Rabobank — Oggi c’è davvero un solo “titolo di testa”: Il Primo Ministro Boris Johnson è in terapia intensiva

Tyler Durden per Zero Hedge

Oggi c’è solo un “titolo di testa”: il Premier britannico Boris Johnson è in terapia intensiva.

Diversi medici esperti hanno detto che presto sarà (probabilmente) attaccato ad un respiratore.

Non è il primo leader mondiale a contrarre la malattia. Abbiamo già visto, ad esempio, il Principe Carlo e il “Segretario alla Sanità” del Regno Unito, Matt Hancock, guarire completamente.

Tuttavia, l’improvviso peggioramento delle sue condizioni rappresenta uno shock grave: solo la settimana scorsa applaudiva sul gradino della porta di casa il “Servizio Sanitario Nazionale” e conduceva le “riunioni di gabinetto” online.

Ieri pomeriggio ci è stato detto che stava a casa solo per una febbricciola fastidiosamente persistente. Poi che aveva anche la tosse, ma che era ancora attivamente Primo Ministro. Poi che stava andando in ospedale (in macchina) per alcuni esami. Poi che era in terapia intensiva e, a quanto pare, faceva fatica a respirare.

Tutto questo, ovviamente colpisce la fiducia dei cittadini e solleva interrogativi sulla sua leadership, visto che Boris, anche nel migliore dei casi, se ne starà in disparte per un po’ di tempo (e tutti, naturalmente, gli augurano una piena e rapida guarigione.)

Ma ci sono anche delle importanti implicazioni globali.

Ieri, i “mercati azionari” si sono ripresi anche sulla speranza che le nostre “curve virali” si stiano effettivamente appiattendo e che presto potremo tornare tutti alla normalità.

Ma questo ottimismo presuppone, soprattutto, che esista una strategia una volta che la “curva” si sia effettivamente appiattita — vero, Boris?

Chiaramente, il Covid-19 è potenzialmente letale non solo per gli anziani e per le persone vulnerabili, ma anche per i cinquantenni che, come Boris, sono relativamente giovani e in forma — salvo che eventuali patologie sottostanti non siano state nascoste, egli non rappresentava in alcun modo la classica vittima potenziale.

Questa considerazione intacca, forse distrugge, la fiducia che molti riponevano in quella che ancora una volta stava emergendo come una potenziale “uscita economica” da questa tragedia — “l’immunità di gregge”.

Questo piano, che sta di nuovo facendo il giro dei giornali, è che quando appiattiamo la curva dell’infezione, nei paesi sviluppati, tutto quello che resterebbe da fare è di tenere i “vulnerabili” bloccati in casa, mentre tutti gli altri potrebbero tornare a una parvenza di vita normale, perché non sono in pericolo.

Semplice, vero? Una ripresa a forma di V! Un rischio basso! Perché no? Bè, per queste ragioni:

a — Il problema, per questo tipo di approccio, è che milioni di persone resterebbero in isolamento e socialmente distanti anche all’interno delle famiglie. Una netta separazione generazionale fra “vulnerabili” e “non vulnerabili” — come si potrebbe fare, in pratica?

b — Si presuppone che l’immunità sia un qualcosa che possiamo effettivamente sviluppare e che avrà una certa durata, al contrario di quella di una normale influenza (che è anch’essa un Coronavirus), per la quale non esiste immunità. In effetti, sono segnalate persone che l’hanno presa due volte. Non si tratta quindi di una totale paranoia.

c — Dipende dai test di massa che solo pochi Stati sembrano al momento in grado di fare (il Regno Unito ha appena ammesso che i test-anticorpali, su cui baserà questa strategia, non funzionano).

d — Si presume che la popolazione dei “non vulnerabili” possa facilmente gestire il Covid-19 in termini di salute …… facile come per Boris?

Quindi, sì, stiamo vedendo alcuni paesi che seguono la strada della Cina (l’Austria, ad esempio) e che cercano di far ripartire le loro economie.

