Il tracollo americano: un disastro per la democrazia (… e se nessuno accettasse il risultato delle Elezioni?)

Matt Purple per The Spectator UK (sintesi)

Il dibattito di martedì sera fra il Presidente Donald Trump e Joe Biden è stato un disastro. Nessuno ha rispettato le regole.

Ma, in un certo senso, può rivelarsi utile come “assaggio” del tracollo democratico che si verificherà in America dopo le Elezioni del 3 novembre.

Le regole non saranno accettate. Ogni parte accuserà l’altra di aver imbrogliato e tutto finirà in farsa.

Se pensate che sia un’iperbole, ascoltate quello che ha consigliato Hillary Clinton al suo successore:

“Joe Biden non deve cedere per nessun motivo. Penso che la faccenda si trascinerà per le lunghe e che alla fine Biden vincerà, ma solo se non cederemo un solo centimetro e se saremo concentrati e implacabili come lo è l’altra parte”.

Non si riferiva solo alle Elezioni, ma a quello che potrebbe succedere dopo.

Il suo scenario è questo:

“… la notte delle elezioni è ininfluente, perché si dovranno conteggiare i voti postali e ci sarà un inevitabile dibattito sulla loro legittimità. E’ un dibattito che i Democratici devono vincere. Dobbiamo avviare delle massicce azioni legali e so che la campagna di Biden ci sta lavorando”.

Da parte sua, anche Donald Trump sta preparandosi per la battaglia: “Dobbiamo stare molto attenti alle schede. E’ una grande truffa”.

Un paio di settimane fa si è spinto oltre, mettendo in discussione non solo la legittimità delle Elezioni, ma anche la possibilità di un pacifico trasferimento di potere se non fosse suffragato da risultati certi.

Nel dibattito ha ribadito questo punto, dicendo: “Ci sarà un tentativo di truffa senza precedenti. Ma non andrà a finire bene”.

Benvenuti in America, allora, benvenuti nel nostro annus horribilis.

Siamo stati bloccati da una pandemia, abbiamo visto disordini di rara violenza, abbiamo assistito a inconciliabili guerre culturali e, ora, siamo davanti all’agghiacciante possibilità che la giornata elettorale porti un caos anche maggiore.

Il grande problema riguarda gli 80 milioni di americani che quest’anno dovrebbero votare per posta, più del doppio rispetto all’ultima volta, per timore che i seggi elettorali possano diventare punti caldi del coronavirus.

Tuttavia, poiché il diluvio di schede elettorali con timbro postale è senza precedenti, sono state sollevate preoccupazioni sulla precisione del conteggio.

Trump stesso ha messo in guardia contro le frodi.

Ha indicato come prova le Primarie di New York del 23 giugno, caratterizzate da un numero insolitamente alto di schede con timbro postale come conseguenza della pandemia.

I risultati sono stati inquietanti: sono passate settimane senza che i vincitori venissero dichiarati e migliaia di voti sono stati scartati.

Quello che è successo a New York ha sollevato dubbi sulla capacità del Governo di conteggiare quei voti in modo rapido e accurato.

Se si aggiunge il coacervo di regole a livello statale, insieme ai tagli al Servizio Postale, sono palpabili le sfide che si presenteranno, con i candidati che vorranno scavare fino in fondo.

Cosa succederebbe se i risultati delle Elezioni venissero contestati?

La risposta è che gli americani si diletteranno in uno dei passatempi che più amano: non le pistole (almeno non ancora), ma le cause legali.

Biden ha detto che la sua campagna ha “messo insieme 600 avvocati” e un team di volontari che andranno “in ogni singolo Stato per cercare di capire se è possibile che si verifichi un imbroglio”.

Il GOP, a sua volta, ha migliaia di avvocati-volontari e il Capo dell’Ufficio Legale del Comitato Nazionale Repubblicano si è impegnato a “fare tutto il necessario per assicurare che le Elezioni si svolgano in modo ordinato e per respingere le controversie con i Democratici”.

Sono già state intentate più di 300 cause, la maggior parte delle quali riguardava le regole di voto nel caso di una pandemia e le schede elettorali.

Di conseguenza, l’America deve confrontarsi per la prima volta con una domanda terribile: cosa succederebbe se dopo il giorno delle Elezioni passassero giorni, settimane, mesi senza un chiaro vincitore?

Cosa succederebbe se entrambi i candidati andassero in Tribunale e si rifiutassero di cedere?

Sintonizzatevi sulla politica americana e, inevitabilmente, sentirete descrivere queste Elezioni come “le più importanti della nostra vita”.

Ormai, anche i bambini che si candidano per il “consiglio degli studenti delle scuole medie” stanno affermando la stessa cosa.

Tuttavia, se da un lato le Elezioni Americane sono davvero significative, dall’altro non si sono ancora dimostrate esistenziali: i Democratici sono sopravvissuti otto anni sotto George W. Bush e i Repubblicani altri otto sotto Barack Obama.

Eppure, quest’anno, i toni sono apocalittici più del solito.

Bernie Sanders, parlando alla Convention Nazionale Democratica, ha dichiarato che le elezioni del 2020 saranno “le più importanti nella storia moderna di questo Paese”.

