Mentre il governo vara di fatto un certificato di credito fiscale, Borghi viene sostituito con Bagnai nel ruolo di referente economico della Lega. Buona notizia!

Anzi, due buone notizie per il Paese: la prima è certamente che il governo Conte ha “creato” nei fatti un certificato di credito fiscale (CCF) o anche crediti di imposta legato/i agli interventi di riqualificazione edilizia con bonus al 110% in 5 anni, cedibile/i, provvedimento contenuto nel Decreto Rilancio. La seconda è la sostituzione nel ruolo di responsabile economico della Lega – finalmente – con uno stimato economista di professione, passando in due anni da Armando Siri già caduto in disgrazia per vicende sotto analisi da parte delle Procure (soggetto per altro illaureato), a Claudio Borghi Aquilini, ex direttore di una azienda della tedesca Deutsche Bank in Italia, arrivando finalmente ad uno stimato cattedratico riconosciuto e reputato: potremmo dire che alla fine, in fondo ed all’ultimo, è stata premiata la competenza tecnica…

Andiamo per ordine: il certificato di credito fiscale/di imposta derivante dalla riqualificazione energetica di cui al Decreto Rilancio è recentemente nato con l’attuale governo – si dice per spinta del gruppo diciamo mosleriano – in forza della possibilità di cessione “più di una volta” del credito fiscale/di imposta legato alla riqualificazione degli immobili privati, anche la seconda casa. In pratica tale credito fiscale potrà essere ceduto a terzi che poi potranno o utilizzarlo a bilancio o cederlo a loro volta (…). Sarà molto interessante capire a che prezzo verrà acquistato da terzi/dalle aziende tale credito ceduto dai privati: la matematica, scontando tale bonus al 5% a 5 anni, direbbe che il valore di riacquisto immediato dovrebbe essere pari a ca. l’80-85% del valore facciale totale (ossia l’80%-85% del 110%), vedremo come si riposizioneranno i valori delle cessioni. In fondo tale approccio è abbastanza approssimabile a quello dei famosi miniBOT proposti proprio da Borghi anni fa e mai nati (vedasi sotto per i dettagli), gli stessi che furono fustigati da Draghi – e dalla direzione della Lega – con la sua famosa puntualizzazione “o sono debito o sono moneta (illegale)“, con estrema rabbia leghista ai tempi per tali affermazioni del banchiere centrale BCE.

In realtà scopriamo proprio in queste ore, in un video girato della trasmissione Agorà proprio con Borghi come referente citato e ripreso in diretta, che lo stesso ex capo economista della Lega afferma che i crediti di imposta del governo Conte (CCF o crediti di imposta cedibili), pur essendo per molti versi approssimabili ai suoi miniBOT, in realtà rappresenterebbero una sorta di falso in bilancio dello Stato (…).

Ascoltare le incredibili parole di Borghi sui crediti di imposta/fiscali di Conte (LINK): e i miniBOT allora cosa erano? “Venduti” ai votanti come il Santo Graal per affrancarsi dall’€?

Si noti che il Borghi adduce a supporto di tale conclusione sui crediti di imposta del governo attuale, udite bene, circa le stesse motivazioni date al tempo da Draghi per i “suoi” miniBOT, “sono debito illegale“.

Or dunque, sembrerebbe che abbiamo innanzi il Borghi che rinnega la sua stessa creatura “mai nata“, i miniBOT, artifizio che in fondo era l’unica vera discriminante nell’ipotetico piano leghista per risollevare il paese: tolti i miniBOT non c’era e non c’è proprio nulla di innovativo nelle ricette padane. Questo per dimostrare la status confusionale della situazione leghista attuale in campo economico, bene dunque ci sia un cambio al vertice.

Al LINK

Nel contesto, evidentemente il Borghi ignora che nella rivista economia e politica di Aprile 2020 economisti del calibro di Sylos Labini, ossia veri economisti come Bagnai, abbiano pubblicato articoli che dimostrerebbero (LINK) chei certificati di compensazione fiscale non sono (e non possono essere) “debito” “

Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Massimo Costa, Stefano Sylos Labini – 17 Aprile 2020

Misteri.

A questo punto davvero ci vorrebbe un mago voodoo per far uscire dalle secche il Paese conricette lato Lega, visto che tra cambiare l’EU dal di dentro ed assenza di miniBOT, di piani concreti ed innovativi sembra non ce ne siano all’orizzonte. Se non restare nell’euro, come hanno chiarito inequivocabilmente nel tempo Giorgetti, Salvini, Zaia, Fontana, ossia tutta la direzione leghista.

