La “tortura greca” non metterà in ginocchio la Gran Bretagna (sarebbe l’Europa a subire il colpo più grande da una Brexit no-deal, che vedrebbe scivolar via il mercato britannico per i decenni a venire)

Ambrose Evans Pritchard per The Telegraph

I colloqui per la Brexit continuano, ma continua anche l’”operazione Grecia”.

La Gran Bretagna è ancora sottoposta al “trattamento Syriza” del 2015: causare dolore fino a quando la resistenza non si spezza.

L’UE afferma che il Regno Unito deve accettare le sue clausole a senso unico (travestite da clausole per la “parità delle condizioni”) e ingoiarne i termini, che peraltro non esistono nei normali accordi commerciali.

Questo meccanismo ha lo scopo di bloccare il Paese nella struttura normativa e di governo dell’Unione Europea in modo permanente.

Se il Regno Unito rifiutasse l’ultimatum ed esercitasse i suoi “diritti commerciali” alle condizioni dell’OMC, Bruxelles cercherebbe di rendere questa situazione estremamente dolorosa, invece che cercare di raggiungere un accettabile modus vivendi.

Questo è l’ultimo colpo di scena e non presenta vie d’uscita.

La Commissione sta istruendo i paesi-membri a impegnarsi sistematicamente in una politica di non-cooperazione, insistendo sul fatto che il Regno Unito debba essere costretto a tornare al tavolo “il prima possibile”.

Gli integralisti pensano che il Regno Unito sarà costretto ad accettare condizioni anche peggiori dopo aver affrontato il trauma del caos portuale, dell’impoverimento e dell’ulteriore fratturazione del Paese.

Ma questa è un’”ipotesi molto pericolosa”, secondo le parole del Ministro degli Esteri irlandese Simon Coveney, che comprende la mentalità britannica molto meglio di loro.

Questi metodi coercitivi riuscirono a soffocare la “primavera greca” del 2015, ma solo perché la Grecia era stata esclusa dai “mercati dei capitali” e non aveva un “prestatore di ultima istanza sovrano”, perché membro dell’Eurozona.

La Banca Centrale Europea gradualmente (e illegalmente) tagliò la liquidità Target2 alle banche commerciali greche fino al crollo del sistema finanziario.

Il bluff di Syriza era stato chiamato. Voleva la fine della troika UE-FMI, ma ancor più voleva restare nell’Eurozona.

Ma il Regno Unito non è nel sistema-euro.

“La gigantesca differenza è che la BCE non può chiudere Barclays, RBS, Lloyds e HSBC” — ha detto Yanis Varoufakis, ex Ministro delle Finanze greco — “Questo paese emette debito nella propria valuta sovrana e ha la Banca d’Inghilterra alle spalle”.

Il Regno Unito non vuole restare nel “mercato unico”” o nell’”unione doganale”. Non chiede nulla.

Offre un accesso al suo mercato senza dazi e contingentamenti in cambio di un accesso al mercato dell’UE a parità di condizioni — e sulla falsariga degli accordi commerciali esistenti con il Canada, la Corea e il Giappone.

Né il Regno Unito sta bluffando. Il Gabinetto ha dato carta bianca a Boris Johnson per una Brexit no-deal.

Ciò che è degno di nota è che l’UE non abbia cercato di concludere un accordo che è già così inclinato a suo favore.

“Dà loro tutto ciò di cui hanno bisogno per i loro interessi produttivi e agricoli, ma a noi non dà nulla riguardo i servizi”, ha detto Shanker Singham, consulente commerciale e presidente di Competere.

Il Regno Unito ha accettato un’”autorità di regolamentazione della concorrenza” e il principio delle “clausole di non regressione”, oltre che un meccanismo per sedare i contenziosi, purché siano espressi nelle normali condizioni globali.

Tuttavia, nonostante si sia già assicurata così tanto, l’UE ha alzato la posta in gioco, pretendendo di costringere il Regno Unito a seguire la legislazione dell’UE — o ad affrontare sanzioni.

In altre parole, lo stesso “allineamento dinamico” respinto molto tempo fa e che ora vuole reintrodurre in un’altra veste.

Bruxelles sta sfidando la sorte perché non c’è molta differenza macroeconomica fra i termini del WTO e il magro pacchetto offerto dall’UE.

“Sono così poche le voci influenzate dai dazi elevati alle condizioni dell’OMC, che bisogna chiedersi se vale davvero la pena di preoccuparsi per raggiungere un accordo”, ha detto un veterano dei negoziati.

Per le aziende, spesso, è più facile e meno costoso pagare i dazi che sottoporsi alle “regole di origine” di un accordo commerciale, come accade di solito all’interno del NAFTA.

