Il movimento 5stelle getta la maschera e nega la nazionalizzazione della Banca d’Italia

Dal  resoconto stenografico della seduta di martedi 23 luglio 2019 sul tema “Norme per l’attribuzione a soggetti pubblici della proprietà della Banca d’Italia” proposta di legge avanzata dalla Meloni insieme ad altri esponenti politici, si evince dal discorso della relatrice, Francesca Anna Ruggiero in quota grillina, un chiaro allineamento della “linea gialla” al pensiero dei piddini, qui rappresentato dal loro esponente Massimo Ungaro che nega la sottrazione del controllo della Banca d’Italia a soggetti privati ancorchè siano solo appartenenti al settore privato bancario ed assicurativo che nulla hanno a che vedere con il perseguimento di interessi pubblici di una Nazione.

   fonte: IlSole24Ore


L’esposizione della relatrice è approvata nel contenuto dallo stesso esponente dell’opposizione dando un connotato farsesco al lavoro svolto dalla commissione e ipotecando così la votazione negativa finale.

La proposta aveva il fine di riportare il controllo della Banca d’Italia nella sfera pubblica e non lasciarla al controllo di soggetti privati squisitamente del settore bancario ed assicurativo.

Sembra invece che la relatrice abbia invece dato priorità alla preservazione del valore delle quote ricapitalizzate della BDI ed ora detenute da soggetti da questi soggetti che nulla hanno a che vedere con il ruolo istituzionale pubblico della banca. Un chiara strizzatina d’occhio al “turbocapitalismo” evocato da Diego Fusaro ed un ammiccamento alla compagine piddina sempre prona e pronta a sostenere l”elite finanziaria” nostrana o “étranger” che fossero.

Il movimento 5 S ed i piddini si sono così ritrovati uniti nel difendere interessi e capitali appartenenti a questi soggetti privati.

Ma se sui secondi il loro atteggiamento era decisamente prevedibile. Sui primi ci si aspettava una maggior cognizione di causa ed una visione comune con i soggetti politici che mostrano sempre maggior sensibilità e convergenza su decisioni politiche e legislative che potrebbero adeguatamente e passo dopo passo  ridonare un ruolo primario e meno ricattabile al nostro Paese.

Infatti dalla relazione non è emersa alcuna considerazione al ruolo istituzionale pubblico della Banca d’Italia da difendere ed alle funzioni che potrebbe evocare a sé lo Stato al riguardo in caso di un eventuale “macro-evento” come potrebbe essere un conflitto a livello planetario, una implosione della Eurozona o una eventuale Italexit.

Ancora una volta abbiamo perso l’occasione di aggiungere un tassello in più per la nostra libertà e per costruire strumenti giuridici più efficaci a rendere l’Italia meno succube e ricattabile di quanto lo sia finora stata.

Nessun dubbio quindi da che parte abbia deciso di stare la quota grillina. Qualche dubbio in più invece sulla loro coerenza, sulle loro capacità strategiche ovvero sulla loro serietà di stare nella coalizione di Governo.

Sembra un definitivo disinnamoramento dai reali interessi degli italiani e del Paese.

Chiamiamolo per quello che è:  un tradimento.

Fonte: https://documenti.camera.it/leg18/resoconti/assemblea/html/sed0213/stenografico.pdf

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