Segnali deboli: Salvini non ha le credenziali per la seconda fase di rinnovamento dell’Italia, quella decisiva.

Non buttiamo il bambino con l’acqua sporca, ma la seconda va buttata, subito.

Ricapitoliamo i segnali deboli già annunciati qualche settimana fa.

https://www.mittdolcino.com/2019/08/14/laltra-verita-della-crisi-di-governo-decodificata-da-segnali-deboli-pubblicato-il-8-agosto-2019/

Salvini è andato negli USA dove non ha potuto incontrare il presidente Trump, segnale molto importante in diplomazia internazionale, mentre ha incontrato Pompeo, ex presidente CIA (ma poi di ex non s’è visto finora nulla tant’è che la stessa Cina di Xi Ping lo tiene in dovuto rispetto), e segretario di Stato nonché braccio destro “armato” del Presidente, ovvero chi esegue il lavoro “sporco” del presidente senza coinvolgerlo direttamente. Perché lui?

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L’altra verità della crisi di governo decodificata da segnali deboli (pubblicato il 8 agosto 2019)

 
Questo blog sta sostenendo da tempo che non c’è alternativa all’Italexit spiegato in tutte le salse.
 
Ultimo articolo estremamente concreto e senza colore politico è quello pubblicato da Mitt Dolcino ieri  suggerisce un costante sistema premiante dello “spread” della UE nei confronti di Francia e Germania che si “indebitano” guadagnando perché hanno tassi negativi sul decennale, ovvero vengono remunerate per potere ottenere prestiti a discapito di un declino inequivocabile dell’Italia che si indebita costantemente in perdita con un divario netto crescente tra la prima coppia di Paesi e l’Italia.
 

In capo a 10 anni saremo colonia francese. Le banche italiane già lo sono. E, per conseguenza, anche il debito pubblico italiano “in pancia” di cui sono già ricche.

 
Ora l’Italia è undicesima potenza mondiale in termini di PIL incalzata dalla Turchia di cui si attende a breve termine il sorpasso. Ricordiamo che nel 1991 l’Italia era quarta potenza mondiale davanti nientemeno che la UK e guardacaso la Germania. Poi nel 1992 avvenne tangentopoli. Che perfetta coincidenza.

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Gli USA pronti a rispondere ad attacchi nucleari/non convenzionali da parte di paesi non autorizzati all’atomica: il rapporto JP 3-72 del Joint Chief of Staff di metà Giugno 2019

US JCS 06112019 : jp3_72 

Come riportato dai media, l’Iran potrebbe eccedere l’accumulo consentito dagli accordi internazionali di materiale fissile in poche settimane, deliberatamente. Ciò comporterebbe un rischio enorme per i paesi che si affacciano sul Golfo Persico, visto il noto revanscismo iraniano (Iran, ex Persia, – lo ricordo  – fu alleata dei nazisti nella seconda guerra mondiale, essendo la sua popolazione considerata dai gerarchi nazisti  come ariana, ndr). Tale eventuale contingenza “nucleare” potrebbe costringere all’uso di armi debolmente radioattive/radioattive come rappresaglia, magari di nuovo tipo, ossia con ridotto o nullo fallout radioattivo.

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La guerra commerciale: Pechino (alleata della Germania, contro gli USA) l’ha già persa. Washington che farà degli alleati che han tradito?


Gli USA stanno giocando al gatto col topo. L’unico vero problema che Oltreoceano hanno oggi è squisitamente interno: la battaglia fra Dem globalisti e America profonda impersonificata da Trump evita che la vittoria arrivi in tempi brevi, altrimenti non parleremmo nemmeno di sfida.

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State of the Union, Trump: “Non do la colpa agli stranieri per essersi approfittati di noi, dò la colpa ai nostri leader passati per averlo permesso”. Qualcuno in Europa dovrebbe prendere esempio!

Discorso da incorniciare, con applausi bipartisan per la forza degli argomenti trattati e per l’abilità presidenziale nel toccare nervi sensibili dell’opinione pubblica americana. Il richiamo all’unità delle fazioni politiche nel bene del Paese è stato il cuore dell’intervento presidenziale.

