze occidentali sono molto divise. 

Berlino considera quella regione una sua esclusiva sfera d’influenza e ha cercato di allineare l’intera UE su questa posizione, finora con scarso successo.

Washington, da parte sua, negli ultimi anni ha cercato di rafforzare la sua influenza nell’Est e Sudest europeo attraverso l’“Iniziativa dei tre mari”, a spese della Germania.

L’iniziativa risale a un’offensiva di Washington che fu concepita nel 2015 durante l’Amministrazione Obama — e che poi fu lanciata dal Presidente Polacco Andrzej Duda e dall’allora Presidente Croato, Kolinda Grabar-Kitarović.

L’inizio formale risale a un summit del 25-26 agosto 2016 a Dubrovnik, in Croazia.

L’obiettivo era quello di migliorare i collegamenti fra i Paesi partecipanti attraverso la costruzione di una serie di infrastrutture.

Analogamente agli sforzi di cooperazione del gruppo “17+1”, l’”iniziativa dei tre mari” si basava sul fatto che, negli ultimi 30 anni, l’Est e il Sudest d’Europa erano stati largamente trascurati dai Paesi più ricchi dell’Europa Occidentale (ma soprattutto dalla Germania), concentrati sul perseguimento dei loro esclusivi interessi economici.

Questa condotta ha offerto alle potenze esterne la possibilità di assicurarsi un’influenza sulla regione, grazie alla cooperazione economica

La Cina come fornitrice di vaccini

Anche nella lotta alla pandemia di Covid-19 la situazione non è cambiata di molto. 

In effetti, già nella primavera del 2020 l’UE aveva tagliato di fatto il sostegno ai cinque Paesi non UE dell’Europa Sudorientale, vietando l’esportazione di attrezzature mediche di protezione.

A quel punto la Cina è intervenuta, almeno parzialmente, fornendo alla Serbia gli aiuti necessari.

Berlino e Bruxelles hanno reagito accusando Pechino di essere impegnata in una sorta di “capziosa diplomazia mascherata”

Lo sviluppo è stato un qualcosa di simile anche per i vaccini contro il Covid-19. 

L’UE aveva pomposamente annunciato la sua intenzione di rifornire il mondo con i suoi vaccini ma, in realtà, non è stata in grado di fornire le dosi necessarie nemmeno ai propri Stati membri.

Per la seconda volta, la Cina è corsa in aiuto della Serbia e ha fornito a quel Paese un milione di dosi di vaccino.

La Serbia ha così potuto vaccinare l’8pc dei suoi abitanti e si trova al 3° posto in Europa, dopo Gran Bretagna (18,86pc) e Malta (8,89pc).

Per inciso, la Germania ha vaccinato solo il 3,91pc.

Recentemente, l’Ungheria è diventata il primo Paese UE a ordinare i vaccini anche dalla Cina e già questo mese dovrebbe arrivare la prima parte di 5 milioni di dosi, sufficienti per immunizzare ca. 1/4 della sua popolazione. 

Al vertice del format “17+1” di ieri, il Presidente Cinese Xi Jinping ha promesso ulteriori forniture.

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Note e referenze sul testo originale

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Link Originale: http://vocidallagermania.blogspot.com/2021/02/perche-lue-e-la-germania-stanno.html

Scelto e pubblicato da Franco