La risposta a Repubblica e a Newsguard: chi distribuisce patenti di verità spesso è il primo a mentire

Cesare Sacchetti per La Cruna dell’Ago

Qualche lettore mi ha sottoposto questo pezzo di La Repubblica intitolato “Twitter, i 5 profili italiani ”super diffusori” di fake news sul coronavirus”.

Personalmente, se non me lo avessero mandato non avrei mai scoperto di essere entrato nella Top 5 dei superdiffusori di fake news su Twitter in Italia perchè, leggere Repubblica, non è molto differente dal leggere la Pravda ai tempi dell’URSS.

Il quotidiano degli Elkann per stilare questa graduatoria ha attinto da una società americana di nome Newsguard, che vedremo a breve più da vicino.

Questa comunque è la classifica. Al primo posto, il professor Alessandro Meluzzi, che a mio parere risulta essere la figura più denigrata nell’articolo che per poco non insinua dubbi persino sul suo status di medico psichiatra.

Al secondo c’è Claudio Messora di Byoblu, seguito da Patrizia Rametta, già attivista della Lega e al quarto posto ci sono io, mentre sull’ultimo gradino del podio c’è Elio Lannutti.

L’articolo praticamente è strutturato in questo modo. Vicino agli imputati c’è l’accusa con il tweet o l’articolo “incriminato”, ma praticamente non c’è nessuna contestazione nel merito riguardo alle affermazioni che vengono contestate.

Ad esempio, nel mio caso, viene citato un tweet dove introduco un articolo pubblicato su questo blog sulle email hackerate di Wuhan.

Nel pezzo, parlo del hackeraggio realizzato dal gruppo di attivisti informatici americani USA hackers che hanno mostrato i contenuti delle email del laboratorio di Wuhan e di altri account dell’OMS e della fondazione di Bill Gates.

La notizia dell’hackeraggio è stata riportata anche dai media mainstream, solo che nessuno di questi ha ritenuto opportuno mostrare ai loro lettori il contenuto delle email.

Ad ogni modo, nè La Repubblica nè Newsguard mi hanno rivolto contestazioni precise nel merito.

Newsguard infatti mi ha contattato prima di stilare questa classifica per chiedermi un commento su tre miei tweet, compreso quello citato da Repubblica, dove sarei stato colpevole di aver diffuso disinformazione o notizie non vere.

La rappresentante di questa società americana in Europa, tale Virginia Padovese, mi ha mandato un messaggio privato su Twitter per chiedermi un commento riguardo a questi tweet e io, come potete vedere dallo scambio con lei qui sotto, esprimo prima le mie perplessità sulla presunta affidabilità e imparzialità della sua azienda.

Infatti Newsguard che si è intestata il compito di verificare ciò che è vero e ciò che è falso risulta finanziata principalmente, tra gli altri, da due soggetti.

Il primo è Steven Brill, un giornalista che ha lavorato per testate come il New York Times, Esquire e Fortune di proprietà di grandi gruppi corporation, banche e grandi industrie.

Lo stesso Brill tra l’altro è stato finanziato da George Soros, il famigerato speculatore finanziario che attaccò la lira nel 1992, con la consistente cifra di 10 miliardi di dollari nel 1999.

Prendere soldi da un personaggio come Soros, attivo nel finanziare Ong e ad inserirsi negli affari di Stati esteri in tutto il mondo, difficilmente appare conciliabile con l’indipendenza del giornalismo.

Il secondo è Gordon Crovitz, un giornalista e già editore del Wall Street Journal, un quotidiano partecipato dal magnate miliardario Rupert Murdoch.

Ora che giornalisti così a stretto contatto e sovvenzionati dal mondo delle banche e della finanza internazionale possano fare una revisione oggettiva dei fatti a me pare francamente arduo.

Una circostanza che non ho mancato di far notare alla Padovese, che ha prontamente fatto finta di nulla.

Ma anche se si volesse sorvolare su questo macroscopico conflitto di interessi, la sostanza non cambia.

Quando chiedo alla Padovese di presentarmi delle contestazioni nel merito dei miei tweet, lei mi rimanda a dei link del sito di Newsguard che nulla c’entrano con quanto ho scritto io nei miei articoli.

Non manco di far notare la cosa alla signora, e aggiungo che il suo sito non entra mai nel merito di una notizia portando elementi che possano effettivamente smentirla.

Si rifà semplicemente a quello che scrivono gli altri.

Vi faccio un esempio pratico. Se aprite la sua sezione intitolata “Speciale Bufale sul Covid-19” trovate per prima quella relativa alla sottrazione del Covid-19 da parte di spie cinesi in un laboratorio canadese.

La notizia è stata pubblicata originalmente dal sito GreatGameofIndia ed è stata riportata anche su questo blog.

Qual è quindi il criterio utilizzato da Newsguard per dire che questa notizia non è vera? Il criterio è che lo hanno detto PolitiFact, FactChech e la Cbc.

Non c’è nessuna contestazione nel merito, quindi. Si è deciso che questa notizia non fosse vera perchè così ha stabilito la sacra trimurti della informazione affidabile.

Se poi diamo uno sguardo a chi sono questi cosiddetti revisori dei fatti, scopriamo cose interessanti.

Ad esempio, Politifact è di proprietà del Poynter Institute, una società americana esperta di comunicazione, che ha dedicato una sezione al controllo delle notizie.

Chi finanzia il Poynter Institute? Tra i maggiori contributori ci sono la Open Society di George Soros e il fondatore di Ebay, Pierre Omidyar e Facebook.

Un istituto quindi che vede il suo proprietario ricevere così pesanti finanziamenti da entità simili è facile pensare che i fatti li veda e li adatti a secondo della visione di chi apre il portafoglio per mantenerlo.

Il discorso non cambia per Factcheck.org, un’organizzazione fondata da Brooks Jackson, già giornalista della CNN e presente nel consiglio di una società, la Center for Public Integrity, finanziata ancora una volta da George Soros.

In altre parole, tutti questi siti di fact-checking non fanno una verifica accurata dei fatti. Si arrogano il compito di decidere cosa è falso e cosa è vero sulla base di un semplice assunto: la verità è quella che vi diciamo noi.

La Repubblica, il quotidiano già finito al centro di roventi polemiche per aver diffuso la notizia, rivelatasi poi infondata, dei 200 messaggi di odio al giorno contro Liliana Segre ed accusata da una giornalista de El Pais di plagio ovviamente non si è preoccupata troppo di andare a reperire tutte queste informazioni.

Erano troppo presi dalla febbre di marchiare a fuoco i giornalisti e i politici che hanno osato pubblicare notizie che evidentemente davano fastidio.

Sta nascendo un nuovo ministero della Verità Orwelliano in Italia che pretende di stabilire la verità.

Ma la verità di questo nuovo organo di regime ha una caratteristica: è falsa.

A quanto pare, quelli che pretendono di decidere cosa è vero sono quelli che spesso mentono più di chiunque altro.


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Scelto e pubblicato da Franco