I segreti della BCE, il cavallo della Troika costruito per gestire e giustificare, attraverso l’austerità, il sacrificio di alcuni popoli europei

– Parte Prima –

La BCE ha gestito il perseguimento artificiale di una crisi sistemica opportunamente indirizzata verso le economie europee ritenute sacrificabili a favore di soggetti privati portatori di interessi privati e di economie ritenute da non sacrificare. Vediamo come. Partiamo innanzitutto dal contesto attuale.

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La BCE è il cavallo della Troika per gli Stati aderenti all’Euro

E’ curioso osservare in questi mesi il processo di delegittimazione dei partiti impropriamente denominati come “sovranisti”, brutto lemma che in realtà, se ci trovassimo nell’ottocento sarebbero piuttosto considerati dei “patrioti”, agli inizi del xx secolo sarebbero etichettati come “eroi”, mentre se ci proiettassimo nell’immediato secondo dopoguerra potrebbero essere definiti come “repubblichini” piuttosto che “costituzionalisti” o semplicemente dei “democratici”, nulla a che vedere con lo svuotamento di significato grazie all’uso distorto e controproducente regalato all’Italia da  una compagine politica che ne ha rovinato l’autentica accezione originaria.

Una volta si diceva : “Qui non passa lo straniero” ed ora pare che l”hastag” più realistico sembrerebbe essere:

“quinonpassalitaliaconglitalianimasololeuropadellamerkel”.

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La BCE ha consentito la costruzione di un Europa germanocentrica a diverse velocità

In queste ultime settimane ci troviamo in piena campagna elettorale e questo processo sta assumendo connotati paradossali e addirittura farseschi perché in Italia tutti i media sono concentrati su finti o veri litigi elettorali, sulle indagini a tappeto che sono improvvisamente spuntate in periodo sospetto prelettorale che stanno mettendo in luce forme di “microcorruzione” politica diffusa ancora tutte da accertare con particolare riferimento ad un certo partito di Governo. Sembra che l’altro partito sia totalmente intonso e miracolato da questo acceso, tempestivo quanto chirurgico e perfettamente sincronizzato intervento della magistratura con il supporto valido e fedele di certa stampa che prudentemente ha evitato di verificare prima fonti e dati per non cadere nella possibile quanto inopportuna difesa dell'”avversario politico”. Il tempo come al solito sarà il vero giudice. E’ veramente interessante comunque rilevare che la maggior parte dei casi si distribuiscono nella Regione più virtuosa d’Italia, ovvero la Lombardia. Anche fosse, per la virtuosità che solo le si attribuisce, la prenderei anche provocatoriamente come “modello” per le altre regioni che risultano essere sicuramente messe peggio dal punto di vista della finanza pubblica in termini di deficit di bilancio e di relativo livello di qualità dei servizi.

Però ciò non pare venga rilevato.

Detto ciò, sembra a tutti gli effetti un attacco massivo per distogliere l’attenzione dai veri artefici della drammatica situazione dell’Italia, i cui indicatori economici del primo trimestre 2019 stanno già avvertendo di una crisi sistemica internazionale in atto che un DEF del 2,04% non è minimamente in grado di contrastare. Con buona pace del governo gialloverde e di tutte le critiche che si possano attribuire a loro per quanto fatto/non fatto. Bando alla ciance, il DEF inizia ad avere impatto solo al termine del secondo semestre dell’anno successivo. Qualsiasi cosa accada prima di quel periodo ha solo ed esclusivamente altri responsabili da ricercare che stanno nell'”Europa dei parametri” e nell’unica Banca Centrale al mondo che può non intervenire a sostenere disequilibri locali stampando moneta per conto dello Stato che dovrebbe sostenere (UE) a sostegno di una Spesa pubblica con funzione anticiclica e, naturalmente in tutti quei politici o politicanti che hanno in qualche modo avallato e sostenuto l'”Europa delle direttive”. Ma vediamo di capire cos’è e cosa fa  la BCE ed i suoi aspetti critici.

