La controrivoluzione di Mario Draghi non salverà l’Italia (era il simbolo della difesa dell’euro, ma potrebbe essere l’uomo che farà uscire il Paese dall’Unione Monetaria)

Ambrose Evans–Pritchard per The Telegraph

L’Italia è passata attraverso tutti gli ingranaggi.

Dalla rivolta democratica contro “l’euro e le élite eurofile” fino all’estremo opposto, quello di un “governo di tecnocrati“ guidato dall’ultimo Mr. Euro, senza che ci siano state elezioni lungo la strada.

La fregatura è stata mozzafiato anche per coloro che pensavano di aver già visto tutto in Italia.

In un certo senso, la nomina di Mario Draghi è astuta.

Ma coloro che stanno celebrando la “riconquista”, nei circoli dell’UE e nei mercati obbligazionari, dovrebbero stare attenti a cosa desiderano.

Nella disavventura dell’Italia con l’Unione Monetaria è stata giocata l’ultima carta. Non ne esistono altre.

L’UM equivale a due decenni perduti, caratterizzati dal crollo costante dell’economia e dai “tassi di disoccupazione giovanile” al 50pc in tutto il Mezzogiorno, culminati infine in una trappola debito-deflazione.

Dicevano che avrebbe funzionato meglio!

Tre anni fa gli elettori italiani si erano ribellati a questo regime.

I “partiti insurrezionalisti” di sinistra e di destra erano andati al potere, giurando di sfidare le regole fiscali dell’UE e d’invertire le riforme imposte loro (indirettamente) da Berlino.

Fra l’altro, nell’accordo di coalizione era stata prevista una moneta parallela, i “mini-Bot”.

Questa “idra a due teste” non funzionò mai bene.

Gli anarchici tecno-utopici del Movimento Cinque Stelle — preda di un “garante” mezzo matto, Beppe Grillo — si erano uniti ai nazionalisti della Lega sotto lo “Sforza” dei nostri giorni, l’”uomo forte milanese”: Matteo Salvini.

Poi, gli sprovveduti Cinque Stelle furono addomesticati e cooptati. O, visti da Bruxelles, “maturarono” … come gli sgonfi ribelli di Syriza, in Grecia.

Passo dopo passo, gli “interessi costituiti” dell’Italia avvolsero di nuovo i principali Ministeri.

La controrivoluzione è ora completa.

Il Paese è stato sottoposto a una “Troika mascherata” per garantire che il Recovery Fund non sia usato per alimentare il clientelismo e, quindi, per permettere ai “pagatori del nord” di garantire il flusso di denaro.

Quest’episodio è ancora più ambiguo del “colpo di stato istituzionale” contro Silvio Berlusconi, defenestrato nel 2011 dopo che aveva minacciato di portare l’Italia fuori dall’euro.

In quell’occasione fu installato al comando un ex Commissario dell’UE.

Mario Monti era uno statista di buone intenzioni, ma l’esperimento fallì miseramente e portò al contraccolpo Lega–Cinque Stelle.

Il Presidente Sergio Mattarella ha il diritto costituzionale di rivolgersi a un altro Super Mario, questa volta proveniente dalla Banca Centrale Europea.

Ma tutta l’Italia sa che si tratta di una “manovra da ultima spiaggia” per evitare le elezioni.

Il voto del Parlamento potrebbe portare a un risultato molto sgradito ai poteri forti, ai mandarini e ai banchieri che, dietro le quinte, tirano le fila del “governo permanente”.

La Lega e la destra di Fratelli d’Italia arrivano insieme al 40,5 pc, nell’ultimo sondaggio Tecnè.

Questo darebbe loro la possibilità di ottenere una maggioranza assoluta in Parlamento anche senza Forza Italia di Berlusconi.

La Lega non è così agguerrita come una volta, ma non è stata nemmeno ideologicamente cooptata. Ha ancora una proto-lira nella sua tasca posteriore.

Draghi è un operatore astuto.

Salvò l’Unione Monetaria dopo che era stata quasi distrutta dagli errori seriali di Jean Claude Trichet — un drammatico aumento dei tassi nelle prime fasi della crisi finanziaria globale, nel luglio del 2008, giunto a misure di prematuro irrigidimento, che innescò la crisi del debito sovrano.

Il Signor Draghi, formatosi al MIT, si muoveva nei “circoli economici” ben al di sopra di questo provincialismo monetario. Riconobbe immediatamente i pericoli di un crollo strutturale.

