Trump 2020: la potenza del “dark web” e l’811 di Huma Abedin

Gianmarco Landi per Un Universo Blog (sintesi)

Il Kraken dei patrioti americani ha lasciato il Dark Web ed è uscito allo scoperto, manifestando tutta la sua forza.

Con i suoi tentacoli informatici, il mostro liberato dai legali di Trump si è avvinghiato al potente Leviatano dei globalisti dando il via allo stritolamento.

La svolta ha avuto luogo il giorno dopo il rilascio del Kraken, ovvero alla presentazione dei ricorsi alla Corte Suprema giovedì 19, quando Rudolph Giuliani, Sidney Powell e Jena Ellis hanno tenuto una conferenza stampa comunicando che il mostro era stato rilasciato.

Per il giorno dopo, venerdì 20 Novembre, il Comitato Elettorale dello Stato della Pennsylvania aveva convocato i dirigenti della Dominion, la società che aveva conteggiato i voti in 30 dei 50 Stati americani.

I tecnici della Dominion avrebbero dovuto relazionare sul funzionamento dei macchinari utilizzati per la raccolta dei voti, ma non lo hanno fatto. 

Nessuno della Dominion si è presentato alla convocazione.

Essendo tutti loro dei tecnici molto esperti, in questi giorni avranno avuto modo di riflettere e prendere consapevolezza del burrone in cui sono precipitati.

La latitanza dei tecnici della Dominion ha fatto sì che nessuno potesse spiegare il funzionamento della raccolta dei voti, cioè i glitch (scambi di voti a favore di Biden) e i “salti in perpendicolare” (cioè interi blocchi di centinaia di migliaia di voti che compaiono solo per un candidato).

Questo fatto di cronaca politica la dice lunga su come andrà a finire. La vittoria mediatica di Biden è la classica vittoria di Pirro — e una Waterloo per tutti i ‘campioni’ della Globalizzazione.

Andrò pian piano e per ordine in modo che tutti possano capire cos’è effettivamente successo ma, per arrivarci, dovete maturare la consapevolezza che c’è un’altra realtà sotto la superficie a noi tutti visibile. 

L’ambito nel quale io e voi ci troviamo, quello delle Notizie dal Parlamento, di Facebook o di Twitter, è il Surface Web, ovvero il Web visibile.

Noi tutti con un PC, un tablet o uno smartphone possiamo esistere in rete collegandoci ad Internet e, se fossimo persone normali, la nostra esistenza si limiterebbe a questa sfera che comprende Google, Facebook, e-commerce, i nostri blog preferiti, il sito della nostra banca o quello dei media (che ci raccontano balle colossali), etc. 

Molti non sanno che “al di sotto” c’è il Deep Web (o Web Profondo), un luogo di dinamiche informatiche a cui corrispondono forze importanti nel Surface Web e quindi nella vita reale — un luogo dove politici, banchieri o miliardari si scambiano informazioni.

Nel Deep Web, ad esempio, si muovono gli “asset bank security” con cui le banche fanno i bilanci reali — e solo una minima parte del Deep Web emerge nel Surface Web e quindi ai nostri occhi, assumendo il carattere di ufficialità.

Ovviamente, tutto ciò che non diventa visibile nel Surface Web è di carattere ufficioso, ma non significa che non sia reale o importante.

Anzi, è proprio l’esatto contrario. Date un’occhiata alla figura sottostante e andiamo avanti.

Dovete sapere che la reale situazione economico finanziaria delle banche, così come quella degli Stati, non è quella che si palesa nel Surface Web, ma nel Deep Web.

E’ qui che si trovano le dinamiche swift attraverso cui le Banche si scambiano miliardi di euro in asset e liquidità, talvolta tenendo all’oscuro gli Amministratori e gli Azionisti, gli Stati etc.

Il Deep Web è in relazione con un altro ancor più profondo ed elitario che si chiama Dark Web, attraverso cui i faccendieri che si agitano attorno alle banche realizzano colossali speculazioni a scapito dei cittadini ignari. 

In pratica, si chiamano operazioni Off Ledger (fuori bilancio) senza coinvolgimento ufficiale del bank officer, ovvero del banchiere che si volta dall’altra parte quando qualcuno dal Dark Web mette le mani su alcuni conti.

Sotto al Deep Web, quindi, c’è il Dark Web, un ambito Internet ancor più profondo, i cui protagonisti si muovono nel totale anonimato e, per poterne far parte, bisogna essere entità di grande forza internazionale, come ad esempio l’Intelligence dell’Esercito degli Stati Uniti o i Servizi Segreti di Stati importanti … ma a volte accade che vi si muovano anche dei genialoidi che prima o poi finiscono per farsi arrestare ma, subito dopo, vengono arruolati nell’ambito dei Servizi Sevizi.