Il sistema del Fiscal Compact, non entrando nel merito delle criticità relative alla legittimità normativa che ne renderebbe dubbia lo stesso carattere di cogenza e la conseguente obbligatorietà dei parametri indicati per tutti i Paesi aderenti all’Euro, è estremamente vincolante per il contesto economico critico in cui si trovano i Paese periferici europei come l’Italia. Il vincolo si manifesta in tutte le sue nefaste e deleterie conseguenze  durante e sopratutto i cicli negativi economici, come il periodo iniziato nel 2008 e mai concluso, considerando il fatto che alcuni modelli indichino che un Paese sia effettivamente uscito dalla recessione se il tasso di sviluppo effettivo del PIL quantomeno raggiunga stabilmente il 3% (contrariamente a quanto sostengano i main-stream di regime europeo che si infervorano già su tassi decimali prossimi allo zero), tasso mai più neanche avvicinato dal nostro Paese, nemmeno con il tarocco effettuato da Monti che introdusse stime alquanto dubbie e perverse dell'”economia criminale”.  Il nostro Paese, al contrario, avrebbe bisogno proprio di poter sostenere una Spesa Pubblica anticiclica ben oltre il tanto decantato, mitizzato e pubblicizzato quanto scientificamente ingiustificato, effimero, fuorviante nonchè inutile 3% del deficit sul PIL/paese in modo da andare ad incidere significativamente sulla Domanda Aggregata e creare, attraverso il moltiplicatore che si attiverebbe, un effetto di incremento del reddito nazionale come un’“onda sonora” (pil globale) “che si propaga nel sistema e forma una “eco” di ritorno continuo (pil interno) ma che decresce lentamente fino ad estinguersi.

Nessuno studio scientifico, salvo qualcuno (Reinhart & Rogoff) basato però su calcoli da formule applicate in modo erroneo nel foglio excel, infatti ha mai dimostrato alcuna correlazione lineare tra tale parametro e la crisi di uno Stato, anzi, pare esattamente il contrario che bassi livelli di deficit siano presenti in economie considerate sottosviluppate.

https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-01-29/parla-inventore-formula-3percento-deficitpil-parametro-deciso-meno-un-ora-102114.shtml?uuid=ABJHQ0s&refresh_ce=1

Questo “misunderstanding scientifico” o, meglio, questo approccio “acritico”, oltre a rendere sempre meno “scienza” la materia economica e finanziaria, confutandola, ha pregiudicato ampiamente tutti gli studi successivi che traevano le loro ipotesi di partenza proprio da tali errori quantitativi e ne hanno necessariamente compromesso le loro tesi. L’impatto ha avuto notevole portata perchè questi studi sono stati utilizzati per giustificare l’efficacia di tutte le direttive partite dal FMI e poi acquisite dalla stessa Unione Europea che ha pedissequamente applicato  l’idea dell’austerità fondata anche sul parametro del deficit/pil IMPONENDOLA e implementandola al contesto europeo.

https://www.bloomberg.com/news/articles/2013-04-18/faq-reinhart-rogoff-and-the-excel-error-that-changed-history

Esistono altresì modelli economici che, non attenendosi ai calcoli di Reinhart & Rogoff , mostrano per il Paese Italia la necessità di avvicinarsi e persino anche varcare la suggestiva soglia del 10% del deficit sul PIL. Non importa se alcuni modelli si fermino al 7-8% ed altri vadano pure oltre. Importa comprendere il perchè di tali differenze rispetto ai parametri impostati dall’Austerity competitiva. Perché una differenza così alta? Per dare quell’impulso tale da essere efficace, un po’ come il picco di energia necessaria di un motorino di avviamento per far partire il motore di un auto. Anche gli USA hanno adottato questo schema, ma hanno una Banca Centrale che funziona, e lo Stato USA mantiene la sua sovranità monetaria. La FED ha “salvato” gli USA iniettando nel sistema bancario tra il 2007 ed il 2011 qualcosa come 17.000 miliardi di dollari, ovvero più del PIL americano. Al contrario di quanto sia la situazione in Europa. Ma perché gli USA sì e l’Europa no? Semplice, per poter realizzare le politiche economiche in stile USA bisogna poter stampare i soldi necessari per sostenere e coprire la Spesa Pubblica necessaria. Per poterlo fare occorre che lo Stato sia sovrano nelle sue scelte monetarie e che la sua propria Banca Centrale possa seguire lo Stato nelle sue scelte. La FED, pur essendo organo indipendente può stampare moneta e supportare lo Stato in tali scelte. La Banca Centrale Europea no. Perché?


