UE e Cina sempre più vicine: l’Italia, retta da una classe politica inetta (o cooptata) non comprende dove la UE tedesca ci sta conducendo.

Nella giorno della Festa della Repubblica, mi sembra necessario riflettere su uno dei più gravi pericoli che il nostro paese, in prospettiva, sta correndo.

Nei giorni scorsi abbiamo assistito ad un fatto senza precedenti. La Germania ha rifiutato un invito degli USA per un vertice G7.

https://www.mittdolcino.com/2020/05/30/trump-organizza-un-g7-e-angela-merkel-rifiuta-di-partecipare-sfida-allultimo-sangue/

Questo avvenimento segnala attriti ormai a scena aperta tra USA e Germania/UE, che non arrivano però all’improvviso, ma riguardano da tempo un ampio ventaglio di questioni strategiche. L’Italia è coinvolta a causa della tragiche, perenni “dichiarazioni di dipendenza” dalla UE della sua classe politica, da anni palesemente non all’altezza (forse cooptata?…).

Comprendere quanto sta accadendo su scala globale non è banale ma è il primo, necessario passo da muovere perché noi cittadini possiamo schierarci con cognizione di causa in politica interna, in vista del voto politico che prima o poi ci sarà. Rivolgiamo dunque la nostra attenzione ad alcuni temi sui quali si rende esplicito lo scontro strategico in corso.

5G NELLE RETI INTERNET

Chi segue questo blog legge da molto tempo del pericolo rappresentato dal 5G di Huawei per la sicurezza interna dell’occidente. Per l’integrità delle reti informatiche ed anche per le attività delle intelligence, che rappresentano una delle architravi delle democrazie occidentali.

Riportiamo però brevemente quanto scrive un Think tank inglese a-partitico, la Henry Jackson Society, nel rapporto DEFENDING OUR DATA: HUAWEI, 5G AND THE FIVE EYES (non poteva essere scelto un titolo più chiaro, con riferimento agli effetti di Huawei sulla rete di intelligence dell’anglosfera). HJS-Huawei-Report-A1 . Si riportano alcuni passaggi essenziali, per ricordarci del livello di rischio che includere Huawei nella realizzazione delle reti 5g comporta.

  • Huawei è posseduta al 100% da una holding, a sua volta comproprietaria di Ren Zhengei (1%) e un comitato sindacale (99%). I sindacati cinesi non sono sindacati come riconosciuti in Occidente, ma sono parte della burocrazia dello Stato cinese, soggetta alle sue tariffe salariali, pagate dallo stato cinese e che richiedono la rappresentanza del Partito Comunista in tutte le posizioni di leadership.
  • I principali rischi per le reti identificati dall’intelligence anglofona sono:
  1. controllo diretto della rete (capacità/velocità di trasmissione dati, eventuale spegnimento);
  2. violazione diretta dei dati;
  3. controllo dei sistemi informatici connessi alla rete;
  4. influenza su specifici flussi di informazioni all’interno delle reti;
  • L’attuale dottrina militare cinese enfatizza la guerra come conflitto tra sistemi piuttosto che tra eserciti. In qualsiasi conflitto futuro, la Cina cercherebbe un’improvvisa e decisiva azione di attacco alle reti del potenziale nemico, senza la necessità di un vero e proprio scontro militare.

Per questi motivi, gli USA sono chiarissimi su Huawei:

Anche lo UK si è allineato dopo notevoli pressioni dagli USA; inizialmente il governo aveva previsto la possibilità di far realizzare ad Huawei porzioni ritenute non strategiche delle reti 5G.

Merkel si è sempre dichiarata favorevole ad Huawei e solo di recente, in Germania, uno dei candidati alla sua successione (che non arriva mai…), ha dichiarato pubblicamente di voler compiere scelte diverse.

da affaritaliani.it

In Italia…lasciamo perdere…ci barcameniamo tra la task force di V. Colao, che da dirigente Vodafone decantava le virtù di Huawei…

….ed i continui warning provenienti dagli USA, che presto o tardi lasceranno spazio ad azioni diverse e molto meno amichevoli.

REPRESSIONE ad Hong Kong

A fronte della feroce repressione del regime comunista cinese a Hong Kong, gli USA deplorano per voce del Segretario di Stato quanto sta accadendo; la UE tace, la Germania programma affari…

OMS e gestione dell’epidemia Covid-19

In aprile, Trump ha sospeso per 60-90 giorni i finanziamenti americani all’OMS, accusandola di “gestire e coprire gravemente l’epidemia”.

