Intervista esclusiva a Valerio Malvezzi: come essere umani in un mondo inumano.

Abbiamo intervistato Valerio Malvezzi. Già Deputato della Repubblica Italiana, è ora Professore di Comunicazione Finanziaria presso l’Università di Pavia.

Finanzialista, opera come consulente strategico per enti pubblici e aziende private. Oggi, la sua principale attività professionale è svolta presso “Win The Bank”. Inoltre, è autore di un romanzo autoprodotto, “Futura”.

Personalità poliedrica, ci ha parlato della distruzione creativa imposta dal “Gruppo dei Trenta” e della spirale in cui l’Unione Europea è precipitata.

Valerio Malvezzi ha però una soluzione: riportare la discussione sull’economia e ridimensionare la finanza. Lui la chiama “economia umanistica”.

Per maggiori informazioni su Valerio Malvezzi, invito tutti ad andare sul suo sito: valeriomalvezzi.it

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In un suo recente intervento ha dichiarato che grandi fondi speculativi stanno comprando terreni agricoli nel mondo. Che cosa sta succedendo?

Come avevo scritto nel mio romanzo Futura, un romanzo pubblicato da Amazon, le grandi multinazionali hanno interesse a fare un fenomeno che si chiama land grabbing, cioè appunto accaparramento dei terreni.

Accaparrare dei terreni agricoli significa da parte dell’uomo di tenere il controllo del pianeta. Questo da sempre.

Tutte le guerre si sono fatte, al di là della guerra di Troia, tutte le guerre che non erano immaginifiche poetiche sono sempre state fatte per prendere di terreni, per acquisire un territorio.

Quindi è in realtà una forma di acquisto del territorio da parte delle multinazionali violenta.

Perché? Perché tra l’altro non c’è nemmeno informazione al pubblico di quello che sta succedendo. Lo stesso Kofi Annan dieci anni fa, se non ricordo male, nel 2011 o giù di lì, disse che erano stati comperati dei territori in alcune zone dell’Africa che erano grandi come la Francia.

Perché fanno questo? Perché vogliono creare un’alternativa tra il cibo e l’energia, come io spiego anche nel mio romanzo.

Ovviamente se tu decidi di mettere del terreno a coltivare energia, per esempio la cosiddetta energia green, tu in realtà non lo metti a coltivare cibo. In questo modo, guarda caso, si sta verificando un aumento di prezzo delle materie prime agricole.

Naturalmente ci sono quelli che dicono che non c’è correlazione tra i due fenomeni. Io penso invece che ci sia o ci possa essere questa correlazione ed è un fenomeno estremamente rischioso. Perché noi col COVID abbiamo delle multinazionali che stanno facendo miliardi nelle borse sul virtuale e poi comprano il materiale

In una sua intervista ha detto che i due driver che guideranno questo secolo saranno da un lato la tecnologia, dall’altro la paura. Ci può spiegare che cosa intende.

Quello che lei vede tutti i giorni: le mascherine e le telecamere. La paura sono le mascherine; le telecamere sono la tecnologia.

Naturalmente semplifico, il discorso è molto più ampio. Se lei si va a leggere il manuale “Psicologia delle folle”, scritto da Gustave Le Bon nel 1895 e lì è già spiegato tutto: fondamentalmente come si controllano le folle attraverso la paura , ma anche attraverso altri strumenti quali la censura, l’occupazione di banche, di università, di giornali, di televisioni, di centri culturali da parte del grande potere finanziario al fine di creare quello che è oggi il pensiero unico dominante in economia che si chiama neoliberismo, che ha fatto morti, sfaceli, macelleria sociale in tutto il mondo, in particolare in Italia.

Purtroppo la maggior parte dei cittadini continua a credere alle favole del neoliberismo: cioè abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi, dobbiamo andare in pensione più tardi, abbiamo troppo debito pubblico e via via tutte queste vicende che ormai da trent’anni sono state inculcate nella mente delle persone.

Attraverso la paura, cioè il terrore e attraverso la tecnologia ci porteranno in un mondo virtuale di persone sospettose le une delle altre, in un’economia che sarà totalmente diversa da quella che abbiamo conosciuto.

Questo a quelli che giocano sul virtuale e sul controllo delle persone fa molto comodo, perché fanno miliardi in borsa.

Non c’è il rischio che il blocco UE e il Nord America si trovino in posizione di svantaggio, a causa delle decisioni socio-economiche (lockdown, green economy, politicamente corretto) rispetto al blocco Eurasiatico, diciamo, nel medio termine?

Senza dubbio.

L’Unione Europea nasce sostanzialmente come un progetto americano per contrastare quella che era l’Unione Sovietica.

Non dimentichiamoci mai della storia. E venne creata anche con il coinvolgimento della CIA per far nascere in Europa un certo modo di pensare.

Curiosamente l’Unione Europea nasce dopo che è caduta l’Unione Sovietica, per cui è anche un paradosso della storia, cioè non c’era più il motivo storico di farla nascere.

Guarda caso con una moneta senza stato. L’Unione Europea non è affatto un’unione. È un’unione monetaria, di una moneta senza stato, che non ha ragione di esistere, che è la causa del fallimento dell’Italia, che si chiama Euro.

