In USA manca forza lavoro, la componente inflattiva che mancava. Per trasformare un problema prospetticamente serio in una catastrofe, a continuare con questo trend…

 

Come sapete sto collezionando di esempi ed indicatori, ormai tantissimi, che dipingono un futuro inflattivo. A partire dagli USA, dove politica pura e politica monetaria sembrano sposare tale strategia, inflazione dagli USA verso il mondo esterno. Certo, un paese indebitatissimo può erodere il proprio debito, al di fuori di rifiutarlo bellamente, solo in due modi: o con l’inflazione o con le guerre.

Chiaramente ci sarebbe anche la crescita economica per compensare il debito a tassi bassi. Peccato che gli USA sono 25 anni che alimentano la crescita con l’accumulo di debito non solo statale ma anche privato. Dunque da qui in avanti i drivers diciamo pacifici sembrano davvero esauriti…

Oggi la moneta stampata inizia a non sapere più dove andare. Ovvero, tutta la stampa di dollari degli ultimi 10 anni si è rifugiata in borsa. Ma, vediamo di seguito il grafico:

 

In realtà se avete un po’ di pazienza per verificare i numeri, dal 2000 il debito è cresciuto più della salita delle azioni USA. Dunque, alla fine è stato fare crescita a credito, sulle generazioni future, anche in modo abbastanza fallimentare a pensarci bene.


Biden avrebbe preso il record di voti ma con il minor numero di contee 8poco più della metà di Obama, ndr) di ogni Presidente eletto nella storia.


Dunque arrivò Trump, per correggere le cose. Ma sembra che gli USA non fossero pronti; dunque abbiamo avuto le elezioni farsa di novembre scorso, dopo un probabile golpe bianco che sembra celarsi sullo sfondo dei risultati ancora contestati, dopo mesi (cfr. Arizona)…

Nel grafico sopra c’è il debito e velocità di moneta USA. Una delle poche regole economiche che non sono state messe in discussione fino ad oggi è la formula che segue:

Inflazione = Aumento di Moneta (ad es. M2) x Velocità della Moneta [VM]

Alla fine il trucco dell’illusione economica di Obama stette tutto nell’abbassare la VM, ossia evitare che la moneta circolasse, dunque abbassando l’inflazione. Da qui i buybacks, che hanno drenato il liquido verso la borsa, ossia fatto esplodere i corsi azionari. Tutto funziona fino a quando c’è ottimismo per il futuro, “The show must go on“.

Ma cosa capita quando si passa al pessimismo? Ossia non si vede più crescita prospettica davanti a se?

Successe l’ultima volta nel 1937, quando Roosevelt, pensando di essere riuscito a raddrizzare la situazione post 1929 (nonostante la maggior parte dei suoi New Deals fossero stati fallimentari), si accorse che la crisi era ancora irrisolta: appena i tassi vennero minimamente normalizzati, appunto nel 1937, gli USA caddero di nuovo in recessione. Dunque si capì che la soluzione poteva solo essere una, quella di Schumpeter, che arrivò puntuale 4 anni dopo, dopo ripetute provocazioni USA al Giappone.

Sappiamo come è andata a finire.

Oggi i negazionisti dell’inflazione fanno vertere le loro suicide teorie sul fatto che la VM resterà bassa.

Ma non vi dicono una cosa importantissima: se la VM resterà – come tifano loro – “bassa” la classe media si schianterà; ossia ci sarà crescita finanziaria, delle azioni, della finanza. Ma non economica! A maggior ragione in presenza di debiti enormi. Dunque, attenzione a tifare contro l’inflazione…

Tutto questo sempre ricordando, 1973 in testa, che l’inflazione può esserci anche in presenza di una crisi economica, ossia di deflazione. Ad esempio se il prezzo delle materie prime salgono a prescindere dalla loro disponibilità sul mercato….

Certo, secondo alcuni resta la possibilità di dire “continuiamo a stampare moneta ma cancelliamo il debito in mano a tesoro e banche centrali“. Permettetemi, di male in peggio: tale scelta significherebbe infatti cristallizzare una situazione di enorme asimmetria, visto che il debito passato ha arricchito a dismisura i soliti noti, impoverendo tutti gli altri. Dunque si cristallizzerebbe il mantra “chi è ricco, è ricco; chi è povero è e resterà povero“.

No good!!

L’utopia potrebbe anche continuare in crescendo, con “si, ma tassiamo solo i mega ricchi“. Sentite, alla fiaba di Cappuccetto Rosso non credo più da anni, a maggior ragione con i partiti pro globalismo al governo in mezzo mondo. Abbiamo infatti visto con Trump cosa succede a mettersi contro a chi ha i soldi veri…

Warren Buffett conferma: c’è inflazione vera…

Dunque, vi domanderete cosa resta per uscire da questo enorme cul de sac… Oltre ad una guerra, resta l’inflazione, la tassa occulta che toglie ai creditori per dare ai debitori, allentando il loro debito. Noi tutti dovremmo infatti TIFARE per l’inflazione, non viceversa. Anche per evitare di peggio. Ossia non negarla a prescindere anche quando è evidente!

