Pochi giorni fa abbiamo saputo di una importante pronuncia della Corte Suprema degli Stati Uniti, relatore Brett Kavanaugh, giudice nominato da Donald Trump, presso la Corte da ottobre 2018. Probabilmente tale pronuncia determinerà a catena effetti molto duri sulle ONG che fanno capo ad Open Society Foundation e dunque a George Soros, segnando l’inizio di un brutale cambio di clima negli USA, per il multimiliardario da decenni schierato a favore della globalizzazione economica e finanziaria che schiaccia la democrazia e gli Stati-nazione. https://www.supremecourt.gov/opinions/19pdf/19-177_b97c.pdf Open Society ha intentato una causa al governo USA: le articolazioni della Open Society F. che hanno sede fuori dagli USA, sostenevano di poter beneficiare di finanziamenti governativi americani, senza impegnarsi nel rispetto delle policy di opposizione alla prostituzione ed al traffico di esseri umani, come richiesto invece alle organizzazioni estere. Al di là dello specifico caso, è interessante rilevare che la Corte Suprema ha stabilito, con più chiarezza rispetto a precedenti pronunce, che le organizzazioni straniere non godono dei diritti – tra cui le libertà di espressione ed opinione – previsti dal primo emendamento della Costituzione degli USA. 








Indovina un po’ per chi tifano i cinesi…il Global Times è edito a Pechino…direttamente dal PCC !!
Nel complesso, come abbiamo visto l’intero sistema organizzativo delle proteste è stato ed è ampiamente sostenuto dalla Open Society finanziata da George Soros. La narrazione è totalmente fittizia perché i rivoltosi BLM – oggi, verosimilmente come è provato avvenne già nel 2014 – vengono pagati, mentre gli organizzatori ricevono ricchi bonus per l’implementazione dei disordini. La pianificazione è minuziosa, in modo da ottenere il massimo danno alle proprietà pubbliche e private e la massima risonanza mediatica possibili. I democrats USA si sono rapidamente posizionati in scia al movimento in questione, sebbene esso sia terribilmente violento: si è scoperto poi che i finanziamenti destinati a BLM, in larga parte provenienti da grandi corporations globali, in realtà finiscono alla campagna elettorale di Biden.
I vertici democrats inginocchiati per BLM. Le città devastate durante le rivolte sono governate dai democrats da decenni…si inginocchiano – da buoni “lupi vestiti da agnelli ” – al solo fine di esportare lo stesso modello in tutti gli USA. Se votassi là non avrei dubbi sulla necessità di sostenere Trump.
https://theconservativetreehouse.com/2020/06/11/exploited-again-financial-contributions-to-black-lives-matter-are-being-funneled-to-biden-campaign/?fbclid=IwAR3RL0t4aYpFN_9tS5_CV9d_VwW7ivy6A73WM0MC4JQ43bYeR7gh1_cMOo8 Naturalmente, non poteva mancare l’appoggio tedesco – dai massimi livelli – per l’ennesimo “nemico interno” di Donald J. Trump, il presidente anti-globalista ed anti cinese per eccellenza, che lavora a favore dell’economia reale e della classe media [l’architrave di ogni democrazia…]. La Germania globalista a letto con la Cina – per bocca del ministro degli esteri Maas – considera le proteste dei BLM “legittime”, in perfetto accordo col plot che abbiamo descritto sopra.
…si potrebbe parlare anche dei finanziamenti del governo tedesco ad Open Society Foundation, ma questa è un’altra storia…
Tutto torna…assistiamo ora alla reazione americana contro i globalisti che agiscono dall’interno, che come abbiamo visto si manifesta ormai anche presso i massimi livelli dello Stato (a parere di chi scrive, la pronuncia di Kavanaugh solo incidentalmente riguarda questioni attinenti prostituzione e traffico di esser umani…). Pare ovvio ma è bene scriverlo: anche il nostro paese ha bisogno di seguire l’ esempio della Corte Suprema degli USA. Occorre mettere alla guida delle istituzioni persone che amano il proprio paese prima di tutto, anche prima del loro partito, dunque capaci di schierarsi secondo il supremo interesse del paese. Questa, pur richiedendo tempo e pazienza, pare l’unica opzione disponibile per invertire la rotta seguita dalle istituzioni durante 4 decenni di globalismo. Pepito Sbazzeguti
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