Michael Collins: “eroe non riconosciuto” del volo spaziale

Il pilota dell’Apollo 11 ha rappresentato la grandezza dell’umanità

Redazione: la notizia è su tutti i giornali, ma la storia di questo americano nato a Trastevere ci ha colpito perché può essere facilmente traslata fino a comprendere concetti più ampi.

Erano tempi in cui il potere politico americano (JFK) era in grado di pensare al futuro e anche di rischiare perché l’umanità potesse fare un passo in avanti.

Lo sbarco in sé significava poco. Ad essere importanti furono gli studi e le tecnologie conseguenti che hanno portato allo sviluppo tecnologico della società attuale.

Al giorno d’oggi, invece, il potere politico l’umanità vuole distruggerla. Robotizzarla. Inocularla.

Non ci avventuriamo sulla questione se lo “sbarco” sia effettivamente avvenuto. Sui filmati con le bandiere al vento e con ombre non coerenti.

La blogosfera è piena di riferimenti, in un senso e nell’altro. Al proposito, lo scrivente ha una sua teoria. Me la raccontò uno che contava. Chissà …  

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Norman Lewis per spiked-online

Michael Collins, il pilota dell’Apollo 11, l’uomo che riportò sulla Terra Neil Armstrong e Buzz Aldrin, è morto all’età di 90 anni.

Collins è, forse, uno dei più grandi “eroi non celebrati” della storia dell’umanità. Come pilota dell’Apollo 11 è rimasto sempre nell’ombra.

Rimase da solo, nell’orbita lunare (mentre Armstrong e Aldrin salivano alla ribalta per essere scesi sulla superficie della Luna), per poi riportare sulla Terra gli “eroi conquistatori”.

La morte di Collins è un’occasione per ricordare e celebrare lo straordinario allunaggio del 1969.

Resta, fino ad ora, il risultato umano più significativo di tutti i tempi.

In quel momento l’umanità aveva superato le limitazioni biologiche imposte dalla natura, avendo raggiunto la capacità di volare e di sfuggire alla gravità della Terra.

Avevamo sviluppato la conoscenza e l’abilità ingegneristica per costruire un’”imbarcazione” che avrebbe permesso a un essere umano di camminare sulla superficie senza vita di un vicino satellite planetario — e poi tornare sulla Terra.

Era il coronamento del coraggio e dell’ingegno umano. Ma la morte di Collins è anche l’occasione per evidenziare le storie nascoste che compongono tali trionfi.

Spesso, a Collins, è stato chiesto come si sentisse mentre orbitava attorno alla Luna, tagliato fuori dal mondo, mentre i suoi due compagni di equipaggio facevano la storia atterrando per la prima volta sulla superficie lunare.

Queste domande erano spesso guidate dalla sensazione che egli avesse perso la possibilità di fare la storia.

Leggere nella sua biografia, “Carrying The Fire”, ciò che aveva provato, immerso nella solitudine, ci dà un’idea del suo coraggio e del suo eroismo:

Non intendo negare il sentimento di solitudine. C’era … rafforzato dal fatto che il contatto-radio con la Terra s’interrompeva bruscamente nell’istante in cui scomparivo dietro la Luna: “… sono solo, ora … veramente solo e assolutamente isolato da qualsiasi vita conosciuta“.

Provavo questo forte sentimento, che non era paura, ma consapevolezza, anticipazione, soddisfazione, fiducia … quasi esaltazione.

Mi piaceva quella sensazione. Fuori dalla mia finestra vedevo le stelle e questo era tutto. Dove sapevo ci fosse la Luna, c’era semplicemente un vuoto nero. La presenza della Luna è definita unicamente dall’assenza delle stelle.

Lungi dal sentirsi abbandonato, o dal provare un senso di mancanza, Collins pensava di essere parte integrante di ciò che stava avvenendo sulla superficie lunare.

Aveva candidamente accettato che il suo posto non fosse il migliore fra i tre dell’Apollo 11. Ma disse con “verità ed equanimità” che era comunque soddisfatto di occuparlo.

