Benvenuti nella mia “crisi di mezz’età” — Guardando indietro, non saprei dirvi cosa ho fatto negli ultimi quarant’anni

Illustrazione di Iñigo Navarro Dávila

Itxu Diaz per The American Spectator

Se tutto va secondo i piani, fra tre giorni avrò quarant’anni.

A quell’età Gutenberg aveva già inventato la stampa, James Stewart aveva già recitato in “La Vita è Meravigliosa”, John Belushi era già morto, Einstein aveva già formulato la teoria della relatività e Alessandro Magno era già Re della Macedonia, Egemone della Grecia, Faraone d’Egitto, Re d’Asia e Gran Re di Media e Persia.

E dire che io non sono nemmeno il “signore” della mia stessa casa!

Ricordo distintamente il giorno in cui sono nato.

Stavo scrivendo qualcosa per un giornale prenatale quando un’ostetrica molto carina venne a dirmi che dovevo nascere.

A mia madre andava benissimo e io, all’epoca, ero incredibilmente pigro. Come adesso, ma senza pannolini.

L’ostetrica mi disse che dovevo entrare subito nel mondo, o sarebbe arrivato un infermiere a portarmi via con la forza.

Per la prima volta sentii che la libertà non era un diritto universale.

Le dissi che preferivo aspettare l’arrivo di mia madre all’ospedale, perché nascere da soli è davvero deprimente.

Pieno d’innocenza giovanile rifiutavo di andarmene, invocando la Convenzione di Ginevra o qualcosa del genere.

L’ostetrica, dopo aver tentato invano di convincermi, ricorrendo anche alla corruzione economica, mi disse accattivante che tutte le sue amiche sarebbero state là fuori ad aspettarmi.

Fu questo che mi convinse … e così mi decisi a nascere, francamente irritato perché a nessuno era venuto in mente che, dopo nove mesi al buio, avrei potuto aver bisogno di un dannato paio di occhiali da sole.

La verità è che le infermiere erano bellissime. Ma, purtroppo, nessuna accettò il mio invito a cena. Avevano tutte i loro bambini quarantenni di cui occuparsi.

Scoprii presto l’arte dell’amore.

Ero sulla Terra da appena tre giorni, ma avevo già imparato a lanciare il ciuccio fuori dal lettino in modo che quelle belle infermiere dovessero chinarsi per raccoglierlo.

Quarant’anni dopo uso ancora la stessa tattica per rimorchiare le ragazze ma, per ragioni che non riesco a capire, non funziona più.

Eppure, come allora, sono di nuovo calvo, riesco a malapena a parlare e dormo sempre.

Sono lo stesso di quarant’anni fa, tranne che pago molte più tasse, o almeno dovrei — se chi legge fosse un Ispettore Fiscale, passi pure al prossimo paragrafo.

Il mondo non è più quello di una volta. Allora i bambini venivano lasciati che fossero bambini.

Ora tutti vogliono che nascano conoscendo a memoria il “Manuale del Perfetto Progressista”, che abbiano una coscienza sociale grande come quella di Amanda Gorman e che scelgano ogni mattina, prima di entrare all’asilo, se quel giorno si sentono uomo, donna o una Tartaruga Orinoco Non-Binaria.

Se siete maschi vi mettono le calze a ricreazione, se siete femmine vi fanno giocare a rugby e infine, se siete una tartaruga non binaria, creano un giorno festivo a vostro nome e poi fanno venire gli altri bambini con indosso gusci dipinti di verde, per normalizzare il fatto che ci siano bambini che si sentono tartarughe.

Conclusione: non c’è un minuto per giocare a “indiani e cow boy” e per spaccare la testa degli altri bambini con il calcio di un fucile, dopo un vertiginoso inseguimento lungo i corridoi dell’asilo.

È risaputo che le persone invecchiano perché passano il giorno a rimpiangere i tempi passati.

Nel mio caso, ne ho nostalgia fin dal giorno stesso della mia nascita, quando mio nonno mi raccontava dei suoi divertimenti da bambino.

Con mio grande stupore quei giochi sono stati proibiti, o dal Governo, o dalle Associazioni dei Genitori o da qualche organizzazione ambientalista.

Mi sembra, a volte, che gli impressionanti progressi tecnologici dell’ultimo secolo siano stati guidati da gruppi di genitori che, dopo aver vietato ai bambini tutte le attività divertenti, erano disperati dal dover intrattenere essi stessi i loro figli.

Non ho dati storici, ma sono convinto che l’iPad sia stato inventato da un padre che voleva guardare il Super Bowl, quella sera, senz’avere accanto il figlio iper-protetto che ogni due minuti gli gridava quanto si stesse annoiando.

Guardando indietro, non so dirvi cosa ho fatto negli ultimi quarant’anni.

Ma la verità è che sono stanco, quasi come se avessi lavorato — lavorare, in effetti, è per me un’attività relativamente sconosciuta.

Essendo un giornalista, cerco di non lavorare. Ma, come scrittore, ho bisogno di viaggiare, incontrare persone e uscire a bere, perché è l’unico modo per trovare delle storie.

Quindi, non sono mai stato in grado di fermarmi per lavorare su qualcosa di serio … e il mondo dovrebbe essermi grato per questo.

Per fortuna scrivo rubriche e nient’altro. Se cadessi, nessuno si farebbe male, se non per la noia. Immaginate cosa potrebbe accadere se invece di scrivere costruissi ponti.

Dio conduce le persone intelligenti su una strada dritta, una carriera seria e una vita piena di virtù. Gli altri vengono trascinati in luoghi dove non possono far danni.

Ecco perché il giornalismo è pieno d’imbranati che sognavano di fare gli astronauti e di pilotare astronavi — e che Dio è riuscito a confondere prima che causassero una catastrofe spaziale.

Spero che la crisi di mezz’età non m’induca a innamorarmi di una hostess giamaicana o a diventare il pilota di un aereo commerciale, che brinda a champagne mentre sorvola le grandi città pilotando un Boeing 747 con i piedi.

Invece di farlo mi limiterò a scriverlo e così, anche stavolta, la Provvidenza avrà salvato centinaia di vite umane.

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Link: https://spectator.org/midlife-crisis-40/

Scelto e tradotto da Franco

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