Venerdì 29 maggio 2020, Trump ha accusato l’OMS di aver fuorviato il mondo a causa delle pressioni della Cina, rallentando colpevolmente la reazione globale al virus, ritardando la dichiarazione dello stato di pandemia. E contestualmente, ha annunciato la fine di ogni relazione.

https://www.forbes.com/sites/mattperez/2020/05/29/trump-dodges-twitter-furorbut-says-us-will-end-who-relationship/#34b799135c3a

La UE subito si è smarcata con estrema decisione da Trump.

Di nuovo, la UE è dunque in asse con la Cina ,che ancora sostiene apertamente l’OMS.

POLITICHE MONETARIE E COMMERCIALI

Cina e UE furono oggetto di un feroce tweet di Trump già nel 2019, in cui furono accusate di manipolare la valuta per ottenere in modo sleale elevati surplus commerciali verso gli USA (l’Euro è sottovalutato, per la presenza al suo interno di paesi deboli come Grecia, Portogallo, Spagna, Italia).

La politica commerciale tedesca e quella cinese verso gli USA, sono identiche (i grafici riportati sotto, pur provenienti da autori diversi, sono entrambi tratti da dati del Census Bureau degli USA). In entrambi i casi, per essere brevi, grazie alla manipolazione della valuta agli USA vengono portati via posti di lavoro: le esportazioni verso gli USA sono sempre superiori alle importazioni di merci e servizi dagli USA da parte due paesi.

INVESTIMENTI INDUSTRIALI E TECNOLOGIA MILITARE

La VW ha appena deciso, con l’appoggio del governo Merkel, un investimento da circa 2 mld di Euro in Cina, in un settore strategico per la Germania e ora, parrebbe, anche per la Cina: l’auto elettrica. La cooperazione industriale sino-tedesca riguarda ormai a scena aperta… udite udite… anche il settore militare…

LE CONCLUSIONI

Se l’italia continuerà a seguire l’EU tedesca, si ritroverà in un blocco dominato da Cina e Germania e per questo apertamente ostile verso gli USA.

La deriva verso la Cina che si prospetta per il nostro paese – che dopo la firma della Belt & Road Initiative sarebbe giunta già a livelli impensabili in assenza del legame atlantico dell’Italia con gli USA e la NATO – si deve anche al sempre più stretto ed evidente  avvicinamento dell’EU tedesca al Partito Comunista Cinese.

Possiamo dunque comprendere il motivo per cui in USA, i dem stanno schierando ogni mezzo utile per tentare di sconfiggere Trump alle elezioni di novembre 2020.

Il confronto globale tra l’asse Cina-UE e gli USA a guida Trump sta emergendo con la massima chiarezza e non tornerà indietro.

Pertanto, l’élite mondialista apolide che ha voluto la globalizzazione senza regole degli ultimi 30-40 anni, che domina la UE e che negli USA controlla i dem, ha la necessità di riprendere il controllo della superpotenza americana. Prima della possibile sconfitta.

Nel periodo 2016-2020, l’ azione di Trump a favore del ceto medio legato all’industria ed alle attività produttive “reali”, che l’attuale partito Repubblicano – secondo il mandato elettorale ricevuto – intende proteggere dalla globalizzazione selvaggia, è stata sicuramente resa più difficile. Egli doveva prima di tutto sopravvivere ai dem.

In Italia, siamo chiamati a comprendere che avvicinarsi alla Cina significa semplicemente essere obbligati, in prospettiva, a trasformare la convivenza nella nostra comunità nazionale (finché esisterà…) secondo modelli sempre più simili a quelli cinesi, in termini di diritti sociali, civili, religiosi e politici.

Anche il rapporto del papato di Bergoglio con la Cina è inquietante

E’ sempre il soggetto economicamente più forte che decide le sorti degli accordi asimmetrici: la tragica capitolazione alla Germania con l’avvento della UE, alla quale abbiamo sacrificato quello che nel 1991 era diventato il IV sistema industriale del mondo – ormai eroso ed a rischio di smantellamento, a causa del cambio fisso nell’ eurozona senza trasferimenti fiscali verso le aree economicamente deboli – può e deve servire per comprendere gli ulteriori pericoli legati alla convergenza in corso, tra la UE tedesca in cui siamo intrappolati e la dittatura del gigante cinese.

W la Repubblica, W l’Italia.

Pepito Sbazzeguti