Perché i capi di Stato dei Paesi fondatori della UE, firmando il trattato di Maastricht e relativi protocolli ed allegati, hanno deciso così.

La Bce è il cavallo della Troika

E qui veniamo al punto. La Banca Centrale Europa, altrimenti detta BCE, contrariamente a quanto si possa pensare, vanta immunità, privilegi ben superiori ed estesi rispetto alla stessa FED e, relativamente alla popolazione “amministrata”, gode pure di una struttura organizzativa nettamente più complessa, più costosa e  quantitativamente sovradimensionata.

La BCE è l’unica Banca Centrale al mondo che può vantare due sedi: la nuova, nel quartiere Ostende a Francoforte sul Meno e la vecchia sede “Eurotower”, sempre nella stessa città, con il famoso simbolo dell’Euro all’ingresso. Quest’ultima è stata venduta ad una società assicurativa di Taiwan, la Fubon Life, ma poi locata alla BCE. Sono peraltro entrambi edifici molto grandi ed imponenti dove sono ripartiti tutti i servizi resi dalla BCE. L’edificio nuovo è per ora il quarto edificio più alto di Francoforte.

https://www.ecb.europa.eu/ecb/premises/html/index.it.html

https://www.ecb.europa.eu/ecb/premises/intro/html/index.it.html

 

Come è nata l’autonomia e l’indipendenza Banca Centrale Europa?

Molti sono i luoghi comuni che appaiono essere manifesti in questa Europa sulle istituzioni ed il funzionamento di questa Europa. Tra di essi alcuni riguardano in maniera eclatante l’assetto ed funzionamento di quello che dovrebbe essere l’organo europeo preposto per le politiche monetarie, ossia la Banca Centrale Europea, in breve la BCE.

Ci si aspetterebbe che questo organo sia:

  • una istituzione pubblica
  • che persegua interessi pubblici
  • che sia un potere autonomo dagli altri poteri, ma non indipendente in modo da poter essere controllato nella responsabilità di assolvimento dei propri compiti istituzionali da organi pubblici primi “inter pares” a livello europeo preposti a tale funzione.

Nonostante tutto ciò sembri razionale ed a certi tratti persino lapalissiano, la realtà è molto diversa. Vediamo di capire perché.

La BCE era originariamente stata esclusa dagli organi istituzionali europei  previsti nell’articolo 4 del Trattato di Maastricht (che non è una “Costituzione Europea”) parimenti al Sistema Europeo di Banche Centrali (SEBC). Questo vistoso “laspus” istituzionale era stato corretto nel successiva versione del trattato sottoscritto a Lisbona nel 2007. Ma l’ente, pur apparendo nell’elenco aggiornato, rimane sempre al di fuori della sfera degli organi istituzionali della Comunità essendogli riconosciute personalità giuridica marcata ed indipendenza istituzionale e politica con un proprio Statuto allegato a parte, anche se inserito nell’ambito del Trattato europeo stesso. I difetti originari si possono trarre dalle stesse parole inserite nello stesso trattato: la BCE non era infatti stata denominata “la Banca Centrale Europea ma “una banca….” che controlla le altre banche centrali europee. Questo “lapsus” è stato successiva-mente corretto. Inoltre lo stesso Trattato accenna a poteri e funzioni della BCE e del SEBC senza mai definirli o specificarli nel testo né tantomeno limitarli ma demandandoli ad uno Statuto redatto all’esterno dal testo comunitario, anche se allegato, proprio a significare il proprio carattere “indipendente” ed “autonomo” dal corpo del Trattato e rimarcarne, concedendola, la separazione “giuridica” e “organizzativa” dello stesso ente. Questa separazione si rende manifesta con l’analisi delle quote azionarie detenute dalla stessa banca e nell’analisi delle immunità e dei privilegi che ne rafforzano e difendono tale titolarità e che verranno affrontate nei capitoli seguenti.

