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Home » Iran: uno scenario catastrofico

Iran: uno scenario catastrofico

il conflitto in Iran sta forse arrivando ad un punto di non ritorno?

RobertoX by RobertoX
7 Aprile 2026
in Generale
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Iran: uno scenario catastrofico
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Fin dal suo inizio la stampa globalista e gran parte dei media “alternativi” sono stati propensi a far passare l’attacco degli USA+Israele all’Iran come l’attacco del paese forte che attaccava quello inerme per impossessarsi delle sue risorse.

Ma più passano i giorni e più si susseguono le ondate di missili (fino ad ora ne sono stati lanciati più di 1000) e droni iraniani (+ di 4000), lanciati da decine di siti di lancio impenetrabili scavati nella roccia con la conseguente distruzione di basi militari americane, più c’è la percezione che l’Iran non sia affatto un paese inerme, ma anzi che abbia un arsenale ed una capacità bellica di tutto rispetto. Il tutto condito con una quantità d’uranio arricchito al 60% (mentre per uso civile basta al 20%) sufficiente per produrre una decina di testate nucleari in poche settimane.

Il che ci porta alla domanda: è giustificato l’attacco USA?

Se ci limitiamo a valutare l’attacco sotto un punto di vista morale, nessuna guerra è giustificata, tanto meno quando avvengono massacri di bambini e di civili innocenti, e questa guerra non fa eccezione.

Ma quando si parla di superpotenze, quindi di imperi, sappiamo tutti che la logica di fondo è molto diversa. Quando chi comanda una superpotenza deve garantire la sostenibilità di economie da trilioni di dollari allora il discorso cambia, diventa cinico, ed entrano in gioco le dinamiche spietate che hanno determinato la nascita e la sopravvivenza di tutti gli imperi fin dagli albori della civiltà umana.

Nel caso specifico abbiamo un “impero”, passatemi il termine, quello americano che per la sua sopravvivenza non chiede tributi come faceva l’impero romano o quello mongolo, ma esige che i paesi nella sua area d’influenza acquistino il petrolio, soprattutto quello proveniente dal Golfo Persico, pagandolo in dollari. In pratica gli USA hanno stabilito un vassallaggio monetario che consente al dollaro di essere moneta di riserva, fatto che ha reso il debito pubblico americano sostenibile fino ad ora, ed ha consentito di finanziare la macchina bellica americana dal dopoguerra ad oggi.

Giusto o non giusto che sia questa è la situazione attuale, se gli USA un giorno cesseranno di essere la superpotenza dominante del blocco occidentale allora qualche altra superpotenza ne prenderà il posto, e c’è già la Cina che sta sgomitando per farlo.

Tornando all’Iran c’è da chiedersi: come ha fatto un paese sotto embargo ad accumulare un arsenale imponente di droni e missili balistici, basi sotterranee lunghe decine di km scavate nella roccia? Tutto fatto in casa oppure hanno avuto un aiutino dalla Cina, oppure dalla Germania che ha fornito all’Iran le attrezzature per l’arricchimento dell’uranio, o magari anche da Obama e i democratici USA che in passato hanno elargito miliardi su miliardi cash all’Iran?

Fatto sta che gli USA si trovano col problema improcrastinabile rappresentato da un Iran che mette a rischio il petrodollaro, visto che tutti gli stati che si affacciano sul Golfo Persico e le basi americane lì dislocate sono a tiro dei suoi missili e dei suoi droni, oltre ad essere nella condizione di poter bloccare in qualunque momento la navigazione delle petroliere che passano dallo stretto di Hormuz.

Un Iran che un domani potrebbe avere, se già non li ha, anche dei missili a lungo raggio, magari muniti di testata nucleare, minacciando così tutti i paesi del mondo occidentale. Quindi gli USA hanno dovuto andare a vedere che carte aveva in mano l’Iran, e la risposta è stata scioccante:

l’Iran è molto più armato e pericoloso di quanto le più pessimistiche analisi avevano previsto.

Ma, contrariamente a quanto creda la leadership iraniana, la sua imprevista capacità militare, anziché indurre gli USA a terminare gli attacchi per cercare una via d’uscita, per assurdo potrebbe aver ottenuto giusto l’effetto contrario.

Potrebbe aver appena indotto gli USA ad andare fino in fondo, costi quello che costi.

A questo punto occorre anche chiedersi fino a che punto può essere determinata l’America per mettere fine a questa minaccia? E cosa può mettere in atto l’Iran per porre fine all’aggressione?

