Ripartenza: lasciate che la manifattura paghi i vostri stipendi

Fase 2: ma l’Italia riuscirà davvero a ripartire senza fondi del governo?

di Carloalberto Rossi e Giorgio Saibene

Ripartenza insieme, a rate, prima su, prima giù, a quadretti, a righe

Il dibattito sulla ripartenza dopo il lockdown infuria sui media e tra le forze politiche e, pare, anche tra le tante commissioni istituite dal governo, ma tra tanti commenti incompleti non si riesce a sentire niente di intelligente, e al contemporaneamente completo e realizzabile. Solo una cacofonia di posizioni di governatori più preoccupati di uno scampolo di visibilità che delle reali conseguenze del virus.

Attualmente il dibattito pare polarizzato nella sterile politica regionalistico-secessionista tra Lombardo Veneto e nostalgici borbonici vittimisti, in cui la Lombardia dice che vorrebbe aprire le aziende al più presto e risponde la Campania (che di fabbriche ufficiali da aprire ne ha molte meno) minacciando di chiudere le frontiere e bloccare i treni in arrivo dal nord, o la Puglia che giusto per distendere il clima della discussione invita la Campania a non regolare adesso i conti con “l’arroganza settentrionale”, che non sembra il modo migliore per attrarre turisti paganti sulle spiagge del Salento. Poi entrano in scena i virologi, gli epidemiologici e gli attuari che, elaborando dati per loro ammissione incompleti e inaffidabili, elaborano curve che cadono come astragali sul calendario per determinare le date presunte del mitico contagio zero per ogni regione.

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Clamoroso: l’allenatore di Alex Schwazer, lo stimato Donati, afferma che “se qualcuno non mi mette una pistola in bocca prima, spiegherò tutto”. Anche minacce di morte dietro la sospetta congiura dell’ente anti-doping WADA?

Leggere queste cose fa male allo sport. Anzi no, non è più sport, è politica. Schwazer sembra sempre più la vittima sacrificale di un giallo internazionale legato, sembra, ad una sua testimonianza contro due medici della WADA, l’ente anti-doping internazionale. Per cui Schwazer andava – forse – depotenziato e quindi unto dal disonore. Anche, eventualmente, con un caso di doping inventato? (vedasi LINK)

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