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Home » Conservatori: cinque ragioni per sperare nel futuro

Conservatori: cinque ragioni per sperare nel futuro

Franco Leaf by Franco Leaf
2 Agosto 2021
in Generale
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Peter Burfeind per The Federalist

Se Joe Biden portasse a casa la presidenza, i Conservatori avrebbero molte ragioni per disperarsi.

La propaganda e la manipolazione dell’opinione pubblica diventerebbero sistematiche per farci accettare i brogli e limitare le nostre libertà fondamentali.

Ma tutto questo non è inevitabile. I Conservatori hanno buone ragioni per essere fiduciosi.

Potremmo trovarci in un momento “Obi-Wan Kenobi”. La sconfitta di Trump potrebbe rendere il suo movimento più potente di quanto chiunque possa immaginare.

Al di là delle tipiche valutazioni post-elettorali, che comunque danno speranza ai Conservatori (dovremmo aver mantenuto il Senato, mentre  il “socialismo” e la “critical race theory” hanno perso), sul lungo termine abbiamo cinque ragioni per essere fiduciosi:

1. FINALMENTE CI LIBERIAMO DELL’ESTABLISHMENT REPUBBLICANO

In un qualche modo, i Democratici dovrebbero essere invidiosi di noi.

Per cercare di sconfiggere Donald Trump guardate di chi hanno dovuto accontentarsi!

Un fossile di 78 anni afflitto da demenza senile, che ha passato gli ultimi 47 anni a fare il cicisbeo al Senato, scelto direttamente dall’Ufficio Casting del DNC.

Ma, nonostante tutto, l’establishment democratico lo ha dovuto scegliere perché, fra i candidati a disposizione, era quello che reggeva meglio il confronto con Trump.

E i Democratici, come loro stessi amano ricordarci, sono fatti così: “scienza & dati”.

Da parte nostra, ricordo i “geni” che erano alla guida del Partito Repubblicano durante le primarie per le elezioni del 2012, sostenere che Herman Cain sarebbe stato un fallimento sia come candidato che come Presidente — e che sarebbe stato molto meglio supportare un Repubblicano tradizionale come John McCain, Mitt Romney o Jeb Bush [e, in effetti, vinse Barak Obama].

Poi è arrivato Trump … e ha smantellato l’intero paradigma.

Uno dei politici più amati della nostra storia ci ha mostrato come un americano di successo che ama il suo paese possa fare grandi cose.

Cose che i politici promettevano da anni, come ad esempio abbassare la disoccupazione tra le minoranze, aumentare i salari agli operai, tenere testa alla Cina comunista, portare la pace in Medio Oriente, darci l’indipendenza energetica, rinegoziare i pessimi accordi commerciali, ritirarci dalle avventure militari all’estero e infine rivoluzionare la magistratura federale.

Dall’altra parte, i Democratici ci hanno riservato lo spettacolo di un vecchio barcollante, sbeffeggiato per quattro anni dal Senatore Mitch McConnel che, da parte sua, cercava di rimettere assieme i cocci di un’economia che i Democratici avevano affossato per far eleggere Biden.

O, forse, non vedevano l’ora di vedere all’opera Kamala Harris con il suo intercalare, “Mi scusi! Mi scusi!”, proprio come quella vice-preside che prendevate in giro al liceo.

Ci sarebbe da ridere.

Per quattro anni sono rimasti in “modalità establishment” (inscenando discorsi solenni per impressionare gli ultimi sei o sette ascoltatori che gli son rimasti sulla CNN), mentre i Repubblicani si divertivano a formare una nuova generazione di candidati simili a Trump, fra i quali scegliere un altro leader non-convenzionale per le presidenziali del 2024, senza doverci turare il naso.

Ne abbiamo abbastanza di questo establishment. La sensazione che ne traiamo è davvero liberatoria!

2. GERMINAZIONE DI TANTI NUOVI MOVIMENTI

Ma ora parliamo di questa nuova generazione di Repubblicani.

Trump è riuscito a convincere una fascia significativa di colletti blu a sostenerlo, come si può constatare dall’affluenza alle urne di elettori-neri.

In effetti, il movimento Blexit è in continua crescita.