Visto che siamo appena entrati in un gioco mortale dove ogni nuova escalation giustifica quella successiva, semplicemente vincerà chi può sopportare le maggiori perdite. E quali sono i danni che si potrebbe trovare a subire “l’impero” americano? Potrebbe avvenire la totale distruzione dei paesi del Golfo Persico, delle loro infrastrutture petrolifere e civili, tra cui gli impianti di desalinizzazione, e la conseguente fine dell’esportazione del petrolio da quell’area che si protrarrebbe per lustri.

E’ un danno che possono tollerare gli USA? Purtroppo per gli iraniani la risposta è sì, specie dopo che il Venezuela è passato nell’orbita statunitense, non è per caso che l’operazione in Iran sia partita proprio all’indomani della deposizione di Maduro. Anche perché giunti a questo punto per gli USA è preferibile che dal Golfo Persico non esca più neanche una goccia di petrolio piuttosto che questo petrolio venga controllato dall’Iran e vada in Cina.

E che dire riguardo alla distruzione di Israele? Direi che la presenza di Israele in questa guerra fin dall’inizio fa proprio capire che gli USA sono all-in e che il conflitto potrebbe diventare nucleare in virtù dell’ opzione Sansone, la strategia di deterrenza dello stato ebraico, che prevede un contrattacco con ampio uso di armi nucleari come “ultima risorsa” qualora venga minacciata la sua esistenza. Un’escalation che potrebbe causare una furiosa risposta da parte dell’Iran senza poter escludere un Armageddon nucleare che potrebbe distruggere tutto il Medio Oriente.

Ora quindi la decisione spetta all’Iran ed alla sua leadership. Nulla di ciò che può distruggere rappresenta un prezzo troppo alto per gli USA in confronto alla distruzione del petrodollaro. Si tratta quindi di una questione esistenziale per gli Stati Uniti, che giunti a questo punto devono giocarsi il tutto per tutto. Quindi, salvo un cedimento da parte iraniana, il gioco delle escalation andrà avanti fino a che non verrà messa in forse la sopravvivenza dello Stato d’Israele con quello che ne conseguirà. Speriamo non si debba arrivare a questo punto e che in Iran il realismo prevalga sulla sete di vendetta.

Ovvio che uno scenario del genere sarebbe catastrofico per l’Europa che, dopo la chiusura dell’approvvigionamento del gas dalla Russia, dipende in larga misura da gas e petrolio proveniente dal Golfo Persico, ed ecco che di fronte a interessi contrapposti la NATO ha già cominciato a mostrare vistose crepe che potrebbero portare alla sua fine.

È fin troppo facile immaginare che le élite che governano il vecchio continente reagiranno alla carenza di energia imponendo una serie di restrizioni al popolino che, al pari di quelle imposte durante il “covid”, comporteranno tutta una serie di controlli e di limitazioni alle libertà individuali.

Questa crisi infatti viene vista dall’Europa e dai suoi leader come l’occasione irripetibile per imporre permanentemente ulteriori limitazioni delle libertà e delle sovranità nazionali.

L’Unione Europea, tra carenza di energia e mancanza dell’ombrello difensivo USA, si troverà però sottoposta a breve a spinte centrifughe che ne potrebbero decretare l’implosione, con i paesi europei più “davosiani” che finiranno a braccetto con la Cina e gli altri, tra cui speriamo l’Italia, che faranno parte di una nuova alleanza strategica con gli USA.

Ma questo scenario di distruzione totale del Golfo Persico sarebbe però catastrofico proprio per la Cina, il più grande consumatore di energia al mondo, visto che dipende per circa metà del suo fabbisogno da quell’area. Si troverebbe in una situazione molto simile a quella in cui si trovò il Giappone nel 1941, messo sotto embargo dagli USA e di fatto obbligato ad attaccare a Pearl Harbor.

Oggi una Cina messa alle strette potrebbe reagire in un modo analogo, magari invadendo Taiwan.

A questo punto la WWIII andrebbe verso la sua fase cinetica, si stanno già formando alleanze molto simili a quelle della WWII nel quadro più ampio della sfida secolare tra i vecchi potentati europei ora a braccetto con la Cina (i c.d. globalisti), contrapposti a quelli americani che intendono a tutti i costi far mantenere agli USA la supremazia nello scacchiere mondiale (i c.d. sovranisti).

Le prossime settimane saranno decisive, occorre sperare nel meglio ma prepararsi al peggio..

 

Foto di dlsd cgl da Pixabay

 


 

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