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Home » Cosa è il marxismo culturale?

Cosa è il marxismo culturale?

Il Lt. Gen Michael Flynn ci spiega cosa è il marxismo culturale, un fenomeno nato con la Davos ante-litteram. Ovvero uno strumento coloniale, usato dai poteri vetero coloniali europei per rubare le risorse che l'Europa non aveva nè ha

mittdolcino by mittdolcino
5 Maggio 2026
in Colonialismo EU/corruzione di Bruxelles, Neocolonialismo Europeo
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Cosa è il marxismo culturale?
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Redazione:

Quello che oggi sta accadendo, in camera lenta, è la fine degli imperi vetero coloniali europei dopo circa 250 anni di danni immani al mondo da loro soggiogato. FIne indotta per mano Americana, finalmente!

Significa che Londra e Parigi, che insieme hanno schiavizzato mezzo mondo, dovranno presto trovare altre risorse per sostenere i privilegi della propria vorace casta al potere, da secoli di fatto.

L’Europa delle elites, la stessa che tentò invano di trasformare gli USA, ricchissimi, in colonia, sta facendo gruppo, tra i don Rodrigo. Stanno rubando le ultime briciole, vedasi superbonus italiano che ha pagato a spese della collettività le ville dei ricchi possidenti italiani.

Un popolo ignorante, che non capisce, unito ad un sistema elettorale che sembra sepre più corrotto, dove i voti di lista ormai primeggiano, senza preferenze dirette alla persona, fa il resto. Ossia, lascia fare.

Ed una cultura in dimagrimento, scuole al disastro, media asserviti alle necessità di consenso sempre più virtuale della classe di raccomandati (di famiglia, familismo amorale di Banfield applicato alla politica) che si scambiano le poltrone di vertice.

Alla fine siamo certi che Davos arriverà al punto di barattare con Washington una pace esterna, ma con l’implicito permesso di schiavizzare le loro popolazioni (europee), una Europa da far diventare la vacca da mungere in assenza delle colonie diciamo esterne. Ovvero sub-continente da depopolare a termine, come da dettami del Club di Roma (cfr. il libro Limits to Growth), per assorbirne le relative ricchezze lasciate in successione dalla classe media in sparizione. Un piano, vi dicevamo sopra…

Senza dubbio l’Europa finirà col disastro socio-economico che Davos ha pianificato. Visto che anche un paese come la Cina, tecnicamente comunista, comunque fomenta internamente il merito sociale, i più bravi vengono fatti emergere: invece in Italia – ad esempio – i migliori sono un problema, in quanto evidenziano la pochezza di chi dirige le danze. Dunque nessuno piange se emigrano (forse l’INPS, fra qualche tempo).

Questo tragico ballo europeo del Titanic finirà, appunto, come sul Titanic. Utile però il metro fondamentale ed ideologico che ci da il Lt. Gen Michael Flynn, lui profondamente cattolico,  per capire come si è arrivati a questo punto.

Mai dimenticare che il comunismo, anzi precisamente il marxismo (il cui significato è collettivismo, finalmente alla cuspide sempre oligarchico, quello di Orwell insomma), così come il nazismo, nacquero a Londra con il fine ultimo di soggiogare i paesi preda, in varie forme. A supporto della V. armata londinese in grado di far crollare i governi, da secoli: dopo quella di terra, di mare, di aria e la propaganda mediatica, anche la capacità di corrompere le persone apicali locali che ricoprono ruoli chiave nei paesi preda, anzi di farle ascendere nella loro carriera, è stato il segreto coloniale meglio custodito per secoli.

In pratica è la massoneria diciamo popolare lo strumento, massoneria nata guarda caso con l’Impero; ovvero anche le Legion d’Onore se volete, insignite per raggiungere tali fini coloniali nei paesi preda; ben ricordando che il Grande Oriente d’Italia discende dal Grande Oriente di Francia. E che di fatto tutte le grandi massonerie popolari di fatto fanno capo a Londra, o comunque alle isole britanniche (…). Ma questo sarà argomento di prossime analisi.

Vi lasciamo per intanto alla profonda lettura dell’intervento del Lt. Gen. M. Flynn

MD

*****

 

Che cos’è il marxismo culturale?

Avatar di Michael T. Flynn LTG USA (RET).
MICHAEL T. FLYNN LTG USA (RET)
3 MAGGIO 2026 – Articolo originale al LINK

Il marxismo culturale si riferisce a una corrente del pensiero marxista che sposta l’attenzione dalla classica lotta economica/di classe (lavoratori contro capitalisti, come in Marx ed Engels) alle istituzioni culturali e sociali come principali arene di conflitto e rivoluzione. Considera la cultura occidentale, le tradizioni, la famiglia, la religione, le norme e le istituzioni come strumenti di oppressione che devono essere criticati, decostruiti e trasformati per raggiungere una società più egualitaria.

