Geraci must go (or Salvini will go?): implications of the Italian signature in the Belt & Road Initiative with China

It was astonishing to watch on TV the signature of the BRI agreement between China and Italy in Palermo, last month. Main global newspapers painted such agreement as a game changer, as it surely is: an important G7 country, founder of then European Union, probably the main US ally in Europe after UK, decides on its own to cut the Atlantic ties with Washington after 75 years, preferring the emerging power, Beijing, is pretty unusual, if not incredible.

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Perchè la guerra con l’Iran è inevitabile: non si può permettere la produzione di una bomba atomica a Teheran, sebbene del tipo senza fallout radioattivo

Dopo aver spiegato come verranno combattute le future guerre, emerge sempre più evidente come una guerra con l’Iran diventi ogni giorno sempre più inevitabile.

Cronistoria: prima dell’embargo iraniano di circa 15 anni fa sul nucleare, Teheran voleva produrre uranio arricchito ossia aveva reattori ottimizzati per produrre plutonio, centrifughe ecc.. Furono bombardati e distrutti, diciamo azzerati. Poi ci furono le incredibili aperture di Obama a fine mandato, atte a permettere l’uso di reattori nucleari per scopi civili, senza plutonio.

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Forse i tempi sono maturi: il vero motivo che portò a Tangentopoli, strumento per “terminare” la Prima Repubblica Italiana

Sono passati ormai 25 anni da Tangentopoli, il tempo corre veloce. Da allora molte cose sono cambiate: ai tempi, durante i mondiali di Italia ’90, il Belpaese era davvero Belpaese, ricco, prospero, attivo, felice, con un grande futuro innanzi. Era la Repubblica a Sovranità limitata tanto cara a Flamigni. Una Repubblica che però prosperava, cresceva, aveva futuro. E che certamente il Flamigni oggi rimpiange.

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L’invasione del Venezuela, pianificata da anni, arriva ora? Uno sguardo al passato per capire il futuro…

Ho deciso di seguire formalmente l’autore, nel nuovo sito. In questo frangente molto complesso per gli equilibri globali ritengo sia importante non tanto guardare ai segnali spurii ma, oltre a capire il contesto, comprendere che cosa è successo e soprattutto cosa succederà in Venezuela.

Prima di tutto, il Venezuela è uno dei principali produttori di petrolio al mondo (con riserve enormi, superiori ai sauditi), sebbene di bassa qualità. Parimenti è vicino ad un altro buon produttore petrolifero, la Colombia, con Ecopetrol. E, si sa, Uribe (assieme alle sue filiazioni presidenziali, …) è stato molto vicino alla DEA ed è vicino al Department of State americano.

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