Incredibile, il padre del deputato tedesco Gregor Gysi, che finanzia la ONG Sea Watch fu agente Stasi, ministro della cultura ed anche ambasciatore in Italia della DDR durante il rapimento Moro! Non è che dietro la ONG ci sono agenti ex Stasi italiani?

La polizia segreta tedesca dell’est, la temutissima e violentissima Stasi, fu l’erede della Gestapo nazista, letteralmente: capacissima, ebbe l’ardore di metastatizzare le istituzioni straniere di mezzo mondo.  Anche Angela Merkel lavorava nella sezione agitazione e propaganda (Aghiprop) di fatto parte dello stesso ministero da cui dipendeva la polizia segreta. La Stasi si macchiò di delitti efferati e fece del ricatto la sua prima arma.

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Il ministro britannico Gove ammette l’uso giovanile di cocaina, “un errore” (astuto, per evitare futuri ricatti). L’Unione dei Ricattatori in EU? In tutta l’EU?

Certo, schierarsi contro gli apparati EU, gli stessi che in larga parte possono fregiarsi dei servizi della ex Stasi, comporta gravissimi rischi. Anche per un ministro influente e forte, oltre che preparato, come il britannico Gove, plenipotenziario conservatore assieme a Brady e Boris Johnson e paladino della Brexit. Visto che, piano piano, il fronte anglosassone si sta riposizionando verso l’abbandono dell’EU con un sonante “no deal” ossia con l’ascesa di Johnson – nato cittadino americano – a Downing Street, i rischi aumentano a dismisura. Assieme ai ricatti.

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Enrico Letta, che lavora per lo Stato francese, candidato addirittura dalla Francia per il Consiglio Europeo: spero vivamente che i gialloverdi neghino tale eventualità (in quanto avrebbero un nemico in più in EU)

L’antica Roma cadde a causa dei tradimenti interni. Anche l’Italia rischia di fare la stessa fine, lo diciamo da tempo.

Oggi apprendiamo che la Francia di Macron, dotata di una faccia tosta di dimensioni abissali, candida Enrico Letta  – che, ricordo, oggi lavora per la scuola dei servizi segreti francesi – a capo del Consiglio Europeo. Per ora i gialloverdi dicono no. Resisteranno?

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Siete pronti per la fine del globalismo pro-Cina? Intanto sarà hard Brexit (magari con Boris Johnson a Downing Street, il trumpiano nato cittadino statunitense)

Non voglio parlare dei sovranisti post elezioni EU, che restano  lontanissimi dal poter solo lontanamente pensare di essere influenti a Bruxelles, in quanto tale epilogo era ampiamente previsto (purtroppo i sovranisti italici hanno mentito quando vi hanno illuso sul “cambiare l’EU dal di dentro”; e noi vi avevamo avvertito per tempo, ndr).

Invece nei grandi disegni globali, quelli che ci riguarderanno molto da vicino (…), molte cose stanno accadendo dopo anni di incredibile stallo dovuto alla necessità di eliminare le incrostazioni clintoniane ossia globaliste (per loro interessi, Dem) in seno alle istituzioni USA. Ed a fronte di una presidenza USA trumpiana oggi finalmente forte.

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Per chi era scettico sulla guerra quasi calda USA-Cina: Google blocca licenza Android a Huawei. Ossia, i virus potranno bloccare qualsiasi telefono/computer al mondo, a breve. Anche il vostro?

Proviamo a stare ai fatti: la Cina solo 25 anni fa era un paese pieno di poveri e derelitti, con una economia quasi di terzo mondo. Ma erano tanti. Dunque qualche scienziato occidentale pensò di cavalcare il boom dato da costi di produzione bassissimi, determinati da manodopera povera, per fare soldi. Fu il primo passo della globalizzazione, con enormi quantità di prodotti cinesi che arrivavano senza sosta sui mercati occidentali, facendo abbassare i costi di produzione. Con  un problema però: mandavano – e mandano – fuori mercato i produttori degli stessi paesi che comprano i loro prodotti. Ossia i cinesi stanno facendo indebitare i loro clienti, che piano piano perdono potere contrattuale, ossia produzione, tecnologia, brevetti ecc.