Per la genesi dell’autonomia e dell’indipendenza della BCE interviene l’articolo 107, ripreso poi nello Statuto all’articolo 7 :

“Nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dal presente Trattato [nda: poteri mai definiti dal Trattato] e dallo Statuto del SEBC, né la BCE, né una Banca Centrale nazionale, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari nonché i Governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo […]”.

Tale principio deve essere rispettato dai singoli governi degli Stati membri, le istituzioni e gli organi comunitari, i quali si impegnano a non influenzare per nessun motivo e sotto qualsiasi forma i membri che rappresentano l’autorità decisionale della BCE e del SEBC.

In modo sostanzialmente inequivocabile la BCE non è un organo dialettico europeo integrato con gli altri organi elencati nel trattato, nè una forma diretta o indiretta di manifestazione libera e democratica dell’Unione ma bensì un ente con propria personalità giuridica (art. 9 SEBC), non solo autonomo nella sua gestione, ma perfettamente indipendente ed esterno (art. 7 SEBC), tale da assumerne “connotati privatistici” perché sottratto al controllo politico diretto, ossia quel controllo pubblico istituzionale da parte della stessa Unione Europea che può governare su tutti i temi del territorio eccetto quelli che lo stesso Statuto della BCE-SEBC preveda al suo “interno” e che sono stati assegnati “ab origine” in ordine alla “politica monetaria europea”. Non vi è tantomeno un controllo politico indiretto, ovvero il controllo democratico da parte dei cittadini europei.

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In Europa la BCE rappresenta il sistema di supremazia della finanza sul sistema politico ed economico. Nulla può la politica, l’economia e la società se la BCE non avalla secondo parametri che sono indipendenti ed “immuni” da schemi di garanzie costituzionali, dei diritti dell’uomo e dei sistemi democratici di espressione della volontà popolare.

Ciò significa che la BCE è come se fosse di fatto uno Stato indipendente ed autonomo, una sorta di ente extraterritoriale rispetto alla stessa Unione Europea.

Chi sono i proprietari della BCE?

La BCE è un ente pubblico? No, è un ente privato. Perchè? In primo luogo per i motivi sopra esposti di acquisizione della personalità giuridica, indipendenza ed autonomia assolute, che come riflesso permette all’ente di sottrarsi ai controlli pubblici degli Stati aderenti all’Unione Europea con particolare riferimento a quelli che hanno adottato la moneta Euro. Il secondo e più pregnante motivo sta proprio nella natura privatistica dei suoi soggetti soci proprietari che detengono le azioni della banca centrale. Quindi la BCE diviene di fatto e di diritto, un ente privato assoggettato solo ed esclusivamente al controllo eventuale e possibile degli stessi suoi proprietari che non possono essere enti pubblici per statuto. Infatti chi sono i proprietari? Non sono gli Stati per quota parte, come si potrebbe pensare in un primo momento, ma bensì Banche, ed esattamente le Banche Centrali Europee. Anzì, possono essere azionisti proprietari SOLO le banche centrali europee.

Vi è da attendersi allora che è a questo secondo livello sistemico la possibilità di intervento dello Stato come ente pubblico di controllo sulla Banca Centrale. Neppure qui. I soggetti che detengono le azioni delle banche centrali sono banche, ovvero anch’essi soggetti privati. E nemmeno al terzo livello, livello delle banche ordinarie, lo Stato in qualche modo detiene azioni che possano influenzare la gestione della BCE. Ovvero nemmeno a livello di singole banche lo Stato è presente se non marginalmente e, in ogni caso, senza nessun potere di influenzare o intervenire nel sistema SEBC/BCE. Ma la cosa sorprendente è che a livello di sistema-banche il maggior poter di controllo appartiene al “mercato”. Se poi entrassimo in dettaglio scopriremmo che questo mercato è prevalentemente in mano alle famose “127 società che controllano il mondo”. Possiamo quindi sostenere che in tutti e tre livelli gerarchici di controllo della “governance” della BCE non esiste il controllo pubblico tale da poter avere un significato giuridicamente e strategicamente rilevante. La BCE appartiene quindi a 18 banche centrali europee le quali a loro volta sono possedute da banche o istituzioni finanziarie private.