Nel Dark Web c’è l’infrastruttura “8kun”, che permette l’accesso e la scrittura di contenuti in modo del tutto anonimo … ed è questo il luogo dove si è manifestato l’incubo delle élite globaliste.

Mi riferisco a “Q”, sorto dai Servizi Segreti militari per far emergere nel Surface Web alcune verità nascoste degli ultimi 50 anni.

Molti indizi portano a ritenere, ma ovviamente è solo una supposizione, che “Q” sia capeggiata dal Generale Flynn, che fu il primo a parlare su Twitter (2016) di certe storie agghiaccianti, come il pedosatanismo e la corruzione della Fondazione Clinton, per essere poco dopo letteralmente massacrato dall’FBI.

Su “8kun” è comunque possibile essere sicuri, tramite l’ID che compare a destra della data di pubblicazione, che due post diversi siano stati scritti dalla stessa persona (postazione), ed è per questo che è possibile fare delle congetture seguendo i post di “Q”, scorgendo in certe sue comunicazioni finanche messaggi di chiaro ancoraggio presidenziale, evidentemente diffusi dal Dark Web affinché arrivassero nella superficie della Rete e quindi a tutti noi.

Ciò premesso, guardate l’immagine sottostante che risale a un paio di giorni fa.

E’ uno screenshoot in cui potete constatare lo scambio di messaggi tra ID: 17ac60 (da qui in poi  “hacker di Dominion”) e l’ID: 8f656a (da qui in poi “Generale Flynn”).

Lo scambio inizia con il primo che insulta il “Generale Flynn”, definito “looser”, ma dopo cinque minuti riceve una risposta da colui che io ho chiamato “Generale Flynn” perché così scrive: “Guarda che non ho ancora cominciato a combattere”.

La risposta dell’”hacker di Dominion” non si fa attendere e, dopo un minuto, arriva un pesante insulto che non saprei tradurre “You rolled like a bitch”, ma che in buona sostanza fa ritenere che l’”hacker di Dominion” pensasse di essere importunato da uno sciocco fan di Trump, evidentemente un esperto informatico, al quale poteva rivolgere un tale epiteto.

Ma è qui che spunta il tentacolo del Kraken perché, dopo appena un minuto, il “Generale Flynn” pubblica la foto di un uomo ben preciso e, improvvisamente, la conversazione si blocca.

E’ plausibile pensare che l’”hacker di Dominion” abbia avuto una botta di panico vedendo che colui che solo pochi istanti prima riteneva il ‘loser’ (perdente), gli aveva appena spiattellato una  sua foto (un dirigente della Dominion).

Cosa è successo? 

E’ successo che il “Generale Flynn” ha dato ad intendere all’”hacker di Dominion”, palesandosi in questo modo alla catena di comando cui questa struttura risponde, che tutto quanto fatto dai server di Francoforte, in quest’ultimo mese, è stato osservato ed evidentemente registrato — e questo non sarebbe dovuto accadere stando alle nostre conoscenze tecnologiche, perché nel Dark Web si dovrebbe poter viaggiare da pirati, cioè in totale anonimato.

L’”hacker di Dominion” l’ho definto tale perché prima aveva fatto lo sbruffone, ma poi non ha più risposto e se l’è data a gambe dopo che il supposto “Generale Flynn” aveva pubblicato la sua foto: quella di Aleksander Lazarevic della Dominion.

La domanda da porsi è questa: come faceva il “Generale Flynn” a sapere che  ID: 8f656a è in realtà Aleksander Lazarevic, visto che “8kun” tutela l’anonimato?

Potrebbe significare che il “Generale Flynn”, e quindi i legali di Trump, abbiano nel Dark Web una forza tecnologica superiore a quello di Dominion e Smartmatic?

Queste due realtà che fanno capo al “mondo dei Democratici” (e che avrebbero eterodiretto i colossali brogli da Francoforte, forti della connivenza di funzionari statali che si sarebbero voltati dall’altra parte) sono dunque state fregate da Flynn?

Ad intuito credo di sì.

Foto e schede di dipendenti della Dominion. In basso a sinistra Aleksander Lazarevic.

La storia diventa molto interessante perché è proprio questo Lazarevic il tecnico che ha scritto l’algoritmo in grado di modificare i risultati elettorali.

Si tratta di un algoritmo per la manipolazione dei dati che, nell’intento originale, potenziava alla bisogna i voti di Biden in modo tale che gli osservatori non avrebbero mai potuto accorgersene.

Queste incursioni, attuate in forma anonima, non avrebbero mai dovuto lasciare tracce e prove dell’accaduto.

Non ho le competenze di un analista di dati informatici, ma sono a conoscenza di un paper a carattere scientifico, firmato dallo stesso Lazarevic, dove viene documentata la creazione di questi algoritmi per corrompere gli esiti di un’elezione democratica.