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La guerra di Washington contro la Cina: i cargo esplosi nel golfo persico erano legati a doppio filo ad aziende cinesi (stavano sfidando l’embargo all’Iran?). Alleanza USA con la Francia, ossia Italia fregata…

Non voglio ripetere le notizie che tutti hanno sulla bocca, non è il nostro stile. Ma nel caso specifico vanno aggiunti dettagli salienti taciuti dai media: vi svelo un segreto, i 5 cargo/petroliere saltate per aria nell’EAU, porto di Al Fujairah, erano a ben guardare tutte legate a filo doppio con la Cina (…). Ossia, possibilmente si apprestavano a sfidare l’embargo imposto dagli USA (infatti i cargo – tutti di fatto petroliferi – sembrano essere assidui “visitatori” di aziende cinese, oltre ad essere gestite da aziende i cui clienti sono cinesi, …). Quasi una retaliation.… Tradotto, gli USA stavolta fanno sul serio e l’obiettivo NON è l’Iran, ma la Cina (ve lo avevamo anticipato nelle scorse settimane).

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Dove venderanno i cinesi i 450 (720) miliardi di dollari di merce andata fuori mercato a causa dei dazi imposti da Trump? L’implosione cinese che nessuno vuol vedere…

Qualcuno ride, qualcuno invece… non si capisce!

Non voletemene se sto a picchiare sullo stesso tasto da settimane, ossia l’errore romano nel voler firmare l’accordo BRI con la Cina, in nome dell’Italia su impulso dei leghisti (che sono stati turlupinati ed abbagliati dalla volpe clintoniana che oggi fa la badante politica del Cavaliere, Matteo Renzi). Ma l’errore purtroppo è stato davvero smisurato.

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L’ex candidato premier Sapelli spiega i dettagli della destabilizzazione italica: solo Washington può salvare Roma (capito gialloverdi?), non Pechino e tanto meno l’EU alleata con Londra contro Trump

Giulio Sapelli sa le cose, molto bene. Finalmente si espone anche, pubblicamente, dimostrando l’enorme perdita per l’Italia a non averlo avuto come primo ministro. Oggi, in uno splendido articolo de Il Sussidiariosebbene per interpretare tale articolo sia necessario usare il cervello, per capire – spiega chiaramente quali siano i rapporti di forza che di fatto governano l’Italia attuale, dietro l’illusione gialloverde.

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Nonostante gli sforzi, il deficit commerciale USA resta altissimo, arricchendo gli esportatori seriali ed impoverendo gli USA: sembra arrivato il momento di fare qualcosa di concreto (verso una New Yalta)

Pochi in Italia fanno i compiti a casa purtroppo.  Ad andare ad analizzare i dati e a spulciare i libri di storia economica si scoprirebbe che le rivoluzioni di F.D. Roosevelt erano tutte mirate, New Deals inclusi, a far rinvigorire l’economia USA. Per fare questo si fecero due cose: si creò il gold peg sul dollaro, non prima della confisca dell’oro privato, di fatto; e sopratutto si tagliò col passato eliminando la clausola che le obbligazioni USA erano redimibili in oro, una norma standard ai tempi in abito internazionale. Questo per dire che si fece davvero di tutto per far ripartire l’economia USA. Alcuni pensano addirittura che Pearl Harbour sia stato l’estremo tentativo, dopo il di fatto fallimento della normalizzazione roosveltiana del 1937, causa nuova recessione USA…

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La strana rinuncia USA all’accordo con la Cina, si vogliono i dazi! Il grande shift è partito (e, comunque vada, sarà scacco a Pechino)

Prima di tutto, non state a preoccuparvi per il vostro Paese, l’Italia non fa più parte di alcun piano geostrategico globale; infatti subirà semplicemente gli eventi. Alla stregua di molti altri paesi che non hanno dimostrato allineamento all’incumbent: chi sarà forte e preparato resisterà, gli altri vivranno selvaggiamente.

Or dunque, Washington ha deliberatamente dinamitato l’accordo con la Cina, inserendo clausole alla 25 ora (cfr. Lightnizer) che sembrano più condizioni punitive contro un paese nemico che voler dimostrare la volontà di un mantenere viva almeno una parte dello status quo.

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