E qui arriviamo alla notizia sopra: gli USA hanno oggi carenza di forza lavoro, alla ripartenza. Che spinge e spingerà i salari in alto. Ossia aumenterà prospetticamente la VM citata sopra, alimentando inflazione.

Interessante però il motivo della indisponibilità di manodopera di basso rango in USA: le sovvenzioni di Biden da una sorta di reddito di cittadinanza, per un ammontare pari più o meno allo stipendio offerto dalle aziende per lavori di basso cabotaggio. Ossia una carenza creata ad arte., dalla politica.

Aggiungiamoci il capo della FED, J. Powell, che dice che l’inflazione non lo spaventa e la stampa forsennata di moneta; dunque capite che dietro alla scelta USA, solo apparentemente suicida di far salire l’inflazione, c’è dell’altro. Ossia una lotta dura, una vera guerra, combattuta per ora sul campo macro economico con i suoi competitors globali. Che rispondono destabilizzando gli USA in varie forme, non ultimo alimentando lo scontro sociale interno.

E’ infatti chiaro che a continuare con quanto fatto negli scorsi 10 anni, con l’inflazione in salita, i tassi reali verranno portati sotto zero, disintegrando il settore finanziario. A meno di scegliere di incrementare la propria competitività abbattendo il debito con l’inflazione, leggasi svalutare la propria moneta con stampa appunto forsennata di moneta, cosa che gli USA stanno auspicando, di fatto (considerate che se gli USA smettono di consumare prodotti di importazione diventati troppo cari in forza di un dollaro basso, Cina e Germania, i primi due esportatori mondiali, vanno ko, ndr).

Ma che succede se contemporaneamente le materie prime salgono tutte, all’unisono (come  già successo)? Considerando che un metro cubo di gas è fungibile, ossia può essere utilizzato – e prezzato –  ovunque dove arriva una pipeline, ovvero può essere indirizzato ad un mercato piuttosto che l’altro, idem il carbone, il grano, la carne, il legno, il rame, con diverse forme di trasporto, capite che il prezzo internazionale di detti beni non potrà essere fermato tanto facilmente visto l’eccesso di liquidità sul mercato.

L’EU non si può permettere questo…

Ad esempio, in una Europa carente di quasi tutte le materie prime che succederà? Svalutare l’euro con l’inflazione in salita alimenterebbe ulteriormente l’inflazione…. Chiaramente in tale contesto l’inflazione esogena, da offerta, in EU difficilmente si fermerebbe.

Per ora da Bruxelles stanno indirizzando la loro eurocreatura cercando di ridurre la domanda con lockdown e coprifuoco locali, nei grandi paesi (Germania+Francia+Italia), con la scusa di un virus che di fatto è ormai una barzelletta come causa di morte. Con il rischio di dovere prolungare le restrizioni per anni, se l’inflazione da shock sull’offerta (come prezzi) persisterà. Ovvero ammazzando intere economie, a partire dalle più deboli in EU, ad es quelle basate sulle PMI.

Domani pensano magari di trovare la soluzione eliminando un bel po’ di consumo (/consumatori?) in EU, per tenere bassa la domanda, speriamo non con i vaccini “con un secondo fine” (…). Comunque vada sarà un bel disastro, visto che alzare l’inflazione comporta aumentare i tassi di interesse, quanto meno se stai nella barca assieme alla Germania sai già che è impossibile accettare un’inflazione sostenuta senza reagire. E se alzi i tassi l’EUropa periferica salta per aria, causa debito fuori controllo.

Chiaro, gli USA primo produttore di petrolio al mondo, con risorse naturali enormi, alla fine compenseranno l’inflazione con i propri assets reali, che sono autoprodotti. Ma l’EU?

E gli altri paesi occidentali? *

Dunque, capite la carenza di lavoratori in un ambito di ripartenza, ad es negli USA, rischia di essere il punto di rottura dell’intero Occidente. Perchè aggiunge l’ultimo ingrediente al caos globale che ci aspetta nei prossimi anni: l’inflazione che invece di essere solo sostenuta, come sarebbe stato auspicabile se Obama avesse evitato gli eccessi di un  interventismo economico post 2011 solo per farsi rivotare, scappa (anche volutamente) di mano.

“Work in progress” inevitabile a questo punto, visto che siamo in “uncharted waters“.

(Infatti con la famosa “conventional wisdom” oggi ci possiamo giusto pulire il lato B).

MD


*Nell’ambito di detta sfida globale tra USA e suoi competitors, se come appare  l’anello debole del fronte anti USA è proprio l’EU, sembra palese che il North Stream II non dovrà mai entrare in funzione.

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