Ora, se noi parliamo di Unione, gli Stati Uniti sono uno stato federale, l’Unione Europea non è uno stato federale.

Le dirò di più, l’Unione Europea non è un’unione, non è nemmeno un mondo parlamentare democratico. Non è un mondo democratico perché il Parlamento in tutti i posti del mondo ha un diritto fondamentale: quello di votare, ma anche di sfiduciare un governo. Questo diritto il Parlamento Europeo non ce l’ha, quindi non serve assolutamente a niente.

Di fatto è sostanzialmente un mondo oligarchico tecnocratico.

Quindi l’alleanza tra due mondi così lontani anche dal punto di vista culturale in cui si parlano lingue diverse, lì si parla un’unica lingua, qui non c’è mobilità del lavoro, lì c’è mobilità del lavoro, là ci sono trasferimenti federali da uno stato all’altro, qua si fa la guerra tra ricchi e deboli ad esempio tra la Germania e l’Italia.

Non ci azzeccano, direbbe quello che parla sgrammaticato in italiano, non c’entrano l’uno con l’altro, quindi sono due cose completamente diverse.

L’unica alleanza vera è un’alleanza ideologico-politica contro l’ex blocco comunista che è ormai un discorso antistorico.

Quindi quali sono le prospettive di questa cosa? L’Euro fallirà.

E non fallirà perché lo dico io, ma perché non c’è quel principio di economia di qui parlo io che si chiama economia umanistica. Tra l’altro ho iniziato una serie di discorsi su RadioRadio Tv che parlano proprio della connessione tra economia umanistica e politica.

L’Unione Europea non può reggere in un contesto geopolitico internazionale, perché non è un’unione. È solo un’unione monetaria, prova ne sia il fatto che a distanza di trent’anni dai Trattati di Maastricht del 1992 non abbiamo ancora fatto niente.

Che cos’è la “distruzione creativa” di cui si fa menzione nel Documento dei Trenta?

La “distruzione creativa” di cui si fa menzione nel Documento dei Trenta è un processo inumano. È un processo cinico, è un processo, io oserei dire, quasi perverso, perché significa volere distruggere un tipo di economia per crearne un’altra.

Il titolo originale del testo, se non ricordo male, è “Reviving and restructuring the corporate sector  in the Post-Covid”, che vuol dire ristrutturare e fare ripartire dopo il Covid, il settore corporate.

È una precisa scelta di campo: le corporate, glielo dico come docente di corporate strategy, le corporate sono, perché io insegno all’università esattamente quella materia corporate strategy.

Ora che cos’è il corporate strategy? È la strategia delle aziende corporate, cioè delle aziende multinazionali, delle grandi imprese, delle imprese, diciamo così, grandi. Questo non ha niente a che fare con il nostro tessuto, difatti, se lei vede quello che sta succedendo in questo momento, stanno fallendo tutti i piccoli.

Stanno fallendo i piccoli, perché il processo di “creative destruction” significa “allowing job and resources to flow from” eccetera eccetera, cioè permettere il fluire di jobs, di lavori, di risorse dalle aziende, che nella testa di questi trenta banchieri sarebbero destinati a fallire.

Quindi no ad aiuti dello stato in economia, per permettere invece che queste risorse, cioè posti di lavoro e risorse vadano sulle aziende corporate, cioè vadano sulle aziende più strutturate per poter resistere dopo il Covid, che tra l’altro nel documento del gruppo dei trenta si dice durerà nel medio-lungo termine.

Quindi è un disegno politico, a mio parere mostruoso, perché bisogna considerare milioni di disoccupati come carne da macello, cioè non si capisce che quelle piccole imprese, soprattutto in Italia sono aziende famigliari, family business.

Dietro al fallimento di quelle imprese ci sono fallimenti di famiglie, ma queste persone che vivono nelle stanze del potere considerano questi come disdicevoli effetti collaterali.

Che cos’è l’economia umanistica?

L’economia umanistica è la mia chiave per uscire da questa situazione, cioè è riportare la discussione non più sulla finanza, ma sull’economia.

Quello che al cittadino viene presentato tutti i giorni come economia, in realtà è finanza.

Abbiamo passato un anno a sentir parlare di SURE, di Coronabond e Recovery Fund, cioè tutta una serie di sigle finanziarie per la finanza. Nessuno si è preoccupato del milione di poveri che sono stati creati nel frattempo in Italia.

Le code dei poveri a Milano, ma anche nelle altre grandi città italiane documentano ormai una situazione sociale disperata, di gente che non ha più niente da mangiare.

L’economia umanistica vuole occuparsi di questo, cioè di merda di vacca nei campi, perché io ritengo che si debba tornare a parlare di merda di vacca nei campi, piuttosto che continuare a parlare di pezzi di merda sui mercati finanziari.

Da trent’anni noi parliamo di quella roba lì, parliamo di pezzi di carta, di derivati, di strumenti finanziari.

L’economia non è quella cosa lì e ce lo spiega Aristotele che spiegava che quella è crematistica. In realtà l’economia è la gestione della casa, che vuol dire dare il pane in tavola.

Per farlo bisogna riportare al centro dell’economia l’uomo e non il capitale, la famiglia e non i mercati, l’essere umano e non la moneta.

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l’Alessandrino