La maggior parte dei dazi, in effetti, sono modesti.

Ovviamente ci sono delle eccezioni. Le auto e i prodotti agricoli sono protetti da dazi UE molto elevati.

Ma si tratta anche dei settori che costituiscono la maggior parte del surplus commerciale bilaterale europeo di 95 miliardi di sterline.

In un no-deal, questi esportatori sarebbero esclusi dal mercato britannico e la loro quota verrebbe distrutta dai competitori globali.

Un rapporto del Parlamento Europeo ha detto che le esportazioni agroalimentari dell’UE diminuirebbero del 62pc, o di circa 25 miliardi di euro, mentre i concorrenti britannici otterrebbero un guadagno netto del 2,1pc grazie alla sostituzione delle importazioni.

Una volta che il passaggio al regime dell’OMC avrà avuto luogo, non ci potrà più essere un ritorno allo status quo ante.

Molti esportatori dell’UE perderanno per sempre la loro quota di mercato a favore di produttori più competitivi.

Gli agricoltori europei saranno spazzati via da quelli di paesi come il Canada, la Nuova Zelanda, l’Argentina o l’Ucraina.

Per questo motivo le “Camere dell’Agricoltura” francesi stanno avvertendo Emmanuel Macron che sta giocando con il fuoco minacciando il veto.

Lo stesso irreversibile cambiamento avrà luogo con i beni industriali e con i pezzi di ricambio una volta che la Gran Bretagna sarà costretta a cambiare le sue linee di fornitura.

La Nissan potrebbe attivare il suo piano di emergenza e raddoppiare la produzione a Sunderland per strappare quote di mercato ai produttori europei che esportano nel mercato britannico — chiudendo al contempo i suoi impianti in Europa.

Se esaminiamo le minacce che vengono fatte ai britannici per costringerli a sottomettersi, la maggior parte di esse comporta un’autolesionismo di fondo.

Siamo consapevoli che le interconnessioni elettriche potrebbero essere tagliate proprio nel picco dell’inverno, ma il Regno Unito potrebbe passare al gas LNG importato dal Qatar per bilanciare la domanda.

È l’EDF francese che perderebbe un flusso di entrate. I paesi razionali di solito cercano di promuovere le loro esportazioni, non di danneggiarle.

Sono stati fatti dei passi davvero irritanti e altri ne sono stati minacciati — sui passaporti per animali domestici, carte verdi, tessere sanitarie e soggiorni limitati nell’area Schengen — per rendere i viaggi più difficili per i turisti britannici che vogliono spendere i loro soldi nel continente.

Beh, se non siamo i benvenuti, non ci andremo. Di solito i Paesi cercano di attirarli, i turisti.

Anche se non sappiamo come sarà il paesaggio dopo sei mesi di Brexit in ambito OMC, la mia ipotesi è che la posizione britannica si indurirebbe invece che ammorbidirsi.

Il Regno Unito potrebbe trovare i termini dell’OMC molto meno dolorosi di quanto temuto e non sarebbe più disposto a offrire all’UE un accordo senza nulla in cambio in termini di servizi.

A quel punto il Regno Unito avrebbe già preso provvedimenti per entrare nel blocco commerciale della “Regione del Pacifico” e gli Stati Uniti potrebbero seguire il suo esempio, creando il mercato di gran lunga più grande a livello globale.

Il sistema commerciale mondiale si sposterebbe sul suo asse.

Gordon Brown ha avvertito che il Regno Unito si troverebbe in uno stato di “guerra economica” con l’UE se non ci fosse un accordo.

Ma un “accordo commerciale a cricchetto” è già di per sé la formula per una guerra costante.

Il Regno Unito si troverebbe in mezzo a interminabili dispute ogni volta che l’UE approvasse una nuova direttiva.

Sarebbe soggetto al “trattamento svizzero”, con una pistola costantemente puntata alla testa.

L’UE deve ancora ricambiare l'”equivalenza” per i servizi finanziari e non ha ancora concordato l'”adeguatezza” dei flussi di dati.

Tutto viene tenuto nascosto come strumento di pressione. Un accordo, in effetti, non risolverebbe nulla.

Possiamo amare il cibo europeo, o le auto tedesche, o i viaggi in Toscana … ma in termini strettamente macroeconomici le conseguenze di un no-deal sono state enormemente gonfiate.

È l’Europa che subirebbe il colpo più grande perché vedrebbe il mercato britannico scivolare via per i decenni a venire.

Chi sta chiamando il bluff di chi, esattamente?

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Link Originale: https://www.telegraph.co.uk/business/2020/12/13/greek-torture-wont-bring-britain-knees-brexit1/

Scelto e tradotto da Franco

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