Tradotto: FINO AD OGGI con la Lega di uscire dall’euro nemmeno a parlarne, speriamo che in futuro le cose saranno diverse…

In tale contesto l’economista Bagnai sembra assai più pragmatico ed attrezzato del suo predecessore. Anche nelle sue recenti lamentele secondo cui le misure del governo Conte in realtà sono mutuate da emendamenti passati della Lega, dicorso che può avere un senso logico: verrebbe da dire, “tranne i miniBOT” visto che lo stesso Borghi li ha riconosciuti alla stregua di Draghi, ossia nella versione data dal presente Governo come un falso in bilancio (anche i miniBOT, nelle intenzioni leghiste iniziali, erano una moneta fiscale)(video al LINK).

Resta il fatto che Bagnai, pur col suo carattere arcigno e secondo alcuni anche vanesio (non secondo lo scrivente, che tecnicamente lo stima assai nonostante un vero “caratteraccio”), resta estremamente capace e reputato: visto che la meritocrazia o la si usa come metodo o altrimenti è inutile parlarne, riteniamo che la nomina di Bagnai sia un’ottima notizia sia per il Paese (Unito) che per la Lega. Al pari della destituzione di Borghi, che è stato quanto meno vacuo negli scorsi anni nel ruolo ricoperto (risultati concreti zero, ndr).

Appunto…

Riteniamo infatti che, proprio per il carattere del professore romano-abruzzese, difficilmente si adatterà ad una linea di fattuale appiattimento e di totale allineamento su posizioni quanto meno inconcludenti della Lega in campo economico, soprattutto vis a vis con l’EU: ai più è sembrato che negli ultimi tempi il professore fosse molto nervoso, tanto da dare risposte quasi da arrampicatore di specchi rispetto al suo passato di antieuro. Riteniamo egli dovesse rispondere così, suo malgrado, questione di scuderia; ora lo vedremo all’opera nel ruolo con responsabilità superiori e lo valuteremo attentamente. Con più speranze di successo nella sfida all’EU rispetto alla gestione Borghi.

In realtà esiste anche un altro aspetto, dirimente, che ci fa essere ottimisti: al contrario del milanese Borghi, Bagnai non è nè di Sondrio nè lombardo. Ovvero, viste le ripetute tentazioni secessioniste del nord, quanto meno a parole, quanto meno di alcuni stakeholders leghisti (su tutti Vittorio Feltri di Libero) possiamo essere ragionevolmente certi quanto meno del fatto che con Bagnai di secessione sarà meglio non parlare, che dite?

Dobbiamo infatti ricordare che la situazione italiana è disastrosa, direi non recuperabile restando nell’euro. Infatti con un rapporto debito/PIL pari al 180% prospettico ed un’economia che non riparte, in presenza di una enorme e continua iniezione di liquidità da parte delle banche centrali, considerando che il principale debitore del mondo è il sistema anglosassone (dunque interessato ad erodere il proprio debito per via inflattiva), è solo questione di tempo prima che l’enorme ammasso di moneta creata dal nulla si trasformi in inflazione.

Ossia sono in vista in tassi molto più alti per l’Italia, applicati ad un debito nei fatti denominato in valuta straniera visto che non lo si può nè monetizzare nè inflazionare alla bisogna (come invece sarebbe il caso con la lira).

Facile derivare che, in un conteso di implosione dei conti della Penisola restando nell’euro, il ricco (di risparmi) nord abbia (avuto) la tentazione del colpo di mano, ad esempio trattenendo il residuo fiscale lombardo ovvero spingendosi verso una secessione quanto meno economica. Magari di concerto coi sempre semicolonialisti tedeschi, costantemente interessati a creare scompiglio dentro le linee dei loro avversari/obiettivi economici, da secoli, vedasi la splendida analisi di Hosea Jaffe nel suo acutissimo testo “Germania“, scritto in tempi non sospetti, vi dico, addirittura profetico. Chiaramente chi scrive è contrario a qualsiasi secessione, pur essendo del profondissimo nord (sebbene ritenga lo Stato Italiano vada NECESSARIAMENTE e PROFONDAMENTE riformato, ndr).

Che forse una eventuale secessione del nord Italia avrebbe (avuto) come sponsor proprio Berlino? Per la rivista di geopolitica italiana, Limes, nella persona di Dino Fabbri, si! (LINK)

Attenzione che stavolta finisce male davvero. Per tutti…

Auguriamo buon lavoro al prof. Bagnai, sperando possa fare meglio dei suoi due predecessori, ne ha le capacità.

MD