Inoltre, se guardiamo ai guadagni di Trump tra gli ispanici, possiamo dire che la vecchia teoria “demography is destiny” sia rimasta senza birra dappertutto, ma specialmente nella Florida meridionale e negli stati bagnati dal Rio Grande.

Questi gruppi etnici, prima del virus di Wuhan, stavano andando alla grande.

Ma ora, se Biden vincesse, avrebbero a che fare con la tesi davvero strabiliante secondo cui distruggere il settore energetico e sovvenzionare l’energia verde possano far ripartire l’economia.

E chi, meglio di quel vecchio sfruttatore bianco, può convincere le minoranze americane che è giunto il momento di una seconda fuga dalla “piantagione democratica”?

E chi volete che ci sia, con un megafono in mano, a ripetere per tutto il tempo: “Ve l’avevo detto. Ricordate cosa avevate ottenuto quando c’ero io al comando?”.

3. TRUMP NON SE NE VA DA NESSUNA PARTE

Tutto questo ci porta alla terza ragione di speranza: Trump non se ne andrà da nessuna parte [se dovesse perdere].

Questo è un uomo che ha fatto da cinque a sei manifestazioni al giorno, parlando per un’ora e mezza ogni volta, due settimane dopo essersi preso il Covid!

È anche un uomo che odia perdere e la sua famiglia è completamente impegnata nel movimento che ha creato.

Voci di corridoio dicono che potrebbe avviare un nuovo media-network conservatore per togliere pubblico alla Fox News.

Forse, continuerebbe a organizzare manifestazioni per sostenere e ispirare la trasformazione del Partito Repubblicano.

Ripeterebbe, magari, il numero di Grover Cleveland candidandosi di nuovo alla presidenza, nel 2024.

Qualsiasi cosa scegliesse di fare, resterebbe l’unica persona in grado di rovesciare lo status quo a Washington.

Ha chiaramente il sostegno di metà del paese. Molti lo amano come mai hanno amato un altro politico per il modo in cui li ha rappresentati.

La storia non finirebbe certamente qui.

4. NON SARA’ LA OCASIO-CORTEZ A SALVARCI DALLA CATASTROFE

Quest’anno, i Democratici hanno mostrato un serio problema di logica.

Ho cominciato a pensarlo quando ho sentito Biden, e altri come lui, incolpare Trump per le morti del Covid-19.

Roba da matti.

Secondo loro, le persone ragionano secondo lo schema “post hoc ergo propter hoc”.

La logica secondo cui “se X è Presidente durante l’evento Y, allora X ha causato Y”.

Questo è ciò che pensano i Democratici. Si tratta del solito pensiero omologato, la convinzione che l’agire non risieda nell’individuo ma nei sistemi collettivi.

È così che ragionano e, di conseguenza, devono mettersi al comando di quei sistemi … devono ottenere il potere.

La loro attrazione per la “palude” è motivata dalla presunzione di un’incredibile auto-indispensabilità.

Gestiscono l’economia. Mantengono la pace nel mondo. Si prendono cura di tutti noi … ma che brave persone che sono!

Quindi, secondo voi, cosa potranno dire quando, tra 10 anni (più o meno il periodo in cui si prevede l’implosione del pianeta per colpa del “cambiamento climatico”), non sarà cambiato proprio un bel niente?

Naturalmente, fossero loro in carica, ci ricorderebbero che “Grazie alle misure estreme del Presidente Ocasio-Cortez, abbiamo salvato il mondo dalla catastrofe”.

Avremo un’anteprima di questa propaganda quando il Presidente Biden, se fosse eletto, annuncerà la fine della pandemia grazie alla saggezza delle misure del suo governo.

Questo è il motivo per cui, quest’anno, avevano bisogno non solo di vincere, ma di vincere alla grande per mettere in atto il Green New Deal.

Che, a sua volta, potrebbe essere facilitato dall’aggiunta di ulteriori membri alla Corte Suprema (ovviamente Democratici) e dall’acquisizione di nuovi Stati, per assicurarsi vita facile al Senato nel prossimo futuro.

Per introdurre le misure della loro agenda, userebbero come modello la risposta data al Covid-19: “Abbiamo unito le forze per sconfiggere il coronavirus … facciamo lo stesso per sconfiggere il cambiamento climatico!”.