Qualcuno potrebbe legittimamente pensare che queste banche azioniste debbano essere quantomeno le banche centrali degli Stati appartenenti al Sistema Euro dell’Unione Europea, ma non è neppure così. Stranamente troviamo anche banche centrali di Stati europei non appartenenti alla zona Euro che detengono quote della BCE, ma non tutti gli Stati, solo qualcuno (!!!), rendendo il sistema anomalo, sbilanciato e vischioso, con rischi connessi a potenziali conflitti di interessi con soggetti non propriamente o per nulla orientati al “bene comune” della zona Euro ma più interessate alla speculazione finanziaria azionaria connessa alla pura redditività funzionale al possesso di azioni BCE, dove gli utili distribuiti originano essenzialmente dalla logica del “signoraggio bancario”: sono la Banca Nazionale della Danimarca (1,72% di quote azionarie), la Banca Centrale della Svezia (2,66%) e la Banca d’Inghilterra (15,98%), banca di uno Stato non solo mai assoggettato al regime “Euro” ma attualmente in procinto di lasciare l’Unione Europea. Oltre a ciò, la lista “legittima” delle banche centrali azioniste in zona euro sono 15: Austria (2,02%), Belgio (2,47%), Cipro (0,12%), Finlandia (1,24%), Francia (14,39%), Germania ( 20,52%), Grecia (1,82%), Irlanda (0,89%), Italia (12,53%), Lussemburgo (0,16%), Malta (0,06%), Olanda (3,89%), Portogallo (1,71%), Slovenia (0,32%), Spagna (7,55%). Quindi 18 banche centrali azioniste di cui 3 sono banche centrali di Paesi non in zona euro.

Tali soci, ovvero Banche Centrali, ricavano il loro potere di controllo sulla BCE attraverso un meccanismo autoreferenziale, in quanto a loro volta il loro Statuto è assoggettato e ricondotto allo stesso Statuto del SEBC già sopra citato e di cui la BCE stessa ne risulta ente sovraordinato e supremo. Un sistema che controlla sé stesso senza ingerenze esterne.

Questo significa che una volta costituita la BCE, essa vive di vita propria e, stando ai poteri a lei attribuiti sulla carta, il suo potere si autogenera autonomamente, modellando ed adattando le funzioni e gli obiettivi che di volta in volta si ritiene necessario di voler perseguire soggettivamente, compatibilmente con quanto definito dallo Statuto interno e si perpetua nel tempo senza possibilità di limitazioni, interruzioni o condizionamenti esterni, una sorta di “Cavallo della Troika” permanente nella Unione Europea.

L’unica possibilità di contatto tra gli organi comunitari e la BCE è esclusivamente attribuita al Presidente del Consiglio ed un membro della Commissione ai quali è concessa la possibilità di partecipare, senza diritto di voto, alle riunioni direttive della BCE e la possibilità concessa, in tale occasione, di sottoporre una eventuale mozione, peraltro non vincolante.

Quindi in sintesi la BCE è “sulla carta formale” un istituto pubblico ma “sulla carta sostanziale” è una azienda in tutto e per tutto privata ed indipendente da ogni istituzione pubblica, Stati o Enti che siano.

https://alfredbrevenge.blogspot.com/2016/03/bce-istituzione-pubblica-ma-mi-faccia.html

BCE-SEBC-Banche Centrali Europee: un sistema di privilegi unico al mondo.

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La sede originaria, ancora utilizzata, e la nuova sede della BCE sono entrambe in Germania, a Francoforte sul Meno.

In un contesto moderno dove da una parte la globalizzazione sta spingendo il pedale dell’acceleratore sulla totale libertà di movimento del denaro e delle merci e trasversalità dei diritti fino a forme persino eccessivamente radicali, della totale e spinta uguaglianza di sessi, generi, razze, popoli e idee, fino a rendere persino giustificato la uniformità del pensiero (cd “pensiero unico”), resta molto curioso se non strano vedere parimenti incrementare e rafforzare forme di tutela fortemente differenziata a favore di taluni soggetti sovranazionali in maniera ingiustificatamente discriminante verso il resto della popolazione europea.

