La rovinosa caduta della Tunisia: il covid-19 impala un altro paese

Andrew Moran per Liberty Nation

Conseguenza soprattutto del Coronavirus, molti paesi in tutto il mondo stanno cadendo in depressione, come piccole tessere di uno stesso domino.

Il Libano sta affrontando un disastro umanitario, la Turchia è sull’orlo del collasso economico e il Sudan sta per essere colpito da una crisi monetaria.

La Tunisia è un’altra di quelle nazioni sull’orlo della disperazione, con la sua economia duramente colpita dalla pandemia.

Ma lo Stato nordafricano già da prima era sotto pressione, conseguenza degli sconvolgimenti politici e della stagnazione.

Come per le altre economie fragili, l’epidemia si è trasformata in una calamità finanziaria.

L’unica soluzione per migliaia di tunisini è l’esodo verso l’Europa.

L’economia della Tunisia

Il tasso di crescita annuale del Pil ha subito una caduta di oltre il 21%, la contrazione più forte dalla dichiarazione d’indipendenza (1956).

Il tasso di disoccupazione è del 18% e, in alcune località, arriva al 30%.

L’inflazione sta salendo al 6% e il rapporto debito-pubblico/Pil è superiore al 76%.

Ma il deterioramento delle condizioni economiche era drammatico anche prima dell’epidemia.

I numeri non sono di buon auspicio per il futuro e la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente.

Fino a poco tempo fa la Tunisia non era stata colpita dal covid-19.

Nell’ultima settimana ha assistito a un picco d’infezioni, che ha spinto il Governo a imporre il coprifuoco in diversi punti-caldi del Paese.

Nel complesso, la Tunisia non è riuscita a risanare la sua economia sulla scia del rovesciamento della dittatura (2011), inducendo The Economist a scrivere che i tunisini rimpiangono i bei vecchi tempi del Presidente Zine El Abidine Ben Ali.

Tunisi era stata il punto d’inizio delle Primavere Arabe e, quasi dieci anni fa, servì da modello per il resto del Medio Oriente.

A quei tempi, il popolo soffriva per l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, per la corruzione e la disoccupazione.

Dieci anni dopo, non è cambiato nulla.

La crisi migratoria

Secondo il “Forum Tunisino dei Diritti Economici e Sociali”, il numero di migranti che fuggono dalla Tunisia è salito di cinque volte quest’anno, toccando le 6.000 unità.

I migranti vogliono andare in Europa e molti di loro s’intrufolano attraverso l’Italia, che stava già subendo l’ennesima crisi migratoria proveniente dalla Libia.

Salvatore Vella, il Procuratore Italiano che sta indagando sul presunto traffico di esseri umani dalla Tunisia alla Sicilia, ha affermato che si stanno verificando due sviluppi.

a — Il primo è che i pescatori tunisini sono entrati nel racket del contrabbando di esseri umani.

b — Il secondo è che sulle coste italiane stanno arrivando famiglie intere, non solo giovani in cerca di una vita migliore.

Così ha detto al Guardian:

 “”Non arrivano esclusivamente dei giovani in cerca di un futuro migliore.

Negli ultimi mesi sulle nostre coste stanno arrivando intere famiglie di diverse classi sociali, anche membri di quella che potremmo definire la ‘classe media tunisina’.

L’impressione è che la crisi economica causata dalla pandemia abbia colpito non solo i settori più poveri della società, ma anche i piccoli e medi imprenditori.

Arrivano con i loro animali domestici e con grandi valigie. Ma non per una vacanza. Hanno lasciato le loro case per sempre””.

Il Governo Italiano sta cercando di frenare questa migrazione e, recentemente, ha dato 13 milioni di dollari al Governo Tunisino.

Dall’inizio dell’anno anche l’Unione Europea ha concesso centinaia di milioni di dollari alla Tunisia.

Lo scopo dei finanziamenti è quello di stimolare la sua economia, combattere l’epidemia e rallentare i livelli di migrazione.

La Tunisia ha adottato diverse misure per frenare il flusso di migranti, installando dispositivi di sorveglianza e pattugliando le acque territoriali.

Tuttavia, il Presidente Tunisino, Kaïs Saïed, ha chiesto una maggiore assistenza finanziaria e il Segretario di Stato Salma Neifer ha fatto una campagna promozionale in tutt’Europa per consentire ai tunisini di lavorare e viaggiare legalmente nel Continente.

Allo stesso tempo, tutti hanno concordato sul fatto che l’immigrazione irregolare non potrà cessare.

Ma, in risposta al numero crescente di nuovi arrivi, il Primo Ministro Italiano, Giuseppe Conte, ha minacciato di aumentare i voli di rimpatrio.

State attenti a quello che desiderate

E’ stato scritto che per torturare un uomo bisogna dargli tutto quello che vuole.

Nel dicembre 2010 Mohamed Bouazizi si autoimmolò per protestare contro i regimi autocratici.

Il suo atto d’eroismo ispirò molti altri a emulare la sua azione.

Hosni Kalaya è un’altra di quelle persone che si diedero fuoco per alimentare ulteriormente la rabbia, ma ammise nel 2015 di “essersi pentito” perché nulla era cambiato.

Ben Ali, l’ex Presidente della Tunisia, se la cavò senza troppi problemi e visse da uomo libero in Arabia Saudita fino alla sua morte, avvenuta nel settembre 2019.

I Paesi Arabi che non sono riusciti a mettere in atto alcun sostanziale cambiamento si son pentiti della Rivoluzione?

Forse è uno di quei casi in cui danzare con il diavolo che si conosce è meglio che danzare con quello che non si conosce.

E’ il caso dei successori che si sono dimostarti altrettanto corrotti e, forse, anche più pericolosi dei precedenti leader.

Quando la gente è senza lavoro e non ha soldi, non riuscire a vivere potrebbe essere più devastante che essere governati da un Presidente o da un Primo Ministro spregevole.

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Link Originale: https://www.libertynation.com/the-fall-of-tunisia-covid-19-impales-another-country/

Scelto e tradotto da Franco

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