La rielezione di Trump è cruciale per la destra europea

Guy Taylor per The Washington Times

Non sono solo gli americani a essere preoccupati per le Elezioni.

I Partiti Conservatori e Populisti che si sono scatenati in tutt’Europa dopo la vittoria di Donald Trump, stanno guardando alle Elezioni Americane con un forte interesse, nella speranza che la sua conferma possa dare impulso al loro slancio.

La nuova “destra populista” europea teme, in effetti, che una sconfitta di Donald Trump possa risucchiare il vento dalle vele dei loro movimenti.

“Una vittoria di Trump per noi è cruciale”, ha detto Ivan Espinosa de los Monteros, un alto funzionario del Partito Nazionalista spagnolo Vox.

Vox è emerso l’anno scorso come la terza più grande forza del panorama politico spagnolo, dove il potere è detenuto da una traballante coalizione di socialdemocratici e comunisti.

 “Trump è stato un faro per i movimenti di liberazione [dal globalismo] e per il conservatorismo di tutto il mondo”, ha detto Espinosa, a capo delle relazioni internazionali di Vox.

“Le Elezioni negli Stati Uniti, a novembre, sono probabilmente una delle più importanti per i conservatori di tutto il mondo” — ha detto — “Se Trump dovesse perdere, dovremmo lavorare il doppio per rimanere nello stesso posto”.

Qualunque cosa dicano i sondaggi, i Conservatori europei trasudano fiducia nella vittoria di Trump.

Nigel Farage, ad esempio, punta su una sua vittoria per stimolare i Conservatori britannici ad accelerare la controversa separazione della Gran Bretagna dall’UE.

Ultimamente, il leader del Brexit Party ha deriso pubblicamente il fatto che molti commentatori britannici prevedano una sconfitta di Trump, affermando che stanno facendo le stesse false previsioni del 2016, nella competizione fra Trump e Hillary Clinton.

IL RITORNO DEI CENTRISTI?

E se Trump perdesse?

Gli analisti dicono che i Partiti Centristi e pro-UE approfitterebbero della sconfitta per sostenere che l’onda globale di destra degli ultimi anni — cominciata con la Brexit del 2016 e continuata con la vittoria di Trump alcuni mesi dopo — sia stata solo una moda passeggera.

“I centristi europei cercherebbero di riguadagnare il terreno che hanno perso mentre Trump era in carica”, ha detto Jeffrey Rathke, un ex Diplomatico americano di alto livello.

“Una sconfitta di Trump” — ha aggiunto — “influenzerebbe non solo la politica interna degli stati europei, ma avrebbe anche importanti conseguenze sulla politica estera dellUE”.

“I partiti al potere in Europa cercherebbero di consolidare quelle parti delle relazioni transatlantiche che pensavano fossero sotto attacco mentre Trump era in carica”, ha detto Rathke, che attualmente dirige lo “American Institute for Contemporary German Studies” presso la “Johns Hopkins University” di Washington.

“Questo potrebbe comportare un tentativo di ricompattare la NATO e  ri-orientarla verso la minaccia rappresentata dalla Russia”, ha detto Rathke, secondo cui Trump non ha identificato la minaccia russa come ragione fondamentale per l’esistenza dell’Alleanza.

Al contrario, la vittoria di Trump “spaventerebbe a morte i centristi europei e aumenterebbe la polarizzazione tra multilateralisti e nazionalisti”.

“Gli outsider si metterebbero di nuovo in moto come conseguenza della vittoria di Donald Trump” — ha detto — “Il conflitto nella politica europea diventerebbe ancor più bollente, perché la gente la vedrebbe come un presagio di ciò che potrebbe essere possibile nel proprio Paese”.

La sconfitta di Trump, dicevamo, sarebbe devastante per i Partiti di Destra anti-elitari e che, come Vox, cercano di limitare drasticamente i flussi migratori verso l’Europa.

“Gli Stati Uniti di Trump sono il loro punto di riferimento e quindi, se a novembre perdesse, sarebbe una sconfitta anche per loro“, ha detto Gordon Adams, esperto di lunga data di “affari internazionali” e Professore Emerito all’American University di Washington.

Ma ha anche detto che le forze populiste e nazionaliste che Trump e i suoi alleati ideologici hanno scatenato sono arrivate per restare.

“Se Trump perdesse, la risonanza sarebbe un colpo durissimo in termini di credibilità” — ha detto Adams — “Ma questo significa che ci sarebbe un ritorno alla norma? Che il coperchio del vaso di Pandora si chiuderebbe di conseguenza? La risposta è no”.

“Sì, le forze nazionaliste perderebbero il grandissimo megafono rappresentato da Donald Trump e questo screditerebbe, in qualche modo, quello che stanno cercando di fare” — ha ribadito Adam — “Ma penso che queste forze siano ormai uscite dal vaso e la domanda quindi diventa: come evolveranno, politicamente, in Europa?”.

IL DILEMMA SPAGNOLO

È una domanda su cui Espinosa e altri membri di Vox stanno già riflettendo.

Se è pur vero che ci sono temi comuni, l’onda populista assume forme diverse nei vari Paesi del Continente.

“Nella ‘Nuova Europa’, Paesi come l’Ungheria, la Polonia e la Repubblica Ceca sono estremamente anti-sinistra”, ha detto Espinosa.

E ha aggiunto: “Il motivo è che ricordano com’è che si stava sotto il regime comunista. In Polonia, ad esempio, non c’è una forte leadership a sinistra perché tutti ricordano l’era sovietica e inoltre la minaccia della Russia è troppo presente perché il popolo possa mai andare a sinistra”.

Anche nell’Europa dell’Est, quindi, sono all’opera forze favorevoli a Trump.

In particolare in Polonia, dove il “Partito della Legge e della Giustizia” supporta il Presidente Americano a livello quasi fideistico e ha persino chiamato una base militare permanente “Fort Trump”.

Espinosa ha sostenuto che i “progressisti élitari” dell’Europa Occidentale faranno di tutto per redigere l’agenda politica di Paesi come la Spagna, cercando di soffocare i Partiti Conservatori come Vox.

Questo comporterà una spinta crescente volta a silenziare i sostenitori e i membri di quel Partito sui social media.

In Spagna è un fenomeno già in atto, secondo Espinosa.

Ha detto che la coalizione di socialdemocratici e comunisti al potere in Spagna sta cercato di minare Vox da quando, l’anno scorso, ha ottenuto 52 seggi in un Parlamento che ne conta 350.

“Questo giro di vite sui social media è un tentativo per paralizzarci”, ha detto, aggiungendo che: “la situazione è diversa da quella degli Stati Uniti per la mancanza di una reale pluralità nei media politici spagnoli”.

“La Spagna non ha un canale di comunicazione tradizionale che sia conservatore” — ha detto Espinosa — “Ogni emittente è di sinistra o di estrema sinistra. Quindi, ogni copertura che otteniamo è negativa, anche se siamo il terzo Partito in Spagna, con il 15% dei voti”.

“Non vedrete mai una caratterizzazione obiettiva e giusta di noi. Su nessun media, mai. Dobbiamo quindi darci da fare su Twitter, Facebook, TikTok, Facebook, Instagram, etc”, ha aggiunto, concludendo che: “se scomparissimo dai social media, saremmo spazzati via”.

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Link Originale: https://www.washingtontimes.com/news/2020/sep/15/nigel-farage-marine-le-pen-counting-trump-win/

Scelto e tradotto da Franco