E(i) fu, Matteo Cola di Rienzo?

Non “…siccome immobile, dato il mortal sospiro…“, no, altra cosa. Tutt’altra, anzi dobbiamo tutti contribuire ad allungare la vita politica di soggetti suppostamente onesti ma certamente a digiuno di ottimi esempi. Questa mattina non posso esimermi dal citare il maestro Maurizio Blondet, per una elucubrazione che fu anche mia nel significato ma che il suddetto ha saputo “incastonare” in un preciso contesto storico-politico di tipo esemplificativo come meglio non si sarebbe potuto fare, mia opinione.
In breve, tutti noi ormai sappiamo quale sia la dieta di Matteo Salvini, Nutella la mattina e sorbetto al mandarino la sera.


Bene, a parte che tutto sommato a quasi tutti non interessa un fico secco di quello che mangia un ministro in carica; a parte secondo chi scrive che Twitter dovrebbe servire ad altro quanto meno in relazione ai personaggi pubblici e politici; a parte che tutti stanno a copiare Trump ma sembra sempre dimenticandosi che il presidente USA non ci allieta con le sue diete, qui ritengo siamo all’eccesso.
Di peso.

Abbiamo infatti tutti notato quanto sia ingrassato il Capitano in questi pochi mesi di Governo. Sintomo tipico dei salotti romani, tutti ci sono cascati, vai alle feste ed inizi a magna’. Solo un profondo conoscitore della romanità ci poteva spiegare come evitarlo, ossia con interessi impegnati: Giulio Andreotti si svegliava prestissimo ed andava a messa, poi tutta la giornata restava austera.
Non che io sia particolarmente praticante, ma l’esempio dato dal Divo Giulio era da manuale, visto che credere significa impegno e sacrificio, uno può scegliere se farlo religiosamente o laicamente. Vale anche per personaggio pubblico 2.0.
Appunto, vale la ratio, soprattutto nella Roma godereccia, di quanto sia importante non solo credere di essere governante ma anche di dimostrarlo pubblicamente. La forma, un minimo, è importante (il romanssimo dagospia ha già dato segnali significativi…)

A parte la salute salviniana, Maurizio Blondet ci ricorda che essere grassi – e non mantenere le promesse -, anzi aumentare le tasse ma facendo passare detto aumento come un successo, sia assai pericoloso. In Italia. Ed a Roma in particolare. Soprattutto – ripeto – se nel mentre si ingrassa troppo…
E, notate bene, fare il tribuno può non bastare (soprattutto se Trump resta debole, ndr).

Leggete le poche righe sotto, vere o false che siano, saprete scorgere apparenze incredibili tra Cola di Rienzo, che finì bruciato dai romani, e Matteo Salvini, il lombardo di attinenze tedesche (di madre) calato recentemente a Roma. Notate che io ho convintamente votato Salvini, che considero “uno dei nostri”: gli amici servono anche per mettere in guardia (solo un professore grazie sé non a caso “romano” che ben conosco proprio non lo capisce, …).


Tratto da, Maurizio Blondet (https://www.maurizioblondet.it/per-quelli-che-dicono-la-ue-ci-rende-piu-forti/)
… A Salvini serve apprendere la storia di Cola di Rienzo  (1313-1354), per capire  cosa succede ai tribuni che la plebe  italiota  sceglie e  acclama al potere, se non sanno e non vogliono diventare classe dirigente.   No, non gli chiedo di leggere dei gran libri, basta che vada alla voce di Wikipedia,  alla fine:
“Arrivato a Roma, il popolo gli uscì incontro con grande cordialità, mentre «li potienti stavano alla guattata», e lo accompagnò festoso  fino a Campidoglio, ascoltò entusiasta il suo discorso [….]  Ben presto però si vide che l’uomo, pur mantenendo la sua grande abilità oratoria, era diventato un grasso ubriacone incline a straparlare, assetato di vendetta contro chi lo aveva scacciato da Roma, traditore per giunta, giacché fece condannare i suoi sostenitori perugini per confiscarne i beni, e, costretto com’era a procurarsi denaro per mantenere i suoi soldati, anche esoso.
Le nuove gabelle che infliggeva lo resero presto inviso. L’8 ottobre 1354, un suo capitano che aveva destituito sollevò il popolo e lo condusse a Campidoglio. Là Cola, abbandonato da tutti i suoi, tentò per l’ultima volta di arringare i romani, che risposero dando fuoco alle porte. Cola allora cercò di scampare travestendosi da popolano pezzente, alterando anche la voce. Ma fu riconosciuto dai braccialetti che non si era tolto  e condotto in una sala per essere giudicato. «Là addutto, fu fatto uno silenzio. Nullo uomo era ardito toccarelo», finché un popolano «impuinao mano ad uno stocco e deoli nello ventre.»
Gli altri seguirono, ad infierire, ma Cola era già morto. Il cadavere fu trascinato fino a San Marcello in via Lata, di fronte alle case dei Colonna, e lì lasciato appeso per due giorni e una notte. Il terzo giorno fu trascinato  presso il Mausoleo di Augusto, che era sempre un territorio dei Colonna, lì bruciato.
Commenta l’Anonimo: «Era grasso. Per la moita grassezza da sé ardeva volentieri». Le ceneri furono disperse.
Questo fa’ il popolo italiano. In maniera ricorrente. Meglio non ingrassare.


Quanto mi mancano i governanti della Prima Repubblica!

Mitt Dolcino