Tuttavia, non si tratta di un processo binario o di un processo senza rischi per la salute. Potrebbe facilmente provocare un nuovo blocco, ufficiale o volontario che sia.

Naturalmente, posti davanti ai danni economici che si stanno ancora accumulando, è molto più facile vedere la disoccupazione che sale dal 4% al 20% in regime d’isolamento, piuttosto che supporre di tornare al 4%, senza sforzo, dopo l’abolizione del blocco.

È sempre più facile distruggere che creare.

In breve, una pausa che fosse breve potrebbe incoraggiare a correre il rischio [di una riapertura], ma la situazione della pandemia richiede probabilmente una posizione molto più scettica.

Probabilmente, dovremo affrontare una strada lunga e difficile prima che le cose possano tornare al punto in cui erano all’inizio dell’anno — ammesso che i “geni della politica” che abbiamo fatto uscire dalla bottiglia possano riuscirci.

Ma non dimentichiamoci di un’altra scomoda verità: la strategia d’uscita di cui sopra implica anche che solo le economie sviluppate — con la capacità di condurre test di massa e con la ricchezza e le risorse sufficienti per imporre la “distanza sociale” — potranno tornare alla normalità.

Quasi tutti i Paesi Emergenti non saranno in grado di farlo e quindi, logicamente, dovranno imporre la quarantena fino a quando non riusciranno [a sconfiggere la pandemia].

Salve economia mondiale biforcata! Salve crisi economica dei mercati emergenti, che costituiscono una quota enorme dell’economia globale!

In effetti, chi ha letto la nostra nota sul mercato dell’eurodollaro e sulla carenza strutturale di dollari nei momenti di sfiducia (il mercato “Tu-Roll-Dollaro”), può facilmente notare come tutto questo si adatti perfettamente a questo disegno di legge.

Notate anche di come il FMI — che si aspetta una recessione globale peggiore di quella del 2008-09, in grado di distruggere le esportazioni di beni e servizi in dollari — stia pianificando di offrire prestiti a breve termine in dollari a quei Paesi che non dispongano di un numero sufficiente di T-bond statunitensi per partecipare al nuovo schema di “linee di finanziamento swap” della Fed.

Gli Stati Uniti sono d’accordo — e perché mai non dovrebbero esserlo? Si tratta di ancora più debito in dollari in un mondo che ne ha già troppo.

Non farà altro che cementare in modo ulteriore il dominio strutturale del dollaro e salverà, inoltre, coloro che li hanno prestati ignorando le evidenti tensioni strutturali e i rischi del sistema globale.

Chi non vuole che il dollaro svolga questo ruolo si starà divertendo di meno.

Come saranno ripagati, semmai, quei prestiti in dollari? Provate a rifletterci sopra visto che l’Argentina è di nuovo inadempiente nei confronti dei suoi “Titoli di Stato” emessi in dollari.

Oggi, nel frattempo, la RBA [Reserve Bank of Australia] ha mantenuto i tassi allo 0,25%, dichiarando di essere soddisfatta del funzionamento dei “mercati finanziari” e di voler fare un passo indietro nel sostegno alla liquidità, anche se farà tutto il necessario per bloccare i rendimenti a 3 anni.

E’ facile prevedere un forte rally dei dollari australiani e un aumento dei rendimenti delle Obbligazioni.

Ma immaginate cosa potrebbe diventare quel mercato se il quadro economico globale si deteriorasse ulteriormente (per un periodo più lungo del previsto crollo del secondo trimestre) e se la RBA dichiarasse di dover immettere tutti i dollari australiani che saranno necessari: lo scenario diventerebbe quello di una svalutazione sia della moneta locale che dei “rendimenti obbligazionari”.

————

Link Originale: https://www.zerohedge.com/health/rabobank-there-really-only-one-headline-today-pm-boris-johnson-intensive-care

Scelto e tradotto da Franco

Articolo rilanciato. La data originaria della pubblicazione potrebbe essere diversa da questa