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Jamie Dimon (CEO JPM): “se gli USA fallissero cosa succederebbe?”. Risposta: “Se la Fed accettasse come collaterale i bond USA falliti…”. Come l’Italia con la lira, un paese con la propria valuta non può fallire

Jamie Dimon, CEO di J.P. Morgan (oltre che possibile candidato repubblicano alle prossime primarie presidenziali), una delle banche più grandi del mondo, ci illumina d’immenso ad uno speech pubblico a New York questa sera (“J.P. Morgan CEO Jamie Dimon speaks at the Economic Club of New York on whether a recession is coming, the government shutdown and J.P. Morgan’s quarterly earnings” – CNBC, 16.01.2019).

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Gli USA testano le loro nuove armi lunghe per l’esercito: la prossima guerra non farà feriti, solo molti morti (e molti danni collaterali, …)

E’ stato notato dagli addetti ai lavori come gli USA stiano testando le loro nuove armi, quelle del futuro. Trattasi del sostituto del vecchio M16, che a breve apparirà come una reliquia. Il produttore sarà Textron, che allinea una cordata di partecipanti al tender del Ministero della Difesa USA.

Il motivo? Avere più potenza di fuoco, maggiore letalità, maggior raggio di tiro (…).

Tutto qui? Forse si, forse no. Sta di fatto che difficilmente si decide di cambiare un intero arsenale per così poco, all’apparenza almeno. La tecnologia sarà completamente nuova, sia – sembra – nella struttura dell’armamento che nei fini preposti. Pochi dettagli trapelano, essendo i risultati del progetto coperti dal segreto militare.

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Clamoroso: la strategia “America First” di Trump era già stata delineata pubblicamente 30 anni fa! Ossia, il Presidente è in buona fede

Lasciamo parlare i fatti. Oggi vediamo  Trump scagliarsi contro i nemici del proprio paese, con un occhio di grande riguardo a preservare gli interessi soprattutto economici della propria gente. Questa è l’essenza del MAGA – Make America Great Again.

Nei primi due anni di mandato presidenziale abbiamo quasi solo letto sui media globali di un’indagine – eterna – sul Russiagate, che dopo 2 anni è riuscita solo a punire pochi soggetti legati all’entourage trumpiano non per tradimento o altri gravissimi reati simili ma per mera evasione fiscale. Ossia, nessuna accusa contro il Presidente è stata formalizzata.

Certo, le continue sfide mediatiche che lo riguardano hanno fatto sorgere il dubbio sui reali motivi per cui Donald J. Trump stesse facendo quanto tutti vediamo, per la sua aggressività, per il suo dirigismo. facendo sorgere anche il dubbio che fosse diventato presidente per propri interessi personali.

Fattualmente: nulla di tutto questo!

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Trump vs. Obama: la guerra a chi fa più debito, per adesso vince Obama. Ma chi farà più crescita, a parità di debito? Il vantaggio dei tassi bassi

Mi piace essere pragmatico. In attesa di cosa vedremo domani alla Bastiglia, ne approfitto per introdurre un argomento che diventerà “hot” nei prossimi giorni: il debito pubblico USA sotto Trump paragonato a quello sotto Obama, unitamente ai risultati ottenuti in termini di crescita. Agli americani, che hanno il dollaro, ovvero la valuta di riserva globale che permette loro di scambiare preziosa merce fisica con carta verdastra, accumulare debito non ha mai rappresentato un problema: si dice, gli USA hanno il dollaro, gli altri paesi i problemi. Sta di fatto che Obama forse ha esagerato, nel senso che raddoppiare il rapporto debito federale/PIL in soli 8 anni senza di fatto risolvere i problemi – eccesso di debito privato – che causarono la crisi subprime è un mezzo disastro, soprattutto in considerazione che a fare questo è stato un presidente Dem, ossia tendenzialmente di sinistra rispetto ai Repubblicani.

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