Un paese che per 155 euro pagati dal datore di lavoro (base 100 di stipendio lordo) con una tassazione abnorme ne fa arrivare al dipendente solo ca. 55 è un paese finito: quanto andrà avanti ancora? Perchè i politici fanno finta di non vedere “la loro Grecia”?

Ecco il ricambio (rottamato) oggi ri-venduto per nuovo, che continua a prendere in giro gli italiani: restando nell’euro le tasse non possono scendere! [notate, Renzi illude gli italiani precisamente nella stessa maniera dell’altro Matteo, Salvini]

Per combattere il sistema ci vuole metodo, che nelle scuole straniere viene insegnato già nella più tenera età. In Italia che io sappia solo agli ingegneri viene insegnato un vero metodo, ma solo all’università. Visto che sono ingegnere ed ho anche studiato all’estero mi permetto di suggerire di usare proprio tale leva se si vogliono cambiare le cose (non è detto che si riesca: a me sembra che agli italiani vada ancora bene il declino attuale, purtroppo).

Or dunque ieri Stefano Beraldo, a capo del gruppo Upim-OVS, a Radio 24 ha svelato quello che agli addetti ai lavori ben sanno: a fronte di 100 euro lordi pagati al dipendenti, il datore di lavoro tra contributi, tasse, INPs ecc. ne sborsa 155. Di questi solo ca. 55 vanno al dipendente in busta paga come netto.

Ossia, il cd. cuneo fiscale – o tax wedge in inglese – va calcolato andando a scavare nei dettagli. Un conto è calcolare quanto è la differenza tra stipendio lordo e stipendio netto, ben altra cosa è andare a valutare il “total cost” del dipendente inclusivo degli oneri lato azienda che il dipendente non vede, rispetto al netto al lavoratore. Tradotto, in Italia 2/3 del salario pagato al dipendente vanno in contributi e tasse!

Faccio per altro notare che circa il 33% dello stipendio lordo – onere pagato dal datore di lavoro, che il dipendente di  norma non  vede – va in montante INPS, ossia in pensione, con il massimo di 100’000 euro di stipendio nominale lordo, ossia con un massimo di 33’000 euro, limite valido per i dipendenti assunti per la prima volta prima se ricordo bene della metà degli anni ’90 del secolo scorso (ad esempio i giudici assunti prima di tale data versano montanti INPS sull’effettivo stipendio anche se superiore a 100’000 uero lordi/anno, ndr). Ossia, 33 euro dei 155 pagati dall’azienda vanno messi da parte per pagare le pensioni del dipendente. In realtà, e questo va capito dagli italiani, tali 33 euro di INPS nel metodo a ripartizione pensionistica italiana – che funziona SOLO se c’è piena occupazione, il motivo è facile da capire in base a quanto segue –  serve per pagare le pensioni dei pensionati italiani attuali, ossia prima di tutto dei giudici, che sono i maggiori percettori di pensioni statali.

Pensate che anni fa facemmo una verifica sulla base del rapporto INPS su quanto incassassero i magistrati, se ricordo bene mediamente erano ca. 120’000 euro annui lordi, quasi il doppio dei secondi nella classifica per maggiori stipendi, i notai, con ca. 70’000. Volete crederci che l’anno dopo l’INPS tolse il dettaglio delle pensioni per categoria? Molto strano…. (vedasi sotto e al LINK).

Il dato di cui sopra ci dice qualcosa di molto importante: prima di tutto il tax wedge, o cuneo fiscale che dir si voglia, non tiene conto dei contributi obbligatori pagati dal datori di lavoro. Ossia tale tax wedge calcolato su base OECD è falsato, riduttivo. Faccio notare che già senza tenere da conto i contributi il tax wedge/cuneo fiscale lordo/netto dell’Italia vi pone al 3. posto in Europa. Ma se si aggiungono gli oneri di sistema, ossia costi INPS, fondi pensioni obbligatori, contribuzioni varie ecc. si arriva all’assurdo che 2/3 dei quanto pagato dai datori rispetto al netto al dipendente va in tasse.

Pazzesco.

La classifica (monca?) delle pensioni pagate dallo Stato pubblicata dal Fatto Quotidiano: chi manca….

Sono tenuto a spiegarvi un’altra cosa: nel momento in cui la situazione italiana andasse in crisi, magari per una crisi globale che la facesse diventare tra le principali vittime, prima della patrimoniale, prima di altre misure emergenziali, la prima misura draconiana che verrà fatta dallo Stato italiano sarà la stessa misura che propose Monti nel 2012, solo per essere fermato in extremis dalla lobby assicurativa e bancaria, quando le banche in Italia erano ancora sufficientemente forti. Ossia nazionalizzare i fondi pensione privati nell’ultimo quinquennio prima della contribuzione. Tale escamotage servirà per tenere in piedi l’INPS.

Infatti quello che è chiaro agli addetti ai lavori è che le tasse e soprattutto i contributi previdenziali – in presenza di stipendi sempre più bassi ed occupazione sempre minore – NON si possono abbassare. Infatti se si abbassano i contributi allora il deficit dell’INPS dovrà essere coperto con le tasse, o l’uno o l’altro. Tradotto:il primo pilastro sistemico italiano che salterà in caso di crisi profonda sarà proprio l’INPS, ad es. in caso di recessione globale profonda. Da qui la necessità di tenere in piedi la baracca attingendo ai fondi pensione privati. Ovvero voi la pensione non la prenderete tutta ed anzi i vostri soldi verranno usati per pagare le pensioni di quelli che oggi sono già pensionati.

L’INPS sta fallendo e i media lo nascondono, prima delle elezioni (perde 8 miliardi nel 2017). Vogliono cancellare anche la pagina di Wikipedia sulla “Bolla Previdenziale”

Pensate che fino a qualche anno fa c’era su wikipedia una dizione, Bolla Previdenziale: prima della scorsa elezione italiana incredibilmente venne proposto di cancellarla dall’enciclopedia in linea. Ora è sparita!

A me piace fare i compiti a casa, spero almeno da 6 1/2, ossia cerare di spiegare le dinamiche del tracollo che attende l’Italia. Visto che, senza distinzione di casacca, sia verde, rossa, gialla, gialloverde, giallorossa, nessuno sembra voler attaccare alla radice i mali del Paese.

Sappiate solo che a far nulla di radicale finirà come la Grecia, basta che lo sappiate. Dove, dopo immense tasse e sofferenze, dopo aver avuto una mortalità infantile caduta a livelli di terzo mondo, dopo non aver nemmeno più i medicinali per curarsi, il debito pubblico ellenico resta attorno al 170% del PIL senza possibilità – restando nell’euro – di tornare a livelli diciamo normali nei prossimi 50 anno. Ossia i greci saranno schiavi in eterno di coloro che il debito lo detengono, il blocco franco-tedesco in EU (si chiama colonialismo, baby). Come capite è la matematica a condannare l’Italia, si vivacchierà ancora un annetto o due o giù di lì, poi arriverà il redde rationem.

Ovvero, reitero, adattando il sillogismo dell’immenso Della Pergola all’Italia, senza uscire rapidamente dalla moneta unica l’Italia non potrà più essere contemporaneamente democratica, benestante ed in pace (unita).

Mitt Dolcino