Proteste in Cile: cosa ha scatenato i disordini?

Palazzo Enel di Santiago in fiamme

Charis McGowan per Al Jazeera

Santiago è attanagliata da un movimento nazionale costituitosi contro gli alti costi della vita e la disuguaglianza.

Sabato, il Presidente Sebastian Pinera ha dichiarato lo “stato d’emergenza”, imponendo il coprifuoco in alcune parti del paese.

Le proteste sono a volte diventate violente, con scontri fra le forze dell’ordine e i manifestanti. La Polizia ha usato gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili di gomma.

Ci sono stati episodi di saccheggio e sono stati incendiati supermercati e distributori di benzina.

Secondo i Funzionari cileni sono stati uccisi, finora, almeno 15 civili.

È la peggior violenza cui il Paese deve assistere dalla fine della dittatura militare, lunga 17 anni, di Augusto Pinochet.

Nonostante i disordini, la maggior parte delle proteste divampate in tutto il paese ha visto i civili scendere in piazza sbattendo cucchiai contro le pentole — una forma di protesta nota come “cacerolazo” — per chiedere le dimissioni di Pinera.

Mentre le proteste continuano, proponiamo la nostra analisi sui motivi che sono alla loro base, in quello che è considerato uno dei paesi più stabili del Sud America.

1. Come sono iniziate le proteste e cosa c’è dietro?

Le proteste sono cominciate con una dimostrazione guidata dagli studenti contro l’aumento del prezzo dei trasporti.

All’inizio di ottobre il Governo ha annunciato che i prezzi della metropolitana, nelle ore di punta, sarebbero aumentati di 0,30 pesos (0,04 dollari).

In risposta alle proteste pubbliche contro l’aumento, il Ministro dell’Economia Juan Andres Fontaine ha annunciato che coloro che erano turbati dall’aumento dei prezzi avrebbero potuto svegliarsi prima e pagare quindi un prezzo più basso, aggiungendo che: “Quando i costi aumentano, non ci sono molte altre opzioni”.

Dopo queste osservazioni è fortemente cresciuta l’indignazione, che ha portato gli studenti ad evitare in massa il pagamento dei biglietti, saltando sui tornelli della metropolitana e, in alcuni casi, distruggendoli.

In quel momento cantavano: “Evadere e non pagare è un altro modo di combattere”.

Secondo Victor Villegas, sociologo dell’Università Alberto Hurtado di Santiago, non è una coincidenza che il movimento abbia avuto inizio con gli studenti delle Scuole Superiori, perché questi hanno sempre guidato i movimenti sociali cileni.

Ha detto che: “Fin dai tempi della dittatura, sono sempre stati coinvolti nei movimenti politici e, questa volta, hanno nuovamente preso il testimone dando inizio alle proteste”.

Dopo che la Polizia ha cercato di fermarli nelle stazioni usando la forza, le proteste si sono riversate nelle strade.

Le stazioni della metropolitana, i supermercati e i distributori di benzina sono bruciati per tutta la notte, portando il Presidente a dichiarare lo “stato d’emergenza”.

Da quel momento ha preso vita un movimento nazionale, con le persone che occupavano le strade chiedendo le dimissioni del Presidente.

2. Le proteste vertono ancora sui prezzi della metropolitana?

La rabbia va ben oltre il costo del trasporto.

I cileni sono frustrati dall’aumento del costo della vita, dai bassi salari e dalle basse pensioni, dalla mancanza del diritto all’istruzione, da un cattivo sistema sanitario pubblico e da una disuguaglianza paralizzante.

I 30 centesimi d’aumento ​​erano solo la punta dell’iceberg”, ha detto Jacinta Urivi, una pubblicista di 29 anni che prende parte alle proteste di strada da quando hanno avuto inizio.

Ed ha aggiunto che: “Non abbiamo una buona sanità pubblica, i salari sono bassi e ci sono tante altre cose che agiscono contro la gente, mentre loro (i politici) si riempiono le tasche. Sono orgogliosa e felice che le persone si stiano svegliando”.