Dopotutto, faceva parte della squadra. L’allunaggio doveva essere strutturato per tre persone. La terza era necessaria quanto le altre due.

La missione era più importante degli uomini che la portarono a termine. L’obiettivo e il premio non erano la fama. Far parte di quella missione era più importante del suo ego.

Ciò che lo preoccupava, mentre aspettava che Armstrong e Aldrin si sollevassero dalla superficie lunare, era la grande paura che non sarebbero tornati sulla navicella.

La possibilità di doverli lasciare sulla Luna e di tornare sulla Terra da solo lo tenne sveglio nei sei mesi che precedettero il momento in cui il modulo si alzò dalla superficie lunare.

Il contenuto dell’eroismo di Collins consisteva nel suo coraggio, umile e disinteressato, e nella convinzione che ciò che stava cercando di realizzare andava ben oltre la sua stessa persona.

Una cultura molto diversa da quella contemporanea, ossessionata da sé stessa, che più tardi Collins avrebbe definito “adulazione delle celebrità e inflazione dell’eroismo”.

Seppur avesse a cuore la consapevolezza di aver fatto parte del “Programma Apollo”, ciò che esso rappresentava era più importante degli individui che lo componevano.

Nella sua biografia lo ha espresso in modo eloquente, difendendo strenuamente ulteriori esplorazioni spaziali, sostenendo la loro importanza per la fioritura umana:

L’uomo è sempre andato dov’è stato in grado di andare. Fa parte della sua natura e penso che tutti noi perderemmo qualcosa se scegliessimo di voltare le spalle a ulteriori esplorazioni.

L’esplorazione produce nelle persone un forte stato d’animo, un ampliamento dell’interesse scientifico, una stimolazione del pensiero … e odio il vederlo appassire.

Il nostro universo dovrebbe essere esplorato con il microscopio e con il telescopio, ma non credo all’argomento secondo cui una minore enfasi sul primo provocherebbe una maggiore concentrazione sul secondo.

Quando l’uomo non riesce a spingersi fisicamente fino ai possibili limiti del suo universo, penso che provochi anche un rallentamento mentale, rendendoci tutti più poveri.

Lo spazio è l’unica frontiera fisica che ci rimane e credo che la sua esplorazione possa produrre imprevedibili benefici reali per tutti noi che restiamo su questo pianeta.

Il fatto che non si possa spiegare in dettaglio quali saranno questi benefici non contraddice né nega la loro esistenza.

Per sostenere questo messaggio Collins ricorda, nella biografia, la sua storia preferita.

Nel 1783, a Benjamin Franklin che assisteva al primo lancio pubblico, a Parigi, di un pallone a idrogeno, uno scettico chiese quale possibile uso poteva avere quella nuova invenzione.

Egli rispose: “A cosa serve un bambino appena nato?”

L’umiltà di Collins rappresenta lo spirito illuminista che ha forgiato l’allunaggio dell’Apollo 11 … e anche qualcosa che abbiamo dolorosamente perso: la volontà di correre rischi perché il progresso umano possa fare un ulteriore passo in avanti.

Quanto dev’essere sembrata aliena, a Collins, l’idea del “principio di precauzione”.

Sintetizzò tutto ciò che pensava in una scritta che una volta disse avrebbe voluto sulla sua lapide:

Siamo sopravvissuti a carriere pericolose e abbiamo avuto successo. Ma, nel mio caso, c’è stato un 10pc di accorta pianificazione e un 90pc di cieca fortuna. Scrivete LUCKY sulla mia lapide

In realtà Collins è stato tutt’altro che fortunato. E’ l’umanità ad essere stata davvero fortunata perché persone come lui, quando è stato necessario, si son fatte avanti e hanno fatto la storia.

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Link: https://www.spiked-online.com/2021/04/29/michael-collins-unsung-hero-of-spaceflight/

Scelto e tradotto da Franco