La istituzionalizzazione di privilegi retaggio dell’antico sistema di vassallaggio medioevale, che sembravano ormai scomparsi, si vedono invece ora riproporsi persino in modo formalmente conclamato ed estremo in perfetto ossimoro con la natura delle stesse costituzioni europee originarie ed in particolare con quella italiana da parte delle nostre istituzioni europee. Istituzioni che avrebbero dovuto al contrario essere un faro di riferimento per una evoluzione della nostra democrazia e civiltà. Invece si ritrovano ad essere un mero sistema formale di dispensazione di “scudi protettivi” a pochi soggetti non eletti ma autoreferenziati in modo estremamente rafforzato ed ingiustificato ad un analista attento.

Vediamo innanzitutto le linee guida previste dalle normative europea che istituiscono forme di privilegio e tutela differenziata per gli organi ed i dipendenti appartenenti alla BCE.

L’articolo 38 del Protocollo sullo Statuto del Sistema Europeo di Banche Centrali e della Banca Centrale Europea (c.d. sistema SEBC-BCE) allegato al trattato europeo introduce una assoluta segretezza professionale dei membri BCE-SEBC:

“I membri degli organi decisionali e il personale della BCE e delle banche centrali nazionali hanno il dovere, anche dopo cessato le proprie funzioni, di non rivelare le informazioni coperte dall’obbligo del segreto professionale. 

Le persone che hanno accesso ai dati coperti da una normativa comunitaria che imponga uno specifico obbligo di riservatezza sono soggette all’applicazione di tali norme.”

Il successivo articolo 40 dello stesso Protocollo, rafforza la protezione dei membri della BCE recitando:

“La BCE beneficia sul territorio degli stati membri dei privilegi e delle immunità necessari per l’assolvimento dei propri compiti, alle condizioni previste dal protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee […]”.

Se si riprende allora quanto dettato dal Trattato di Maastricht all’articolo 10 (ex 11) del protocollo dedicato, l’immunità viene goduta sul territorio di ciascuno stato membro dai rappresentanti e altri agenti dell’Unione per gli atti da loro compiuti in veste ufficiale nell’assolvimento dei loro compiti, per la quale la giurisdizione ricade presso la corte di giustizia europea e non presso i tribunali nazionali. Questo si riferisce pertanto anche ai funzionari che lavorano nella BCE.

Ma quali sono in dettaglio questi privilegi e queste immunità di cui possono godere tali membri?