Trump, di conseguenza, avendo in mano anche i server di Fracoforte, non solo vincerà, ma sto maturando l’impressione che un tale “potenziamento elettorale” di Biden, che ha avuto luogo non in forma anonima (come pensavano gli artefici dell’imbroglio), possa sortire una filiera di nomi e cognomi attinenti le più alte sfere legate a Biden, che corre il rischio di finire la sua vita con l’esecuzione di una condanna morte.

Si capisce, allora, come mai nessuno della Dominion — dopo la conferenza stampa di Powell, Giuliani ed Ellis — abbia avuto il coraggio di presentarsi in Pennsylvania a chiarire cosa fosse successo nei conteggi.

Si capisce anche per quale motivo la mafia della Pennsylvania, capeggiata da Skinny Joe, si sia fatta avanti autoaccusandosi dell’esecuzione materiale dei brogli cartacei sul voto postale, la cui ingegneria criminale è ovviamente ascrivibile ad altre entità.

Sarà per questo motivo che Biden sarebbe stato colto dal panico e avrebbe manifestato la disponibilità a ritirarsi in cambio di qualche salvacondotto giudiziario, così come risulta in forza di alcuni spifferi provenienti dal Dark Web.

Tuttavia, questa notizia potrebbe essere stata messa in circolazione da “Q” per diffondere il panico tra i dipendenti di Dominion e Smartmatic — alcune decine di dipendenti sono scomparsi e saranno sicuramente atterriti da una situazione giudiziaria che per loro potrebbe diventare drammatica. 

Nel frattempo, il Presidente Donald Trump si è mosso con una pesantezza ed una ferocia inequivocabili.

Ha avviato al Pentagono una serie di purghe senza precedenti, ha messo la CIA sotto il comando della Difesa (riducendo Gina Haspel a una ‘bambolina’) e infine ha silurato gli “uomini Dem” dalla CISA, l’Agenzia per la Sicurezza Informatica che, in realtà, aveva commissariato introducendo una struttura parallela artefice del Watermark (il marcamento, occultato alla vista umana, delle schede postali).

Inoltre, mi giungono notizie delle confessioni di “alti funzionari statali” che stanno dichiarando di aver sabotato per anni i politici antiglobalizzazione — evidentemente folgorati sulla via di Damasco dal timore di essere accusati di aver coperto i boicottaggi e i complotti per rovesciare il Presidente Trump.

Il nuovo Segretario alla Difesa, l’ex Generale Anthony Tata, ha più volte accusato Obama e i Clinton di essere stati a capo delle reti terroristiche jihadiste — e cosa farebbe loro, se li avesse tra le mani, non è difficile da immaginare.

A sua volta, il nuovo Sottosegretario alla Difesa per l’Intelligence e la Sicurezza, Ezra Watnick, ha fatto parte dell’équipe del Generale Michael Flynn (Intelligence Militare) che ha combattuto il terrorismo jihadista — e quindi l’aria che tira dalla Casa Bianca è quella di una tormenta per i Democratici.

Da ultimo, un fatto curioso è accaduto stamattina.

Hillary Clinton e la sua ombra Huma Abedin, vice di Jonh Podesta nella campagna 2016.

Huma Abedine, braccio destro di Hillary Clinton, è riaffiorata dal Deep State e ha re-twittato un enigmatico tweet in cui sembra perorare un contenuto pro Trump e contro i media!

Non ha davvero alcun senso e secondo “Q” la chiave è nel numero che viene riportato 811, che potrebbe essere il vero messaggio.

I due anni, due mesi e 19 giorni dall’ultimo tweet di Huma Abedin, scomparsa dal Surface Web negli ultimi 2 anni, fanno 811.

Cosa vorrà mai dire? A chi è rivolto? E’ forse un messaggio in codice che annuncia il “si salvi chi può“, oppure il “nascondetevi“?

Sicuramente 811 sono i giorni dal suo ultimo tweet, ma anche il numero di un drop (goccia di informazione) il cui contenuto ha attinenza con le vicende in corso.

Forse “Q”, dando risalto al numero 811, vuole comunicare a Hillary, Obama o Brennan che conoscono le contromosse che i Democratici vorrebbero attuare? Non saprei, ma ancora per poco … 

Tuttavia, i personaggi come Huma Abedin comunicano nel Dark Web con meccanismi criptati dai Servizi Segreti e, se non lo fanno più e saltano fuori strani tweet e numeri enigmatici, significa che i tentacoli del Kraken sono arrivati fin lì.

Il Dark Web non è più un posto sicuro per i ‘losers’ Dem.

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Link Originale: https://ununiverso.blog/2020/11/23/trump-2020-potenza-nel-dark-web-e-l811-di-huma/

Scelto e pubblicato da Franco