Partiamo dal discorso di He Lifeng, potentissimo inviato speciale di Xi al WEF, precedente all’intervento di Donald J. Trump. Con tale premessa “cinese” riusciremo a capire meglio i drivers indicati dal Presidente USA nel suo discorso, Donald J. Trump, al WEF 2026 di Davos.
He Lifeng, davanti alla aristocrazia economica in primis europea riunita, ha definito le condizioni al contorno per le future policies cinesi, che Davos di fatto dovrà accettare: tradotto, se Davos vuole continuare ad avere il supporto cinese dovrà in futuro supportare a sviluppare il mercato interno cinese, trasferendo aziende in loco, finalmente con pari trattamento delle aziende straniere (ad oggi NON è così).
Peccato Lifeng abbia dimenticato che la Cina ha appena pubblicato numeri record di trade surplus col mondo, 1.2 trn USD (=1200 miliardi di USD di surplus commerciale col resto del mondo, leggete bene).
Non è dato sapere come sia possibile far convivere il consumo interno di prodotti di consumo in Cina, paese con esportazioni record, ossia produzioni locali cinesi record che di fatto deindustrializzano il mondo esterno alla Cina (visto che lo Stato cinese sovvenziona a man bassa – alla bisogna – interi settori produttivi del suo Paese). Con un imponente settore industriale cinese che produce beni poi esportati a prezzi tali da mandare fuori mercato i competitors stranieri.
Come contropartita Xi offre la deflazione indotta dai prodotti cinesi a basso costo riversati nei commerci mondiali, ossia all’estero, tenendo così in vita i governi di Davos; ovvero evitando fallimenti e crolli statali e sistemici causa debito eccessivo/inflazione galoppante a causa di stampa incontrollata di moneta per coprire i buchi nei bilanci; ma ammazzando letteralmente la classe media occidentale togliendole lavoro, ossia fattori produttivi e dunque occupazionali, parlo soprattutto della classe media europea, ma non di quella americana (grazie a Trump quella americana è destinata a salvarsi). Oltre a deindustrializzare direi radicalmente soprattutto l’Europa che non ha alcun Trump a difenderla, capacissimo Presidente nel fare il suo lavoro.


In fondo quello di Xi è un ricatto alle elites occidentali… che infatti ammiccano
Ci chiediamo dunque cosa possano esportare nei prossimi anni in Cina i paesi (europei) che hanno visto, stanno vedendo e vedranno il proprio paese deindustrializzato a causa delle politiche commerciali ed esportatrici predatorie cinesi invocate da He Lifeng, ossia da Xi.
Approfondimmo ai tempi il paradosso della Cina “con cui non si può competere” a danno dell’Europa, in tempi non sospetti, vedasi al LINK , LINK.
L’inviato di XI, Lifeng, a Davos 2026
Memento che la Cina resta un paese ad economia pianificata, governata da un partito comunista, senza libere elezioni; infatti c’è un solo partito, il PCC. Trattasi di un Paese contro cui nessuna corporation occidentale, sebbene grande, può combattere: contro un grande Stato comunista è impossibile (per farvi capire, oggi la stragrande maggioranza della passata di pomodoro venduta in Italia viene prodotta in Cina e poi viene esportata in Italia per venderla, pensate voi…).
Forse il sunto più azzeccato del controsenso suicida che Davos vorrebbe fare accettare di soppiatto alle proprie popolazioni, a vantaggio cinese, ossia anche a vantaggio delle oligarchie europee veterocoloniali cooptate dal sistema cinese (dichiaratamente collettivista, ossia comunista), vedasi elites di Bruxelles, Parigi, Strasburgo e in parte Berlino, sta nelle parole del segretario all’Economia USA (U.S. Secretary of the Economy H. Lutnik at the Globalist Forum 2026 in Davos), lo potete ascoltare al LINK.
Senza dimenticare che – non a caso – lo stesso vulnus delle potenze veterocoloniali europee dei tempi che furono (su tutte, Inghilterra e Francia) è lo stesso della Cina di Xi oggi: mancano di materie prime per supportare le loro sfrenate ambizioni, dunque bisogna portarle via ad altri (ecco perchè Pechino è inevitabilmente destinata a diventare una potenza coloniale in senso tradizionale, come furono – ed in parte ancora sono – Parigi e Londra: ecco perchè oggi i tre soggetti vanno d’accordo, in fondo Davos sono loro, lo spiegammo nei dettagli tempo fa).
Il sunto del discorso del segretario all’Economia USA, H. Lutnik, lo trovate di seguito, sue parole:
” “Devi avere fornitura di energia solare e eolica… Perché?