  1. Immunità istituzionale ed organizzativa della BCE
    • FISCALE, CONTRIBUTIVA e TRIBUTARIA
      • Esenzione dalla tassazione sul reddito, anche se il beneficio della eventuale tassazione riguarderebbe solo il Paese ospitante la sede della BCE, ovvero la Germania  
      • Esenzione dalle leggi previdenziali, nonostante i grandi benefici e “fringe benefits” concessi ai dipendenti e funzionari, la BCE si trattiene tutto e rimane tutto all’interno della BCE a beneficio dei lavoratori stessi e dell’azienda.
      • Esenzione da dazi e restrizioni alle importazioni, ovvero solo le merci importate extra-ue, perchè quelle che circolano all’interno ne sono già prive.  Punto interessante per un “commercio nero” illegale da parte di questi soggetti che non possono essere poi “fiscalmente” condannati nè tantomeno indagati.
    • GIURISDIZIONALE
      • Esenzione totale da azioni giuridiche contro la BCE dai singoli Stati in quanto vi è una incompetenze preordinata generale e nessuna corte nazionale può emettere sentenze riguardanti la BCE se la giurisdizione può essere ricondotta alla Corte di Giustizia europea. Pertanto qualsiasi azione contro la BCE deve essere archiviata. Solo casi residuali e marginali non sono tratti dalla giurisdizione della Corte di giustizia europea, che è molto ampia. Si rileva piuttosto che la BCE ricorra con rilevante frequenza presso la Corte di giustizia europea contro Enti Pubblici o singoli Stati.
      • Esenzioni parziali dalle leggi nazionali dove ha sede la BCE, ovvero la Germania
      • Esenzione totale dalle leggi sul lavoro nazionali ovunque i propri dipendenti lavorino nella UE.
  2. Immunità patrimoniale e reddituale
    • Esenzione dalla legge sulla protezione dei dati.Inviolabilità della sede e degli immobili della BCE, ovvero i locali e gli uffici della BCE non possono essere perquisiti, requisiti, confiscati o espropriati. In altre parole i beni che appartengono alla BCE sono intoccabili. La polizia nazionale, nel caso specifico quella tedesca, non può accedere nella sede della BCE, nelle sue filiali o negli immobili a lei locati (la vecchia sede principale Eurotower ancora utilizzata ma come locataria). L’accesso è possibile solo con richiesta della BCE. La polizia non può nemmeno limitare o impedire in nessun modo l’accesso agli edifici. Tuttavia, nello stesso tempo, lo Stato ospitante  è tenuto a proteggerne la sede.
    • Inviolabilità dei mezzi di trasporto della BCE, includendo anche i trasportati.
    • Inviolabilità degli archivi e delle comunicazioni della BCE che vuole significare l’impossibilità per qualsiasi istituzione di controllo o per la magistratura inquirente di compiere indagini che prevedano l’acquisizione di fonti scritte o di intercettazioni telefoniche o informatiche.
  3. Immunità personali e dello staff, dove il concetto di Staff non è definito e rimane un’alea attraverso la quale la BCE può discrezionalmente proteggere qualunque soggetto fisico svolga attività per la propria organizzazione:
    • Immunità del “Pubblico Ufficiale” per lo Staff  nel Paese ospitante,
    • Immunità da azioni legalidello staff  molto ampia superiore persino ai corpi diplomatici, dove questi invece devono almeno rispondere di queste azioni nel proprio paese d’origine, contrariamente ai primi che non possono in alcun modo essere ricercati, detenuti,  perseguiti a motivo delle opinioni o dei voti espressi nell’esercizio delle proprie funzioni, tranne nel caso di flagrante delitto.
    • Immunità di giurisdizione che pone al riparo i funzionari BCE persino anche dopo la cessazione delle loro funzioni per tutti gli atti compiuti, compresi scritti e parole, in veste ufficiale.
    • Esenzione della leggi fiscali nazionali di cui beneficiano tutti i dipendenti della BCE ovunque abitino nella UE, disallineandosi con il sistema fiscale che a livello europeo tende ad uniformare o quantomeno coordinarne le “reciprocità” fiscali dei redditi percepiti dai cittadini dei diversi Stati aderenti all’Unione. 
    • Esenzioni da obblighi valutari o da limitazioni all’import dai paesi extraeuropei per i beni acquisiti per sé e per i propri familiari (quelli intraeuropei sono già esenti).
    • Esenzione dalle restrizione immigratorie, per lo staff e per i loro famigliari.
    • Immunità da ambasciatore per i membri dell’Executive Board della BCE ed i loro famigliari. Oltre a non poter essere sottoposti a nessuna azione legale, le loro residenze e corrispondenza sono inviolabili e sono perfino esenti dal pagamento delle imposte indirette ovvero quello che comprano personalmente è esente da imposizione IVA.
    • Segretezza professionale “a vita” sia da parte dei membri degli organi decisionali, che del personale della BCE e delle banche centrali nazionali che hanno il dovere, anche dopo aver cessato le proprie funzioni, di non rivelare le informazioni coperte dall’obbligo del segreto professionale. Poichè è la BCE a decidere cosa deve essere secretato, è consequenziale ritenere che le informazioni “sensibili” e “pericolose” da diffondere rimangano un segreto per sempre…..salvo gole profonde che si convertano sul letto di morte.

Anche funzionari pubblici e politici che hanno accesso ai dati coperti da una normativa comunitaria che imponga uno specifico obbligo di riservatezza sono soggetti all’applicazione di tali norme. Con una BCE munita di questo “status”, anche un distratto lettore potrebbe osservare che entrare nella struttura organizzativa della BCE significa rendersi “invulnerabile” al mondo esterno, come una sorta di “supereroe”, un Organizzazione delle Meraviglie dove chiunque entri diventa INTOCCABILE e dove esiste una casta dotata di tutti i confort e privilegi, protetta da una sfera giuridica in prima battuta invalicabile ed inattaccabile.

