L’UE critica gli Stati Uniti per il ritiro delle sue truppe dall’Africa Occidentale

Redazione: Lo sguardo dell’Amministrazione Trump comincia a posarsi sull’Unione Europea. Lo avevamo previsto, peraltro in forma più aspra (ma siamo solo all’inizio).

A fronte del ritiro dei soldati americani dal Sahel, Macron si lamenta temendo il peggio per le forze francesi — inadeguate per numero e mezzi alle ambizioni del novello Napoleone.

Il Presidente francese da un lato si lamenta degli Stati Uniti e dichiara la Nato in “morte celebrale”, dall’altro pretende di servirsi dei mezzi e dei soldati dell’Alleanza (per fini soprattutto francesi. Come non pensare all’uranio del Sahel che alimenta le loro Centrali? Ma non solo questo, ovviamente).

Consapevole di sé stesso, si lamenta che gli africani del Sahel non abbiano simpatia per il suo Paese. Insomma, che non sembrino sufficientemente affetti dalla “Sindrome di Stoccolma” e che osino finanche reagire a male parole (in attesa del resto) al colonialismo francese.  Mah …

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Peter Skurkiss per The American ThinckerLink Originale: https://www.americanthinker.com/blog/2020/01/europe_criticizes_us_for_withdrawing_troops_from_west_africa.html

L’UE — ed in particolare la Francia — sta criticando gli Stati Uniti perché vogliono ritirare parte (ma forse tutti) dei suoi 6.000–7.000 soldati dislocati nell’Africa Occidentale.

Gli Stati Uniti lo stanno facendo nell’ambito del piano di ri-orientamento delle proprie risorse militari, per poter meglio affrontare le possibili sfide delle Grandi Potenze — ed in particolare quelle provenienti dalla Cina.

Con questa premessa, il “Segretario alla Difesa” Mark Esper ed il suo team dubitano dell’utilità degli sforzi statunitensi in Africa Occidentale e vogliono ridimensionarli, perché i jihadisti africani non hanno né la capacità né l’intenzione di attaccare in patria gli Stati Uniti.

Lo stesso non si può dire della Francia.

Il terrorismo islamico nell’Africa Occidentale è concentrato essenzialmente nelle ex colonie francesi. I francesi temono che se quei militanti non venissero contrastati in Africa, potrebbero diffondere omicidi e caos nella stessa Francia.

C’è poi la profonda preoccupazione per l’immigrazione. Se paesi arretrati come Mali, Niger, Ciad, Burkina Faso e Mauritania dovessero fallire, un’ondata di rifugiati africani si dirigerebbe verso la Francia e tutta l’Europa.

Per questi motivi la Francia ha attualmente 4.500 soldati nell’Africa Occidentale. I francesi temono che il ritiro degli Stati Uniti li lasci esposti alle milizie jihadiste.

L’agenzia di stampa France-Presse cita un assistente del Presidente francese Emmanuel Macron, che ha affermato: “….. il contributo americano alla lotta contro i gruppi estremisti islamici nell’Africa Occidentale è insostituibile”.

In effetti, non c’è alcun dubbio al riguardo. Fra l’altro, i francesi si affidano all’intelligence, al supporto logistico e al rifornimento aereo degli Stati Uniti, che devono affrontare al riguardo un costo di circa 45 milioni di dollari l’anno.

La Francia (e per estensione l’UE), ovviamente, ha degli interessi da difendere da quelle parti. L’America no.

Peraltro, è interessante notare che, nonostante sia nel loro interesse, nessun altro paese europeo ha collocato le sue truppe nell’Africa Occidentale [con l’eccezione dell’Italia, che ha una sua seppur piccola presenza anti-immigrazione nel Niger, peraltro sgradita al Governo francese, ndt].

Tuttavia, la ricca Europa Occidentale si aspetta che gli Stati Uniti spendano le proprie risorse e combattano in un’area in cui non è in gioco alcun interesse americano — ma rifiuta allo stesso tempo di pagare una giusta quota per l’adesione alla NATO [peraltro dichiarata in morte cerebrale da Macron, ndt].

Ma vi sono altre tre questioni da porre con forza per contestualizzare la situazione.

A – In primo luogo, guidati dal Presidente Donald Trump, gli Stati Uniti si stanno scontrando contro il primo paese terrorista al mondo: l’Iran. In questo sforzo l’UE non solo si è fatta di lato, ma ha cercato attivamente di contrastare gli sforzi americani, aggirando le sanzioni e fornendo supporto morale ai mullah.

B — In secondo luogo, il fatto che gli Stati Uniti stiano ri-orientando i propri militari verso la Cina non turba minimamente gli europei. Se la pressione verso i cinesi si trasformasse in spintoni, l’Europa aiuterebbe in modo significativo la difesa dei valori della democrazia liberale?

C — E finalmente arriviamo ai rapporti commerciali. L’Europa mantiene in vita accordi ingiusti ed antiquati con gli Stati Uniti, che risalgono ai tempi del Piano Marshall. Per gli europei, l’idea stessa di un commercio equilibrato con l’America è una sorta di anatema. L’UE ritiene di avere il diritto di accumulare imponenti avanzi commerciali con gli Stati Uniti a tempo indeterminato.

Sulla base dei fatti, l’opinione prevalente in tutt’Europa è che gli Stati Uniti siano così ricchi e potenti da potere e dovere fare tutto.

Quando si parla di America, l’UE canta lo slogan di Karl Marx: “da ciascuno secondo le sue capacità; a ciascuno secondo i suoi bisogni”.

Quello che rende tutto questo particolarmente patetico è che l’Europa non è povera ma, al contrario, è ricca.

L’UE sta confondendo il Presidente Trump con i suoi predecessori. Le lamentele europee non trovano ascolto al Pentagono ed il ritiro dall’Africa Occidentale procede come previsto.

C’è una parola yiddish che riassume l’atteggiamento europeo. Chutzpah, che significa insolenza, sfacciatagine, spavalderia, nervi sfilacciati. E’ questo il termine giusto che si addice all’Unione Europea.

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Macron incontra i leader di cinque Paesi del Sahel — Il ruolo militare della Francia viene messo sempre più in discussione

Redazione di RT.comLink Originale: https://www.rt.com/newsline/478102-macron-sahel-fight-jihadist/

L’Agenzia France-Presse ha rivelato che Lunedì 20 gennaio il Presidente francese Emmanuel Macron ospiterà le controparti di cinque paesi del Sahel, per cercare un maggior sostegno nella guerra contro la rivolta jihadista — mentre il ruolo militare della Francia viene messo sempre più in discussione.

Le recenti tensioni tra la Francia e i Governi del Sahel potrebbero rendere complicati i colloqui a sei nella città sudoccidentale di Pau, a cui parteciperanno anche i Segretari delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana, ed infine il Presidente del Consiglio dell’UE.

Macron insiste che le sue controparti del Mali, Burkina Faso, Niger, Mauritania e Ciad debbano sfruttare l’occasione per esprimere il sostegno pubblico alla presenza militare della Francia.

Quello francese è il più grande contributo straniero alla lotta contro i jihadisti africani, allineati ad Al Qaeda e allo Stato Islamico.

Il mese scorso, visitando la regione, Macron si è lamentato della mancanza di una “chiara condanna politica dei sentimenti anti-francesi” presenti in quei Paesi: “Vedo movimenti d’opposizione che denunciano la presenza francese, che viene definita neo-coloniale ed imperialista”.

Tutto questo sullo sfondo dei combattenti jihadisti che hanno recentemente intensificato la loro campagna contro obiettivi militari e civili della regione.

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Scelti e tradotti da Franco