Le conseguenze della sentenza della Corte Suprema tedesca che i media (ed i globalisti pro euro) tacciono….

Mitt Dolcino per qelsi.it

La sentenza della Suprema Corte tedesca ha confermato le aspettative. La traduco in termini semplici: visto che il diritto tedesco ha per definizione preminenza su quello comunitario – il contrario di quello che accade in Italia.. – la Germania non può essere nei fatti contributore netto del sistema euro. I vari QE (Quantitative Easing), che si chiamino PEPP , MT o altro, devono dunque avere l’”equilibrio” degli interventi tra i vari paesi (si chiama Captal Key, una sorta di proporzione), precludendo la possibilità di sovra o sotto esposizione nell’intervento a favore di singoli paesi dell’Unione. Per fare un esempio comprensibile, è come se la FED negli USA dovesse fare interventi monetari a mercato aperto corrispondendo i risultati sempre e comunque a tutti gli Stati USA pesati secondo il PIL. Ovvero, ad esempio, lo Stato di New York, quello col PIL maggiore, avrebbe un peso sempre proporzionale al suo peso economico potendo dunque aiutare solo limitatamente paesi come l’Idaho o l’Akansas o l’Idaho, meno abbienti.

Nonsense.

Chiaramente, così facendo, la BCE non può funzionare come banca centrale, resta infatti nel contesto attuale un mero ragioniere. Da qui l’intervento della Corte tedesca che taglia alla radice ogni possibile evoluzione della BCE verso una Banca Nazionale-Federale degli Stati Uniti d’Europa, in forza del fatto che i tedeschi in realtà vivono di asimmetria economica (ma non monetaria) e non di solidarietà in ambito euro, a danno dei paesi euro-periferici. Atene docet.

Passiamo oltre. Ieri la Corte Suprema tedesca ha dato tre mesi per adeguarsi, sia all’EU che a Berlino. Pena l’esclusione della Germania dai prossimi QE. Anzi dovendo vendere a mercato aperto anche i Bund già acquistati a tassi negativi (…).

Si sappia che questo sarà uno sconquasso. Fra tre mesi avremo due possibilità: o la Bundesbank esce dal nuovo QE chiamato PEPP, ossia da quel QE indirizzato ad aiutare i paesi affetti dal Coronavirus, guarda caso tutti paesi fuori dal nocciolo core-europe di lingua tedesca o affine. O l’Italia ad esempio – ma anche la Francia a tendere – dovranno rientrare del rapporto debito/PIL di Maastricht. Facile così.

Ci siamo chiesti due settimane fa come avrebbe fatto “Giuseppi” Conte ad arrivare a novembre prossimo, ossia alle elezioni USA del secondo mandato di Trump in grado di proiettare la vera politica trumpiana in orbita, ossia quando verranno affrontati alla radice dalla Casa Bianca i files “globalismo a danno USA”, “Cina emergente a danno occidentale” e “Germania revanscista in ambito EU”.

Ben inteso, gli USA liberi dal vincolo del successivo mandato presidenziale sono sempre in grado di raddrizzare la situazione, senza dubbio, avendo tutti gli assi in mano (…).

Fra 3 mesi saremo ad Agosto. In tale data la Germania deciderà il da farsi; nel mentre la BCE riteniamo comprerà BTP come se non ci fosse un domani. Ad agosto si dovrà invece dire stop agli acquisti.

A tal punto ci saranno due possibilità: la prima, la Germania esce dall’euro in quanto il PEPP portato avanti dalla BCE avrà emesso euro in tutta EUropa e soprattutto a favore dei paesi ”euro MED” che però potranno essere spesi anche in Germania, facendo aumentare oltre Reno l’inflazione in ambito di ridotta offerta post-COVID senza che la Germania ne abbia tratto un equivalente beneficio. Ben sapendo che se non si porranno correttivi la Bundesbank, uscendo dal PEPP, obbligherà la BCE a vendere Bund facendo salire i tassi tedeschi.

Si capisce come ben difficilmente l’opinione pubblica tedesca potrà accettare di dare vantaggi ai mediterranei pagando di tasca propria, essendo per altro essa stessa in recessione ed anzi dovendo subire – per colpa mediterranea – l’odiata inflazione in patria col  PEPP, derivante da carta euro proveniente dal Sud e spesa in oltre Reno. Deformazione teutonica.

Più probabilmente – seconda possibilità -, ad Agosto prossimo, massimo settembre, finita la crisi del virus all’Italia verrà chiesto di ridurre del debito, precisamente il discorso fatto da Weidmann alcune  settimane fa ai media tedeschi. Questa seconda ipotesi sarà quella di elezione per l’opinione pubblica germanica.

Dunque al raggiungimento della deadline trimestrale che succederà? …

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