La sua bravura fu quella di aver saputo ben guidare i gatti del “Consiglio Direttivo della BCE”, impedendo un aperto dissenso mentre spingeva il suo programma in avanti: blitz di prestiti ultra-economici alle banche (LTRO), taglio dei tassi sotto lo zero, QE su scala epica e infine il salvataggio del mercato obbligazionario.

Ma non è un mago.

Si salvò perché la Signora Merkel, seppur tardivamente, riconobbe che la situazione stava sfuggendo di mano e che era politicamente meno pericoloso lasciare che la BCE comprasse obbligazioni piuttosto che chiedere soldi al Bundestag.

Una volta presa la decisione, la crisi del debito svanì in un attimo. I precedenti quattro anni di miseria erano, in effetti, del tutto evitabili.

Tuttavia, il Signor Draghi, alla fine, fallì. Il danno deflazionistico era stato troppo profondo.

Il QE arrivò troppo tardi per evitare la giapponesizzazione dell’Eurozona. Le banche sovrane erano ormai dirette verso un destino drammatico.

Quello che gli riuscì fu di attirare la Germania ancora più a fondo nel patto faustiano.

L’effetto collaterale del QE è un vasto squilibrio nel sistema di pagamenti Target2 della BCE.

Le Banche Centrali del Sud hanno accumulato passività per 1.000 miliardi di euro verso il sistema della BCE e, implicitamente, verso la Bundesbank.

Si potrebbe sostenere che la Germania sia ormai così coinvolta da non poter mai staccare la spina.

Supponendo che il signor Draghi sia in grado di formare un governo, si troverebbe di fronte a un compito ingrato.

Da marzo, la pandemia ha alzato il rapporto debito/Pil dell’Italia di 33 punti, al 160pc — e il virus non è ancora sconfitto.

I travagli vaccinali dell’Europa hanno fatto slittare la ripresa di altri tre mesi.

L’Italia potrebbe perdere la prima metà della stagione turistica di quest’anno, dopo aver perduto quella dell’anno scorso.

Più a lungo la situazione va avanti, più grande sarà la successiva cascata d’insolvenze aziendali.

Il Recovery Fund da 750 miliardi di euro è stato sopravvalutato dai leader italiani.

“L’idea che presto scorreranno miliardi è pura propaganda. Il Recovery Fund non cambierà nulla”, ha detto Claudio Borghi, Presidente della Commissione Bilancio della Lega.

Il trasferimento fiscale netto all’Italia ammonta allo 0,7pc di Pil l’anno per tre anni. Si tratta di una spinta davvero modesta a livello macroeconomico.

“Non lo vediamo come un accordo storico che annuncia una rifondazione dell’UE o dell’Eurozona”, ha detto Arnaud Marès del Citigroup, ex braccio destro di Draghi alla BCE.

Che ha aggiunto: “Piuttosto che un ‘game changer’, lo vediamo come un altro esempio dello stesso ‘gioco’ che ha prevalso negli ultimi dieci anni sotto Angela Merkel. Ogni volta che la coesione dell’Europa deve affrontare un grave pericolo, i governi europei si accordano dimostrando una blanda unità per tenere a bada il rischio di rottura”.

Quello che Draghi può fare è di dare credibilità ai “piani di spesa” dell’Italia.

Renderà più facile, per il blocco tedesco, acconsentire in futuro a un fondo di ripresa più grande.

Potrebbe attivare il meccanismo di salvataggio dell’UE (ESM) per prestiti precauzionali, creando un ulteriore “cuscinetto di sicurezza” per il giorno in cui la BCE dovesse smettere di comprare il debito italiano.

Ma tutto questo serve solo a guadagnare tempo.

Gli strumenti tecnici non possono salvare l’Italia da un cattivo equilibrio, conseguenza di un quarto di secolo con un tasso di cambio sbagliato.

Il “governo di Draghi” cadrà probabilmente entro pochi mesi.

Se sopravvivesse, ci sarebbero nuove elezioni entro due anni e la destra euroscettica probabilmente vincerà.

Se dovesse resistere più a lungo, la montagna del debito getterà la sua ombra gigantesca sull’Italia.

L’uomo che ha trascorso la sua vita pubblica cercando prima di far entrare l’Italia nell’euro, e poi di mantenercela, per uno scherzo del destino potrebbe diventare l’uomo che ne guida l’uscita.

Sarebbe perfetto per quel lavoro.

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Link originale: https://www.telegraph.co.uk/business/2021/02/03/draghi-ushers-counter-revolution-cant-save-italy/

Scelto e tradotto da Franco