Origini e idee fondamentali

Trae ispirazione da:

    • Antonio Gramsci (marxista italiano): ha enfatizzato l’“egemonia culturale”, ovvero l’idea che i valori culturali dominanti (borghesi, cristiani, tradizionali) mantengano il potere della classe dominante. La rivoluzione richiede che gli intellettuali la mettano in discussione attraverso l’istruzione, l’arte e i media (“lunga marcia attraverso le istituzioni”).
    • Scuola di Francoforte (Istituto per la ricerca sociale, Germania degli anni ’20): pensatori come Max Horkheimer, Theodor Adorno, Herbert Marcuse e altri svilupparono la “Teoria critica”. Essi fusero il marxismo con la psicologia freudiana, individuando nella cultura di massa, nelle personalità autoritarie e nella razionalità illuminista i fattori che perpetuavano il dominio. Molti di loro fuggirono dai nazisti e si rifugiarono negli Stati Uniti (ad esempio, presso la Columbia University). Marcuse influenzò in seguito la Nuova Sinistra degli anni ’60 con le sue idee sulla tolleranza repressiva e sulla liberazione attraverso i gruppi marginalizzati.
    • Influenze più ampie: György Lukács (la coscienza di classe attraverso la critica culturale) e successive estensioni nella teoria critica della razza, nella teoria femminista, nella teoria queer, negli studi postcoloniali, ecc.

A differenza del marxismo economico di stampo sovietico (nazionalizzazione, rivolta proletaria), questa variante considera la cultura come la sovrastruttura da conquistare per prima.

Le dinamiche oppressore/oppresso si estendono oltre la classe sociale, abbracciando razza, genere, sessualità e identità. I ​​critici sostengono che ciò promuova il politicamente corretto, il relativismo e le politiche identitarie, erodendo la coesione tradizionale e favorendo la ridistribuzione del potere.

I sostenitori di queste idee raramente si definiscono “marxisti culturali”: le inquadrano piuttosto come teoria critica, giustizia sociale o progresso.

Il termine è controverso: i detrattori (spesso di sinistra) lo definiscono una teoria del complotto di estrema destra/antisemita che esagera l’influenza del Movimento di Francoforte, diffama gli ebrei (molti dei primi membri erano ebrei) o attribuisce ogni cambiamento progressista a un complotto.

I difensori sottolineano che descrive una discendenza intellettuale osservabile e cambiamenti istituzionali, non sempre una cricca segreta, in modo simile a come si è evoluto il marxismo classico.

Dove è più forte negli Stati Uniti

La sua influenza è più evidente negli ambienti accademici d’élite, in particolare nelle discipline umanistiche, nelle scienze sociali, nelle facoltà di scienze dell’educazione e nei dipartimenti di “studi” (di genere, etnici, culturali).

Sondaggi e rapporti mostrano una predominanza della sinistra:

    • Elevata concentrazione di persone che si autodefiniscono marxiste o teoriche critiche nei settori della sociologia, della letteratura e dell’istruzione.
    • Gli uffici e i mandati in materia di DEI (Diversità, Equità e Inclusione) spesso incorporano schemi di oppressione/oppressione; un’analisi ha rilevato che le grandi università hanno in media decine di dipendenti che operano in questo ambito.
    • Preoccupazioni relative alla libertà di parola: gli studenti conservatori segnalano un maggiore ricorso all’autocensura; i programmi di studio enfatizzano i derivati ​​della teoria critica (ad esempio, la Teoria Critica della Razza, l’intersezionalità).

Altre aree:

    • Media, intrattenimento e arte: la critica culturale plasma le narrazioni relative all’identità, all’oppressione sistemica e alla decostruzione delle norme (ad esempio, Hollywood, le redazioni giornalistiche).
    • Istruzione primaria e secondaria: influenze derivanti dalla formazione degli insegnanti, dai programmi di studio sulla giustizia sociale e dalle tematiche di genere e sessualità.
    • Aziende/governo: le politiche DEI/ESG, la formazione delle risorse umane e alcune iniziative federali promuovono l’equità basata sull’identità piuttosto che approcci basati sul merito o sull’indifferenza al colore della pelle.
    • Organizzazioni non profit/fondazioni: i flussi di finanziamento supportano la ricerca accademica correlata.

È più debole nei settori STEM, nel commercio, nell’esercito (nonostante alcuni sforzi), nella maggior parte delle amministrazioni statali/locali al di fuori delle aree a maggioranza democratica e nelle zone rurali/suburbane. I sondaggi mostrano un più ampio scetticismo pubblico nei confronti degli estremismi (ad esempio, l’ideologia di genere nelle scuole, i movimenti per il definanziamento della polizia). L’influenza è cresciuta dopo gli anni ’60 grazie al radicalismo universitario che è entrato nelle professioni, accelerata dalle svolte postmoderne degli anni ’80 e ’90 e dall’adozione dei social media/dalle aziende negli anni 2010.

In sintesi, il “marxismo culturale” coglie una reale evoluzione nel pensiero di sinistra e una presa istituzionale nei settori della produzione di conoscenza, anche se l’etichetta invita al dibattito su intenti, portata e inquadramento complottista. La sua forza è correlata a nodi culturali d’élite piuttosto che a un controllo nazionale uniforme. I movimenti di opposizione (ad esempio, la reazione del liberalismo classico, le riforme a livello statale in materia di diversità, equità e inclusione) evidenziano la continua contestazione.

Lt. Gen. Michael T. Flynn

Articolo originale al LINK

***

Image: Thanks to unsplash.com, LINK

 

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