L’attivista Charlie Kirk, alla Convention Repubblicana, ha detto che è “la più critica dal 1860”, l’anno prima della nostra Guerra Civile.

Per entrambe le parti la posta in gioco è alta.

I Democratici vedono l’Elezione come un referendum su Donald Trump.

I Repubblicani, a loro volta, guardano alle rivolte che hanno messo a ferro e fuoco le città e accusano i Democratici di complicità.

Temono che sia minacciato il loro stesso patrimonio nazionale.

Per questo motivo Trump ha sottolineato, nel discorso di Mount Rushmore, di aver creato una “Commissione 1776” per promuovere i programmi patriottici nei corsi scolastici.

Palesemente, non è questo il clima ideale per parlare della regolarità del voto.

Molti americani credono già il peggio dei loro avversari politici e, da lì, non è un lungo salto chiedersi se vogliano rubare le Elezioni.

In queste acque tormentate si è schiantata un’altra palla di cannone: la nomina di un nuovo Giudice alla Corte Suprema e la battaglia per la conferma al Senato.

La morte di Ruth Bader Ginsburg, probabilmente il Giudice più a sinistra della Corte, ha permesso a Trump di nominare il suo sostituto.

Ha scelto il Giudice Amy Coney Barrett, una cattolica che espresse il suo scetticismo sulla causa “Roe contro Wade” che, nel 1973,  legalizzò l’aborto in tutta l’America.

I conservatori a favore della vita sono entusiasti. Il loro obiettivo è di mettere in panchina il maggior numero possibile di Giudici Conservatori per rovesciare quella Sentenza.

Una volta le nomine alla Corte Suprema erano questioni abbastanza tranquille (Ginsburg fu confermata dal Senato per 96 a 3); oggi regalare armi nucleari all’Isis potrebbe essere una questione più semplice.

Il motivo è l’aborto, che rimane più controverso in America rispetto alla maggior parte delle altre Democrazie del Primo Mondo.

Eppure, anche in questo caso c’è in gioco qualcosa di diverso.

La lotta per la nomina alla Corte Suprema potrebbe avere un profondo impatto sulle Elezioni, perché alzeranno ulteriormente la temperatura politica.

L’ultima volta che un’Elezione Presidenziale è stata in bilico fu nel 2000, quando un margine sottilissimo fra George W. Bush e Al Gore, in Florida, portò a settimane di riconteggi.

Le immagini di ottuagenari che a Palm Beach fissavano le schede attraverso le lenti trifocali non ispirarono fiducia. Le cause fioccarono e la questione si fece strada, ovviamente, fino alla Corte Suprema.

La decisione che ne scaturì è una delle più controverse nella storia della Corte Suprema. Ordinò di fermare i ri-conteggi, dichiarando Bush vincitore delle Elezioni.

Fu decisa con un margine di 5-4, lungo le linee partigiane all’interno della Corte.

Ed è qui che si chiude il cerchio.

In questo momento, grazie al posto vacante della Ginsburg, la Corte Suprema ha solo otto Giudici.

Se a Trump venisse impedito di nominare la Barrett — e se i risultati delle Elezioni fossero messi in discussione fino in fondo — i Giudici potrebbero dividersi equamente su chi dovrebbe essere il Presidente.

Questa decisione cadrebbe a pioggia sui Tribunali di grado inferiore.

Più cause legali potrebbero portare a più sentenze, un pasticcio che potrebbe generare un’enorme confusione impedendo ai candidati di rivendicare la vittoria.

Improvvisamente, la Repubblica stessa si troverebbe imbottigliata. L’unica speranza sarebbe una sorta di grande compromesso tra i due Partiti ma, visto il clima, non è un cosa molto probabile.

Questo è lo scenario peggiore, ma il fatto di doverlo considerare è in sé stesso un motivo sufficiente per iniziare a far uso dello Xanax aggiunto a un po’ di scotch.

E, visto che quest’anno i peggior incubi stanno diventando realtà, l’apprensione da questa parte dello stagno è davvero molto reale.

Ultimamente, ci è sembrato di soffrire di quasi tutte le tribolazioni immaginabili: incendi, uragani, il ritorno in forma dei New York Yankees.

In estate, fu finanche segnalato che negli Stati Uniti erano stati avvistati dei calabroni assassini!

Insetti giapponesi così chiamati perché macellano interi alveari di api decapitandole con le mandibole. Sono noti per uccidere, occasionalmente, anche l’uomo.

E poi cos’altro? Una tempesta di meteoriti? Il Mississippi che si trasforma in un fiume di sangue?

Ma non sarebbe “molto americano” da parte mia se non finissi con una nota di ottimismo.

Ci sono nuvole scure su queste elezioni, ma non ce ne sono così tante come nel 1860.

La nostra politica è instabile, ma non tanto quanto gli anni Dieci del XIX secolo.

Gli Stati Uniti, in passato, sono già precipitati nella follia … ma solo per rialzarsi ancora più forti e non c’è motivo di pensare che non vada così anche questa volta.

Sbrighiamoci a uscire da questo miserabile anno.

*****

Link Originale: https://www.spectator.co.uk/article/american-meltdown-a-democratic-disaster

Scelto e tradotto da Franco