Purtroppo per loro questo non accadrà, grazie alle vittorie elettorali del GOP nel 2020 e a quelle probabili nelle elezioni di medio-termine del 2022.

E, senza nuovi Stati e nuovi Senatori …

Ma, se non ci sono riusciti adesso, impossibile che fra 4 anni possano ottenere un secondo mandato [ammesso che vincano il primo] o riuscire a creare un trend favorevole per l’acquisizione del Senato e della Camera.

Il meteo del 2030, in ogni caso, sarà meraviglioso e i Democratici non avranno avuto nulla a che farci.

Dopo la serie di bugie smascherate (il Russiagate, la “scienza” anti-covid, il razzismo sistemico, le elezioni truccate, il cambiamento climatico), quanto tempo ci vorrà prima che il Paese acquisisca la consapevolezza che la sinistra sia sinonimo di menzogna?

5. L’AMERICA E’ SEMPRE L’AMERICA?

La risposta a quest’ultima domanda risiede nel DNA americano.

Gli americani diffidano del potere.

I Democratici fanno bene ad appellarsi a questa sfiducia quando promuovono la falsa narrativa volta a incolpare i “poteri forti” ogni volta che non sono loro al potere.

Per i Democratici vale sempre la logica “post hoc ergo propter hoc”. Viene loro più naturale rispetto ai Repubblicani.

Quante volte, negli ultimi quattro anni, se la son presa con l’”Orange Man Bad!”, scagliando nel cosmo urla primordiali ogni qual volta la loro macchina non si avviava, o s’imbattevano in lunghe fila da McDonald’s, o magari si sentivano solo un po’ giù di corda?

È il loro trucco mentale … ma ora basta. Che vadano da soli verso il manicomio.

Sono bravissimi a fabbricare paure irragionevoli verso l’”uomo nero che manipola il sistema”, ma quando si tratta di governare non fanno altro che combinare disastri.

Naturalmente, la loro risposta è: “Se lavoriamo tutti insieme, niente è impossibile”.

E così possono continuare a incolpare il Senato, la disinformazione, gli ingorghi, quelli sul “lato sbagliato della storia” e infine Trump.

Il punto centrale della loro politica è che non possono avere successo senza la partecipazione di tutti al loro programma.

Ed ecco perché “sono tutti sul pezzo” … Big Tech, Big Media, Big Business, Hollywood, Wall Street, i Dipartimenti per le Risorse Umane e la “palude” di Washington.

Ecco perché la cultura della rimozione è parte integrante del loro successo.

Ma il dissenso, le informazioni alternative e un’energica minoranza hanno fatto cadere l’intero “castello di carte”.

Siamo l’America.

Abbiamo lasciato le tirannie del mondo, le nostre culture e persino le nostre famiglie per venire qui.

Poche generazioni ci separano da quelle persone che hanno coraggiosamente affrontato ogni rischio.

Nel nostro sangue scorre un aspro individualismo.

Da aggiungere a tutto questo il Sistema messo in piedi dai Padri Fondatori, con i suoi pesi e contrappesi.

I Tribunali Federali nuovamente conservatori, gli Stati a guida repubblicana e quel fastidioso diritto alla “libertà di parola”, almeno per il momento, sono ancora lì.

Nel frattempo, il libero mercato sta preparando nuove piattaforme per i social-media, attraverso i movimenti FBexit e TWexit.

I Democratici dicono agli americani che “… su questo siamo tutti insieme”.

Ma non passerà molto tempo prima che oltre 70 milioni di persone diranno: “Parlate per voi. Noi parleremo per noi stessi, grazie”.

Quei 70 milioni non se ne andranno da nessuna parte. Stanno solo aumentando di numero.

*****

Link Originale:  https://thefederalist.com/2020/11/09/5-reasons-conservatives-should-have-hope-for-the-future/

Scelto e tradotto da Bart

*****

Le immagini, i tweet e i filmati pubblicati nel sito sono tratti da Internet per cui riteniamo, in buona fede, che siano di pubblico dominio e quindi immediatamente utilizzabili. In caso contrario, sarà sufficiente contattarci all’indirizzo info@mittdolcino.com perché vengano immediatamente rimossi. Le opinioni espresse negli articoli rappresentano la volontà e il pensiero degli autori, non necessariamente quelle del sito.

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