Non esiste più un “centro politico” in Europa

Tom Luongo per Strategic Culture

Se c’è una cosa da ricordare nelle recenti elezioni europee è che i “partiti centristi”, che rappresentano niente e nessuno in particolare, sono votati da un numero sempre minore di persone.

Eroso sia da “destra” che da “sinistra”, il “centro” ha perso terreno in tutt’Europa.

In queste elezioni gli euroscettici sono stati tenacemente seguiti dalla stampa ed i risultati finali sono stati sostanzialmente in linea con le aspettative, con un paio di eccezioni. La sinistra pro-UE che ha perso più terreno del previsto in Svezia ed il “Partito Popolare Olandese” che è stato parecchio maltrattato.

I risultati sono stati incoraggianti nel Regno Unito e in Francia, dove Marine Le Pen ha battuto il Presidente Emmanuel Macron, due anni dopo aver perso le elezioni presidenziali.

I risultati del Regno Unito sono un microcosmo delle tendenze che stiamo osservando in tutt’Europa. I principali partiti britannici, impegnati a condurre una campagna elettorale da posizioni centriste, hanno perso fiducia su entrambi i lati nella controversa questione della Brexit.

Quelli che senza mezzi termini vogliono la Brexit hanno votato il “Brexit Party” di Nigel Farage, mentre chi criticava l’indecisione del Labour non solo sulla Brexit, ma su una serie di altre questioni, ha votato per i liberaldemocratici e i verdi.

Molti di quei posti che nel Parlamento Europeo, attraverso i laburisti, sarebbero andati ai Socialdemocratici appartengono ora a Guy Verhofstadt e all’ALDE.

Ma il Regno Unito non è il solo paese ad essersi spaccato secondo le diverse faglie ideologiche. Anche la Germania ha assistito al crollo dei socialdemocratici, che ha dato notevole vigore ai Verdi arrivati al 2° posto, dietro a CDU/CSU, con il 20,5%.

E’ questa la cosa da ricordare. Governare dal “centro”, cercando di mascherare ciò che l’UE è nella realtà, rispetto a quello che ci è stato venduto, non funziona.

La Merkel ha dovuto “ritirarsi” da leader della CDU per fermare l’emorragia dei voti, pur pensando di aver superato la parte peggiore della tempesta euroscettica, visto che “Alternativa per la Germania” è regredita dal risultato elettorale del 2017.

La forte performance nei paesi pro-UE di quei partiti che vogliono una maggiore integrazione europea – rappresentata dai guadagni elettorali dell’ALDE e dei Verdi – è stata compensata dal duro e conflittuale marchio euroscettico rappresentato dal “Brexit Party”, dall’ungherese Fidesz e dalla Lega in Italia.

La Lega di Matteo Salvini e il “Brexit Party” di Nigel Farage sono ora fra i più grandi partiti del Parlamento Europeo. Entrambi sono in rotta di collisione con la leadership dell’UE, che ha intenzione di schiacciarli.

I risultati completi non erano ancora nemmeno ufficiali che il Presidente Europeo Donald Tusk dichiarava ai media di considerare la Brexit “il miglior vaccino contro l’euroscetticismo”, cercando di spaventare con le “inevitabili conseguenze negative” chiunque osasse pensare di lasciare l’UE. 

Tuttavia, il problema per Tusk è che l’establishment politico del Regno Unito si sta sfaldando e che non sarà in grado di mantenere il potere fino alla fine dell’anno.

Dopo questo catastrofico risultato ci si sarebbe aspettato che i Tories sciogliessero il governo spinti dalla vergogna, analogamente a quanto ha fatto il Primo Ministro greco Alexis Tsipras (nonostante il ‘ragazzo” non abbia una sola oncia di vergogna), dopo aver perso contro “Nuova Democrazia”.

Ma non succederà. Ed è ovvio il perché. Bruxelles e Westminster stanno ancora progettando di affossare la Brexit e di porre fine all’ambizione di Farage di cavalcare un’onda sovranista che lo possa portare fino al n° 10 di Downing Street, più avanti nel corso dell’anno.

Il Labour, poi, è stato così aspramente criticato, dopo che Jeremy Corbyn si è fatto fregare sostenendo un secondo referendum, da non farcela a chiedere finanche un voto di sfiducia contro il governo, viste le inesistenti possibilità di vittoria in un’elezione generale – se non con un’irrealizzabile e ipotetica coalizione.

Tuttavia, nel prossimo futuro ci sarà una sfida molto accesa per la sua leadership, visto che la classe politica londinese non vede l’ora di sbarazzarsi di Corbyn e di rimettere al comando un globalista scelto da Tony Blair.

I laburisti dovrebbero compiere un autentico atto di follia per staccare la spina.

Per ora, possiamo solo sedere e guardare questa ridicola festa glamour, mentre i Tories cercano di capire chi voglia guidare il Titanic contro l’iceberg piazzato davanti a loro.

Ma, dal momento che queste elezioni non sono finite con una sorpresa positiva per i partiti genericamente euroscettici, i “soliti noti” di Bruxelles  stanno erroneamente considerando queste elezioni come un voto di fiducia utile a contrastare eventuali riforme del loro progetto europeo.

La dichiarazione di Tusk era diretta al governo polacco, oltre che a Matteo Salvini in Italia e a Viktor Orban in Ungheria. Il contrattacco dell’UE è già iniziato nei riguardi dell’Italia, minacciata di una multa di 3,5 miliardi di euro, che non ha, per aver violato le regole di bilancio.

Tutto questo il giorno successivo a quello in cui Salvini aveva ricevuto dagli elettori una pistola carica per opporsi all’austerità dell’UE.

La Germania ha votato la Merkel et.al. perché l’UE potesse restare lungo il percorso delineato, se non addirittura accelerando il cammino, mentre l’Italia ha votato diversamente.

Questo è l’esempio perfetto del perché l’UE sia un progetto inadatto a raggiungere la fase dell’integrazione politica. Se l’UE fosse semplicemente rimasta una zona di libero scambio, come ad esempio l’Unione Economica Eurasiatica [EAEU], avrebbe avuto successo.

Ma quest’idea non è mai stata all’ordine del giorno. L’ordine è sempre stato di creare un superstato transnazionale, senza alcun riguardo per la volontà delle persone – e per anni ci hanno mentito su cosa fosse l’UE e quali fossero i suoi reali obiettivi.

Ed ora che si comincia a vederla per come essa è nella realtà, alcuni l’hanno abbracciata e altri l’hanno rifiutata.

E’ questo il motivo per cui il “centro politico” non può più reggere e perché nel prossimo futuro l’anarchia lo travolgerà. Per la tracotanza di coloro che non accettano una risposta che sia semplicemente: “no”.

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Link Originale: https://www.strategic-culture.org/news/2019/06/03/the-center-isnt-holding-in-europe/

Scelto e tradotto da Franco