Perché l’Europa ha accettato di raggiungere emissioni nette zero entro il 2030; ma se non produce batterie? Non produce batterie.
Decidono di sottomettersi alla Cina, che produce batterie…”
(Il Segretario al Commercio degli Stati Uniti, Howard Lutnick, era indignato al forum di Davos a causa dell’infantilismo dei leader europei nel prendere decisioni chiave)
“L’amministrazione Trump e io siamo qui per renderlo molto chiaro: la globalizzazione ha fallito per l’Occidente e gli Stati Uniti d’America. Questa è una politica fallita… e ha lasciato l’America indietro. L’America non esporterà più posti di lavoro e non trasferirà il suo futuro all’estero. Non soccomberemo più alla globalizzazione” [enfasi aggiunta].
Inutile aggiungere altro.
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Sunto del discorso di Donald J. Trump al WEF 2026 di Davos
Passando al discorso di Trump a Davos 2026 (al LINK e sotto come immagine ipertestuale), che avviene dopo l’intervento di H. Lutnik citato sopra, che ha fatto fuggire da Davos Madame Lagarde capo della BCE, oltre ad aver fatto cancellare il bilaterale Trump-Macron, possiamo vi proponiamo di seguito un sunto, in pillole.
L’Economia: gli USA faranno quello che devono fare per sostenere la propria economia.
Della serie, se l’Europa ha deciso di far la guerra a Mosca ed ora si trova senza gas e senza energia a prezzo competitivo, il problema resta suo, non dell’America.
Se l’EUropa ha deciso di trasferire produzioni in Cina ed ora va verso la deindustrializazione selvaggia, il problema è suo.
Se l’Europa ha deciso di perseguire ua suicida politica Green, comprando dalla Cina i fattori produttivi Green, il problema è suo.
L’America seguirà invece un’altra strada.
Parimenti lato Trump è stata citata chiaramente la difesa delle case di proprietà dei privati: Trump non ha alcuna intenzione dunque di togliere le case dalle mani dei privati, dando una stoccata a chi pensava di concentrare la proprietà delle case nelle mani delle multinazionali.
C’è stato anche un richiamo anche all’eccesso di immigrazione in USA, che viene e verrà fermata. E alla delinquenza, che sarà eradicata in USA, come è stata praticamente eradicata in pochi mesi a Washington, fino a poco tempo fa una delle città più pericolose d’America.
Un richiamo anche alle sue radici, trumpiane europee, scozzesi e tedesche, con un commento specifico: non si può accettare che l’EUropa si suicidi… Messaggio chiaro.
In conclusione è stato specificato che la Groenlandia NON verrà invasa dagli USA, ma verrà comprata. Tale policy è di sicurezza nazionale USA, dunque non derogabile, ma negoziabile (le negoziazioni sono in corso). Messaggio altrettanto chiaro.
Sull’Ucraina: la guerra va fermata. E Putin vuole fare un accordo.
Sulle elezioni: devono essere oneste e non truccate, l’America ci ha posto rimedio, vedasi le elezioni del 2020. E l’Europa?
Presidente Doinald J. Trump a Davos 2026
In soldoni, se in Europa vorranno derogare da quanto indicato da Trump, dovranno sporcarsi le mani, questo si deduce. Specificando bene che con Kamala Harris si sarebbe andati alla terza guerra mondiale, ma NON con Trump.
Forse è proprio per questa fermissima intenzione di evitare grandi guerre che Trump è così odiato dalle elites di Davos. Perchè senza guerra mondiale, ossia con Trump presidente USA, ovvero senza gli USA a “coprire” militarmente gli errori e gli azzardi (a spese del contribuente americano, nota di redazione) dei governi europei di Davos, non si potrà innescare una grande guerra per nascondere gli errori fatti dalle elites europee al comando del Vecchio Continente nel pianificare il loro fallimentare modello economico, che sarà appunto suicida, lo capiremo fra poco tempo, mesi non anni.
Perchè – è palese ormai – gli USA ne usciranno dal cul de sac, l’economia d’oltreoceano tira, in qualche modo ne usciranno certamente vista l’unità di intenti al governo del Paese, palese. Mentre l’Europa, in perenne stagnazione e divisa tra varie fazioni ed interessi più di casta che nazionali (subcontinente non a caso figlio del colonialismo e del nazismo, ossia dell’antimeritocrazia per sistema) verrà fracassata. Il livello del fracasso del Vecchio Continente dipenderà da quanto tempo si impiegherà a liquidare le vecchie elites europee guerrafondaie di casa a Londra, Parigi, Bruxelles ed in parte Berlino.
MD