Secondo Jose Miguel Ahumada, Economista e Professore Associato all’Università del Cile, il paese è “uno dei più disuguali dell’America Latina”.

Ed inoltre: “Società altamente disuguali investono meno nel capitale umano e nell’istruzione, producendo di conseguenza maggiori problemi sociali”.

3. Cos’è lo “stato d’emergenza”?

Lo “stato d’emergenza” consente la sospensione di alcune libertà pubbliche, come la libera circolazione e l’assembramento. Viene utilizzato allo scopo di mantenere l’ordine pubblico.

È stato comunemente applicato nella Democrazia Cilena in seguito a catastrofi naturali — l’ultima volta dopo il terremoto del 2010.

Durante questi periodi i militari sono impiegati per sorvegliare le strade, guidati da un Generale per ogni regione in cui lo “stato d’emergenza” è in atto.

I Generali possono decidere se imporre il coprifuoco e deciderne l’orario.

Una volta emesso, lo “stato d’emergenza” è valido per 15 giorni. Attualmente è in vigore in diverse regioni del paese.

4. Qual è stata la risposta di Pinera?

Molti hanno criticato la decisione di Pinera di indire lo “stato d’emergenza” in modo così rapido, senza prima rivolgersi al popolo.

Nelle sue dichiarazioni ha giustificato la decisione di schierare i militari per la necessità di mantenere l’ordine pubblico contro atti vandalici e criminalità.

Domenica sera ha affermato che il Paese è “in guerra contro un nemico potente, disposto ad usare una violenza senza limiti”.

Piuttosto che affrontare i problemi fondamentali alla base dei disordini, è stato accusato di considerare la situazione come un mero problema di ordine pubblico.

Pinera ha detto che avrebbe incontrato i leader dell’opposizione per concordare un “contratto sociale”, ma diversi Partiti hanno chiesto il boicottaggio dei colloqui.

5. Quante persone sono morte? Quante sono state arrestate?

Le statistiche ufficiali sono discutibili.

I video che sono emersi sui social media mostrano i militari che colpiscono, sparano e investono civili lungo le strade.

I Funzionari hanno affermato che 15 persone sono state uccise, 11 delle quali durante tentativi di incendi dolosi, saccheggi e sommosse. Due sono state uccise da Ufficiali dell’Esercito.

L’”Istituto Nazionale per i Diritti Umani” ha affermato che oltre 1.420 civili sono andati in ospedale per le ferite riportate durante i disordini. Almeno 84 di queste avevano ferite causate da armi da fuoco.

Secondo quanto riferito, oltre 2.500 persone sono state arrestate dall’inizio dei disordini.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Michelle Bachelet [già Presidente del Cile per due mandati], ha chiesto un’indagine indipendente su queste morti e sulle “accuse inquietanti” riguardo l’uso eccessivo della forza contro i manifestanti.

Successivamente, il Generale “Responsabile della Sicurezza” nella Capitale ha detto che dei Funzionari avrebbero indagato sui presunti casi di abuso.

“Non nasconderemo nulla”, ha detto ai giornalisti il ​Gen. Javier Iturriaga, secondo l’agenzia di stampa Reuters.

6. C’è qualche segno di stasi nei disordini?

Il Governo sta facendo ben poco per calmare i disordini, incolpando principalmente i civili e giustificando la violenza militare.

Molti manifestanti chiedono le dimissioni del Presidente, che non sembrano probabili a breve termine.

Secondo gli analisti, dovranno essere introdotte maggiori riforme nei Servizi Sociali per sperare di allentare le tensioni.

“I cileni sentono come se stessero perdendo la partecipazione nel processo decisionale politico. Sentono di essere trattati come oggetti del consumismo più che come persone portatrici di Diritti”, ha detto il sociologo Villegas.

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Link Originale: https://www.aljazeera.com/news/2019/10/chile-protests-prompted-unrest-191022160029869.html

Scelto e tradotto da Franco