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L’indipendenza assoluta che gode la Bce e la privilegia dell’assenza totale di controlli deterrenti si sta mostrando come il vaso di Pandora

Se questo aspetto per alcuni  potrebbe essere giustificato dalla delicatezza, dai rischi e dalla levatura professionale dell’attività svolta, vi è tuttavia da rimarcare che queste “concessioni” risulterebbero persino eccessive anche per la FED americana e impediscono di fatto di rendere responsabilmente perseguibile un qualsiasi funzionario appartenente allo “Staff” della BCE per qualsiasi inadempienza,  errore, malversazione, distrazione e azione dovesse compiere o non compiere durante il suo incarico e che possa impedire di perseguire obiettivi comunitari e/o  in qualche modo possa creare danno all’Unione Europea o ai singoli Paesi amministrati.  Il sistema di protezione messo in piedi a favore della struttura BCE impedisce di fatto e di diritto un controllo esterno sull’operato di un qualsiasi organo “Staff” inserito nella struttura organizzativa “BCE”, a qualunque livello gerarchico appartenga, che siano composto da dipendenti, professionisti e tecnici collaboratori, dirigenti o membri del Board.  Anche se viene contemplata la presenza di una società di revisione esterna, la stessa non è in grado di oltrepassare la “barriera” della segretezza dei documenti e degli atti se non gli venga concesso da un membro del Board direttivo interno.  Venendo a mancare la capacità e la possibilità di controllo e di revisione o advisoring esterno, attività necessariamente propedeutiche ad eventuali processi sanzionatori, si perde quella forma di deterrenza tipica di un sistema democratico fondato sull’equilibrio dei 4 poteri di uno Stato: legislativo, esecutivo, giudiziario e monetario, sbilanciandosi fortemente a favore di quest’ultimo.  Inoltre vi è da aggiungere che le assenze di forme di controllo e sanzionatorio deterrenti si affiancano alla stessa natura privata della BCE, come istituto che per natura deve soddisfare essenzialmente gli interessi dei suoi proprietari nonché soci azionisti dell’azienda stessa, rendono tale istituzione inattaccabile da alcun altro organo rappresentativo degli altri tre poteri rimasti sotto l’egida pubblica, ancorchè possano ancora essere espressione di volontà democratica popolare. 

La dispensazione di diritti di privilegi, immunità totali e/o estese, esenzioni e la protezione dei “segreti professionali”, ancorchè riguardino attività, compiti, obiettivi, beni pubblici e, in generale, abbiano rilevanza pubblica e invadano la sfera della tutela dei diritti dei Paesi membri e di interessi pubblici, si contrappone ai sistemi democratici moderni ed in particolare al nostro dettato costituzionale che recita al primo articolo: “L’Italia è una Repubblica democratica […]” e la “[….]sovranità appartiene al popolo […]” e non “l’Italia è un sistema feudale” e “la sovranità appartiene a una casta finanziaria indipendente che è sovrana della politiche monetarie, economiche e sociali dei paesi a moneta Euro”.

In altre parole i politici firmatari del trattato di Maastricht, con la concessione di uno statuto indipendente per una BCE e per la istituzione dell’organismo SEBC, hanno TRADITO il mandato dei propri cittadini dei rispettivi Stati a rappresentarli democraticamente in seno alla UE. Questo tradimento, oltre che costituire un danno potenziale per tutti gli Stati membri per gli anni successivi, con la connivenza di tutti i politici che hanno con il loro “silenzio-assenso” avallato questo sistema, ha permesso di realizzare la più colossale TRUFFA alle democrazie europee. Non a caso gli unici due referendum posti in atto in Europa, quello della Francia e dell’Olanda, hanno bocciato pesantemente la proposta di Costituzione Europea che avrebbe reso perfettamente legittimo tale defraudamento, quantomeno nei Paesi dove tale Costituzione fosse stata approvata. Questo fatto ha costretto la UE a fare marcia indietro ed aggirare fraudolentemente i dettati costituzionali nazionali, attraverso quel meccanismo perverso anticipato per bene da Monti – quindi dimostrando tutta la loro consapevolezza e volontarietà di causare danni e violazioni – di cessione delle sovranità nazionali dovute a “fatti gravi” che poi si sono miracolosamente avverati con l’avvento della crisi del 2008.

(fine prima parte – continua)

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